Quella fra Dante e Beatrice è sicuramente una delle storie d’amore più famose della letteratura occidentale. Gran parte della sua fama è sicuramente dovuta alla presenza della donna in due celebri opere letterarie del poeta fiorentino, la Vita Nova e, soprattutto, la Divina Commedia. Eppure, Beatrice esistette veramente: si chiamava Bice Portinari ed era figlia di Folco Portinari, un banchiere originario della Romagna.

Nacque nel 1265 e morì molto giovane, nel 1290, secondo alcuni dando alla luce il suo primo figlio. Non si sa nulla di certo sui rapporti che intercorsero fra i due: è probabile che si fossero incontrati, ma, a causa della grande differenza di ceto che li separava (Beatrice faceva parte dell’aristocrazia, mentre Dante era figlio di piccoli mercanti), è difficile che fra i due fosse nato un rapporto d’affetto reale. Qualunque che fosse la verità riguardo la relazione fra Dante e Beatrice, la donna fu per lui fondamentale fonte di ispirazione poetica.

 

Il primo incontro sarebbe avvenuto all’età di nove anni

Verità o finzione?

Il primo incontro di Dante e Beatrice secondo Raffaele GiannettiSecondo quanto ci racconta il poeta stesso, la prima volta che vide Beatrice era il 1274: Dante era quasi alla fine del suo nono anno di vita, Beatrice all’inizio. Gli studiosi non sono sicuri che questo incontro sia accaduto veramente; esso, infatti, potrebbe essere stato inventato da Dante per scopi letterari, dovuti alla ricorrenza del numero nove, onnipresente in questa storia d’amore.

Il secondo incontro, infatti, è avvenuto quando entrambi avevano diciotto anni, quindi nove anni dopo il primo. Marco Santagata fa opportunamente notare, tuttavia, che, se siamo abituati a scrittori che creano eventi appositamente perché coincidano in una serie di segni ricorrenti, lo scrittore medievale era invece abituato a scovare segrete corrispondenze in ciò che gli accadeva, con un’attitudine alla ricerca di simboli e dei loro significati tipica di quell’epoca. Quindi, tutto sommato, l’incontro all’età di nove anni potrebbe anche essere verosimile.

La versione di Boccaccio

Reale o fittizio che sia, questo primo racconto segna profondamente la vita poetica di Dante, al cui centro si collocherà da quel momento la figura amata di Beatrice. Secondo quanto riporta Boccaccio, e in questo caso si tratta sicuramente di un’invenzione letteraria, i due bambini si sarebbero incontrati ad una festa in occasione del Calendimaggio a casa del padre di Beatrice, Folco Portinari.

In ogni caso, nella Vita Nova Dante descrive in modo molto intenso il loro primo incontro: prima ancora di vederla, percepisce la presenza fisica di Beatrice, che gli causa un annebbiamento dei sensi. Da quell’istante, l’amata sarà l’ispirazione e il centro della sua poesia.

 

Entrambi erano sposati

La famiglia Donati e la famiglia Bardi

Giovanni BoccaccioIn età medievale, era uso comune contrarre patti matrimoniali quando i diretti interessati erano ancora dei bambini, perché il matrimonio all’epoca era visto come un mezzo per sanare contrasti politici e stringere alleanze. Sia Dante che Beatrice si sposarono infatti per motivi politici, legandosi a famiglie prestigiose.

La moglie di Dante si chiamava Gemma e apparteneva alla potente famiglia dei Donati. Le trattative matrimoniali si conclusero con la firma di un atto vincolante il 9 febbraio 1277, anche se il matrimonio fu celebrato qualche anno dopo, tra il 1283 e il 1285. Non sappiamo quasi nulla della vita matrimoniale di Dante e Gemma, se non che lei gli diede quattro figli, Iacopo, Pietro, Antonia e Giovanni.


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Boccaccio ci racconta qualcosa di questo matrimonio, ma è chiaro che le sue affermazioni sono frutto di fantasia: secondo l’autore del Decameron, infatti, i parenti di Dante l’avrebbero convinto a sposarsi per consolarlo dalla morte di Beatrice. In ogni caso, Dante mantenne sempre buoni rapporti con la famiglia della moglie, a cui riserverà un buon trattamento anche nella Commedia, nonostante la rivalità politica con Corso Donati.

Il marito di Beatrice

Beatrice si sposò prima del 1280 con Simone dei Bardi, la cui famiglia è famosa per aver commissionato tra il 1325 e il 1330 gli affreschi della loro cappella in Santa Croce a Giotto. Quella dei Bardi era una casata illustre, titolare di una importante compagnia bancaria di Firenze. Simone rivestì prestigiose cariche pubbliche, in qualità di capitano del popolo e podestà, in diverse città toscane.

Con questo matrimonio Beatrice, già appartenente a una famiglia di prestigio, entrò a far parte dell’élite aristocratica di Firenze. I Bardi erano seguaci dei Donati (Simone fece anche parte di una congiura che si proponeva di rovesciare il governo dei Cerchi nel maggio del 1300) e quando essi diventarono Guelfi Neri, continuarono a seguirli.

 

La morte di Beatrice ispirò a Dante la Vita Nova

Le varie forme poetiche

La Vita Nova di DanteNel 1283, dopo nove anni, Dante vede per la seconda volta la sua amata: sta passeggiando per Firenze accompagnata da due donne più anziane e, vedendolo, lo saluta. Il saluto provoca un grande sconvolgimento nel poeta, poiché era considerato un avvenimento incredibile all’epoca. Le donne, sia quelle nubili sia quelle sposate, non offrivano facilmente il proprio saluto, quindi quello di Beatrice ha un grande significato per Dante, che fissa in questa data l’inizio vero e proprio della loro storia d’amore.

Essa, vera o fittizia che sia (non si sa quali furono i reali rapporti tra Dante e Beatrice), si conclude tragicamente l’8 giugno 1290, alla morte della donna. Il triste evento offre a Dante l’occasione di dare vita alla prima opera letteraria che gli diede una certa fama, la Vita Nova, conclusa nel 1295. Essa racconta, mescolando prosa e poesia, la storia del suo amore per Beatrice, che si trasforma da sentimento in cerca di un contraccambio a un amore fine a se stesso. Ma non solo: la Vita Nova è anche la storia della sua poesia, che si è evoluta da poesia cortese, a poesia di impronta cavalcantiana a, infine, poesia della lode, oltre che una breve rassegna di ciò che era stata la poesia fino a quegli anni.

 

La prima apparizione di Beatrice nella Commedia avviene nell’Inferno

Un ritratto stilnovistico

Dante e Beatrice, quadro di Henry HolidaySe si pensa a Beatrice figura letteraria, è facile associarla al Paradiso, la Cantica in cui effettivamente avrà un ruolo preponderante. Tuttavia, è importante ricordare che la prima volta che Dante vede la sua amata una volta intrapreso il suo viaggio profetico è proprio nell’Inferno, precisamente nel canto II. Beatrice compare per inviare a Dante una guida, che da quel momento fino alla fine del Purgatorio sarà Virgilio.

Questa prima apparizione avviene ancora in un’atmosfera stilnovistica, mostrando la donna come la gentilissima della Vita Nova piuttosto che come la maestra che sarà per il poeta nell’ultima parte del suo viaggio: Beatrice, infatti, si preoccupa per Dante, e si interroga sulla sua condizione, quando invece, per la sua condizione di beata, dovrebbe possedere la conoscenza di ogni cosa.


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Dichiara di essere scesa nell’Inferno mossa dall’amore, che è sia l’amore per Dio sia il suo amore di donna. E quando Virgilio si domanda come una beata possa non aver timore di entrare in un luogo così spaventoso come l’Inferno, Beatrice candidamente risponde che le uniche cose da temere sono quelle che possono danneggiarci, mentre non dobbiamo in alcun modo temere ciò che non può nuocerci.

 

Nel Paradiso Beatrice diventa la Teologia

E Dante sviene

Il saluto di Beatrice, opera di Dante Gabriel RossettiDopo essere stato guidato attraverso l’Inferno e il Purgatorio da Virgilio, Dante sarà accompagnato nel Paradiso da Beatrice, fino al momento in cui essa lo lascerà nelle mani di San Bernardo per giungere alla visione di Dio e alla fine del suo viaggio. Beatrice compare nel canto XXX del Purgatorio vestita dei colori delle virtù teologali, il rosso, il verde e il bianco, e per prima cosa rivolge aspri rimproveri al poeta: egli, infatti, dopo la sua morte, ha lasciato che false immagini di bene lo distraessero. Dante prova una profonda vergogna e si prepara a purificarsi dalle sue colpe terrene. Solo in questo modo riuscirà a comunicare in armonia con la donna amata.

Il sorriso di Beatrice

Beatrice obbliga Dante a guardarla negli occhi: sconcertato da tanta bellezza, il poeta sviene, e quando torna in sé lo stanno già tirando fuori dalle acque purificatrici del Lete. Ormai purificato, a Dante viene concessa la grazia del sorriso di Beatrice, così bello da non poter essere descritto a parole. Il Purgatorio si conclude con una profezia politica di Beatrice, dopodiché inizia il Paradiso.

Nella terza Cantica, Beatrice sarà la guida di Dante e farà da intermediaria fra il poeta e i beati. La donna amata diventa il suo lume morale in opposizione alla corruzione e alla superbia umane. Quella raccontata nel Paradiso non è una storia d’amore: Beatrice diventa il simbolo della Teologia, della Grazia e della Verità rivelata, realizzando il mito proprio del Medioevo, e soprattutto caratteristico di Dante, della donna come mezzo per raggiungere Dio.

 

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