L’NBA è, senza ombra di dubbio, la lega cestistica più importante del mondo e forse, per diffusione, visibilità e qualità dei suoi atleti, la prima tra tutti gli sport professionistici. Fondata nel 1946 e passata attraverso varie fusioni con altre leghe rivali, ha dato negli anni spazio a campioni come Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird, Kobe Bryant, Shaquille O’Neal e, andando più indietro, Bill Russell, Wilt Chamberlain o Jerry West.

Ma, come si dice, i campioni vanno e vengono, e spesso nell’NBA la stessa cosa accade alle squadre, che si spostano di città in città, cambiano nome, muoiono e rinascono; a rimanere indelebili sono le imprese dei campioni e, a volte, le maglie che portavano in quel momento. E allora per una volta abbiamo deciso di concentrarci appunto sulle divise, le canotte delle varie franchige, così cangianti di anno in anno per motivi di merchandising eppure, almeno in certi casi, così classiche, semplici e lineari: ne segnaliamo cinque, quelle a nostro modo di vedere più particolari e memorabili. Tutte le maglie qui citate si trovano, usate o in repliche nuove dei modelli originali, abbastanza facilmente su eBay, con prezzi che variano dai 30 ai 100 euro.

 

Los Angeles Lakers dal 1960 al 1967

La maglia di Jerry West

Oggi i Los Angeles Lakers sono uno degli emblemi dell’NBA, forti di 16 titoli (dei quali 5 negli ultimi 13 anni) e dell’avere tra i tifosi alcune tra le più importanti star di Hollywood, come ad esempio Jack Nicholson. Non tutti sanno, però, il significato del soprannome della squadra di Los Angeles, quel “Lakers” che sembra avere poco a che fare con le spiagge della California. Infatti, la franchigia non nacque ad ovest, ma quasi ad est, per la precisione a Detroit, dove nel 1946 furono fondati i Gems, una squadra dalla vita brevissima, visto che già l’anno successivo fu trasferita a Minneapolis e rinominata in Lakers, letteralmente “lacustri”, a causa delle decine di laghi e aree umide che circondano la città.

A Minneapolis la squadra rimase fino al 1960, vincendo per 5 volte il titolo, dopodiché il proprietario Bob Short decise di spostarsi a Los Angeles mantenendo però il vecchio nome. Per 7 anni, i colori della squadra rimasero quelli della vecchia franchigia, con solo qualche modifica grafica, in un blu e bianco che oggi sembrano stridere contro i tradizionali giallo e viola a cui siamo abituati; ciononostante, la vecchia divisa, che fu indossata anche dalla leggenda Jerry West ma non portò molta fortuna visto che la squadra inanellò quattro sconfitte in finale contro i Boston Celtics, mantiene oggi inalterato il suo fascino.

 

Washington Bullets dal 1974 al 1983

La canotta dell’unico titolo di Washington

A Washington non sono particolarmente fortunati con la pallacanestro: hanno una squadra in NBA dal 1973 (gli ex Chicago Packers/Chicago Zephyrs/Baltimore Bullets, ora chiamata Washington Wizards), ma è dal 1979 che non vincono nessun titolo nemmeno di division e, da allora, hanno passato solo due volte il primo turno dei playoff.

Gli anni ’70, comunque, furono un ottimo decennio per quelli che allora si chiamavano prima Capitol Bullets e poi Washington Bullets: sul finire del decennio precedente si erano assicurati al draft Wes Unseld, al quale avevano via via aggiunto Elvin Hayes e Kevin Porter, arrivando così tra il 1974 e il 1979 a tre finali NBA, conquistando il titolo nel 1978 contro i Seattle SuperSonics (tra l’altro fuori di un soffio da questa cinquina), che si presero la rivincita l’anno successivo. La maglia di allora, a cui si ispira anche l’attuale divisa dei Wizards, ricalcava nettamente la bandiera americana, con pancia e calzoncini blu (e stellette bianche sul fianco) e poi, salendo, strisce orizzontali bianche e rosse.

 

Atlanta Hawks dal 1982 al 1992

La maglia di Dominique Wilkins

Anche la storia degli Atlanta Hawks è fatta di spostamenti, cadute e risalite: fondati come Buffalo Bisons nel 1946, la squadra fu trasferita dopo appena tredici partite a Moline, in Illinois, divenendo i Tri-Cities Blackhawks, franchigia che non lasciò un gran segno nella storia; dopodiché il team fu ricollocato a Milwaukee per quattro anni (assumendo il definitivo nome di Hawks), a St. Louis per tredici stagioni (vincendo un titolo NBA e giocando complessivamente quattro finali) e finalmente nel 1968 ad Atlanta, la città della Coca-Cola e delle Olimpiadi del ’96.

Dominique Wilkins Atlanta
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DOMINIQUE WILKINS / ATLANTA
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Da allora la squadra non è mai andata oltre le finali di Conference, ma negli anni ’80 ha saputo difendersi benissimo quantomeno in regular season, vincendo anche un titolo di Division nel 1987 grazie alla presenza di Mike Fratello in panchina e soprattutto dell’ala piccola Dominique Wilkins, nove volte all-star, due volte vincitore della gara delle schiacciate e miglior marcatore del campionato nel 1986. La maglia di allora, per quanto semplice, era tra le più “iconiche” degli anni ’80, giocando sul rosso, un giallo tendente all’arancio e il bianco.

 

Denver Nuggets dal 1982 al 1993

La divisa più amata e più odiata degli anni ’80

Anche la storia della squadra di Denver è piuttosto travagliata, questa volta non per gli spostamenti da una metropoli all’altra ma per la lotta tra le leghe che si verificò negli anni ’70: accanto all’NBA, infatti, tra il 1967 e il 1976 comparve l’American Basketball Association (ABA), una lega con meno squadre e meno visibilità ma che introdusse alcune regole e idee innovative (il tiro da tre punti, la gara delle schiacciate, squadre localizzate in zone dove c’era grande tradizione per il basket universitario ma mancavano squadre professionistiche). I Denver Rockets – primo nome di questa franchigia – vennero fondati proprio nel 1967 per partecipare al campionato ABA, dove rimasero fino al 1976, quando, in seguito alla crisi della lega, chiesero assieme ad altre squadre (San Antonio Spurs, Indiana Pacers e New York Nets) il passaggio all’NBA.

Alex English Denver Nuggets
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Denver Nuggets Mitchell &
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Nella seconda metà degli anni ’70 e per tutti gli ’80 la squadra vivacchiò, giocando bene in regular season (soprattutto grazie alle stelle Alex English – anche capocannoniere nel 1983 – e Kiki Vandeweghe) ma non lasciando particolarmente il segno ai play-off. La maglia genera sentimenti contrastanti, per il suo stile kitsch che la fa oggi amare dai nostalgici e odiare da chi la trova un pugno in un occhio; comunque la si veda, sicuramente la divisa esteticamente più celebre e discussa degli anni ’80.

 

Terza maglia dei Chicago Bulls dal 1995 al 1998

La maglia del secondo three-peat

È inutile che vi stia a raccontare cosa furono i Chicago Bulls negli anni ’90: furono la squadra dei sei titoli in due tranche da tre vittorie consecutive, furono la squadra di Michael Jordan e di Scottie Pippen (e dal 1995 al 1998 anche di Dennis Rodman), furono la squadra che più di tutte rese globale l’attenzione sul campionato statunitense. La maglia ufficiale, in quegli anni, era la stessa di oggi: rossa con scritta nera o, in casa, bianca con scritta rossa.

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Nel 1995 però la società introdusse, come sempre in questi casi a fini di merchandising, una terza maglia, nera con esili strisce rosse, una divisa che accompagnò i Bulls alla conquista del secondo three-peat, i tre titoli consecutivi finora conseguiti solo dai Lakers, dai Celtics e appunto dalla squadra di Chicago. Nel 1998 furono tolte le righine: da allora la terza maglia è semplicemente nera con scritte rosse, l’esatto inverso di quella da trasferta, ma il cambiamento finora non ha portato troppa fortuna, visto che dal 1998 si sono susseguite una serie di stagioni fallimentari interrotte solo recentemente dall’arrivo di Derrick Rose in campo e Tom Thibodeau in panchina (con però non meno sfortuna sul versante infortuni).

 

Segnala altre divise della NBA che hanno fatto storia nei commenti.