Cinque famose e divertenti battute sulla vecchiaia

Cinque famose e divertenti battute sulla vecchiaia

Per quanto la vecchiaia sia una componente ineliminabile della nostra vita – e anzi, l’unico modo per eliminarla infatti consiste nel non vivere – sembra che nessuno si abitui mai ad essa, tormentato com’è dagli acciacchi e dal ricordo di come si era più in forma qualche decina d’anni prima. Non solo: la vecchiaia sembra avere in sé un elemento di tragicità che sconfina spesso e facilmente in farsa, rendendo quell’età della vita terreno fertile per le battute dei comici e l’ironia dei barzellettieri.

Molti, infatti, nel corso degli ultimi due secoli – il periodo in cui, grazie ai miglioramenti della medicina, la vecchiaia è diventata una questione “di massa” – si sono lanciati a ironizzare su di essa, a volte parlando in generale, a volte usando se stessi come esempio.

Vediamo dunque cinque tra i più divertenti aforismi e battute sulla vecchiaia cercando di conoscere, nel contempo, qualcosa della vita e della biografia dei loro autori.

 

Uno scenario teatrale

Il caustico pessimismo di Arthur Schopenhauer

Arthur SchopenhauerArthur Schopenhauer non fu certo un gran simpaticone: la sua filosofia è ancora oggi considerata la più pessimista mai prodotta da un uomo, e la sua opera è non a caso spesso letta in parallelo a quella di Giacomo Leopardi, poeta che di gioie, in vita, ne raccolse ben poche.

D’altro canto, l’idea di fondo del pensatore tedesco era che l’essenza dell’esistenza fosse il dolore, quindi probabilmente per lui i malanni dell’età erano solo la conferma di quanto già si sarebbe dovuto capire da giovani.

La frase che abbiamo scelto, in particolare, si richiama a una serie di esempi relativi al teatro che Schopenhauer utilizzò sovente, anche a causa del mestiere di scrittrice della madre che un qualche amore per la narrativa gliel’aveva sicuramente lasciato.

Così, se la vita è una tragedia, ci si può almeno distaccare da essa, come a teatro, quando, vedendo il procedere delle vite altrui, ci si dimentica momentaneamente della propria e delle relative sofferenze.

Ma, ci spiega il tedesco nella citazione che abbiamo appena riportato, se da giovani la scena teatrale la guardiamo da lontano, e quindi ci risulta più facile distaccarcene, da vecchi la stessa scena la vediamo da vicinissimo, comprendendo infine che la nostra tragedia è la stessa della trama dello spettacolo.

Nella fanciullezza la vita ci si presenta come uno scenario teatrale visto da lontano; nella vecchiaia come il medesimo scenario visto da molto vicino.

 

Vivere a lungo

Charles Augustin de Sainte-Beuve e la parabola di Napoleone III

Charles Augustin de Sainte-BeuveMeno nota rispetto a Schopenhauer, ma non per questo meno capace di sfornare aforismi sagaci e a loro modo divertenti, fu anche la personalità di Charles Augustin de Sainte-Beuve, forse il più celebre e importante critico letterario della Francia di metà Ottocento.

Nato a Boulogne da una famiglia di umili origini, Sainte-Beuve basò tutta la propria carriera prima sui suoi successi scolastici e universitari, poi sulla sua capacità di scrittura, diretta sia su questioni letterarie che sociali.

Celebri i suoi lundis, pezzi che uscivano appunto il lunedì prima sul Constitutionnel e poi sul Moniteur, in cui esaltava la scrittura di Chateaubriand e Victor Hugo e non risparmiava commenti sarcastici sulla Francia del tempo.

La sua stessa vecchiaia fu però segnata, nel bene e nel male, da Napoleone III e dalla sua parabola politica: all’avvento in scena del futuro imperatore fu uno dei suoi più accesi sostenitori, nostalgico com’era dello stesso Napoleone I e della perduta grandezza francese.

Per questo, quando il potere di Luigi Bonaparte si consolidò, Sainte-Beuve fu ricompensato dall’imperatore e poté godere di vari avanzamenti sociali, ottenendo anche la nomina a senatore e a professore di poesia latina al Collège de France.

Durante quest’ultimo incarico, però, fu più volte contestato dagli studenti, che non apprezzavano né la politica di Napoleone III né le sperticate lodi verso di lui del loro professore, e questo lo portò presto all’abbandono dell’istituto.

Invecchiare è ancora il solo mezzo che si sia trovato per vivere a lungo.

 

Il problema della memoria

La saggezza del centenario George Burns

George Burns, autore di alcune tra le più celebri battute sulla vecchiaiaDopo una rapida carrellata sull’inatteso sarcasmo dei romantici, spostiamoci ora al Novecento, dove indubbiamente uno dei comici che più di tutti ha costruito una carriera sulla vecchiaia è stato l’americano George Burns.

Ebreo newyorkese, Burns è stato uno dei più grandi comici a stelle e strisce del Novecento, capace di lasciare un segno prima nel vaudeville, poi al cinema, quindi alla radio e infine alla TV.

Tutta la prima parte della sua carriera fu giocata infatti assieme alla moglie Gracie Allen, con la quale formava una coppia formidabile, attiva negli anni ’30 alla radio e nei ’50 in TV con il The George Burns and Gracie Allen Show, una delle sitcom più amate della CBS in onda per otto anni consecutivi.

Morta la consorte nel decennio successivo, Burns, ormai ultrasessantenne, sembrava destinato alla pensione, ma nel 1975 recitò a fianco di Walter Matthau in I ragazzi irresistibili, vincendo un Oscar e rilanciando la propria carriera a ottant’anni esatti d’età.

Per tutti gli anni Ottanta, così, fece apparizioni televisive e scrisse libri pieni di battute sulle gioie e i dolori della vecchiaia (uno di quelli di maggior successo fu How to Live to Be 100, or More. The Ultimate Diet, Sex and Exercise Book); scomparve nel 1996 a cento anni tondi tondi d’età.

Quando avrai ottant’anni, avrai probabilmente imparato tutto della vita. Il problema sarà ricordarlo.

 

La vecchiaia è bella…

La penna poetica e sarcastica di Gianni Brera

Gianni BreraAl di là di Schopenhauer, che fu un filosofo di prim’ordine, la nostra cinquina – ve ne starete accorgendo – è formata sì da comici, com’era lecito attendersi, ma anche da giornalisti e in particolare da quei giornalisti che amavano spingersi oltre quello che doveva essere il loro scontato campo d’azione, abbracciando la letteratura.

Uno di quelli più illustri, in Italia, fu indubbiamente Gianni Brera, reporter sportivo per una miriade di testate già a partire dagli anni ’40, capace di lasciare un segno indelebile nel giornalismo italiano grazie soprattutto al suo stile di scrittura, alla sua arguzia e al suo sarcasmo, che si esplicavano spesso anche nei soprannomi che attribuiva ai giocatori (memorabile l’abatino rifilato a Gianni Rivera, ben poco amato).

Alla vecchiaia – lui che, scrivendo di sport, parlava pur sempre di ragazzini – ci arrivò relativamente presto, visto che era stato un giornalista prodigio (direttore della Gazzetta dello Sport ad appena 30 anni) e che il suo mito lo precedeva.

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Mel 1969, cinquantenne, scrisse pure un romanzo molto apprezzato e di buon successo, Il corpo della ragassa, mentre negli anni Ottanta comparve spesso in TV, ospite di trasmissioni sportive.

Morì nel 1992, a 73 anni, in un incidente automobilistico in provincia di Lodi; la sua vecchiaia, almeno quella anagrafica, era durata effettivamente poco.

La vecchiaia è bella. Peccato che duri poco.

 

Era così vecchia che…

Rodney Dangerfield e il gusto per l’iperbole

Rodney DangerfieldConcludiamo con un comico che, come George Burns, per rispettare il cliché non può che essere un ebreo newyorkese: Rodney Dangerfield, il cui vero nome era Jack Cohen.

Classe 1921, in Italia è noto soprattutto per alcune comparsate in pellicole cinematografiche degli anni Ottanta e Novanta come Palla da golf, il film del 1980 diretto da Harold Ramis con Chevy Chase e Bill Murray, Assassini nati – Natural Born Killers (per la verità non certo un film adatto ai comici) e Casper.

Ma Dangerfield negli Stati Uniti fu soprattutto un comico da cabaret e televisivo tra i più importanti della sua generazione, capace anche di fare da talent scout per tutta una serie di nuovi comedians che ospitò per anni nel suo locale di Manhattan, come Jerry Seinfeld, Roseanne Barr, Bob Saget, Tim Allen, Jim Carrey e molti altri.

Il suo tormentone, soprattutto dagli anni Settanta in poi, si basava sulla frase d’apertura I get no respect, una sorta di parodia de Il Padrino in cui elencava tutti i modi in cui la gente lo ignorava e gli mancava continuamente di rispetto.

Era, insomma, un comico amante dell’eccesso e dell’iperbole, come dimostra anche la frase che abbiamo scelto per la nostra cinquina. È scomparso nel 2004.

Era così vecchia che, quando andava a scuola lei, fra le materie non c’era storia.

 

Segnala altre divertenti battute sulla vecchiaia nei commenti.

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