Cinque famose cover di canzoni rock e pop straniere

Johnny Cash con la sua inseparabile chitarra

Chi è appassionato di musica live spesso si lamenta del fatto che da un po’ di tempo a questa parte prolifichino solo cover band. Se la musica d’autore è certamente impagabile, va detto che una cover fatta bene ha però indiscutibilmente il suo fascino. D’altra parte, pensiamo a quando, ascoltando la radio in macchina o sotto la doccia, partiamo a cantare: non stiamo facendo una nostra, seppur modesta, cover? Che sia per facile gloria o per tributo ad un cantante, le cover nella storia della musica sono numerosissime e molte di queste sono famose e note.

Personalmente, da fan della serie Glee, amo molto ascoltare un’interpretazione diversa di una canzone perché penso sia curioso vedere come ogni artista legga un brano partendo dalla stessa base. Ok, ok: probabilmente i puristi mi stanno odiando, ma non ho mai nascosto la mia schizofrenia musicale.


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Così, spulciando nella mia playlist “Cover” di Spotify, ho scelto cinque cover di canzoni straniere che, per me, sono uscite particolarmente bene e vi invito a lasciare nei commenti quali, invece, avreste inserito voi. Vi dico, però, subito che ho volutamente evitato le famosissime Sweet Dreams, Have You Ever Seen the Rain? e Knockin’ on Heaven’s Door.

 

Placebo – Johnny and Mary (2003)

Versione originale di Robert Palmer (1980)

Ho scelto di cominciare da uno dei miei gruppi preferiti, ovvero i Placebo, non perché io sia di parte, ma perché questa cover è davvero una chicca. L’originale è firmata Robert Palmer ed uscì nel 1980.

Famosa perché tra la metà degli anni ’80 e i primi ’90 venne utilizzata dalla Renault per i suoi spot televisivi, Johnny and Mary è una canzone che, appena uscita, non ottenne grande successo. Rimase sempre, infatti, in posizioni più o meno basse delle classifiche finché, appunto, non venne scelta dalla casa automobilistica francese.

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Oggi, Johnny and Mary è nota e, in parte, è certamente merito anche della cover dei Placebo uscita nel 2003 nell’album Covers. Un intero disco di tributi, appunto, a cantanti e brani in cui figurano anche I Feel You dei Depeche Mode, Where Is My Mind? dei Pixies e Running Up That Hill di Kate Bush, quest’ultima eseguita anche in live al concerto di maggio all’Arena di Verona (inutile dirvi che c’ero anch’io).

I Placebo non sono stati gli unici a riprendere la canzone di Palmer e tra i molti che l’hanno omaggiata figurano gli Status Quo e Tina Turner. Una bella canzone, di cui il gruppo di Brian Molko ci ha regalato una strepitosa cover.

 

Walk off the Earth – Man Down (2011)

Versione originale di Rihanna (2011)

Man Down è un brano di Rihanna relativamente recente che, quasi immediatamente, ha stimolato la fantasia del gruppo canadese Walk off the Earth e li ha convinti a realizzare questa cover (con relativo video) davvero strepitosa. Un brano reggae molto discusso, quello di Rihanna, che, dopo la pubblicazione, le costò anche non poche critiche: il testo, infatti, racconta di una donna che in un momento di rabbia uccide un uomo a colpi di pistola e scappa, il tutto in una visione un po’ gangsta rap.

Quando uscì, Rihanna aveva da poco denunciato l’ex fidanzato Chris Brown per aggressione e venne criticata perché questo testo, secondo alcuni, incitava all’omicidio e perché, se a scrivere il testo fosse stato Brown, sarebbe stato denunciato.

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Ora, la canzone è davvero bella, la versione ancora più reggae dell’originale che ci hanno regalato i Walk off the Earth è davvero strepitosa e andare a cercare il pelo nell’uovo, forse, è un po’ troppo. Va bene che incitare alla violenza non va mai bene, ma è una canzone che racconta di una donna che, presa dall’ira, uccide il suo amante. Stop.

Come sempre a fare troppo i filosofici, si rischia di diventar pesanti. Man Down era già carina nella versione originale, ma nella cover del gruppo canadese diventa davvero una bomba.

 

Johnny Cash – Personal Jesus (2002)

Versione originale dei Depeche Mode (1989)

Eccoci a un classicone! Un premessa è doverosa: se mi chiedeste quale gruppo proprio non mi piace, quasi certamente vi risponderei i Depeche Mode. Per qualche strano motivo, a differenza di un’infinità di persone, a me la musica di questa band britannica non ha mai fatto impazzire; anzi, direi proprio che non è mai piaciuta.

Pur apprezzandone l’indiscutibile dote artistica, non fanno per me. Bene, dopo questa breve ma intensa premessa procedo: Personal Jesus è bellissima, nella versione acustica di Johnny Cash.

Ok, ok, i fan dei Depeche probabilmente mi stanno maledicendo, ma chiedo venia, i gusti sono gusti. Il testo è ambiguo, una grande metafora della fede e della religione in generale che ne fa senza dubbio una canzone molto particolare. Se nell’originale dei Depeche l’inflessione elettronica è preponderante, nella versione di Cash è tutta un’altra musica.

Una versione acustica, si diceva poco fa, le fa assumere una dimensione quasi intima, privata, confidenziale. Un brano elettronico che Cash ha fatto diventare una canzone intima davvero bellissima.

 

Tori Amos – Smells Like Teen Spirit (1992)

Versione originale dei Nirvana (1991)

Eh, vabbè, potevano mancare i Nirvana? No, in effetti. Smells Like Teen Spirit è, senza dubbio, la canzone più conosciuta dei Nirvana, la band capitanata dal compianto Kurt Cobain. Ora, il successo di Smells Like Teen Spirit è indiscusso: solo per fare un esempio, è al nono posto nella classifica delle 500 canzoni migliori della storia stilata da Rolling Stone.

E pensare che la genesi di questa canzone è particolare: Cobain non cominciò a scriverla che a due settimane dall’inizio delle registrazioni del loro secondo album (Nevermind), prendendo ispirazione per il titolo da una frase scritta con la bomboletta spray sul muro di casa sua dall’amica Kathleen Hanna, anche lei musicista.


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“Kurt smells like teen spirit” (Kurt profuma di Teen Spirit), aveva scritto per prenderlo in giro dato che il Teen Spirit era un deodorante molto in voga tra i ragazzini ed era usato anche dall’ex fidanzata. Ma lui, che non sapeva cosa fosse, credeva si riferisse al suo spirito adolescenziale e rivoluzionario. Scoprì cosa fosse il Teen Spirit solo dopo l’uscita del brano. La versione di Tori Amos, che non è certamente grunge, fornisce però una visione più delicata, ma comunque sofferta, “dell’inno dei giovani apatici”, come è stata definita questa canzone.

Quella della Amos è stata la prima tra le cover del pezzo che, proprio per il suo successo e per la sua importanza nella storia del rock mondiale, è stato ripreso da moltissimi artisti tra cui Patti Smith e i Red Hot Chili Peppers ed è stata rifatta in versione cabarettistica per il film Moulin Rouge!. Una canzone strepitosa, potente, tormentata, che nella versione di Tori Amos, nonostante la calma apparente e la delicatezza, non perde di potenza.

 

Halestorm – Bad Romance (2012)

Versione originale di Lady Gaga (2009)

Chiusura non forse in bellezza, direi. Già, perché, se non si può nascondere il fatto che Lady Gaga sia un’artista che lascia tutti a bocca aperta, non si può far finta che la star sia una di quelle che incantano anche gli occhi. Bad Romance è una di quelle canzoni che, probabilmente, quasi tutti conoscono, vuoi perché la radio la passava a ciclo continuo, vuoi perché è stata utilizzata dalla TIM per i suoi spot televisivi.

Celeberrima la canzone quanto l’artista che ha fatto sempre molto discutere per le sue scelte bizzarre in fatto di outfit. Ma per chi, come me, ama Glee, sa che dietro a Gaga c’è un team di persone che lavora giorno e notte per renderla il personaggio che è.

Detto ciò, perché Bad Romance? La canzone parla della condizione di sofferenza che una donna affronta alle prese con una storia d’amore “cattiva” (bad, appunto), quasi malsana. L’originale, nemmeno a dirlo, è dance pop, genere di cui Gaga è regina. La versione di Bad Romance degli Halestorm, invece, è tutta un’altra cosa: rock puro.

Come sia possibile trasformare un brano dance in un hard rock non lo so, ma la band americana c’è riuscita alla grande e ha creato un vero e proprio capolavoro. Potente e aggressiva senza essere fastidiosa, la Bad Romance degli Halestorm è quasi meglio dell’originale. Senza nulla togliere alla regina del nonsense.

 

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