Chiunque si trovi, per un tempo più o meno lungo della propria vita, a studiare, sogna di poter migliorare la propria memoria (oltre che di poter tornare ad avere una vita, del tempo libero e altre cose irrealizzabili di questo tipo). Lavora sul proprio metodo di studio, si informa su tecniche di memorizzazione e spera prima o poi di trovare il modo per ricordare di più e faticare di meno.

In realtà, nello studio ci sono ben poche scorciatoie, pochi trucchi per poter velocizzare il processo di assimilazione. Esistono però – questo sì – delle tecniche mnemoniche che sono state affinate nei secoli e che vale la pena di recuperare e velocemente presentare.

Anche perché queste tecniche hanno, tra l’altro, un’origine antica. Vi basti pensare che anche Platone e Aristotele ne usavano alcune, e che poi si deve a Cicerone l’elaborazione di una di quelle ancora oggi più famose.

Ma poi molti altri studiosi si sono interessati della materia: soprattutto in epoca rinascimentale, anzi, la mnemotecnica visse una sorta di periodo d’oro. Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e soprattutto Giordano Bruno divennero famosi, alla loro epoca, anche per queste capacità.

Scopo di questo articolo, dunque, è quello di presentarvi, almeno a grandi linee, le più importanti tecniche di memorizzazione che sono state elaborate nei secoli. Sarà una trattazione introduttiva, che però speriamo vi aiuterà a impostare una metodologia e, casomai, a sapere in quali campi approfondire la vostra ricerca.

Ovviamente però non vi basterà solo la memoria. Bisogna anche comprendere, rielaborare, far propri gli argomenti, quindi vi invitiamo a lavorare anche sul vostro metodo di studio, su come leggere i testi e come fare riassunti. Ma questo sarà argomento di altri articoli. Per il momento concentriamoci sulla memoria.

 

1. Tecnica dei loci

In apertura abbiamo citato Cicerone. Il grande oratore romano, infatti, non fu solo un uomo politico e uno scrittore, ma fu anche autore di una delle più celebri tecniche mnemoniche, quella dei loci. Lo stesso nome di questo metodo, infatti, deriva dalla parola latina locus (al plurale, appunto, loci), che significa “luogo”.

Cicerone teneva infatti molto spesso dei discorsi in Senato, discorsi che tutti ritenevano molto efficaci. Come ogni buon oratore, però, il maestro latino sapeva che chi parla deve dare prova di sicurezza, di solidità. Non deve tentennare e quindi, mentre proclama la propria orazione, deve avere bene in mente tutte le parti del discorso.

Per ricordare il succedersi degli argomenti o gli esempi da presentare alla propria platea, Cicerone aveva pertanto elaborato un metodo molto efficace, che lui stesso ha tramandato fino a noi. Andiamo a presentarlo.

I luoghi che aiutano la memoria

Cicerone suggeriva di sfruttare la nostra naturale capacità di memorizzazione visiva. Per noi è difficile ricordare le parole e le parti di un discorso, ma è molto più semplice tenere in mente le stanze di una casa che abbiamo visitato. E questo perché la vista memorizza più facilmente di quanto possa fare la testa (o l’udito).

Statua di Cicerone davanti alla Corte di Cassazione a Roma, opera di Ubaldo PizzichelliPer questo, Cicerone suggeriva di collegare quello che si deve ricordare a dei luoghi che conosciamo molto bene, ad esempio appunto l’interno di una o più stanze.

Nell’atrio bisognerà collocare la prima parola chiave, quella che ci permette di ricordare un discorso da fare. Nella stanza di fianco bisogna immaginare di mettere la seconda parola chiave, magari collocandola nel primo angolo che si vede appena entrati. Poi, nell’angolo opposto, si piazzerà la parola successiva e così via.

Ma come si fa a “sistemare” queste parole? In realtà non è difficile. La cosa migliore è associare i termini-chiave a un oggetto specifico, ad esempio a un soprammobile o a un mobile. Così si può immaginare di veder scritta su uno specchio una parola, o di trovare un oggetto che richiama – per somiglianza – un’altra “keyword” e così via.

In cosa questa tecnica può essere utile

È chiaro, però, che la tecnica dei loci funziona solo con un certo tipo di cose da memorizzare. Non vi aiuterà, infatti, a farvi venire in mente la parola difficile che non riuscite a ricordare, o la costante che vi sfugge dalla testa. Al contrario, potrà esservi utile quando avete presente un elenco di cose, ma non ricordate come metterle in ordine.

Pertanto è perfetta appunto se usata durante un discorso o un’orazione. Immaginarvi mentre vi spostate di stanza in stanza vi darà il tempo di organizzare gli argomenti e strutturarli nell’ordine che avevate immaginato a priori.

Oppure questa tecnica potrà esservi utile per ricordare l’esatta successione di una serie di eventi: ad esempio, i re di Roma, le battaglie della Prima guerra mondiale, le opere di Shakespeare e così via.

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2. Palazzo della memoria

Molto simile alla tecnica dei loci è quella del cosiddetto Palazzo della memoria. Il principio è infatti il medesimo: collegare le informazioni da ricordare a dei luoghi concreti, ben visibili. Qui, però, a differenza di prima non ci si accontenta della propria cosa e dei propri mobili, ma ci si sposta su un grande palazzo.

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Questo palazzo può essere immaginato o, meglio ancora, realmente conosciuto. Visto che nessuno di noi vive in una villa settecentesca, bisognerà ricorrere a un palazzo familiare ma non di proprietà: può funzionare benissimo, ad esempio, una scuola, o l’edificio in cui si trova il proprio luogo di lavoro.

Un esempio di utilizzo

Ma usiamo, per praticità, l’esempio della scuola. Se ci andate tutti i giorni, sapete benissimo come sono organizzati i corridoi, dove si trova la segreteria, quali sono le aule in cui studiano i vostri amici, qual è la strada che si deve fare per arrivare ai laboratori.

Ebbene, quando si inizierà – con la dovuta calma – il discorso, bisognerà immaginare di varcare la soglia dell’edificio. Anche mentre si ripeterà il discorso a casa, sarà bene farlo sempre immaginando lo stesso percorso.

Come ricordare quello che si è studiatoCosì nell’atrio bisognerà piazzare il discorso introduttivo. Nel corridoio il legame che unisce questo discorso al fulcro, magari usando le bacheche appese lungo le pareti per immaginare fogli o cartelloni che riportino le parole chiave di cui avete bisogno.

Poi nell’aula potrà arrivare la prima argomentazione, che avrete stabilito di richiamare alla mente tramite un oggetto a voi ben noto (l’orologio? La foto del Presidente della Repubblica? La lavagna?). Infine potreste immaginare i vostri spostamenti per andare in bagno, o per la ricreazione, e associare una parte del discorso ad ognuno di questi trigger.

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3. Tecnica delle parole di velcro

La tecnica delle parole velcro – a volte chiamata anche Tecnica delle parole piolo – funziona invece piuttosto bene con elenchi più brevi, o date. Non sempre, infatti, bisogna ricordare come strutturare le parti del discorso o una lenta successione di eventi. Spesso, anzi, la nostra memoria deve sforzarsi di imparare cifre o nomi.

Per fortuna questa tecnica viene in nostro aiuto e, secondo gli esperti, sembra funzionare piuttosto bene. Prima di tutto bisogna scegliere un elenco che già si conosce molto bene: può essere ad esempio la successione numerica (i numeri che vanno da 1 a 10), o la formazione-base della propria squadra del cuore.

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A quel punto bisogna associare ad ogni elemento della successione una figura, una persona, un animale o qualcosa di questo genere. Così diventerà facile richiamare alla memoria il numero, o il concetto, semplicemente richiamano il “piolo“, la parola cioè a cui l’abbiamo appeso.

Un esempio di applicazione

Facciamo qualche esempio, giusto per rendere più chiara la dinamica. Mettiamo, per esempio, che non riusciamo a farci entrare in mente una serie di date. Possiamo usare, in questo caso, la squadra per cui tifiamo per darci una mano.

Gonzalo Higuaín, attaccante della Juventus (foto di Leandro Ceruti via Wikimedia Commons)
Gonzalo Higuaín, attaccante della Juventus (foto di Leandro Ceruti via Wikimedia Commons)

Se siamo dei tifosi sfegatati della Juve, ad esempio, di sicuro sapremo il numero di maglia dei nostri campioni preferiti. Così, per ricordare l’anno della Rivoluzione francese, il 1789, basterà associare a questo concetto il trio formato da Mario Mandžukić (17), Claudio Marchisio (8) e Gonzalo Higuaín (9).

Così basterà immaginare un’azione in cui i tre giocatori vengono coinvolti, esattamente in quest’ordine, e richiamarla alla mente quando qualcuno ci chiederà l’anno della presa della Bastiglia.

Come vedete, in questo caso una nostra passione, o meglio una serie di cose a noi già note – i numeri di maglia –, ci è stata utile per ricordare un dato che non ci entrava in testa. Ma ovviamente la tecnica può essere applicata anche in altri campi, a patto di avere abbastanza successioni già chiare nella memoria.

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4. Conversione fonetica

Più intrigante è la tecnica della conversione fonetica, che consente di memorizzare anche cifre lunghissime. Lewis Carroll, il celebre autore di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, raccontava ad esempio che proprio tramite questa tecnica era riuscito a memorizzare il valore del pi greco fino alla settantunesima cifra decimale.

Il meccanismo consente di collegare ancora una volta i numeri alle parole. Ma questo legame, invece di essere deciso dall’interlocutore, dipende da una regola fissa che basta memorizzare una volta per tutte. Funziona così: ad ogni cifra compresa tra 0 e 9 vengono assegnate delle consonanti, raggruppate secondo la loro fonetica. Lo schema è il seguente:

1 -> T, D
2 -> N, GN
3 -> M
4 -> R
5 -> L, GL
6 -> C, G (dolci)
7 -> C, G (dure), K
8 -> F, V
9 -> P, B
0 -> S, SC, Z

Dalle parole ai numeri

Mettiamo di dover ricordare ancora una volta l’anno della Rivoluzione francese, il 1789. Queste cifre, tradotte nella tabella di prima, diventano T/D-C/G/K-F/V-P/B. Ora basta trovare una parola o una frase che usi quelle (e solo quelle) consonanti e memorizzarla, contando sul fatto che una parola si memorizza più facilmente di un numero.

Leibniz contribuì notevolmente alla popolarità della tecnica della conversione fonetica

Ad esempio, quella frase può essere “Duca VIP”: togliendo le vocali, che non vanno considerate, abbiamo infatti D-C-V-P, e cioè 1789. L’anno di morte di Napoleone? “Defunto”, ovvero D-F-N-T e quindi 1821.

Così si può ricordare anche un numero lunghissimo, imparando a memoria una sorta di filastrocca o una storia [1]. Ma possono essere memorizzate pure date più semplici: l’importante è cercare di creare, con le consonanti, una parola che si leghi al concetto che sta dietro al numero.

La storia di questa tecnica mnemonica

Se la tecnica dei loci fu inventata da Cicerone, anche questa in realtà ha alle sue spalle intellettuali e filosofi di prim’ordine. Il padre della tecnica fu Stanislaus Mink von Wennsshein, pseudonimo dietro cui si nascondeva Johann Just Winkelmann, studioso seicentesco.

In realtà lui aveva perfezionato un sistema già abbozzato, pochi decenni prima, dal matematico francese Pierre Hérigone, ma a sua volta anche il suo sistema è stato poi migliorato nel tempo. Vi lavorarono ad esempio anche il filosofo tedesco Gottfried Wilhelm von Leibniz e il politico inglese Richard Grey.

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5. Schedario alfanumerico

Lo schedario alfanumerico, l’ultima tecnica della nostra lista, è una versione più complessa della conversione fonetica. In questo caso si usano gli stessi principi precedenti, ma si crea uno schema molto più ampio, che quindi consente di richiamare alla memoria anche più informazioni.

In pratica, l’accorgimento consiste nel fondere la conversione fonetica con una storia fantasiosa ma facile da memorizzare. Poniamo ad esempio – rimanendo col nostro esempio tratto dalla Rivoluzione francese – di dover ricordare i tratti salienti della Campagna d’Italia di Napoleone.

I concetti – o, meglio, le parole chiave – da memorizzare sarebbero dunque: Napoleone – 1796 – Piemonte – Austria – Rivoli – 1797 – Campoformio – Venezia. Vediamo ora di trasformare tutto questo in una storia.

Come funziona lo schedario

Prima di tutto bisogna creare uno schedario che faccia corrispondere ad ogni numero una parola. Usando la tecnica della conversione fonetica, possiamo crearne facilmente uno a nostro piacimento (o trovarne di già fatto in rete). Memorizzandolo una volta per tutte, lo si può utilizzare centinaia di volte senza fatica.

Ad esempio, “Napoleone” usa le consonanti N-P-L-N. Nella conversione di prima, corrisponde al numero 2952 e cioè alle cifre 29 e 52. A “29” (N/GN-P/B) si può far corrispondere “nube”, mentre a “52” (L/GL-N/GN) “leone”.

Lo schedario alfanumerico consente di memorizzare lunghe informazioniProseguendo con le nostre trasformazioni possiamo dividere “1796” in 17 (T/D-C/G/K) e 96 (P/B-C/G), e quindi in “tacco” e “bacio”. A questo punto, per ricordare le prime due parole chiave basterà immaginare una storia fantasiosa ma allo stesso tempo vivida che usi le quattro parole appena trovate.

Qualcosa del tipo: «Ho fatto un sogno in cui volavo sopra a una NUBE che aveva la forma del LEONE. Ad un certo punto, però, mi si rompeva un TACCO e mi veniva un’improvvisa voglia di dare un BACIO». Si può poi proseguire in questo modo “traducendo” le altre parole-chiave e memorizzando la storia.

Complicare la faccenda

Ad esempio, “Piemonte” diventa P-M-N-T, cioè 93-21, e quindi ad esempio “piuma” e “nido”. Pertanto: «Non trovando nessuno da baciare, baciai una PIUMA che era scesa da un alto NIDO». E così via.

In questo modo, dopo un po’ di allenamento, si possono memorizzare sequenze molto lunghe di eventi o di numeri, perché le storie – soprattutto quelle fantasiose – colpiscono la memoria molto più facilmente dei dati o dei fatti storici.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Come riporta Wikipedia (qui), per ricordare le cifre del pi greco basta ricordare questa lunga serie di frasi: «Una TROTA ALPINA voleva volare fino in CIELO, ma prima di partire si mise la MAGLIA, perché aveva paura del freddo: una vera FOBIA. Arrivata in quota incontrò un’OCA, dalla cui coda mancavano delle PIUME. Gliele aveva strappate uno GNOMO VORACE, che quando non mangia oche si sazia divorando NOCI, noci che coglie dai RAMI coperti di MUFFA, sporcandosi la MANICA vicino al POLSO». Le parole in maiuscolo, convertite tramite questo sistema, consentono di ricavare le cifre.

 

Segnala altre tecniche di memorizzazione nei commenti.