Cinque divertenti film di Fantozzi

Il ragionier Ugo Fantozzi e i suoi migliori film

Il cinema comico italiano è pieno di personaggi (e relativi interpreti) memorabili, spesso contrassegnati anche da un retrogusto tragico: pensiamo solo a certe interpretazioni di Totò, di Alberto Sordi, di Aldo Fabrizi, di Ugo Tognazzi, di Nino Manfredi, perfino di Vittorio Gassman.

I difetti e le miserie piccoloborghesi

C’è un personaggio in particolare, però, che è entrato negli annali per la sua capacità di dipingere – spesso in maniera grottesca – i difetti e le miserie della piccola borghesia italiana: quello di Fantozzi, la celebre creazione di Paolo Villaggio immortalata in una decina di film e in altrettante opere di narrativa.

Quali sono, però, le cinque pellicole più belle e divertenti di Fantozzi? Quelle che ne hanno cementato il mito? Eccole, accompagnate da alcune delle loro scene più memorabili.

Fantozzi, Rag. Ugo. La trilogia
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Fantozzi
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Il secondo tragico libro di
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Fantozzi

L’esordio cinematografico del ragioniere, datato 1975

Il primo film di FantozziÈ innegabile, credo, che i due migliori film dedicati alla figura di Fantozzi siano quelli d’esordio, Fantozzi del 1975 e Il secondo tragico Fantozzi dell’anno successivo, entrambi diretti da Luciano Salce; da un lato, perché le idee erano lì ancora fresche e dirompenti, dall’altro per il maggior contenuto sociale delle storie, concepite non come semplici variazioni su un tema consueto e gag costruite attorno a un personaggio grottesco, ma come presa in giro dell’intera società italiana e di uno stile di vita allora molto comune.

Tratta dai racconti contenuti in Fantozzi e Il secondo tragico libro di Fantozzi, la sceneggiatura – firmata dagli stessi Salce e Villaggio col contributo di Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi – presentava alcune scene entrate nell’immaginario collettivo: tra le più memorabili, la partita di calcio tra scapoli e ammogliati organizzata dal ragionier Filini in un campo ai limiti della praticabilità, il tragicomico veglione di Capodanno con annesso cameriere pasticcione, l’epica sfida a biliardo col conte Catellani, la cena al ristorante giapponese con la signorina Silvani e la conclusione nell’acquario degli impiegati.

 

Il secondo tragico Fantozzi

Il film più memorabile della saga

Il secondo tragico Fantozzi, ancora diretto da Luciano SalceIl clamoroso successo del primo Fantozzi portò subito la Rizzoli Film a decidere di varare un seguito, che uscì già nel 1976 sempre per la regia di Salce e la sceneggiatura dei medesimi quattro autori del primo film. Se di solito i seguiti perdono qualcosa rispetto all’originale, questo di sicuro non avvenne con il ciclo del personaggio di Paolo Villaggio, visto che Il secondo tragico Fantozzi è da molti considerato perfino superiore al già ottimo film d’esordio e contribuì notevolmente a rendere memorabile il personaggio del timido e impacciato ragioniere. Non a caso, la stragrande maggioranza delle gag fantozziane che vengono solitamente citate anche al giorno d’oggi derivano da questa pellicola che, ancora basata sulle due raccolte di racconti di Villaggio, manifestava una capacità d’analisi ma anche una verve comica fuori dal comune.

Celeberrime, da questo punto di vista, le scene in cui Fantozzi si reca a Monte Carlo come portafortuna del Duca Conte Semenzara, accanito giocatore; o quella del varo della nave da parte della contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare; o ancora la gita a Capri con la signorina Silvani (ormai signora Calboni). Ma ad essere impressa in maniera indelebile nella memoria degli spettatori e probabilmente di qualsiasi italiano è la lunga sequenza relativa a La corazzata Kotiomkin, parodia del celebre La corazzata Potëmkin del 1925 del russo Sergej Ėjzenštejn: per assecondare le manie di uno dei suoi direttori, Fantozzi e i suoi colleghi vengono infatti costretti a rinunciare alla visione della partita tra Inghilterra e Italia (che le voci di corridoio riferiscono come epica) per partecipare a un cineforum aziendale con conseguente visione del capolavoro russo La corazzata Kotiomkin; una visione talmente insopportabile e tediosa da indurre Fantozzi, già vessato in mille modi diversi, a sbottare, alla fine, nel celebre «Per me… La corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca!».

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Fantozzi contro tutti

Il supposto tradimento della Pina

Fantozzi contro tuttiIl terzo capitolo della serie arriva nel 1980, forse meno ispirato dei due precedenti ma ancora ricco di idee vincenti e di buoni tempi comici. La regia è affidata congiuntamente allo stesso Villaggio e a Neri Parenti (Salce, nel frattempo, è passato ad altri progetti tra cui anche un film, non particolarmente fortunato, su un altro dei personaggi storici di Villaggio, Kranz), mentre il testo di riferimento è il nuovo libro, Fantozzi contro tutti, pubblicato dalla Rizzoli appena l’anno prima, nel 1979. Per il resto, tutto il cast è confermato, ad eccezione di Liù Bosisio che cede il ruolo della Pina a Milena Vukotic, capace di rendere il personaggio della moglie di Fantozzi un po’ più volitivo; da segnalare anche l’apparizione del giovane Diego Abatantuono nel ruolo di un fornaio di cui si invaghisce proprio la Pina.

Anche qui alcune scene sono diventate memorabili: tra le tante, citiamo la tremenda gita aziendale ad Ortisei per sciare, la cura dimagrante “fantozziana”, la già citata storia d’amore tra Pina e il panettiere, il tiro al piattello e soprattutto la ciclistica Coppa Cobram, indetta dall’ennesimo Direttore della Megaditta e vinta nella sua prima edizione proprio da Fantozzi grazie a una sostanza dopante; vittoria della quale però il ragioniere non potrà, come al solito, godere i frutti. Qui, soprattutto nel rapporto tra il protagonista e sua moglie, ai toni del comico e del grottesco si affianca anche un senso di malinconia e di tristezza che diventerà più forte nelle pellicole successive.

 

Fantozzi subisce ancora

Quando Mariangela rimase incinta

Fantozzi subisce ancora, film in cui Mariangela rimane incintaDiretto invece in solitaria da Neri Parenti è Fantozzi subisce ancora, quarta pellicola della serie lanciata nel 1983 e basata sul romanzo omonimo di Paolo Villaggio (e sceneggiata sempre da Villaggio, Parenti, Benvenuti e De Bernardi); un film dedicato alla memoria di Giuseppe Anatrelli, l’attore che aveva interpretato il geometra Calboni nei capitoli precedenti e prematuramente scomparso nel 1981. Sono passati sei anni dall’esordio sul grande schermo del travet e anche l’Italia, passata dai conflittuali anni ’70 al benessere degli anni ’80, sembra essere cambiata: non è un caso che il film si apra con una parodia dell’assenteismo sul posto di lavoro.

Anche qui le scenette sono varie e spesso baciate da buona ispirazione: memorabile la gravidanza indesiderata di Mariangela – messa incinta da un personaggio interpretato da Andrea Roncato – con varie vicissitudini in ospedale per abortire, così come il “pescaggio” di Fantozzi, mentre fa pesca subacquea, da parte di un aereo della protezione civile; ma non manca neppure, per la prima volta, una buona dose di satira politica (con Fantozzi che passa tutto il suo tempo libero davanti alla tv a seguire quelle tribune politiche che da lì in poi diverranno tanto familiari agli italiani) e la solita avventura sportiva, questa volta dedicata all’atletica.

 

Superfantozzi

Lungo i secoli della storia

Superfantozzi, film in cui il personaggio di Paolo Villaggio rivive diverse epoche storicheConcludiamo con la quinta – e più particolare – pellicola della saga, Superfantozzi, uscita nel 1986 ancora una volta per la regia di Neri Parenti ma per la prima volta basata su una sceneggiatura originale, firmata, oltre che dai soliti autori dei capitoli precedenti, anche da Alessandro Bencivenni e Domenico Saverni. Messa da parte la satira di costume e anche il retrogusto amaro della saga, in questo film Villaggio e soci – palesemente ispirandosi a La pazza storia del mondo di Mel Brooks – cercano di tracciare una storia comica dell’umanità, sfruttando gli eventi storici come cornice da cui tratte degli spunti per le gag, sempre più fisiche, di Fantozzi.

Il risultato non è convincente come nei primi film degli anni ’70, ovviamente, ma non manca di momenti realmente divertenti: ben riuscite sono, ad esempio, le scene che raccontano gli eventi della battaglia di Maratona, oppure la gag che vuole il personaggio essere l’unico erede del ricco zio Lazzaro, morto da poco in Palestina; o ancora la creazione nel giardino dell’Eden, la scena finale ambientata nel futuro, il salvataggio da parte del Titanic. Accanto a Villaggio tornano a recitare nella pellicola Liù Bosisio (che dal film successivo sarà definitivamente sostituita dalla Vukotic) e il bravissimo Gigi Reder, in ogni film spalla comica immancabile per Villaggio nei panni di Filini.

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