Oggigiorno, quando andiamo al cinema, andiamo quasi sempre a vedere film americani. I costi sempre più elevati e il calo di film distribuiti ha portato, negli ultimi decenni, a un dominio sempre più netto di questa cinematografia, che in certi casi ha assorbito – con la sua forza economica – anche i migliori professionisti europei, sudamericani o asiatici. Eppure c’è stato un tempo in cui quasi ogni nazione aveva un proprio cinema. E, ad esempio, in cui esistevano drammi tedeschi, commedie all’italiana e commedie francesi.

Proprio su quest’ultima tipologia di film vogliamo oggi concentrarci. Il cinema francese, per la verità, non si è mai caratterizzato in maniera troppo netta in un modo o nell’altro. Mentre noi in Italia amavamo i film grotteschi e quelli d’autore, i nostri cugini d’oltralpe, i padri del cinema, frequentavano un po’ tutti i generi.

D’altronde, i fratelli Lumière avevano inventato il cinema, Georges Méliès creò il cinema di fantascienza, e tra gli anni ’30 e ’40 i cineasti francesi insegnarono agli americani come si potevano fare film realisti e poetici al tempo stesso.

Se ci pensate, anche in tempi recenti il cinema francese ha oscillato tra diversi stili, spostandosi dalla fantascienza di certi film di Luc Besson alle pellicole visionarie di Michel Gondry, non disdegnando neppure i drammi storici.

E la commedia, in questo panorama, ha attraversato differenti epoche, passando attraverso diversi stili e diverse mani. Abbiamo pertanto selezionato cinque esempi di commedie francesi che vanno dagli anni ’60 ai giorni nostri. Alcuni di questi film li avrete visti e rivisti. Altri vi suoneranno completamente nuovi. Sono tutti, a loro modo, dei capolavori. Scopriamoli.

 

1. Quasi amici

Quasi amici è stato uno dei casi cinematografici degli ultimi anni. In patria, uscito nel 2011, è diventato il secondo film francese col maggior incasso di sempre. In Italia, arrivato l’anno successivo, è andato molto bene, racimolando quasi 15 milioni di euro grazie a 2 milioni e mezzo di spettatori. E anche nel mondo ha ottenuto ottimi riscontri.

Merito di una storia divertente e commovente al tempo stesso, tra l’altro tratta da fatti realmente accaduti. I protagonisti sono infatti due uomini tra loro diversissimi. Da un lato c’è Philippe, tetraplegico ma molto ricco, che ha bisogno di un badante, un uomo in forze che possa sostenerlo e aiutarlo nei compiti quotidiani.

Dall’altra parte c’è Driss, un ragazzo di colore, alto e muscoloso, con però un passato burrascoso alle spalle e un atteggiamento che non pare adeguato all’ambiente in cui vive Philippe. Driss si presenta infatti al colloquio di lavoro con l’unico obiettivo di ottenere la firma che attesti il tentativo, in modo da percepire l’assegno di disoccupazione.

In realtà Driss finisce per essere assunto, dato che provoca in Philippe – depresso e deluso dalla vita – una certa curiosità. Tra i due uomini così diversi, ma così bisognosi l’uno dell’altro, nascerà una strana amicizia, o meglio una “quasi amicizia”, come il titolo del film sottolinea.

I premi, i remake

La pellicola è stata diretta a quattro mani da Olivier Nakache ed Éric Toledano, autori anche della sceneggiatura. I due avevano già realizzato, un paio d’anni prima, un film dai toni vagamente simili, Troppo amici, anche se quel titolo è stato dato dai distributori italiani per sfruttare l’eco di Quasi amici.

Quasi amici, grande successo franceseGli attori protagonisti sono invece François Cluzet e Omar Sy. Il primo è un veterano del cinema francese, visto anche in French Kiss, L’ussaro sul tetto e Piccole bugie tra amici. Il secondo, invece, è stato la rivelazione di questo film.

Il ruolo di Driss gli ha fruttato, infatti, vari riconoscimenti, tra cui il Premio César come migliore attore. E gli ha aperto pure le porte di Hollywood: da lì in poi ha infatti recitato in X-Men – Giorni di un futuro passato, Jurassic World e Inferno di Ron Howard.

Quasi amici è stato inoltre già oggetto di un paio di remake. Il primo è stato realizzato nel 2016 a Bollywood, col titolo Oopiri. Il secondo, prodotto negli Stati Uniti nel 2017, si intitola invece The Upside ed è stato interpretato, tra gli altri, da Bryan Cranston e Nicole Kidman.

 

2. Il favoloso mondo di Amélie

Il più famoso film della nostra cinquina, quello che non potete non aver visto, è però un altro: Il favoloso mondo di Amélie. Il film di Jean-Pierre Jeunet (scritto assieme a Guillaume Laurant) del 2001 fu infatti un successo epocale.

Il favoloso mondo di Amélie

E lo fu non solo dal punto di vista degli incassi, che furono alti in tutta Europa e pure in America, ma anche da quello della critica. Se qualcuno ha infatti espresso qualche dubbio su Quasi amici, soprattutto per la sua storia un po’ furba, nessuno ha potuto attaccare Amélie.

La trama del film di Jeunet, infatti, è così imprevedibile che non si può accusarla di furbizia. Anzi, al contrario: è strano pensare che un film così stralunato e allo stesso tempo ingenuo abbia potuto ottenere un successo del genere.

Ma quella pellicola fu realizzata in un evidente stato di grazia del regista, degli attori e della stessa Parigi, che funge quasi da personaggio aggiuntivo del film. Su tutti, però, spicca il talento di Audrey Tautou, perfetta per la parte nonostante fosse stata selezionata come rimpiazzo dell’ultimo minuto dopo l’addio di Emily Watson.

La strana Amèlie

La trama si concentra su Amèlie Poulain, cameriera in un bar di Montmartre che un giorno, dietro a una piastrella del suo appartamento, scopre una scatola. Al suo interno ci sono dei ricordi di un bambino, che probabilmente aveva abitato lo stesso appartamento anni prima e lì aveva nascosto alcune sue cose.

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Amèlie si convince quindi della necessità di ritrovare quel bambino, che ormai sarà ovviamente cresciuto. Incappa anche in una serie di equivoci, prima di completare la sua missione, e soprattutto si fa aiutare da vari strani personaggi.

La riconsegna della scatola ha un effetto liberatorio sul vecchio proprietario che, in vena di confidenze, spiega alla ragazza di aver improvvisamente voglia di riallacciare i vecchi rapporti perduti. Questo convince la nostra protagonista dell’importanza del “rimettere a posto le cose“.

Così cerca di intervenire sulle vite di chi le sta attorno, senza però farsi scoprire. Alcuni tentativi vanno a buon frutto, altri sono puramente comici. In ogni caso, finisce anche per imbattersi in un tipo che colleziona fototessere venute male. E tra i due nascerà qualcosa.

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3. Effetto notte

Andiamo ora un po’ più indietro nel tempo, spostandoci agli anni ’70 e ’60. Per rappresentare quest’epoca abbiamo scelto tre film tra loro diversissimi. Uno – l’ultimo di cui parleremo – è una commedia nel senso classico del termine. Il secondo è un film molto originale. Il primo, Effetto notte, appartiene al filone della Nouvelle vague.

Effetto notte, una delle più famose commedie francesi, firmata da François TruffautCon questa etichetta, infatti, si identifica una corrente cinematografica che si formò in Francia attorno alla fine degli anni ’50 e che sfornò i suoi prodotti migliori per una ventina d’anni. Una corrente che in realtà non era più di tanto legata alla commedia.

I film di questo filone, infatti, mescolavano in genere tra loro elementi comici – o addirittura sarcastici – ad altri drammatici, ottenendo un effetto abbastanza straniante. Erano pellicole in cui volutamente si veniva meno ai principi del cinema classico, con l’intento di mostrare la finzione della narrazione cinematografica.

Proprio Effetto notte, diretto nel 1973 da François Truffaut, può essere un ottimo esempio di tutto questo. Al suo interno c’è anche un po’ di dramma e una morte, ma su tutto domina lo sguardo compiaciuto e divertito dello spettatore.

Un film sul cinema

Il soggetto del film è infatti il cinema stesso, guardato con amore e accondiscendenza, pur nei suoi aspetti più tragici. Effetto notte racconta non a caso le disavventure di una troupe cinematografica intenta a realizzare le riprese per un melodramma intitolato Vi presento Pamela.

Il regista del film nel film è Ferrand, interpretato dallo stesso Truffaut. Lui deve cercare di terminare il lavoro rispettando i tempi e i costi della produzione, e allo stesso tempo garantendo una cera qualità artistica. Il compito non è facile, soprattutto per via dei crolli emotivi delle varie star.

Il protagonista maschile, Alphonse, è interpretato dall’attore feticcio di Truffaut stesso, Jean-Pierre Léaud, presente fin da ragazzo in molte pellicole del regista francese. La protagonista femminile è invece Jacqueline Bisset, che interpreta un’attrice in crisi per via del gossip che si fa attorno alla sua vita privata.

Fiction e realtà si mescolano incredibilmente, in un gioco delle parti che vuole dimostrare che sì, il cinema è finzione, ma in fondo lo è anche la vita. Lo stesso titolo è emblematico di questa confusione tra il vero e il finto: l’effetto notte è infatti una particolare tecnica che permette di girare delle scene di giorno ma farle sembrare riprese di notte.

 

4. Tempo di divertimento – Play Time

Come abbiamo già anticipato, eccoci a un film molto strano, sicuramente il più originale della nostra lista. Play Time (o Playtime, all’originale, o anche Tempo di divertimento, come fu tradotto da principio in italiano) è infatti una pellicola realizzata nel 1967 da quello che forse è stato il principale genio della commedia francese, Jacques Tati.

Tati era emerso come comico durante l’occupazione nazista della Francia, riuscendo a conquistare ruoli sempre più importanti anche al cinema. Poco dopo la fine della guerra aveva diretto il suo primo film, Giorno di festa, e aveva ottenuto ottimi riscontri dalla critica coi due successivi, Le vacanze di Monsieur Hulot e Mio zio.

In queste due pellicole, in particolare, era emerso il personaggio di Monsieur Hulot, da lui stesso interpretato, che gli aveva dato grande fama. Ma era emersa anche la sua straordinaria fantasia e la capacità di creare gag comiche in maniera visiva e uditiva, sfruttando le possibilità offerte dal cinema e dal colore.

A quel punto Tati si sentiva pronto per il suo progetto più ambizioso, una satira della vita moderna e del consumismo a cui cominciò a lavorare già nel 1959. La produzione di quel film – che sarebbe diventato Playtime – durò svariati anni e sfondò ogni budget preventivato.

Il capolavoro di Tati

Ne nacque però un film visivamente straordinario, in anticipo sui tempi (e anche per questo, un flop commerciale, anche se ricevette premi un po’ ovunque). Al centro della trama – per la verità piuttosto inconsistente – c’era ancora Monsieur Hulot.

Playtime di Jacques TatiTati, però, ormai insofferente a questo suo alter ego, utilizzò il personaggio in modo strano, a volte mettendolo al centro delle sequenze, altre volte facendone un comprimario. In alcune scene, si prese addirittura gioco del pubblico, ingannandolo con persone che assomigliavano a Hulot ma non erano Hulot.

In generale, nel film dominano le scene d’insieme. Hulot deve condurre un gruppo di turisti americani in giro per Parigi. Ma la capitale francese che mostra al pubblico non è quella degli anni ’60, bensì una città futuristica, molto simile per certi versi a quelle di oggi.

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Hulot/Tati si muove tra cubicoli, palazzi freddi e razionali, lavori e vite uniformate, e riesce a creare delle gag difficili da descrivere, ma facili da gustare. Ovviamente, per realizzare qualcosa del genere ci fu bisogno di un set mastodontico, che fu ribattezzato non a caso Tativille, e che costò uno sproposito. Ma il risultato fu memorabile.

 

5. Tre uomini in fuga

Concludiamo col film più vecchio della nostra cinquina, e uno dei meno noti nel nostro paese. Tre uomini in fuga, però, è tutt’altro che un film di nicchia o dimenticato. In Francia, anzi, è considerato un classico immortale [1].

Tre uomini in fuga, una delle più divertenti commedie francesi

Quando uscì, nel 1966, stabilì innumerevoli record: vi basti sapere che al cinema fu visto da più di 17 milioni di francesi, una cifra che sarebbe rimasta imbattuta per trent’anni, fino a quando non sarebbe stata superata da Titanic.

Ancora oggi il film fa registrare sempre ottimi dati di ascolto quando viene trasmesso in televisione. Segno, quindi, che i francesi non hanno affatto dimenticato questa pellicola, che mescola umorismo e patriottismo. D’altra parte, a Tre uomini in fuga collaborarono alcuni dei più grandi talenti del cinema francese dell’epoca.

Gli attori principali erano Bourvil e Louis de Funès, che in quegli anni stavano dando vita a una coppia comica molto apprezzata dal pubblico. Il regista era invece l’abile Gérard Oury, mentre alla fotografia c’era addirittura Claude Renoir, il cui zio era il grande regista Jean Renoir e il nonno il pittore Pierre-Auguste Renoir.

Ridere durante l’occupazione nazista

La trama del film si sviluppa durante la Seconda guerra mondiale e in particolare durante l’occupazione nazista della Francia. Un aereo inglese viene infatti abbattuto dalla contraerea tedesca sopra a Parigi. I tre membri dell’equipaggio sono costretti a paracadutarsi in punti diversi della capitale.

Precipiteranno in luoghi poco adatti ad organizzare una resistenza contro l’occupante, ma troveranno la collaborazione di alcuni (maldestri) francesi. La compagnia si riunirà prima ai bagni turchi e poi tenterà di scappare, pur inseguita dai tedeschi.

I protagonisti vivranno così innumerevoli vicissitudini, fughe e colpi di scena, a volte ricorrendo anche a travestimenti, altre volte contando sull’aiuto della cittadinanza (e perfino di una giovane suora). D’altronde, il titolo originale francese – La Grande vadrouille – può essere tradotto come “Il grande bighellonare”, per via dell’andatura picaresca del film.

Infine, gli inglesi e i francesi riusciranno a fuggire verso la zona di Vichy sfruttando due alianti e una vecchia automobile. Ma anche la fuga finale si rivelerà particolarmente comica.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Basti notare tutti gli articoli che, nel 2016, sono usciti per celebrare i 50 anni di questo film. Come ad esempio questo.

 

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