Cinque storie, cinque sguardi sul mondo, cinque tematiche interessanti e poco esplorate. È a questi temi che dedichiamo l’articolo che vi accingete a leggere, incentrato per la precisione su cinque documentari da vedere tra quelli meno famosi e celebri.

Troverete infatti titoli che sono stati tradotti in italiano ed altri che potete invece recuperare solo in lingua originale o al limite in inglese. Se però saprete aggirare il problema linguistico, aiutandovi al limite con i sottotitoli, scoverete bei film capaci di raccontarvi parti insospettabili del mondo.

Di fianco ai classici del genere dedicati agli animali, all’astrofisica o alla storia, infatti, esistono decine di pellicole che presentano la realtà che ci circonda. Li trovate in streaming, perlopiù, su Netflix, su YouTube e su altre piattaforme simili, ma se siete fortunati anche in DVD. Ecco i nostri cinque consigli.

 

1. Searching for Sugar Man (2012)

Di Malik Bendjelloul

Searching for Sugar Man è una storia che ha dell’incredibile, intensa e piena di speranza. Come indica il titolo, si tratta della vera e propria ricerca del cantautore Sixto Rodríguez.

Nel Sud Africa degli anni ’70, le canzoni di Sixto sono state il simbolo della ribellione contro l’apartheid, ed hanno continuato ad essere ascoltate come canzoni di culto anche dalle generazioni successive.

Trattano infatti di temi sociali e vicini alla classe operaia. La musica era arrivata in Sud Africa attraverso musicassette registrate e passaparola, ma l’identità dell’autore era avvolta nel mistero. Si ipotizzava addirittura che si fosse suicidato. Alla fine degli anni ’90, alcuni fan crearono allora un sito internet per tentare di scoprire la verità su Sixto.

La storia di Sixto Rodríguez

Di origini messicane, ma nato e cresciuto a Detroit, negli anni ’60 Sixto scriveva e cantava musica folk. Era arrivato a registrare due dischi, che però si sono rivelati un insuccesso totale. Deluso e con una famiglia da mantenere, Sixto aveva quindi appeso la chitarra al chiodo ed era diventato un operaio edile a tempo pieno.

Ha vissuto nell’anonimato fino alla fine degli anni ’90, quando ha scoperto per caso di essere una star in un paese dove non aveva mai messo piede, ma dove le sue canzoni avevano ispirato e accompagnato la lotta di migliaia di persone.

È iniziata quindi per Sixto una seconda vita, in cui il suo talento è stato meritatamente riconosciuto, con anche una serie di tour in Sud Africa. Il documentario ha contribuito vincendo svariati premi, tra gli altri anche al Sundance Film Festival e agli Oscar [1], e ha aiutato a diffondere la fama di Sixto, che ha intrapreso anche un tour mondiale.

Il film dello svedese Malik Bendjelloul (regista purtroppo morto suicida pochi mesi dopo la realizzazione del documentario) e la sua colonna sonora sono stati una piacevolissima scoperta, perché emozionano parlando dell’immensa forza della musica e delle imprevedibilità della vita.

 

2. The Swedish Theory of Love (2015)

Di Erik Gandini

Se pensiamo a un paese dove tutto funziona, dai servizi per il cittadino all’educazione scolastica, e dove la civiltà e il rispetto degli individui regnano sovrani, probabilmente pensiamo a un paese del nord Europa. Magari proprio alla Svezia, la protagonista di The Swedish Theory of Love, controverso e spiazzante documentario.

Il regista Erik Gandini, un italiano naturalizzato svedese, ci porta ad esplorare l’altra faccia della medaglia di una società che ha puntato tutto sull’individualismo e sull’indipendenza delle persone.

La tutela sociale e la forte presenza delle istituzioni hanno infatti ridotto fino a far quasi scomparire il sistema di aiuto e supporto reciproco tra le persone, soprattutto in famiglia.

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Nonostante questo si sia tradotto in una maggiore indipendenza dei giovani svedesi, ha anche generato realtà controverse. È ad esempio in costante aumento il numero di donne single che ricorrono alla fecondazione artificiale e sono sempre di più le persone anziane che muoiono sole in casa, nell’oblio.

Naturisti, immigrati, etiopi

Il regista esplora poi altri punti di vista: ci fa conoscere una comunità che vive nella natura, esaltando il contatto fisico e il libero amore, e incontra un gruppo di immigrati, alle prese con la difficoltà di interagire e relazionarsi con gli individui del loro nuovo paese.

E poi ci si sposta verso una società lontana solo qualche migliaio di chilometri, che però sembrano anni luce: quella legata al modello tribale africano.

Viene infatti intervistato un medico svedese che da anni lavora in un villaggio etiope, dove le difficoltà economiche sembrano insormontabili e la penuria di mezzi lo obbliga a ingegnarsi ogni giorno per assistere e curare i malati.

Tuttavia, questa situazione di estrema necessità genera una rete di supporto e aiuto reciproco nell’intera comunità, dove nessuno si sente mai davvero solo. Il documentario è quindi un interessante spunto di riflessione che indaga sulle ombre del binomio benessere/individualità, generalmente osannato dalla società occidentale.

 

3. Freightened – The Real Price of Shipping (2016)

Di Denis Delestrac

Se provate a leggere l’etichetta dei vestiti che avete addosso, è probabile che vi indichino una provenienza lontana, magari da paesi orientali o africani. E sicuramente quando andate al supermercato leggete distrattamente i nomi di Cile o Nuova Zelanda sull’adesivo di avocado o kiwi.

Ci siamo abituati alla varietà di prodotti che consumiamo nella nostra vita quotidiana, ma ci chiediamo mai da dove vengano e soprattutto come arrivino nelle nostre mani? La quasi totalità delle merci arriva via mare, dentro a quei container colorati impilati come tanti mattoncini di Lego nei porti di tutto il mondo e poi collocati sui camion per proseguire il loro viaggio.

Sulle navi

Freightened, documentario del francese Denis Delestrac, ci mostra i vari aspetti di questo commercio con cifre da capogiro, sia in termini di guadagni per le (poche) multinazionali che ne detengono il controllo, sia per la quantità di navi esistenti, di merci trasportate e di chilometri macinati.

Il film, dai toni talvolta apocalittici, tratta vari aspetti legati al mondo delle portacontainer. Saliamo a bordo di una nave mercantile il cui equipaggio è formato da uomini di origine filippina che passano lunghissimi periodi tra lamiere e mare, senza contatti con le famiglie e con stipendi decisamente bassi.

Si passa poi a investigare l’impatto ambientale: i numerosi naufragi che avvengono ogni anno riversano nel mare non solo combustibili, ma anche le sostanze trasportate, che possono rivelarsi altamente inquinanti.

Le carcasse delle navi, poi, molto spesso vengono abbandonate sui fondali marini, per via dei costi elevati che richiederebbero le rimozioni, andando ad alterare gli equilibri marini. Si tratta quindi di un interessante viaggio alla scoperta di un commercio che passa spesso inosservato, ma i cui risultati sono ben visibili.

 

4. Deux Cancres (2016)

Di Ludovic Vieuille

I compiti per casa, la maledizione che perseguita ogni studente durante gli anni della scuola dell’obbligo. E che coinvolge ed obbliga un po’ tutta la famiglia a rispolverare le frazioni, i verbi inglesi, le vicissitudini della Prima guerra mondiale e così via.

Questo è però anche il tema di Deux Cancres. I protagonisti di questo simpatico documentario sono infatti il regista francese Ludovic Vieuille e suo figlio Angelo, ripresi durante le ore dedicate ai compiti nel corso di vari anni di scuola.

Seguiamo quindi la crescita del bambino, un alunno che definiremmo “difficile”: in classe disturba e non segue le lezioni, preferisce disegnare mostri piuttosto che risolvere problemi e non riesce a concentrarsi a lungo sulle righe del libro di geografia.

I due asini

I Deux Cancres del titolo, che in italiano potremmo tradurre con “Due asini”, coinvolge anche il regista, che rivede se stesso nel figlio: un bambino irrequieto ed inquieto, a cui stanno strette le norme imposte dal sistema scolastico, che non capisce e cerca di evitare in ogni modo possibile.

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Angoscia per la bocciatura, pazienza che spesso è agli sgoccioli, rimproveri pacati, sorrisi strappati e tanto affetto: questo documentario così intimo e sincero riflette una piccola realtà che accomuna senz’altro molte famiglie.

 

5. Inside the Chinese Closet (2015)

Di Sophia Luvarà

“To come out of the closet” è sinonimo di fare coming out, cioè dichiarare pubblicamente la propria omosessualità. “L’armadio” in questione si trova in Cina, dove una regista originaria di Reggio Calabria, Sophia Luvarà, è andata per parlare del tabù che tutt’oggi rappresenta nella società cinese avere un figlio o una figlia gay.

La famiglia è l’istituzione alla base della Repubblica Popolare Cinese, e per fare una famiglia ci vogliono un uomo e una donna: semplice. I genitori dicono che non c’è posto per amori vergognosi e infecondi, che vanno evitati, o almeno mascherati.

Tra tradizione e libertà

Ecco quindi l’emergere di un mondo sotterraneo e nascosto, fatto di associazioni nate col preciso scopo di trovare marito o moglie, di uteri in affitto e orfani da “comprare”. Tutto pur di non deludere le aspettative dei genitori e mantenere alto l’onore familiare.

La regista segue da vicino le storie di un ragazzo gay e di una ragazza lesbica che progettano un matrimonio di facciata, e di una ragazza lesbica la cui famiglia preme per avere un nipote.

La rigida tradizione si scontra con il presente più liberale in cui si trovano a vivere le nuove generazioni, per cui le donne non si vedono più rappresentate dall’ideale della “brava moglie” e gli orientamenti sessuali rivendicano la propria dignità.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Qui potete vedere il video del momento della premiazione, introdotto da Ben Affleck.

 

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