Oggigiorno, l’Ottocento ci pare un’epoca lontana. Un mondo che non solo non aveva internet e gli smartphone, ma neppure il cinema, la radio, i mezzi di informazione di massa, le automobili e tutte le diavolerie moderne che contraddistinguono la nostra vita. Eppure, quando ci imbattiamo in un libro ambientato in quell’epoca, ci rendiamo conto di come le similitudini siano notevolmente maggiori delle differenze.

L’Ottocento, un secolo non così diverso dal nostro

Nei libri di Jane Austen e delle sorelle Brontë troviamo le stesse passioni che segnano le nostre vite. Nei romanzi di Victor Hugo e Fëdor Dostoevskij le difficoltà di misurarsi con un mondo che cambia e che sembra perdere i suoi valori. Nei racconti di Charles Dickens e di Giovanni Verga le questioni sociali che oggi hanno solo cambiato nazionalità ma continuano a esistere. Insomma, molto è cambiato ma da un certo punto di vista non è cambiato niente.

E tra le cose che non sono cambiate c’è di sicuro anche l’amore per la bellezza, e la conseguente cura di sé. Ci lamentiamo tanto di un mondo in cui conta solo l’esteriorità, ma non è che in realtà nell’Ottocento le cose fossero così differenti. Una ragazza veniva scelta da un marito facoltoso per molte qualità, ma raramente c’era quella dell’intelligenza. Si badava alla dote, alle buone maniere e al bell’aspetto. Forse anche di più di quanto si faccia oggi.


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Così non è raro imbattersi in donne che anche due secoli fa incantavano il mondo con la loro bellezza. E segnavano un’epoca. Vediamo quali sono state quelle più famose.

 

Elizabeth Siddal

La modella preferita dei pittori preraffaeliti

La bella Elizabeth Siddal ritratta nei panni di OfeliaPartiamo, in ordine cronologico, da Elizabeth Siddal, nata nel 1829 e morta purtroppo prematuramente, nel 1862. Giovane modista, venne introdotta nel circolo dei pittori preraffaeliti da Walter Howell Deverell. Subito la sua bellezza destò l’attenzione degli artisti inglesi, che iniziarono a richiederla come modella per i loro quadri. Posò già a partire dal 1850 per William Holman Hunt, e poi subito dopo per John Everett Millais. Fu proprio quest’ultimo a ritrarla nel quadro che è forse il simbolo di quella scuola, Ophelia.

Nel 1852, a 23 anni d’età, conobbe Dante Gabriel Rossetti, col quale ingaggiò presto un rapporto esclusivo. Un rapporto che la spinse a prendere in mano lei stessa i pennelli e farsi pittrice (oltre che poetessa). Lavorando fianco a fianco con Rossetti si occupò prevalentemente di ritratti e temi tratti dalla letteratura medievale. Sostenuta dall’approvazione del pittore – che nel 1860 divenne suo marito – e del collega Ford Madox Brown, illustrò anche alcuni poemi di Tennyson.

Il matrimonio, la dipendenza, la morte

Attorno alla metà degli anni ’50, però, le sue condizioni di salute cominciarono a deteriorarsi. Una situazione aggravata anche dalla sua dipendenza dal laudano, un composto di alcool e oppio, e da varie delusioni. Se ne andò due anni dopo le nozze, forse suicida, e Rossetti la fece seppellire circondata dalle poesie, sia quelle che lui le aveva scritto, sia quelle di lei. Purtroppo per molte di esse si trattava dell’unica copia, così quando il pittore ci ripensò, sette anni più tardi, per recuperarle riesumò addirittura il cadavere. Venendo aspramente criticato dalla società del tempo.

 

Sarah Bernhardt

La più famosa attrice del suo tempo

La grande attrice francese Sarah Bernhardt ritratta da Nadar nel 1865Nata col nome di Henriette-Rosine Bernhard, la seconda donna della nostra cinquina è però molto più famosa col suo nome d’arte. Quello cioè di Sarah Bernhardt. Un nome con cui divenne l’attrice più famosa e amata di tutto il diciannovesimo secolo. Segno, da un lato, che il fascino della recitazione che ci colpisce oggi era ben presente anche centocinquant’anni fa e, dall’altro, che il teatro, pur essendo riservato a pochi intimi, aveva all’epoca un potere non indifferente.

Francese, formatasi a Parigi, la Bernhardt incantò i suoi contemporanei per il suo carisma, per le performance spiccatamente melodrammatiche ma anche per il fascino sensuale che metteva nei suoi personaggi. Iniziò a viaggiare in tournée all’estero a partire dal 1880, a 36 anni d’età, e rapidamente divenne la diva più famosa d’Europa. Quando poi, sul finire del secolo, il cinema cominciò a conquistare sempre più spazio, decise di prestargli il suo talento, dietro a lauti compensi, comparendo in alcuni film nei primi anni ’10.

Il declino

Era però ormai giunta la fase calante della sua carriera. Nel 1905 si era infortunata ad una gamba che, dato l’aggravarsi della situazione, le fu amputata nel 1915. Questo non le impedì, comunque, di continuare i suoi tour e le sue esibizioni. Morì, famosissima e invidiata, nel 1923.

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Eleonora Duse

La donna amata da Gabriele D’Annunzio

La nostra Eleonora Duse, in una foto scattata ad età già lievemente avanzataSe Sarah Bernhardt era la più celebre attrice francese di teatro, Eleonora Duse fu il suo corrispettivo italiano. Nata a Vigevano nel 1858, riuscì ad imporsi per la sua bellezza ma soprattutto per il carisma e per la recitazione febbrile, che era un inedito sui palcoscenici italiani. Le prime occasioni per farsi notare le ebbe negli anni ’80 dell’Ottocento, quando fu segnalata a Giacinta Pezzana, celebre attrice dell’epoca che divenne la sua maestra sul campo. Quando questa andò in pensione, la Duse la sostituì nella compagnia di Cesare Rossi, incontrando subito il favore del pubblico.

Tra i suoi ruoli più memorabili ci sono quello della protagonista de La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio e delle donne di Henrik Ibsen, probabilmente il drammaturgo internazionale più importante del suo tempo. Sposò il collega Teobaldo Checchi, ma presto lo lasciò, vivendo varie relazioni, sia di amicizia che di natura più intima. Fu a lungo legata ad Arrigo Boito, che ne curò gli studi, e soprattutto intrattenne una combattuta relazione col più giovane Gabriele D’Annunzio.


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Gli addii e i ritorni in scena

Negli anni ’90 iniziò a viaggiare all’estero con la sua compagnia, trovando grande successo in Egitto e negli Stati Uniti. Fu anche grazie a lei che i drammi di D’Annunzio, che lei in genere presentava in anteprima, poterono avere una risonanza internazionale. Lasciò le scene nel 1909, anche se nel 1916 accettò di recitare nel film Cenere e nel 1921 decise di riprendere a recitare. Fu però una stagione piuttosto breve, perché tre anni più tardi, durante una tournée negli Stati Uniti, morì improvvisamente per una veloce malattia.

 

Mata Hari

La spia dai mille amanti

La letale Mata Hari, una delle donne più belle e pericolose a cavallo tra Ottocento e NovecentoConcludiamo la nostra cinquina con due donne vissute a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, e morte in circostanze tragiche. La prima è Mata Hari, una donna talmente celebre da diventare leggendaria. Nata col nome di Margaretha Geertruida Zelle nel 1876, era una ragazza olandese che, molto giovane, sposò un capitano della marina. Questo le permise di vivere per qualche anno a Giava e conoscere le usanze e le danze locali. Quando il matrimonio fallì, cercò fortuna a Parigi, usando quello che aveva imparato in Oriente.

Lavorò quindi per qualche anno come danzatrice esotica. Nella Parigi della belle époque, infatti, avevano successo non solo locali come il Moulin Rouge in cui le ragazze ballavano il can-can, ma anche quelli in cui simulavano le sinuose danze d’oriente. La Zelle assunse anche per questo il nome d’arte di Mata Hari, dal sapore vagamente orientale, e iniziò ad avere successo pure su altre piazze, conducendo lunghe tournée europee. Lo scoppio della Prima guerra mondiale la sorprese, non a caso, a Berlino.

Il processo e la fucilazione della femme fatale

In quegli anni la Hari aveva avuto decine di amanti tra nobili e ufficiali dell’esercito e aveva cominciato a tenere uno stile di vita lussuoso, a cui non intendeva rinunciare. D’altra parte, le sue amicizie e la sua libertà di movimento ne facevano la spia perfetta. Fu contattata sia dallo spionaggio tedesco che da quello francese, e a tutti e due disse di sì, trasformandosi in una doppiogiochista. Non è chiaro quali segreti abbia rivelato – forse nessuno – ma sia i tedeschi che i francesi si accorsero delle sue manovre. Fu arrestata a Parigi, processata e fucilata nel 1917.

 

Isadora Duncan

La donna che rivoluzionò la danza

La più famosa tra le ballerine, Isadora DuncanMata Hari fu un’apprezzata ballerina, anche se in realtà il suo talento nella danza era probabilmente mediocre e quello che stupiva il pubblico era soprattutto il suo erotismo fatto di balli sinuosi e accenni di spogliarello. La quasi coetanea Isadora Duncan, invece, fu una ballerina vera e propria ed è anzi oggi considerata l’iniziatrice della danza moderna.

Nata a San Francisco nel 1877, non era dotata, di per sé, di una bellezza straordinaria. Come si vede nella foto qui di fianco, il suo viso era abbastanza convenzionale e i suoi tratti non stupivano i contemporanei. Ciò che la rendeva bella, però, erano le trasformazioni sul palco. Con lei il ballo smise di essere la riproduzione mnemonica di forme già apprese, di coreografie più o meno fantasiose. Diventò, piuttosto, una forma di espressione libera delle emozioni, rafforzata dalla personalità della Duncan. E – ed era ciò che più impressionava i contemporanei – da delle gambe memorabili.

Gli amori e i lutti

La sua vita fu turbolenta. Visse perlopiù in Europa, da donna emancipata capace di intrattenere senza problemi relazioni anche al di fuori del matrimonio. Tra i suoi amanti più famosi ci furono l’attore e regista Edward Gordon Craig, l’industriale Paris Singer (quello delle macchine da cucire) e il poeta russo Sergej Esenin, sposato ma presto lasciato, che morì poi suicida. Non mancarono i lutti, come la morte per annegamento dei due figli piccoli nella Senna. Anche la stessa morte della Duncan fu tragica: morì infatti strangolata dalla sua sciarpa che si incastrò nelle ruote della Bugatti scoperta su cui viaggiava.

 

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