Lucio Battisti, autore di molte delle più famose canzoni italiane degli anni '70

 
Gli anni ’70 sono stati decisivi nella storia della musica pop e rock italiana. Sono stati il decennio in cui il nostro panorama si è definitivamente svecchiato, da un lato grazie ai cantautori, dall’altro alle influenze britanniche. Guccini, De Gregori, Venditti si facevano conoscere al grande pubblico, affiancandosi agli esponenti della scuola genovese già emersi nel decennio precedente, mentre giovani band cercavano di imitare i maestri inglesi, spaziando dal progressive al pop/rock.

Il folk e la disco

A scorrere le classifiche dell’epoca, si scorgono i fermenti di quella stagione carica di novità. Il folk combatteva con la disco music, i grandi del passato – come Mina, per fare un esempio – rivelggiavano con nuovi ragazzi spuntati da chissà dove. Certo, un ruolo di primo piano va riconosciuto a Lucio Battisti, il dominatore della prima parte del decennio. Ma dopo il 1975 la situazione si fece più fluida e il panorama musicale si ingarbugliò.

Oggi, a distanza di quarant’anni, vogliamo provare a districare la matassa. E, soprattutto, a indicare cinque canzoni degli anni ’70 che all’epoca ottennero un successo così clamoroso da fare scuola. Eccole, con un po’ della loro storia.


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Lucio Battisti – Pensieri e parole (1971)

La maturità del cantautore laziale

La copertina del singolo di Pensieri e parole di Lucio Battisti«Che ne sai di un bambino che rubava e soltanto nel buio giocava? E del sole che trafigge i solai, che ne sai?» Cominciava così Pensieri e parole, decimo singolo della carriera di Lucio Battisti uscito nei negozi nel maggio del 1971. Arrivò nel momento di massimo successo del cantautore laziale, completando un percorso cominciato alla fine del decennio precedente. Un decennio in cui aveva cominciato a calcare i palcoscenici, ottenendo ottimi riscontri con 29 settembre, Un’avventura e Acqua azzurra, acqua chiara.

Le canzoni degli anni ’60, però, erano ancora piuttosto leggere sia dal punto di vista musicale che testuale. Segnate da tematiche principalmente amorose, presentavano linee melodiche semplici e ritmate, capaci di catturare l’attenzione del grande pubblico e di svecchiare la produzione italiana, ma non ancora di mostrare tutte le capacità del duo formato con Mogol. Capacità che però cominciarono ad emergere, appunto, nei primi anni ’70.

Due voci

Fiori rosa, fiori di pesco e soprattutto Emozioni, nel 1970, aprirono infatti una stagione nuova. Che trovò la sua consacrazione con Pensieri e parole, una canzone nostalgica, giocata sulla sovrapposizioni di due voci – appunto quella dei pensieri e quella delle parole – che si rincorrono e si smentiscono a vicenda.

Il brano si arrampicò fino al vertice della classifica italiana. E ci rimase per tutta l’estate, diventando in generale il singolo più venduto dell’anno. Non venne però incluso in uno degli album ufficiali, come a volte accadeva con la produzione di Battisti. Quando però l’artista lasciò la Ricordi fondando la Numero Uno, la vecchia casa discografica decise di lanciare un disco che raccogliesse vari precedenti successi. Si trattava di Lucio Battisti vol.4 e qui comparve per la prima volta su un 33 giri anche Pensieri e parole.

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Pooh – Pensiero (1971)

«Non restare chiuso qui…»

Pensiero, primo grande successo dei Pooh negli anni '70Sempre nel 1971 uscì la canzone di un gruppo giovane, ma destinato a restare a lungo sulla breccia della musica italiana. Stiamo parlando di Pensiero, grande successo dei Pooh che richiama – almeno nel titolo – in un certo senso la canzone di Battisti con cui abbiamo aperto.

D’altronde, gli anni ’70 sono stati un decennio in cui si è cercato di trasformare il pensiero in azione, le aspirazioni in cambiamento. E non c’è da stupirsi che le canzoni, anche quelle pop, riecheggiassero quell’atmosfera. I Pooh, d’altra parte, erano figli di una sensibilità nuova. Formatisi alla fine degli anni ’60, avevano cambiato più volte nome e componenti, ma avevano ben chiaro in testa cosa volevano fare. Avevano messo in cantiere il primo successo nel 1968 con Piccola Katy e si erano creati un discreto seguito di fan. E cercavano da tempo un degno seguito a quella prima hit.

Il passaggio alla CBS

Negli anni ’70 avvenne tra l’altro un cambio di casacca. I Pooh – che erano all’epoca formati da Valerio Negrini, Dodi Battaglia, Riccardo Fogli e Roby Facchinetti – lasciarono la Vedette, la loro prima casa discografica, e firmarono per la CBS. Nel giro di poche settimane riuscirono a piazzare varie canzoni nelle parti alte della classifica. Prima arrivò Tanta voglia di lei e poco dopo fu la volta di Pensiero, che giunse fino in vetta e vendette milioni di copie tra l’Italia e il Sud America.

Il brano, considerato dai più una consueta canzone d’amore, parlava invece di un carcerato e della sua voglia di libertà. Fu pubblicato contestualmente all’album Opera prima, il quarto del gruppo e il primo con la nuova etichetta. Apriva anzi quell’album ed era scritto da Roby Facchinetti e Valerio Negrini. Quest’ultimo, batterista, lasciò la band poco dopo – pur continuando a lungo a scriverne i testi – venendo sostituito da Stefano D’Orazio.

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Patty Pravo – Pazza idea (1973)

Tra discografici e canzoni provocatorie

Pazza idea di Patty PravoSpostiamoci avanti di un paio di anni e arriviamo al 1973. In quell’anno a dominare le classifiche fu una canzone di Patty Pravo, cantante veneziana che nonostante la giovanissima età – aveva 25 anni – era già nota al grande pubblico prima per essere stata “la ragazza del Piper” e poi per aver inciso La bambola.

Anche in questo caso, alla base del successo ci fu un cambio di etichetta discografica. Nicoletta Strambelli – questo il vero nome della cantante – aveva infatti esordito nel 1966 con la RCA, che aveva pubblicato Ragazzo triste. Nel 1970 però era passata alla Phonogram, rimanendoci fino al 1973. In quell’anno si realizzò il suo ritorno alla casa madre, con i discografici che decisero di investire grandi risorse nel primo singolo della nuova era. Questo singolo, arrangiato con mezzi sontuosi e promosso con una grande campagna pubblicitaria, fu proprio Pazza idea.


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Scritta da Cesare Gigli e Paolo Dossena per il testo e da Maurizio Monti e Giovanni Ullu per la musica, la canzone dominò l’estate di quell’anno e fu la seconda canzone più venduta in Italia, dietro solo a Crocodile Rock di Elton John. D’altronde, andò molto bene anche all’estero. Venne incisa infatti in tedesco, spagnolo e inglese dalla stessa Pravo e in altre lingue da altri artisti.

La storia di amore e odio con la RCA non sarebbe finita lì. Pochi anni dopo la Pravo sarebbe passata infatti, per poco tempo, alla Ricordi, salvo poi rientrare nella casa madre e celebrare la riunificazione con un nuovo singolo. Si trattò, in quel caso, di Pensiero stupendo, altro pezzo importante di quel periodo.

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Alan Sorrenti – Tu sei l’unica donna per me (1979)

Il cambio delle mode

Tu sei l'unica donna per me di Alan SorrentiAvviamoci verso la fine del decennio. Come dicevamo in apertura, gli anni ’70 furono un coacervo di idee e stili musicali diversi. A livello internazionale, dal progressive e dalla canzone impegnata ci si avviò via via verso il disimpegno e la disco music. E qualcosa, anche se in tono minore, avvenne anche in Italia.

A riscuotere i maggiori frutti dell’inversione di tendenza fu probabilmente il napoletano Alan Sorrenti. Nella seconda parte del decennio questo cantautore piazzò infatti i suoi successi più importanti. Nel 1977 uscì Figli delle stelle, frutto di una intensa collaborazione con l’americano Jay Graydon e prodotta da Phil Ramone. Due anni dopo fu la volta di Tu sei l’unica donna per me, maggior successo discografico del 1979.

La canzone dell’estate

Il brano rimase in testa alla classifica per tutta l’estate, ininterrottamente da giugno a settembre, e trionfò pure al Festivalbar. A livello testuale era una semplice e quasi banale canzone d’amore, ma musicalmente inseriva – senza esagerare – qualche timida sonorità disco, legandola a un motivetto orecchiabile e facile da memorizzare.

Dopo quell’exploit straordinario, la carriera di Sorrenti mostrò però la corda. Da un lato il successo di nuovi sound provenienti dall’America e dall’altro alcuni problemi personali portarono presto il cantautore a scomparire sia dalle classifiche che dai negozi discografici. Tentò di ritornarvi verso la fine degli anni ’80, senza però riuscire a riconquistare la notorietà perduta.

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Umberto Tozzi – Gloria (1979)

La canzone più nota del decennio

Gloria di Umberto TozziConcludiamo con quello che fu probabilmente il successo più travolgente degli anni ’70, e che in un certo senso chiuse il decennio. Gloria, pezzo di Umberto Tozzi, aveva infatti al suo interno un ritmo e una rabbia più consoni agli anni ’80 che ai ’70. E anche nel nostro immaginario è legata soprattutto al decennio successivo, per via della versione inglese che fu lanciata nel 1982.

Ma andiamo con ordine. Negli anni ’70 Tozzi si era fatto le ossa come session man per la Numero Uno di Battisti e Mogol. Aveva cominciato così a farsi conoscere nell’ambiente, fino a quando non aveva trovato un partner perfetto nel paroliere Giancarlo Bigazzi. I due, verso la fine degli anni ’70, avevano cominciato a realizzare alcune canzoni nuove, che in breve tempo diedero grande notorietà a Tozzi.

Da Ti amo a Gloria

Il primo successo fu Ti amo, che nel 1977 vinse il Festivalbar e arrivò a vendere ben 8 milioni di copie nel mondo. La dimensione internazionale delle musiche di Tozzi si confermò anche coi brani successivi. Nel 1978 uscì Tu, altra grande hit non solo in Italia. E, soprattutto, nel 1979 venne pubblicata la già citata Gloria. Una canzone che nel quinquennio successivo vendette quasi 30 milioni di copie in tutto il mondo, sfondando in Francia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti (dove arrivò fino alla posizione numero 2 di Billboard) e in molti altri paesi.

Da allora il pezzo è stato inserito anche in svariati film e serie TV, che ne hanno alimentato il mito. Celebre la scena di Flashdance in cui la musica accompagna un balletto sul ghiaccio. O, in tempi più recenti, quella di The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, in cui Leonardo DiCaprio viene salvato da un gruppo di marinai italiani che fanno festa ascoltando proprio Umberto Tozzi alla radio.

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