Cinque esempi di patrimonio italiano protetti dall’Unesco

I celeberrimi Sassi di Matera, patrimonio dell'umanità dell'UNESCO

Ben di senso è privo,
chi ti conosce, Italia, e non t’adora.
(Vincenzo Monti, Il Bardo della Selva Nera)

Se Vincenzo Monti decantava già nel 1806 le sue odi all’Italia, come non dargli ragione oggi in cui, a distanza di poco più di due secoli, la terra Ausonia (per usare un eufemismo con cui Monti indicava poeticamente l’Italia) è legittimamente identificata come patrona di quel patrimonio artistico e naturalistico donatole da un’eredità di secoli di storia e da una geografia che la rende unica in Europa e nel mondo?

La riconoscenza e importanza di questo passato giunge lenta, e solo a seguito di sconvolgimenti pesanti come quelli delle due Guerre Mondiali. È un’Europa sofferente, quella del post ’45, a decretare infatti l’esigenza di un’autorità super partes formata da stai membri in grado di diffondere la cultura della pace, ma anche tutelare e difendere le eredità storico-artistiche e naturalistiche mondiali: nasceva l’Unesco (United Nations Education, Scientific and Cultural Organization).


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Lo scopo e la missione di questo organismo sono non solo quelle di tutelare il patrimonio naturalistico e culturale mondiale, ma anche di promuovere dunque l’educazione, la cultura e le scienze, come prerogativa per uno sviluppo internazionale più omogeneo. L’Unesco, che conta 186 Stati membri e ha sede a Parigi, vanta oggi la tutela di circa 1.031 proprietà in 163 paesi del mondo, di cui ben 51 sono riconosciuti e presenti sul territorio Italiano.

Partiamo da qui, dunque, consci e orgogliosi di questo primato, tuffandoci alla scoperta di alcuni (solo cinque, purtroppo!) tra questi siti annoverati dalla preziosa lista per poter apprezzare meglio il nostro Paese e, chissà, conoscere qualcosa in più.

 

Arte rupestre della Valcamonica (1979)

Un passo nel tempo lungo 8.000 anni

Esempi di arte rupestre in ValcamonicaLungo il corso del fiume Oglio sono visibili circa 200.000 (o forse di più) immagini incise su diversi sistemi rocciosi: da quasi 8.000 anni ci parlano di un lontano passato e dell’incontro primordiale tra l’uomo e la natura. Questa è la Valcamonica, una tra le valli più estese nella zona delle Alpi lombarde, un tempo abitata dai Camuni, e che dal 1979 venne riconosciuta come il primo sito culturale (in ordine di tempo) inserito nella lista dei beni Italiani protetti dall’Unesco per il loro incredibile valore universale di documentazione preistorica giunta pressoché inalterata.

La vita descritta dai petroglifi (o incisioni rupestri) ci riporta indietro nel tempo tra il Mesolitico (VIII-VI millennio a.C.) e l’Età del Ferro (I millennio a.C.), per continuare in maniera più sporadica attraverso l’età romana e alto medioevale: il momento più fecondo, certamente, fu quello preistorico in cui si susseguono scene di caccia, ma anche scene d’agricoltura, allevamento e rituali religiosi, in cui grande importanza era rivestita dal sole, riconosciuto fin d’allora come primordiale elemento di vita.

La scoperta dei siti avvenne a partire dal 1909 quando il geografo bresciano Walther Laeng ne segnalò il ritrovamento fortuito. Percorrere oggi questa vasta area di parchi archeologici (180 siti sparsi in circa 24 comuni) è un po’ come tornare indietro nel tempo, diventando silenziosi visitatori e protagonisti di un mondo ormai scomparso.

 

I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera (1993)

In viaggio dove il tempo si è fermato

I celeberrimi Sassi di Matera, patrimonio dell'umanità dell'UNESCOSiamo a Matera, in Basilicata. La data: imprecisata. Il panorama: ciò che si può definire sospeso nel tempo. Cornice e protagonista di opere letterarie (Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi) e cinematografiche (Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini e La Passione di Cristo di Mel Gibson), Matera con i suoi Sassi è probabilmente uno tra i più antichi insediamenti umani in Italia (a partire dal Paleolitico) che ha continuato a crescere e sedimentarsi sui suoi precedenti storici fino ai giorni nostri, tra arretratezza, degrado e sfollamento degli anni ’50 fino al più recente recupero e restauro nel 1986.

Nati a ridosso di uno sperone roccioso e impervio, i Sassi di Matera sono costituiti da due versanti (il Sasso Caveoso e il Sasso di Barisano) e una zona centrale (la Civitas). Accanto al centro abitato (costituito originariamente da grotte, abitate fino ad epoche relativamente recenti) con le sue case di tufo, sono da notarsi le famose Chiese Rupestri: una moltitudine di edificazioni semplici, anch’esse ricavate dal tufo, e databili a partire dall’alto Medioevo.

Le Chiese Rupestri sono esempio di una fede quasi eremitica, lontana dai fasti della Chiesa contemporanea, ma di cui si avvertono i richiami bizantini nelle decorazioni parietali ad affresco. Degne di note, tra le altre, sono la Chiesa di San Pietro Barisano (costruita nell’anno Mille e rimaneggiata successivamente, in cui alla facciata riedificata nel XVIII secolo si contrappone al semplice interno a tre navate scavate nel tufo), la Chiesa di Santa Maria de Idris (di piccole dimensioni e ricavata entro un masso, seppure con poche decorazioni parietali ci fa immaginare come potesse apparire ad un fedele dell’alto Medioevo, cioè come una piccola perla protetta da una grezza conchiglia) e la Chiesa di Santa Barbara (caratteristica per i suoi gli affreschi medievali ritraenti la Santa invocata da cristiani e ortodossi di quest’epoca per protezione contro le morti violente).

Tutto questo e molto di più è il sito dei Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera che dal 1993 fanno parte dei tesori Italiani protetti dall’Unesco, selezionati per la loro straordinaria diversità architettonica, esempio unico in cui l’uomo ha saputo adattarsi ad una natura inospitale creando e mantenendo altresì una relazione armoniosa. Ma Matera vanta anche un altro primato, quello di essere nel 2019 la Capitale Europea della Cultura: forse un incentivo in più per visitarla e perdersi tra le nebbie dei tempi…

 

Il Villaggio Nuragico di Barumini a Su Nuraxi (1997)

Le fortificazioni prima dei romani

I nuraghi sardi, patrimonio dell'umanità secondo l'UnescoÈ un museo a cielo aperto, il complesso archeologico del villaggio nuragico Su Nuraxi, nella zona centro-meridionale della Sardegna, annoverato dal 1997 tra i siti tutelati dall’Unesco. Secondo l’organismo internazionale, infatti, questo è uno dei siti maggiormente conservati tra tutti i nuraghi sardi, indicando come la comunità preistorica vi abbia utilizzato in maniera davvero innovativa tecniche costruttive che, per certi aspetti, hanno anticipato di secoli le tendenze militari e di difesa.

I nuraghi sono forme difensive a tronco di cono, isolate, databili attorno al 3.500 a.C. Su Nuraxi a Barumini, nome del complesso centrale del nuraghe, appare invece innovativo per la matrice prettamente militare e la composizione (simile ad un castello medioevale o forse forte difensivo romano) delimitata ai quattro angoli da torri che includono una stanza centrale circolare, al cui interno si trova un cortile a mezzaluna ed un pozzo. Intorno si estendeva il villaggio con capanne a pianta circolare, circondate a loro volta da una cinta muraria. Tali strutture resistettero nel corso dei secoli, rimanendo abitate e utilizzate da diverse culture fino all’alto Medioevo (i romani le utilizzarono anche come sepolture).

L’area fu interamente scavata a partire dagli anni ’50 ed è, da allora, meta di turismo.

 

Sacri Monti di Piemonte e Lombardia (2003)

Arte e fede si fondono nella bellezza della natura

Una delle cappelle che si incontrano sul Sacro Monte di VareseIl fenomeno del Sacro Monte inizia a svilupparsi a partire dal Quattrocento circa, come alternativa ai pellegrinaggi religiosi in Terra Santa ritenuti molto pericolosi, e in virtù del sentimento controriformista che andava stimolando il pellegrinaggio entro i confini Italiani. Si trattava, allora come oggi, di un percorso religioso di meditazione che offre ai fedeli un itinerario di devozione verso Maria, la Trinità, i misteri del rosario o la vita di Cristo.

Conosciuti anche come Calvari o Via Crucis per l’ascesa metaforica dalla sommità del monte (simbolo della bassezza delle povertà e limitazioni umane all’ascesa della santità celeste), sono considerati meravigliosi esempi di arte, cultura, fede e bellezze paesaggistiche come manifestazione divina, poiché uniscono al genio creativo – con esempi di cappelle e chiese riccamente decorate – anche la bellezza del paesaggio. L’abbondante presenza sul territorio italiano di Sacri Monti (estensione che copre la Lombardia e il Piemonte prealpini, ma non solo: basti pensare al Santuario Giubilare delle Sette Chiese – Sacro Monte di Monselice, o al Santuario di San Luca a Bologna), rimangono un bellissimo esempio di Biblia Pauperum, ovvero l’utilizzo dell’arte in maniera pedagogica, educativa e meditativa rivolta verso le masse dei fedeli spesso analfabeti, così da trasmettere zelo e trasporto religioso.


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Il Sacro Monte di Varallo (anche noto per l’appellativo Nuova Gerusalemme) – forse il più antico esempio di Sacri Monti esistenti – fu istituito a partire dal XV secolo da un frate francescano di ritorno dalla Palestina, che vi volle rievocare la vita e la Passione di Gesù. Il Sacro Monte si trova ad una altezza di 608 metri. Lo si raggiunge attraverso un percorso a piedi, dal centro storico di Varallo ed è inteso a rievocare, per il pellegrino che vi si incammina, il percorso compiuto da Gesù verso il Calvario. A conclusione del percorso, si trova la Basilica dell’Assunta. Con le sue 45 cappelle affrescate e arricchite da circa 800 statue a grandezza naturale in terracotta, il Sacro Monte di Varallo è forse uno dei più unici nel suo genere.

Dal 2003 il Sacro Monte di Varallo è stato inserito nella lista dei beni di interesse mondiale tutelati dall’Unesco come esempio d’inalterata e meravigliosa architettura devozionale: fusione di fede, genio umano e natura, simbolo ancora della potenza creatrice di Dio.

 

Palermo arabo-normanna, la Cattedrale di Cefalù e la Cattedrale di Monreale (2015)

L’arte come punto d’incontro di religioni diverse

Il Duomo di CefalùUltimo riconoscimento (ma solo in ordine di tempo) va alla Palermo arabo-normanna con le Chiese di Cefalù e Monreale, aggiunte dall’Unesco alla lista del patrimonio dell’Umanità nel 2015. Il complesso venne riconosciuto come incredibile testimonianza lasciataci dalla coesistenza culturale e politica tra popoli di origini diverse (mussulmani, bizantini, latini, ebrei, francesi e lombardi), la quale ha dato vita ad un’arte come fusione e rielaborazione degli elementi di queste culture.

Il complesso monumentale, eretto a partire dal XII secolo, comprende i monumenti del Palazzo dei Normanni o Palazzo Reale con la Cappella Palatina, la Cattedrale di Palermo, San Girolamo degli Eremiti, la Chiesa della Martorana (nota anche come Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio), la Chiesa di San Cataldo, il Palazzo della Zisa, il Ponte dell’Ammiraglio e infine il Duomo di Cefalù e di Monreale. Importantissimo crocevia di culture nel centro del Mediterraneo, la Sicilia passò dal dominio arabo a quello normanno nel XII secolo, segnando l’inizio di una dominazione florida da un punto di vista politico ed artistico.

Tra questi siti, meravigliosa è la Cappella Palatina a tre navate, annessa al Palazzo dei Normanni (o Palazzo Reale), e concepita al fine di essere la cappella privata della famiglia regnante. In sintonia con il contemporaneo stile bizantino diffuso nell’Impero Romano d’Oriente, l’interno della cappella è completamente decorato da mosaici dorati su cui primeggia il Cristo Pantocratore (benedicente) dell’abside. Immagini dei quattro evangelisti e scene bibliche completano le decorazioni musive parietali. Il soffitto ligneo della navata centrale e delle navate laterali è molto caratteristico per i decori detti a muqarnas di stile arabo, rappresentanti stelle intarsiate. Intarsi di marmo sono inoltre ancora meravigliosamente conservati nella decorazione pavimentale della Cappella.

Un viaggio nell’Italia, ma anche un viaggio nel tempo è stato questo tra i tesori italiani tutelati dall’Unesco… una già lunga lista che continuerà ad aumentare includendo sempre eccellenti manifestazioni dello sviluppo socio-culturale, artistico e ambientalistico, ma non solo. Di recente, infatti, l’Italia ha presentato all’Unesco la sua candidatura per “l’arte dei pizzaioli”: esempio di patrimonio immateriale del Made in Italy che rappresenta una tradizione fondamentale per il nostro Paese. La candidatura è stata accettata. Ora dobbiamo solo attendere la nomina ufficiale per poi celebrare con una bella pizza come solo noi italiani sappiamo fare!

 

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