Cinque curiosi simboli della massoneria

Il compasso e la squadra sono due tra i più famosi simboli della massoneria: scopriamo anche gli altri

 
Questa è l’epoca del complottismo, lo sappiamo bene. Non che le teorie del complotto non esistessero già in passato. Basti pensare a quelle legate agli ebrei, che hanno proliferato per secoli. Ma nell’epoca attuale la forza dei mezzi di comunicazione, soprattutto quelli legati al web, sta facendo propagare le teorie più assurde. I cui protagonisti sono più o meno sempre gli stessi: i poteri forti, i membri del Gruppo Bilderberg, i massoni.

Soffermiamoci per un attimo su questi ultimi. La massoneria, come probabilmente saprete, è un’associazione iniziatica che esiste dalla fine del Seicento, ma le cui radici forse affondano più indietro nel tempo. L’atto di nascita ufficiale, in realtà, è del 1717, momento in cui l’associazione ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo e quindi anche in Italia. I valori di riferimento erano all’epoca perlopiù osteggiati dal potere costituito, ma oggi sono considerati di per sé positivi: il miglioramento dell’umanità, il mutuo soccorso, l’uguaglianza, la tolleranza.

Una società con molti segreti

La segretezza delle riunioni massoniche è uno dei capisaldi dell’associazione, ma di per sé il movimento non richiede il silenzio assoluto sulla propria esistenza quanto piuttosto una certa discrezione. Tanto è vero che i massoni ci tengono a ribadire che la loro non è una società segreta, ma una società con segreti. Questo però non ha evitato, soprattutto nei tempi passati, che le logge massoniche operassero del tutto in segreto e in clandestinità, a volte anche con fini eversivi.

È il caso, ad esempio, della ben nota loggia P2, il cui venerabile maestro, Licio Gelli, aveva elaborato un piano molto dettagliato per il sovvertimento dell’ordine politico e sociale italiano. Ma casi analoghi si registrano, nel corso dei secoli, anche in altri paesi. Questo non ha fatto altro che alimentare dubbi e sospetti su quest’associazione, sospetti alimentati dalla ritualità e sacralità delle riunioni. E, perché no, anche dal forte simbolismo.


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La massoneria, infatti, usa riti e simboli proprio come una religione, e forse in misura addirittura maggiore. Volete scoprire il significato di quelli più noti, e alcune leggende sul loro riguardo? Eccone cinque che ci sembrano interessanti.

 

Il compasso e la squadra

Il legame con l’architettura

Il più celebre dei simboli della massoneria: squadra e compasso con in mezzo una GI compassi e le squadre sono da sempre gli strumenti per eccellenza dagli architetti, che li usavano per stabilire le proporzioni tra le parti degli edifici e per dare bellezza e stabilità alle loro creazioni. Per questo motivo, la massoneria ha fatto proprio questo doppio simbolo fin dai suoi esordi, ritenendolo un elemento fondamentale per sottolineare la rettitudine che era richiesta ai membri. D’altro canto, i due strumenti sono sempre visibili, intrecciati, in ogni stemma massone, a volte con una “G” nel mezzo.

Proprio su questa “G” c’è un discorso interessante da fare. È infatti passato così tanto tempo da quando questi simboli sono stati creati che, complice anche la riservatezza, il significato originario è andato in parte perduto. Tanto è vero che in Italia si interpreta la “G” in almeno due modi diversi, e nel mondo anglosassone in un altro ancora. Per gli inglesi, infatti, la “G” sta per God, cioè Dio. Per gli italiani potrebbe indicare sia il Grande Architetto (e cioè appunto Dio), sia anche la Geometria, sia ancora il numero 7 visto che la G è la settima lettera dell’alfabeto.

Simboli dell’equilibrio, ma anche di sole e di luce

Il compasso e la squadra sono comunque, di sicuro, il simbolo della misura che il massone doveva sempre mettere in campo, sia nella vita privata che in quella pubblica. In un certo senso, il compasso disegnava una circonferenza all’interno della quale il buon massone doveva riuscire a circoscrivere le proprie passioni e i propri desideri. Come scriveva Edmund Burke (ispirandosi in parte al mito della caverna di Platone), «è ordinato nell’eterna costituzione delle cose che uomini dominati dalle passioni non temperate non possano essere liberi. Le loro passioni forgiano le loro catene».

Inoltre, il compasso è anche un simbolo del sole e della luce, visto che il punto d’unione delle due braccia può essere identificato con una fonte luminosa mentre le braccia stesse come i raggi che da essa dipartono. Un’interpretazione che comunque si ricollega con la prima: in entrambi i casi, si sottolineano i doveri di illuminazione e moderazione del massone.

 

Le influenze orientali

Le piramidi e le divinità

Albert Pike, il "papa massone"Vari testi sono stati pubblicati, nel corso dei secoli, per spiegare i rituali massonici. Uno dei più interessanti e di maggior successo risale al 1871: si tratta di Morals and Dogma di Albert Pike. Quest’ultimo è un personaggio controverso dell’Ottocento statunitense. Studiato in maniera quasi ossessiva dai teorici del complotto, è soprannominato il “papa della massoneria” sia per l’ascendente che aveva sui confratelli, sia per la lotta strenua che aveva ingaggiato col cristianesimo e in particolare col cattolicesimo.

Il suo libro, per quanto da prendere con le molle, ci permette di comprendere quanto radicato fosse l’anticlericalismo all’interno delle società, soprattutto quelle più giovani e dinamiche. Pike, infatti, spiegava come molti dei simboli usati dai massoni provenissero da culti pre-cristiani, in aperta polemica con la religione dominante nel mondo occidentale. Ecco quindi le piramidi egizie, gli organi riproduttivi maschili tratti dai culti misterici orientali, i riferimenti al pitagorismo e all’antica Grecia.

Il Grande Architetto

D’altronde, figlia della borghesia e influenzata dall’Illuminismo, la massoneria non poteva che porsi, almeno inizialmente, su posizioni di questo tipo. Dio esisteva certamente, perché i massoni rifiutavano gli atei (e in buona parte li rifiutano ancora oggi), ma era qualcosa di ben diverso dal Dio cattolico. Era, piuttosto, un Grande Architetto, anche lui in un certo senso armato di squadra e compasso, razionale e capace di lasciare agli uomini la libertà di agire secondo ragione.

 

I numeri

Dal 3 al 7

Un volume che indaga il rapporto tra i numeri per i massoni e per i pitagoriciCome in ogni gruppo segreto animato da rituali, anche nella massoneria i numeri hanno un peso decisivo, che va oltre il puro simbolismo. Vediamo, molto velocemente, i più importanti.

Partiamo dal 3, numero con cui i massoni identificano i tre sensi principali: l’udito, la vista e il tatto, gli unici che ritengono veramente affidabili. Il 4 era un numero già apprezzato e sacralizzato dai pitagorici. Non è un caso, sostengono i massoni, che in molte religioni antiche il nome di Dio venisse identificato con una parola di quattro lettere.


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I legami col pitagorismo, altra società per iniziati

Il 5 era, sempre per i pitagorici, un numero mistico, perché era dato dall’unione del primo pari e del primo dispari (l’1, per loro, non era né pari né dispari). Per questo rappresentava contemporaneamente ordine e disordine, felicità e tristezza, vita e morte. In questo senso, era anche il numero-simbolo del matrimonio. Questa sacralità è stata mantenuta anche tra i massoni, che lo ritengono inferiore solo al 3 e al 7. Inoltre, ha cinque punte la classica stella usata dalle logge, mentre la geometria viene comunemente chiamata la “quinta scienza”.

Ultimo paragrafo per il numero 7, forse il più importante di tutti. Non tanto perché i massoni siano stati i primi a dargli una particolare preminenza, quanto perché era spesso un simbolo anche nelle culture antiche. In Egitto quel numero era sinonimo di completezza. La creazione fu realizzata secondo la Bibbia in sette giorni. Ma sette sono anche i colori dell’arcobaleno e le note musicali, così come le arti del trivio e del quadrivio.

La principale ragione, però, per cui i massoni reputano il 7 il numero perfetto sta nel fatto che è la somma di 3 e 4. Il tre rappresenta il triangolo, e quindi il compasso, mentre il 4 il quadrato, l’altra figura perfetta.

 

La stretta di mano e le parole d’ordine

I segni di riconoscimento, veri e presunti

Una guida alle presunte strette di mano massonicheUna questione ampiamente dibattuta è quella che riguarda la stretta di mano rituale. Ufficialmente non esiste un unico segno di riconoscimento universale, ma, si sa, con le società “con segreti” ciò che è ufficiale è affidabile fino a un certo punto.

Così, nel corso dei secoli si sono diffuse le più fantasiose versioni riguardo a un particolare modo di porgere la mano (con alcune dita separate dalle altre o con una particolare posizione del pollice) per farsi riconoscere. Di sicuro, nei landmark stesi nel ‘700 si parlava di “segni” e “toccamenti” che avrebbero permesso il riconoscimento reciproco. Ma non si spiegava quali fossero.

Vari codici

Allo stesso modo avrebbero funzionato le parole d’ordine. Secondo la vulgata popolare, i massoni avevano un unico codice che permetteva loro di fare tutto. Cosicché, venire a conoscere la parola segreta avrebbe permesso ad un non iniziato di accedere alle riunioni e spiarne i segreti. In realtà non è così. È vero che i massoni usavano parole d’ordine e codici di traslitterazione anche piuttosto complessi, ma ne avevano vari, a seconda delle occasioni e delle ragioni per le quali dovevano usarle.

Queste parole erano spesso basate su termini della lingua ebraica tratti dall’Antico Testamento. Ad esempio, una parola che un tempo era segreta ma che ormai è ben nota è quella di tubalcain. Questa deriva da un personaggio biblico, appunto Tubal-cain, citato nella Genesi, che probabilmente era un fabbro o un minatore. La scelta, d’altronde, si ricollega alla predilezione massonica anche per la cabala e i suoi rituali.

 

Il presunto simbolismo del dollaro americano

Un mito probabilmente da sfatare

Il retro della banconota da 1 dollaro, coi presunti simboli della massoneriaUna delle più popolari leggende metropolitane è quella che vorrebbe che la banconota da un dollaro fosse piena di simboli massonici, a dimostrare come questa forza occulta guidi da sempre gli Stati Uniti e, tramite essi, il mondo. Una teoria un po’ bislacca, anche perché se una forza occulta mirasse a dominare il mondo di nascosto di sicuro non metterebbe i propri simboli in bella vista sulla più diffusa delle banconote.

Comunque, vediamo nel dettaglio la questione. Il retro della banconota americana mostra, tra le altre cose, una piramide incompleta con un occhio al di sopra di essa. Come ha spiegato Margaret Jacob della UCLA, si tratta di simboli che sono sì usati dai massoni, ma che precedono anche di molto la massoneria. L’occhio simboleggia lo sguardo divino che controlla gli affari umani, ed è un’icona che appare da millenni nelle rappresentazioni umane. La piramide, invece, rappresentava gli stessi Stati Uniti, che erano un paese letteralmente “in costruzione”.

La sopravvalutazione dell’influenza massonica

D’altronde, dei padri fondatori che firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza a quanto pare solo 9 (su 56) erano massoni. Una percentuale piuttosto bassa, all’epoca, considerata l’influenza che la società aveva nella borghesia progressista di mezzo mondo. Certo, tra i massoni c’erano due dei primi presidenti – George Washington e James Monroe –, così come era sicuramente massone Benjamin Franklin. Ma tanti altri, da Thomas Jefferson a Samuel Adams, non lo erano.

 

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