Cinque efficaci metodi di studio (e tanti consigli per studiare alla grande)

I migliori metodi di studio

Uno dei mantra che si sente più spesso quando si frequenta una scuola – o quando si è genitori di un ragazzo che frequenta la scuola – è: «Deve migliorare il suo metodo di studio». Sì, perché il metodo è una di quelle cose che tutti pretendono senza avertela mai insegnata, una capacità che tutti gli studenti dovrebbero avere ma che nessuno sembra mai aver voglia di approfondire, quasi che il proprio metodo si debba scoprire da autodidatti.

Il fatto è che, in effetti, il metodo di studio non sempre si può insegnare: siamo tutti fatti in maniera diversa, abbiamo capacità di memorizzazione molto differenti e un approccio personale alle discipline.

C’è chi è dotato di memoria fotografica e chi invece ha bisogno di ripetere a voce alta le cose, chi con una sola lettura riesce a memorizzare tutti i contenuti e chi al contrario necessita di infinite riletture.

Se è vero questo, è però vero che si possono schematizzare alcuni differenti metodi di studio, elencandone pregi e difetti, in modo da fornire ai discenti almeno un modello con cui relazionarsi, qualche idea da sperimentare, in modo che la scoperta del proprio e personale metodo sia accompagnata da qualche suggerimento.

Perché è vero che non si può insegnare un metodo efficace per tutti, ma è vero anche che si possono suggerire i metodi più comuni, in modo che ognuno possa provarli. E quindi, ecco i più quotati.

 

1. Il metodo di studio tradizionale

Partiamo dal metodo più semplice e più tradizionale: quello di leggere e ripetere.

Ce lo insegnano già alle elementari: davanti ad una paginetta di storia, di scienze o di geografia da studiare, la soluzione più semplice è quella di leggere lentamente e attentamente un capoverso, magari sottolineando con la matita o con l’evidenziatore le parole-chiave e le frasi più decisive, per poi provare a ripetere quel capoverso stesso.

Alla scoperta delle più famose tecniche di memorizzazione
Successivamente, bisogna procedere coi capoversi successivi alla stessa maniera; infine, arrivati alla fine del paragrafo, bisogna ripetere tutto da capo, in modo da imprimerlo per bene nella memoria.

Il metodo è sicuramente il più efficace quando si è alle prime armi e, soprattutto, quando il materiale da studiare non è particolarmente corposo: appunto alle elementari, dove si studiano pochissime pagine per volta, il sistema funziona egregiamente.

Fino a quando è valido questo metodo

Il discorso si fa più complesso però man mano che si prosegue con la scuola e si arriva alle superiori e, peggio ancora, all’università: davanti a 30, 50, 100 o anche 1.000 pagine è impossibile pensare di poter studiare ripetendo di volta in volta ogni paragrafo, a meno che non si voglia passare sui libri tutta la propria vita.

In quei casi bisogna affidarsi a uno dei metodi che presentiamo qui di seguito oppure “velocizzare” questo primo sistema, magari ripetendo solo una volta per paragrafo o per capitolo.

 

2. Il metodo domanda-risposta

Passiamo a metodi un po’ più veloci e maturi, ma forse più difficili da gestire. Sicuramente un sistema che può dare grandi soddisfazioni è quello che potremmo chiamare “domanda-risposta”, molto in voga in particolare nei paesi anglosassoni, dove si studia sovente tramite le cosiddette flashcards.

Ma andiamo con ordine: in questo sistema prima di tutto bisogna leggere attentamente il libro o le dispense da studiare, cercando in una prima fase di sottolineare i punti chiave e di comprendere il senso di quello che c’è da studiare.

Lo schedario alfanumerico consente di memorizzare lunghe informazioni
In una secondo momento, magari alla conclusione del paragrafo o del capitolo (indicativamente ogni 5-10 pagine), bisogna ritornare sui propri passi e segnarsi, per ogni blocco di testo, le possibili domande che il professore può fare su quel determinato argomento, stando bene attenti a non ometterne nessuna.

Allo stesso tempo, accanto alla domanda andrà scritta anche la risposta, desunta dal testo. Una volta composte tutte le domande e le risposte, basterà memorizzare queste ultime – indubbiamente più sintetiche del testo completo – per potersi presentare sicuri e preparati alla verifica.

Pro e contro

Vale la pena però di sottolineare anche qui i pro e i contro di questo metodo: il principale rischio, bisogna dirlo chiaramente, è quello di non capire quali sono le cose più importanti e quelle meno importanti e quindi di prepararsi uno schema di domande che rispecchia solo in parte quelle che poi il professore ci andrà a fare.

Per questo motivo, un metodo del genere è indicato solo per chi ha già una certa esperienza, perché altrimenti può trasformarsi in un suicidio scolastico. Il vantaggio, però, è che si tratta di un sistema molto veloce e che può sfruttare – proprio perché molto usato in America – anche una serie di software appositi.

Come accennavamo all’inizio, le flashcards sono delle schede in cui solitamente gli studenti d’oltreoceano scrivono su un lato la domanda e sull’altro la risposta, a mo’ di quiz.

Molti servizi, per computer, tablet e smartphone, permettono di replicare questo sistema e di portarselo sempre con sé, in modo da poter memorizzare le risposte in ogni momento, anche nei ritagli di tempo.

 

3. Il metodo delle sintesi

Rimaniamo sempre sui metodi efficaci alle superiori, ma scendiamo per un attimo su qualcosa di più facilmente gestibile da chiunque: il metodo delle sintesi. Il sistema è piuttosto semplice.

Man mano che si legge e si sottolinea il libro, periodicamente ci si ferma e si scrivono delle veloci sintesi di quanto letto, o su un quaderno o, se si vuole essere ancora più veloci, sullo schermo di un computer o di un tablet. Alla fine si legge e si ripete solo la sintesi, risparmiando parecchio tempo rispetto al totale.

Fare sintesi
Questo metodo è quello che concettualmente richiede meno impegno e forse anche meno capacità, ed è probabilmente quello più pratico quando si hanno da studiare ingenti quantità di testo, soprattutto quando si tratta di argomenti un po’ dispersivi.

Stiamo pensando, ad esempio, all’università e alle facoltà umanistiche, quando parallelamente al manuale si possono avere da leggere una serie di libri e monografie molto voluminose ma non sempre importanti in ogni singola pagina.

Le precauzioni da usare

Anche qui, però, nonostante il metodo sia piuttosto semplice da applicare, bisogna usare alcune precauzioni: ad esempio, è necessario stare molto attenti all’ordine, perché degli appunti ben disposti permettono di ritrovare facilmente gli argomenti studiati.

Inoltre può essere utile non scrivere tutte le parole nello stesso modo o carattere, ma evidenziare in qualche modo i passaggi e le parole più importanti, magari anche dando dei titoletti ai vari paragrafi.

 

4. Il metodo degli schemi

Finora abbiamo presentato metodi che funzionano soprattutto con chi ha buona memoria per le parole scritte e pronunciate a voce alta, per chi insomma memorizza leggendo e ripetendo; ma ci sono anche memorie molto diverse, come quella visiva, che, se la si ha, è giusto sfruttare.

Anche in questo caso il metodo più efficace è quello di leggere e man mano appuntare, su un quaderno a parte o in margine alle pagine (se c’è abbastanza spazio), non tanto i riassunti di quanto si è trovato scritto ma dei veri e propri schemi.

Farsi gli schemi
In questo modo si raggruppano singole parole o al massimo sequenze di 3-4 parole e si legano tra loro con frecce, diagrammi, simboli che servono a evidenziare i nessi di causalità, il succedersi degli eventi, i legami tra i concetti.

Alla fine della sequenza di pagine o della giornata, bisognerà poi scorrere i propri appunti, cercando non tanto di leggerli quanto di memorizzarli visivamente, come se fossero delle immagini.

Per chi ha memoria visiva

La memoria visiva può però essere sfruttate anche in altri modi. Ad esempio, si può lavorare sulla stessa pagina del libro, senza bisogno di schematizzare a parte.

Usare evidenziatori di colore diverso (uno per le parole-chiave, uno per il linguaggio specifico della materia, uno per i dati da memorizzare e così via) può essere ad esempio un primo metodo. Oppure si possono cerchiare le parole, sottolinearle una volta oppure due volte, ricollegare i paragrafi tra loro, mettere particolari simboli al fianco dei passaggi più rilevanti.

Anche qui, però, occhio alle controindicazioni: nelle materie in cui è particolarmente importante l’aspetto discorsivo, un metodo di studio di questo tipo può risultare controproducente se non si è in grado di creare autonomamente un discorso adeguato, e quindi è consigliato solo per chi è già di suo abbastanza abile a parlare.

 

5. Il metodo universale

Concludiamo con quello che non è un vero e proprio metodo, ma una serie di regole che è bene seguire in qualsiasi situazione, qualunque sia il sistema che si sceglie di applicare. Innanzitutto bisogna scegliere dove studiare, e la risposta può essere solo una: lontano da ogni forma di distrazione.

Quindi è meglio non avere una TV nella stessa stanza in cui si studia, ma diciamo no anche ad altre persone nello stesso ambiente, no al cellulare controllato ogni minuto, no al computer collegato a Facebook o con Skype aperto (per quanto riguarda la musica, esistono invece diverse scuole di pensiero: c’è chi la trova utile a concentrarsi e chi invece la ritiene dannosa).

Alcuni accorgimenti validi in ogni situazione

Poi bisogna decidere quando e quanto studiare: il consiglio è quello di ritagliarsi degli spazi fissi all’interno della giornata e di mantenerli il più possibile costanti.

Se si è alle superiori, è buona norma mettersi al lavoro nelle prime ore del pomeriggio, dopo aver pranzato e aver riposato una mezz’ora. In questo modo si sfrutterà un momento in cui si è ancora abbastanza in forze e si può rendere al meglio, senza aver accumulato ancora eccessiva stanchezza.

La solitudine
Se invece si è all’università, bisognerà sfruttare sì il pomeriggio ma anche e soprattutto le ore della mattina, quando le fonti di distrazione – se si è chiusi in casa mentre i genitori e i fratelli sono al lavoro e a scuola – sono distanti.

È sconsigliabile invece studiare alla sera, a meno che non ci sia costretti: si rende molto meno di quanto si potrebbe. Una parola sulla durata, infine: è bene intervallare i momenti di studio con momenti di pausa, in modo da evitare di sollecitare troppo la mente.

Un buon equilibrio può essere quello di fare 45 minuti di studio e 15 di pausa, magari con uno stop più lungo (di 30-40 minuti) ogni 3 ore di studio.

 

Altre 8 strategie per lo studio, oltre ai 5 metodi già segnalati

Vi abbiamo mostrato quelli che sono i metodi più comuni (ed efficaci) per studiare. Da soli però quei metodi forse non bastano. Lo studio è infatti un’impresa complessa e complicata, che viene portata a buon fine solo quando più fattori concorrono tutti al risultato.

Per questo motivo abbiamo preparato un elenco di altre strategie – non veri e propri metodi, ma accorgimenti – che vi aiuteranno a studiare meglio. Eccole.

 

Gestire il proprio tempo

Il problema, quando si studia, è che spesso ci si trova con l’acqua alla gola, si accumulano le pagine tutte alla fine e si è costretti a fare le corse per finire di studiare in tempo per l’interrogazione o la verifica. E, ovviamente, questo aumenta lo stress e rende meno efficace lo studio.

La clessidra e il tempo che fugge
Per questo, è importante imparare a gestire il tempo che si ha a disposizione e a programmare le ore sui libri. Prendetevi un calendario – cartaceo o digitale che sia – e programmate il tempo di studio quotidiano. Stabilite quanto dedicare ad ogni materia, stimando quanto vi serve per prepararvi, e spargete le ore lungo diversi giorni. Questo vi aiuterà.

Dormire

Lo stress non aiuta a studiare bene, ma neppure la stanchezza. Lo sapete molto bene, per esperienza: se dormite poco durante la notte, studiare di pomeriggio diventa un vero e proprio calvario. Iniziate a sbadigliare e perdete subito la concentrazione, e nei casi peggiori finite per addormentarvi sui libri.

I bambini che come Pierino si addormentano a scuola
Per questo, è utile darsi degli orari anche per andare a dormire. Farsi 7 o 8 ore di sonno aiuta notevolmente la concentrazione durante il giorno, e vi permette di studiare più velocemente. Cercate quindi di essere fedeli agli impegni anche per quanto riguarda la “ritirata”.

 

Trovare un luogo adeguato

In parte lo abbiamo accennato anche prima, ma è bene ribadirlo anche in un punto specifico della nostra lista: per studiare al meglio bisogna anche creare le condizioni giuste per lo studio. E una di queste condizioni non può che essere legata all’ambiente in cui ci si trova.

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Bisogna infatti trovare il posto giusto per studiare. Purtroppo, non esistono luoghi validi universalmente, quindi dovete provarne vari prima di trovare quello più adatto a voi. C’è chi si trova bene in camera da letto, chi in biblioteca. Chi ha bisogno di tanta luce, chi di poca. Chi studia sul letto e chi su una sedia scomoda.

Fate tante prove e, una volta trovato un luogo in cui vi pare di rendere al meglio, tenetevelo stretto.

Fare gli spuntini giusti

Lo studio e la qualità dello stesso dipendono, ovviamente, dalla concentrazione. E la concentrazione dipende dalla nostra capacità di isolarci, ma anche dall’energia che abbiamo in corpo. Per questo diventa fondamentale, se ci si imbarca in lunghe sessioni di studio, rifornirsi di cibo adatto a migliorare la nostra attenzione. Ed evitare quello che invece ci appesantisce.

Noci
L’importante è evitare quindi i grassi e gli zuccheri, che non aiutano la concentrazione. Fate a meno di assumere bevande zuccherate e caffè con troppe bustine di zucchero. Molto meglio, piuttosto, della frutta, in particolare quella secca, che dà il giusto sprint energetico. Al limite funziona piuttosto bene anche la cioccolata, anche se è meglio non esagerare.

 

Partire dalle cose più difficili

La tendenza, quando si studia, è quella di buttarsi subito sugli esercizi, sui capitoli o sui concetti più facili. Questi hanno infatti il pregio di darci un’immediata gratificazione: ci pare di riuscire a studiare molte pagine in modo veloce e ci illudiamo quindi di poter finire in fretta il lavoro.

La difficoltà di scrivere
Purtroppo, però, in questo modo si va incontro ad un’amara sorpresa. Perché quando si passa alle parti più difficili il ritmo inevitabilmente rallenta, e inoltre le nostre energie non sono più fresche. Pertanto, il nostro consiglio è quello di partire sempre dalle cose più difficili, in modo che, alla sera, quando saremo stanchi, ci troveremo davanti compiti più semplici.

Farsi aiutare dagli amici

A volte il problema, quando ci si trova a studiare un gran numero di pagine, è anche e soprattutto la motivazione. Ci si distrae facilmente, e soprattutto ci si demoralizza altrettanto facilmente. Per ovviare a questo problema può essere utile ricorrere al sostegno e all’aiuto di qualche amico, impegnato a studiare le nostre stesse cose.

Un curriculum per studenti delle superiori
La presenza di qualcuno al nostro fianco ci obbliga a sgarrare molto meno e a prenderci meno pause, soprattutto se gli amici sono dotati di buona forza di volontà. Inoltre, tra compagni ci si può interrogare a vicenda, cosa che costituisce un buon modo per confrontarsi e allo stesso tempo ripassare assieme.

 

Prendere appunti in classe e sistemarli a casa

Lo studio è molto più semplice quando si parte da una base abbastanza solida. Questa base viene di solito fornita a lezione, dal professore che spiega e illustra i contenuti che bisognerà poi memorizzare. Per questo può essere molto utile prendere appunti in classe, in modo da un lato da individuare i concetti fondamentali e da iniziare a comprendere i contenuti.

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Questi appunti ovviamente saranno in parte disordinati e caotici, perché presi “al volo”. È importante, pertanto, sistemarli una volta giunti a casa. Quest’opera di sistemazione può sembrare noiosa, ma in realtà aiuta a fissare già nella mente una parte dei concetti che poi bisognerà studiare.

Provare la tecnica del pomodoro

L’ultimo consiglio è forse quello più particolare e originale, ma che affonda le sue radici nel nostro modo di studiare. Negli anni ’80 un giovane studente italiano, Francesco Cirillo, inventò infatti un modo per rendere al meglio, mantenendo la concentrazione a lungo. Lo chiamò Tecnica del pomodoro, ed è utilizzata oggi da moltissime aziende.

In pratica, Cirillo utilizzava un timer da cucina a forma di pomodoro per darsi i tempi di studio. Puntava il timer a 25 minuti e poi si immergeva nei libri; quando il timer suonava, faceva poi 5 minuti di pausa, dopodiché ripartiva con un’altra sessione da 25 minuti.

Un timer perfetto per la tecnica del pomodoro (foto di Marco Verch via Flickr)
Un timer perfetto per la tecnica del pomodoro (foto di Marco Verch via Flickr)

Dopo 4 turni di studio (25 minuti + 5), prendeva poi una pausa più lunga, che poteva durare fino a 30 minuti. E poi ripartiva da capo.

Una tecnica del genere aiuta a gestire intere giornate dedicate allo studio, senza patire troppo l’affaticamento. È quindi utilissima soprattutto all’università, quando bisogna imparare ad organizzare in maniera molto metodica le sessioni di lavoro.

 

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