Tempo fa vi abbiamo presentato una cinquina sui più importanti film sulla droga, raccontandovi di narcotrafficanti e cocainomani, delle loro imprese criminali e dei loro imperi spesso crollati nel sangue. Il cinema dedicato agli stupefacenti, per fortuna (o per disgrazia, a seconda dei punti di vista), non è però sempre così cupo: accanto a storie di gangster e di malavita assortita, infatti, Hollywood ha provato negli anni a proporre anche qualche commedia dissacrante, a volte con buoni risultati.

I film sulla marijuana

Non stiamo parlando però, ovviamente, dello stesso tipo di droga: su cocaina ed eroina, infatti, è ben difficile scherzare senza cadere nel grottesco; più facile, invece, addentrarsi nei meandri delle droghe leggere, sulle quali il dibattito è da sempre aperto. Sono dannose per l’uomo oppure no? Sono da legalizzare o da vietare in maniera ancora più rigida?

Ognuno, in questioni del genere, ha ovviamente la sua opinione, e nel dibattito in questi ultimi anni si sono sovente buttate anche le serie TV; ma sono forse stati soprattutto i registi e gli sceneggiatori cinematografici a cercare di raccontare i diversi punti di vista in maniera comica, sarcastica e a volte urlata. Scopriamo assieme quali sono stati i risultati migliori.


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Fuori di testa

Cameron Crowe, Sean Penn e Jennifer Jason Leigh agli esordi

Un giovane Sean Penn in Fuori di testa
Già attorno alla fine degli anni Settanta il cinema americano aveva provato a proporre alcune pellicole che raccontavano in maniera comica gli effetti della marijuana sulla generazione post-sessantottina; erano però ancora pellicole o che si prendevano troppo sul serio, o piuttosto grossolane e limitate al mercato americano.

Il primo film di un certo peso a rompere il tabù fu quindi Fuori di testa, pellicola del 1982 che presentava un cast che, a rileggerlo oggi, lascia a bocca aperta: la regia era affidata all’esordiente Amy Heckerling, che poi avrebbe sfondato alla fine del decennio dirigendo Senti chi parla; la sceneggiatura costituiva l’esordio cinematografico di Cameron Crowe, che aveva solo 25 anni e l’aveva tratta dal suo primo libro (scritto dopo aver passato qualche settimana sotto copertura in un liceo californiano); i protagonisti erano il ventiduenne Sean Penn, alla sua seconda prova da attore, e la ventenne Jennifer Jason Leigh, mentre attorno a loro gravitavano il ventunenne Forest Whitaker, il diciottenne Nicolas Cage e molte altre future star.


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La trama si soffermava su un anno di scuola di un gruppo di liceali, e in particolare di Stacy (Jennifer Jason Leigh) e Mark (Brian Backer); la scena però tendeva ad essere rubata da Jeff Spicoli, il personaggio di Penn, un surfista completamente irresponsabile e perennemente fumato che si confrontava spesso a muso duro con il rigido insegnante di storia, il professor Hand, interpretato dal Ray Walston già nel cast di vari film di Billy Wilder e delle serie Il mio amico marzianoEllery Queen.

Costato quattro milioni e mezzo di dollari, il film ne fruttò più di ventisette solo sul suolo americano, diventando in breve tempo una pellicola di culto anche se scarsamente conosciuta all’estero, soprattutto per via della poca fama – al momento dell’uscita – dei membri della troupe e degli attori. Una pellicola disincantata e dissacrante che comunque aprì la strada a tutta una serie di film scolastici usciti lungo gli anni Ottanta, e in particolare a quelli del compianto John Hughes, nei quali però era più forte l’elemento romantico e sentimentale.

 

La vita è un sogno

Cannabis e liceo alla fine degli anni ’70

Una scena de La vita è un sogno, film divertente sulla droga con, tra gli altri, un giovane Matthew McConaughey
Spostiamoci ora avanti di un decennio – e per la precisione al 1993 – per un altro film che ha tenuto a battesimo un discreto numero di star di Hollywood, pur partendo da un budget ridotto. Scritto e diretto da Richard Linklater, era di fatto il primo lavoro vero e proprio del futuro regista di Prima dell’alba, di SubUrbia, di School of Rock, di Boyhood e di molti altri film di culto degli ultimi vent’anni.

Interpretato da Matthew McConaughey, Milla Jovovich, Rory Cochrane (poi nel cast di C.S.I.: Miami), Ben Affleck, Parker Posey, Renée Zellweger e altri, il film era ambientato in Texas nel 1976 e si concentrava tutto su un’unica giornata, l’ultimo giorno giorno di scuola in un liceo di Austin: qui le due matricole Mitch (Wiley Wiggins) e Sabrina (Christin Hinojosa) venivano prese sotto l’ala protettiva dei più maturi Randall (Jason London) e Jodi (Michelle Burke), che li scortavano prima lungo la mattinata a scuola e poi durante una nottata in cui si mescolavano amori, speranze e soprattutto cannabis.

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Una delle pellicole più amate da Quentin Tarantino, che l’ha scelta come il decimo miglior film di sempre, non incassò in realtà tantissimo alla sua uscita nei cinema, rimediando però nel corso degli anni grazie al passaparola e alle più che buone recensioni dei critici.

Interessante anche la colonna sonora, che si sviluppa attraverso tutta la miglior musica della seconda metà degli anni Settanta; tra Alice Cooper, ZZ Top, Lynyrd Skynyrd, Deep Purple e Black Sabbath, però, manca proprio la canzone dei Led ZeppelinDazed and Confused, che è anche il titolo originale della pellicola in inglese (traducibile come «stordito e confuso», ben diverso dal titolo italiano), visto che Jimmy Page e John Paul Jones si dichiararono d’accordo a cedere i diritti, mentre Robert Plant rifiutò di concedere la canzone.

 

Il grande Lebowski

Le stralunate disavventure del Drugo

Jeff Bridges ne Il grande Lebowski
I film che abbiamo visto finora sono di sicuro poco noti in Italia, importati anni fa ma a volte difficili da reperire; il discorso, però, cambia completamente con la terza pellicola della nostra cinquina, in assoluto la più celebre e amata della nostra lista.

Il grande Lebowski è infatti uno dei film più famosi dei fratelli Coen, uscito nel 1998 e capace di proiettare i due registi nell’olimpo degli autori di culto, confermando il successo del pur diversissimo Fargo, mandato nelle sale appena due anni prima. Sorta di rivisitazione de Il grande sonno di Raymond Chandler, il film racconta le disavventure del Drugo, alias Jeff Lebowski (magistralmente interpretato da Jeff Bridges), che si trova suo malgrado coinvolto in una serie di rapimenti e ricatti soprattutto a causa della sua omonimia con un ricco magnate.

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Lebowski, un disadattato che pratica una personalissima filosofia di vita, è circondato, d’altra parte, da personaggi ancora più stralunati di lui: c’è il Walter interpretato da John Goodman, un lunatico veterano del Vietnam; c’è il sottomesso Donny, interpretato da Steve Buscemi; c’è il memorabile giocatore di bowling Jesus, col volto di John Turturro; ci sono Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Sam Elliott e perfino, nelle vesti dei nichilisti, il Flea dei Red Hot Chili Peppers e la cantante Aimee Mann.

Nominato in una serie quasi infinita di premi, ma incapace di portare a casa i principali e completamente snobbato agli Oscar (mentre il già citato Fargo, due anni prima, aveva conquistato due riconoscimenti), il film era forse troppo particolare ed estremo per suscitare consensi ad un primo impatto, ma è sicuramente entrato nei cuori di molti appassionati, che non a caso ogni anni si riuniscono nel Lebowski Fest che si svolge a Louisville, nel Kentucky.

 

Jay & Silent Bob: Fermate Hollywood!

Due pusher in viaggio verso la California

Jay e Silent Bob, piccoli spacciatori che fungono da personaggi ricorrenti in molti film di Kevin Smith
Se i primi due film, quelli cronologicamente più vecchi, si incentravano sul consumo di marijuana a scuola tra gli anni ’70 e ’80 ed il terzo si soffermava su un gruppo di attempati uomini di mezz’età che non erano ancora riusciti a superare del tutto gli anni ’60, Jay & Silent Bob: Fermate Hollywood! è il primo film veramente attuale della nostra cinquina, e insieme uno dei più sguaiatamente spassosi (oltre che grezzo e volgare, e proprio per questo non adatto a tutti i gusti).

Scritta e diretta da Kevin Smith, la pellicola uscì nel 2001, dopo le polemiche infinite suscitate da Dogma, il film più ambizioso del regista: là, infatti, la satira non era più rivolta verso i giovani della Generazione X – che lo stesso Smith aveva contribuito a delineare con i suoi primi lavori – ma addirittura verso la fede, cosa che non aveva lasciato indifferenti le organizzazioni religiose americane, che avevano suscitato per mesi un vespaio, ritardando l’uscita della pellicola di oltre un anno.

Jay & Silent Bob, pur non rinnegando nulla della comicità diretta e aggressiva di Smith, ritornava invece su temi più consueti, raccontando le avventure dei due antieroi Jay & Silent Bob, spacciatori di marijuana del New Jersey portati per la prima volta sul grande schermo nel 1994 in Clerks e interpretati rispettivamente da Jason Mewes e dallo stesso Smith: in questa nuova storia i due scoprivano che ad Hollywood si stava realizzando un film ispirato alle loro imprese e si dirigevano quindi verso la California, desiderosi di farsi pagare i diritti per lo sfruttamento d’immagine.

Durante il viaggio incappavano perciò in una serie di incontri incredibili e disastrosi, che andavano dalle sexy animaliste Sissy, Missy, Crissy e Justice a strani autostoppisti che seguivano un incredibile codice della strada, fino a quando, braccati da una guardia forestale, non riuscivano ad approdare agli studios. Molte, durante il percorso, le apparizioni di attori famosi: si contano le star Shannon Elizabeth, Eliza Dushku, Jason Biggs, James Van Der Beek, Seann William Scott, Shannen Doherty, Mark Hamill, Carrie Fisher, Gus Van Sant e George Carlin, oltre agli amici Jason Lee, Matt Damon e Ben Affleck, compagni di varie pellicole.

 

Strafumati

Lo spinello e l’omicidio

I tre protagonisti di Strafumati
Concludiamo col più recente dei nostri cinque film, Strafumati, uscito nel 2008 non senza polemiche, soprattutto perché, per promuoverlo, i due attori principali Seth Rogen e James Franco (che tra l’altro si erano conosciuti in gioventù sul set di Freaks and Geeks) salirono sul palco degli MTV Movie Awards del 2008 fingendo di fumare uno spinello.

La pellicola, in effetti, prende avvio proprio da una faccenda di marijuana, ma poi sposta la sua attenzione su una sorta di tragicomico inseguimento che rende il film ben diverso dalla commedia post-adolescenziale che può sembrare a prima vista. Merito di tutto va a Seth Rogen e alla sua squadra di collaboratori, che negli ultimi anni hanno saputo mettere in scena in vari film un tono demenziale ma allo stesso tempo sagace, capace di strappare risate anche tramite le volgarità ma non per questo privo di inventiva o di idee.

Dale – interpretato dallo stesso Rogen, che è anche autore della sceneggiatura assieme agli amici Evan Goldberg e Judd Apatow, a loro volta anche registi – è un giovane uomo che vive solo nell’attesa di poter fumare nuova erba procuratagli dal suo spacciatore, Saul (Franco); un giorno, inavvertitamente, assiste però a un omicidio, cosa che costringe lui e l’amico ad una precipitosa fuga.

La pellicola, costata 25 milioni di dollari, è stata un successo in tutto il mondo, tanto da portare nelle casse della produzione più di 100 milioni di dollari; il merito si deve sicuramente alla buona sceneggiatura messa in campo da Rogen e soci (già al lavoro, anche se a volte con ruoli diversi, pure in 40 anni vergineSuxbad, e poi in Vicini del terzo tipoFacciamola finitaThe Interview), ma anche delle numerose parodie messe in scena e della buona interpretazione di James Franco, che si guadagnò una nomination ai Golden Globe.

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