Dante e Beatrice: la storia e le frasi sul loro rapporto

Dante e Beatrice, quadro di Henry Holiday

Quella fra Dante e Beatrice è sicuramente una delle storie d’amore più famose della letteratura occidentale. Gran parte della sua fama è sicuramente dovuta alla presenza della donna in due celebri opere letterarie del poeta fiorentino, la Vita Nova e, soprattutto, la Divina Commedia. Eppure, Beatrice esistette veramente: si chiamava Bice Portinari ed era figlia di Folco Portinari, un banchiere originario della Romagna.

Nacque nel 1265 e morì molto giovane, nel 1290, secondo alcuni dando alla luce il suo primo figlio.

Non si sa nulla di certo sui rapporti che intercorsero fra i due: è probabile che si fossero incontrati, ma, a causa della grande differenza di ceto che li separava (Beatrice faceva parte dell’aristocrazia, mentre Dante era figlio di piccoli mercanti), è difficile che fra i due fosse nato un rapporto d’affetto reale.

Qualunque che fosse la verità riguardo la relazione fra Dante e Beatrice, la donna fu per lui fondamentale fonte di ispirazione poetica.

 

1. Il primo incontro sarebbe avvenuto all’età di nove anni

Verità o finzione?

Secondo quanto ci racconta il poeta stesso, la prima volta che vide Beatrice era il 1274: Dante era quasi alla fine del suo nono anno di vita, Beatrice all’inizio.

Gli studiosi non sono sicuri che questo incontro sia accaduto veramente; esso, infatti, potrebbe essere stato inventato da Dante per scopi letterari, dovuti alla ricorrenza del numero nove, onnipresente in questa storia d’amore.

Il primo incontro di Dante e Beatrice secondo Raffaele Giannetti
Il secondo incontro, infatti, è avvenuto quando entrambi avevano diciotto anni, quindi nove anni dopo il primo.

Marco Santagata fa opportunamente notare, tuttavia, che, se siamo abituati a scrittori che creano eventi appositamente perché coincidano in una serie di segni ricorrenti, lo scrittore medievale era invece abituato a scovare segrete corrispondenze in ciò che gli accadeva, con un’attitudine alla ricerca di simboli e dei loro significati tipica di quell’epoca.

Quindi, tutto sommato, l’incontro all’età di nove anni potrebbe anche essere verosimile.

La versione di Boccaccio

Reale o fittizio che sia, questo primo racconto segna profondamente la vita poetica di Dante, al cui centro si collocherà da quel momento la figura amata di Beatrice.

Secondo quanto riporta Boccaccio, e in questo caso si tratta sicuramente di un’invenzione letteraria, i due bambini si sarebbero incontrati ad una festa in occasione del Calendimaggio a casa del padre di Beatrice, Folco Portinari.

Dante e Beatrice dipinti da Salvatore Postiglione
In ogni caso, nella Vita Nova Dante descrive in modo molto intenso il loro primo incontro: prima ancora di vederla, percepisce la presenza fisica di Beatrice, che gli causa un annebbiamento dei sensi. Da quell’istante, l’amata sarà l’ispirazione e il centro della sua poesia.

   

 

2. Entrambi erano sposati

La famiglia Donati e la famiglia Bardi

In età medievale, era uso comune contrarre patti matrimoniali quando i diretti interessati erano ancora dei bambini, perché il matrimonio all’epoca era visto come un mezzo per sanare contrasti politici e stringere alleanze. Sia Dante che Beatrice si sposarono infatti per motivi politici, legandosi a famiglie prestigiose.

Giovanni Boccaccio

La moglie di Dante si chiamava Gemma e apparteneva alla potente famiglia dei Donati. Le trattative matrimoniali si conclusero con la firma di un atto vincolante il 9 febbraio 1277, anche se il matrimonio fu celebrato qualche anno dopo, tra il 1283 e il 1285.

Non sappiamo quasi nulla della vita matrimoniale di Dante e Gemma, se non che lei gli diede quattro figli, Iacopo, Pietro, Antonia e Giovanni.

 
Boccaccio ci racconta qualcosa di questo matrimonio, ma è chiaro che le sue affermazioni sono frutto di fantasia: secondo l’autore del Decameron, infatti, i parenti di Dante l’avrebbero convinto a sposarsi per consolarlo dalla morte di Beatrice.


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In ogni caso, Dante mantenne sempre buoni rapporti con la famiglia della moglie, a cui riserverà un buon trattamento anche nella Commedia, nonostante la rivalità politica con Corso Donati.

Il marito di Beatrice

Beatrice si sposò prima del 1280 con Simone dei Bardi, la cui famiglia è famosa per aver commissionato tra il 1325 e il 1330 gli affreschi della loro cappella in Santa Croce a Giotto.

Beatrice dipinta da Marie Spartali Stillman

Quella dei Bardi era una casata illustre, titolare di una importante compagnia bancaria di Firenze. Simone rivestì prestigiose cariche pubbliche, in qualità di capitano del popolo e podestà, in diverse città toscane.

Con questo matrimonio Beatrice, già appartenente a una famiglia di prestigio, entrò a far parte dell’élite aristocratica di Firenze. I Bardi erano seguaci dei Donati (Simone fece anche parte di una congiura che si proponeva di rovesciare il governo dei Cerchi nel maggio del 1300) e quando essi diventarono Guelfi Neri, continuarono a seguirli.

 

3. La morte di Beatrice ispirò a Dante la Vita Nova

Le varie forme poetiche

Nel 1283, dopo nove anni, Dante vede per la seconda volta la sua amata: sta passeggiando per Firenze accompagnata da due donne più anziane e, vedendolo, lo saluta. Il saluto provoca un grande sconvolgimento nel poeta, poiché era considerato un avvenimento incredibile all’epoca.

La Vita Nova di Dante

Le donne, sia quelle nubili sia quelle sposate, non offrivano facilmente il proprio saluto, quindi quello di Beatrice ha un grande significato per Dante, che fissa in questa data l’inizio vero e proprio della loro storia d’amore.

Essa, vera o fittizia che sia (non si sa quali furono i reali rapporti tra Dante e Beatrice), si conclude tragicamente l’8 giugno 1290, alla morte della donna. Il triste evento offre a Dante l’occasione di dare vita alla prima opera letteraria che gli diede una certa fama, la Vita Nova, conclusa nel 1295.

 
Essa racconta, mescolando prosa e poesia, la storia del suo amore per Beatrice, che si trasforma da sentimento in cerca di un contraccambio a un amore fine a se stesso.

Ma non solo: la Vita Nova è anche la storia della sua poesia, che si è evoluta da poesia cortese, a poesia di impronta cavalcantiana a, infine, poesia della lode, oltre che una breve rassegna di ciò che era stata la poesia fino a quegli anni.

   

 

4. La prima apparizione di Beatrice nella Commedia avviene nell’Inferno

Un ritratto stilnovistico

Se si pensa a Beatrice figura letteraria, è facile associarla al Paradiso, la Cantica in cui effettivamente avrà un ruolo preponderante.

Tuttavia, è importante ricordare che la prima volta che Dante vede la sua amata una volta intrapreso il suo viaggio profetico è proprio nell’Inferno, precisamente nel canto II. Beatrice compare per inviare a Dante una guida, che da quel momento fino alla fine del Purgatorio sarà Virgilio.

Dante e Beatrice, quadro di Henry Holiday
Questa prima apparizione avviene ancora in un’atmosfera stilnovistica, mostrando la donna come la gentilissima della Vita Nova piuttosto che come la maestra che sarà per il poeta nell’ultima parte del suo viaggio.

Beatrice, infatti, si preoccupa per Dante, e si interroga sulla sua condizione, quando invece, per la sua condizione di beata, dovrebbe possedere la conoscenza di ogni cosa.


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Dichiara di essere scesa nell’Inferno mossa dall’amore, che è sia l’amore per Dio sia il suo amore di donna.

Il sogno di Dante della morte di Beatrice
E quando Virgilio si domanda come una beata possa non aver timore di entrare in un luogo così spaventoso come l’Inferno, Beatrice candidamente risponde che le uniche cose da temere sono quelle che possono danneggiarci, mentre non dobbiamo in alcun modo temere ciò che non può nuocerci.

 

5. Nel Paradiso Beatrice diventa la Teologia

E Dante sviene

Dopo essere stato guidato attraverso l’Inferno e il Purgatorio da Virgilio, Dante sarà accompagnato nel Paradiso da Beatrice, fino al momento in cui essa lo lascerà nelle mani di San Bernardo per giungere alla visione di Dio e alla fine del suo viaggio.

Beatrice compare nel canto XXX del Purgatorio vestita dei colori delle virtù teologali, il rosso, il verde e il bianco, e per prima cosa rivolge aspri rimproveri al poeta: egli, infatti, dopo la sua morte, ha lasciato che false immagini di bene lo distraessero.

 
Dante prova una profonda vergogna e si prepara a purificarsi dalle sue colpe terrene. Solo in questo modo riuscirà a comunicare in armonia con la donna amata.

Il sorriso di Beatrice

Beatrice obbliga Dante a guardarla negli occhi: sconcertato da tanta bellezza, il poeta sviene, e quando torna in sé lo stanno già tirando fuori dalle acque purificatrici del Lete. Ormai purificato, a Dante viene concessa la grazia del sorriso di Beatrice, così bello da non poter essere descritto a parole.

Il saluto di Beatrice, opera di Dante Gabriel Rossetti

Il Purgatorio si conclude con una profezia politica di Beatrice, dopodiché inizia il Paradiso.

Nella terza Cantica, Beatrice sarà la guida di Dante e farà da intermediaria fra il poeta e i beati. La donna amata diventa il suo lume morale in opposizione alla corruzione e alla superbia umane.

 
Quella raccontata nel Paradiso non è una storia d’amore: Beatrice diventa il simbolo della Teologia, della Grazia e della Verità rivelata, realizzando il mito proprio del Medioevo, e soprattutto caratteristico di Dante, della donna come mezzo per raggiungere Dio.

 

Bonus: le frasi su di loro

Concludiamo, prima di salutarci, con alcune frasi di Dante su Beatrice ma anche di altri grandi scrittori sul particolare rapporto che ci fu tra i due (e sul ruolo poetico della stessa Beatrice).

– dentro a li occhi suoi ardeva un riso
tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo
de la mia gloria e del mio paradiso. (Paradiso)

– Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare.
Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d’oriente de le dodici parti l’una d’un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono.
Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia. (Vita Nova)

– L’anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima; onde io divenni in picciolo tempo poi di sì fraile e debole condizione, che a molti amici pesava de la mia vista; e molti pieni d’invidia già si procacciavano di sapere di me quello che io volea del tutto celare ad altrui.
Ed io, accorgendomi del malvagio domandare che mi faceano […] rispondea loro che Amore era quelli che così m’avea governato. […] E quando mi domandavano “Per cui t’ha così distrutto questo Amore?”, ed io sorridendo li guardava, e nulla dicea loro. (Vita Nova)

Dante e Beatrice in un quadro di Carl Wilhelm Friederich Oesterly

– Quel che ella par, quando un poco sorride, non si può dicere né tenere a mente, sì è novo miracolo e gentile. (Vita Nova)

– Tanto gentile e tanto onesta pare | la donna mia quand’ella altrui saluta, | ch’ogne lingua deven tremando muta, | e li occhi no l’ardiscon di guardare. (Vita Nova)

– E poi piaccia a colui che è sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna, cioè di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui qui est per omnia secula benedictus. Amen. (Vita Nova)

– Ma però che non subitamente nasce amore e fassi grande e viene perfetto, ma vuole tempo alcuno e nutrimento di pensieri, massimamente là dove sono pensieri contrari che lo ‘mpediscano, convenne, prima che questo nuovo amore fosse perfetto, molta battaglia intra lo pensiero del suo nutrimento e quello che li era contraro, lo quale per quella gloriosa Beatrice tenea ancora la rocca de la mia mente. (Convivio)

– Amor che ne la mente mi ragiona
de la mia donna disiosamente,
move cose di lei meco sovente,
che lo ‘ntelletto sovr’esse disvia. (Convivio)

– Non vede il sol, che tutto ‘l mondo gira,
cosa tanto gentil, quanto in quell’ora
che luce ne la parte ove dimora
la donna di cui dire Amor mi face. (Convivio)

– La retorica dovrebbe essere un ponte, una strada, ma in genere è una muraglia, un ostacolo. E questo si osserva nel caso di scrittori tanto differenti come Seneca, Quevedo, Milton, Lugones. In tutti, ciò che dicono si frappone tra loro e noi. Nel caso di Dante io non avverto che sia così. Direi che Dante ci permette di conoscerlo, ci permette un rapporto di intimità, e perfino in un modo più personale di quanto sarebbe potuto accadere ai suoi contemporanei. Direi quasi che lo conosciamo come lo conobbe Virgilio, che fu un suo sogno. Senza dubbio più di quanto poté conoscerlo Beatrice Portinari, innamorata e ispiratrice; credo che lo conosciamo più di tutti. (Jorge Luis Borges)

– Dopo Omero nessun poeta, per mio giudicio, può alzarsi a competere con l’Alighieri, salvo Guglielmo Shakspeare [sic], gloria massima dell’Inghilterra. E per fermo, ne’ drammi di lui l’animo e la vita umana vengon ritratti così al vero e scandagliati e disaminati così nel profondo, che mai nol saranno di più. Ma le condizioni peculiari della drammatica e l’indole propria degl’ingegni settentrionali impedirono a Shakspeare di raggiungere quella perfetta unione sì delle diverse materie poetiche e sì di tutte l’eccellenze e prerogative onde facciamo discorso. E veramente nelle composizioni sue la religione si mostra sol di lontano e molto di rado; e tra le specie differenti e delicatissime d’amore ivi entro significate, manca quella eccelsa e spiritualissima di cui si scaldò l’amante di Beatrice. (Terenzio Mamiani)

 

E voi, quale aspetto del rapporto tra Dante e Beatrice preferite?

 

Segnala altre cose da sapere sul rapporto tra Dante e Beatrice nei commenti.

Francesca Raviola
Sono un’accumulatrice seriale di cose inventate. Mi sono cari quei momenti della giornata in cui posso dimenticarmi di appartenere al mondo materiale e lasciare che quello che ho in testa prenda il sopravvento. Quando mi sono resa conto di pensare molto più velocemente di quanto riuscissi a parlare, ho capito che scrivere non era soltanto qualcosa che mi piaceva fare. Scrivere per me è una necessità, perché mi obbliga a rallentare, a capire quello che sto pensando. Mi esprimo molto meglio attraverso la parola scritta di quanto riuscirò mai a fare a voce. Un altro efficacissimo metodo di espressione, per me, è la danza. Dentro di me sento il bisogno di ballare come se fosse una pulsione primordiale, un riflesso incondizionato come quello che ti fa prendere una boccata d’aria dopo un minuto di apnea. La ricerca della bellezza è parte della mia routine quotidiana, perché le cose belle fanno stare bene, e io voglio stare bene. Non mi piace distinguere tra cultura alta e bassa, non mi piace dividere tutto in categorie e sottocategorie, non mi piacciono le definizioni troppo strette: mi piace mescolare e mi piace quando una cosa ti colpisce semplicemente perché è così. A volte le spiegazioni rovinano tutto.

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