9 famose fiabe dei fratelli Grimm

Scopriamo le fiabe dei fratelli Grimm, qui ritratti da Heath Ledger e Matt Damon

Il successo pressoché perenne dei cartoni animati della Disney e, recentemente, anche delle loro versioni live action dimostra quanto i bambini (e gli adulti) di oggi abbiano ancora bisogno di favole. Favole che non aggiungono nulla di nuovo al nostro immaginario collettivo, ma che riprendono e riportano in voga storie dalla tradizione antichissima. Storie che nascono dal folclore medievale, come nel caso delle fiabe dei fratelli Grimm. O che, in alcuni casi, derivano addirittura da vetuste civiltà.

Tra i tanti che hanno cercato di recuperare questo patrimonio culturale, un ruolo di primo piano spetta appunto a Wilhelm e Jacob Grimm.

I due fratelli nella prima metà dell’Ottocento raccolsero e rielaborarono tutte le principali fiabe della tradizione tedesca. Diedero loro dignità e le diffusero così in tutta Europa. Ma quali sono le più famose? Ecco le nostre scelte.

      

 

1. Cenerentola

Partiamo da Cenerentola. Questa è una delle fiabe più famose delle raccolte dei fratelli Grimm ma anche, probabilmente, una delle meno conosciute nella sua versione tedesca.

La storia che avete visto raccontata dai due film disneyani, infatti, è ispirata più che altro al racconto di Charles Perrault. La versione dei Grimm, che a loro volta ripresero la storia da un originale antichissimo, differisce in molti punti.

Cenerentola che perde la scarpetta nella pece
Protagonista è Cenerentola, una ricca e bella ragazza che, rimasta orfana di madre, viene ostracizzata dalla nuova matrigna e dalle sorellastre. Queste la usano come sguattera davanti all’indifferenza del padre. Lei comunque rimane molto devota alla memoria della madre, recandosi varie volte al giorno sulla sua tomba.

Lì vede crescere un nocciolo da lei stessa piantato e innaffiato dalle sue lacrime. Un nocciolo che si rivela presto magico, visto che sembra avere il potere di esaudire i suoi desideri.

Il ballo

Quando il principe organizza un lungo ballo – della durata di tre giorni – per prendere moglie, Cenerentola chiede di parteciparvi. Ottiene però il netto rifiuto della matrigna. La donna la sottopone anche a delle prove, che la ragazza svolge con l’aiuto degli uccellini del bosco. Prove che risultano però inutili al fine di ottenere l’agognato permesso.


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Per questo, quando le sorelle sono uscite, si reca sulla tomba della madre e chiede di ricevere una veste d’oro e d’argento. Così vestita si reca al ballo e incanta il principe, salvo scappare a fine serata senza rivelare il proprio nome.

L’espediente della scarpetta

La scena si ripete anche la seconda e la terza sera, ma in quest’ultima occasione il principe trova una parziale soluzione. Cosparge infatti di pece le scale cosicché la ragazza perda almeno una scarpetta, che rimane incollata al pavimento.

Il principe si reca quindi alla casa di Cenerentola cercando la proprietaria della scarpa per sposarla. La prima figlia non riesce a farci entrare il piede. Su suggerimento della madre, però, si taglia via l’alluce per riuscire a indossarla.

Le amputazioni

Il principe la crede quindi la splendida ballerina e la porta con sé. Passando davanti alla tomba della madre di Cenerentola sente però gli uccelli, che gli dicono di guardare i piedi della ragazza, perché sanguinanti. Torna quindi indietro e questa volta è l’altra sorella a tagliarsi via una parte del tallone. Ancora una volta l’imbroglio viene smascherato dagli uccelli.

Solo alla fine il principe trova finalmente Cenerentola, che non ha bisogno di amputarsi nulla per calzare la scarpa. La porta dunque via con sé, con l’approvazione degli animali del bosco.

      

 

2. Cappuccetto Rosso

Molto più simile alla versione che conoscete è invece la fiaba di Cappuccetto Rosso. Anch’essa fu narrata già da Perrault, ma i Grimm la ripresero pressoché identica. Vi aggiunsero solo una sorta di seguito, che in realtà altro non era che il frutto di una tradizione diversa che derivava dalla stesso spunto iniziale.

La vicenda vede come protagonista la piccola Cappuccetto Rosso, una bambina che viene incaricata dalla madre di portare un po’ di vino e una focaccia alla nonna malata. Così si avventura nel bosco, incrociando però subito la sua strada con quella di un lupo. E lei non conosce la pericolosità di quell’animale.

Cappuccetto Rosso e il lupo in un'illustrazione di Gustavo Doré
Il lupo – non si capisce bene per quale motivo – non cerca di mangiarla già lì nel bosco, ma la rallenta suggerendole di raccogliere qualche fiore. In questo modo può arrivare per primo a casa della nonna e, fingendosi Cappuccetto Rosso, mangiarla e travestirsi da lei. Si infila poi sotto alle coperte.

Quando alla fine arriva anche la nipotina, il lupo ha gioco facile a fingersi la nonna. La piccola se ne esce con le celeberrime esclamazioni: «Nonna, che orecchie grandi hai!» «Per sentirti meglio». «Ma che occhi grandi!» «È per vederti meglio». «E che bocca spaventosa!» «Per mangiarti meglio!».

Sia la nonna che Cappuccetto Rosso vengono però salvate dal provvidenziale arrivo di un cacciatore che sente il lupo russare. Invece di sparare all’animale, l’uomo prende infatti un paio di forbici e gli buca la pancia. Tira così fuori intatte le due donne.

Il seguito dei fratelli Grimm

Nel seguito, Cappuccetto viene avvicinata da un ulteriore lupo mentre sta tornando a portare altre vivande alla nonna. Stavolta, consapevole del rischio, ordisce con la vecchia un piano che finisce per far cadere l’animale in un pentolone colmo d’acqua in cui questo affoga.

La storia contiene, nella versione dei Grimm, i consueti elementi horror, soprattutto nel crescendo con cui il lupo travestito si rivela alla bambina.

In origine, e soprattutto nella versione di Perrault, la fiaba era però probabilmente una metafora dell’adescamento alla prostituzione. Che uomini senza scrupoli (i lupi) praticavano nei confronti di giovani e ingenue pulzelle.

      

 

3. Rosaspina, la bella addormentata nel bosco

Presente in Perrault è anche la fiaba de La bella addormentata nel bosco. Storia che ha ispirato un fortunato film della Disney e che secondo gli psicanalisti – Bruno Bettelheim in primis – manifesta un contenuto erotico latente.

Rosaspina, protagonista di una delle più famose fiabe dei fratelli Grimm, prima di essere punta

La favola dei fratelli Grimm è molto simile a quella dello scrittore francese del XVII secolo. Quest’ultimo, a sua volta, l’aveva tratta probabilmente del campano Giambattista Basile, edulcorandola però da una serie di elementi piuttosto espliciti e ritenuti inadatti al proprio pubblico.

 
La trama vede un re e una regina che, dopo molti tentativi, hanno finalmente una figlia. Per celebrare il lieto evento organizzano un banchetto a cui invitano dodici fate che risiedono nel regno. Fate che iniziano ognuna a donare alla neonata un diverso pregio (chi la bellezza, chi la virtù e così via).

La tredicesima fata

Le fate del regno sono però in tutto 13 e una non è quindi stata invitata. Il motivo di questa scelta è che il re dispone di un servizio di piatti solo per 12 persone. L’esclusa, risentita, si presenta pertanto al banchetto e maledice la bimba, promettendole la morte allo scoccare del quindicesimo compleanno tramite la puntura di un fuso.

Nonostante i tentativi delle altre fate di mitigare la maledizione – trasformando la morte in un sonno profondo –, la profezia si avvera. La bella fanciulla cade così addormentata assieme a tutto il castello per ben 100 anni.


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Solo dopo quel lungo periodo un principe riesce a penetrare l’altissimo roveto che nel frattempo è cresciuto attorno al castello. E, poi, a risvegliare con un bacio la principessa, che il popolo ha frattanto ribattezzato Rosaspina. Così si risveglia anche tutta la corte e si annulla la maledizione.

L’interpretazione psicanalitica

Dal punto di vista psicanalitico la puntura dell’arcolaio, a cui i genitori, nonostante mille sforzi, non possono opporsi, rappresenta l’arrivo della pubertà (non a caso, il sangue della puntura sarebbe un simbolo fin troppo esplicito del ciclo mestruale).

Il risveglio causato dal principe – che tra l’altro nella versione dei Grimm entra nel castello accolto dalle piante, che da roveti si trasformano in rose al suo passaggio – rappresenta invece la scoperta benigna della sessualità. Una sessualità che ridà nuova vita e mette pace nei contrasti dell’adolescenza.

      

 

4. Biancaneve

Forse la più celebre fiaba che fu narrata per primi proprio dai fratelli Grimm è quella di Biancaneve. Che tra l’altro fu anche la prima ad essere portata sul grande schermo dalla Disney. Ma non pensiate che questo renda più semplice districare la matassa, perché i fratelli tedeschi nel corso degli anni hanno modificato la fiaba più volte.

Nelle loro diverse pubblicazioni, infatti, la edulcorarono di volta in volta da alcuni elementi particolarmente sgradevoli. Ad esempio, in principio era la madre a tentare di uccidere la sua stessa figlia e mangiarne gli organi. Il principe, invece, nelle prime versioni sembrava più un necrofilo che un salvatore.

Biancaneve circondata dai sette nani
La storia prende avvio da una regina che, cucendo durante una giornata nevosa, si punge. Vedendo il proprio sangue sulla bianca neve ha per la prima volta il desiderio di una figlia. Una figlia che sia bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come il legno d’ebano della finestra da cui cuciva.

Nasce così Biancaneve, che rimane però orfana dopo appena un anno. La nuova matrigna è una donna bellissima ma anche molto invidiosa. Non a caso, interroga perennemente uno specchio magico per sapere qual è la donna più bella del palazzo e del reame.

I tentativi di disfarsi della figliastra

Quando Biancaneve compie 7 anni, supera in bellezza la matrigna e lo specchio non manca di informare la crudele donna. Subito questa dà incarico ad un cacciatore di portare la bambina nel bosco, ucciderla e consegnarle i polmoni e il fegato come prova.

Il cacciatore, intenerito dalla bambina, le permette di scappare e porta gli organi di un cinghiale, che la regina mangia di gusto credendoli quelli della figliastra. Biancaneve intanto trova riparo in una casetta che si rivela essere abitata da sette nani che lavorano nelle miniere sui monti. Questi la accolgono in cambio dello svolgimento di alcune faccende domestiche.

Nastri e pettini

La regina viene però presto a sapere della mancata morte di Biancaneve e tenta di disfarsi di lei. Un primo tentativo la vede travestirsi da vecchina e recarsi alla casa dei nani a vender nastri.

In questa circostanza ne lega alla vita della fanciulla uno così stretto da lasciarla apparentemente morta. Un provvidenziale ritorno dei nani però la salva.

Il secondo tentativo la vede preparare un pettine avvelenato che riesce ad infilare tra i capelli della bambina. Biancaneve viene però ancora una volta salvata dai nani, che glielo tolgono di dosso.

La morte

Al terzo tentativo la regina però riesce nell’intento. Prepara una mela avvelenata solo su una metà, si presenta travestita e ne mangia un boccone dalla metà sana. Così facendo convince la bambina a mangiare l’altra metà, che si rivela però letale.

I nani, estasiati dalla sua bellezza, decidono di non seppellirla e di tenerla in una bara trasparente. Così viene notata, anni dopo, da un principe, che decide di portare la bara con sé. Durante il trasporto però i servi inciampano e dalla bocca di Biancaneve fuoriesce la mela, ridandole la vita.

Lei e il principe si sposano e invitano al banchetto la regina, che scopre troppo tardi che la sposina è la sua figliastra. Viene costretta infatti a ballare con delle scarpe roventi e, poco dopo, la megera cade a terra, morta.

      

 

5. Hänsel e Gretel

Concludiamo la prima parte dell’articolo con un’altra famosa fiaba dei fratelli Grimm. Una fiaba in parte – soprattutto nei primi accadimenti – ispirata a Pollicino di Perrault, ma poi caratterizzata da una trama diversa: Hänsel e Gretel.

Anche in questo caso la fiaba è famosa per la presenza di alcuni elementi particolarmente spaventosi. Elementi come il cannibalismo, le streghe, l’infanticidio e addirittura una sorta di paese dei balocchi che rivela un contrappasso spaventoso.

Hansel e Gretel si avventurano nel bosco
Hänsel e Gretel sono infatti i figli di un povero taglialegna che non riesce più a portare cibo sulla propria tavola. Per questo la moglie gli suggerisce e quasi lo costringe a portare i figli nel bosco e ad abbandonarli alle bestie feroci.

I bimbi però sentono tutto e Hänsel, il maschio e probabilmente il maggiore dei due, si premunisce raccogliendo una serie di sassi lucidi. Durante il percorso li lascia per strada e questi gli consentono di ritrovare la via di casa. Il primo tentativo di abbandono risulta così vano.

Abbandonati nel bosco

La madre però non demorde e costringe il padre a riportare i figli nel bosco. Questa volta Hänsel non riesce a procurarsi i sassi ed è costretto ad usare delle briciole di pane. Queste però vengono mangiate dagli uccellini.

Persi nel bosco, i bimbi trovano una casa fatta di marzapane e focacce e iniziano a mangiarla voracemente, solo per scoprire che all’interno della casa vive una vecchina. Questa li accoglie e li rimpinza, salvo poi rivelarsi come una strega che vuole mangiarli. Rinchiude infatti Hänsel dentro a una sorta di gabbia e usa sua sorella come serva.

Per vari giorni la strega ingrassa il bambino, puntando a farlo arrosto. Quando finalmente prepara il fuoco, però, un’astuzia di Gretel – che fino ad allora era stata piuttosto passiva – caccia la strega dentro al forno.

Così la megera muore, permettendo ai due bambini di fare incetta di pietre preziose e tornare dal padre. Un padre che nel frattempo è rimasto fortunatamente vedovo.

      

 

Altre 4 fiabe dei fratelli Grimm, oltre alle 5 già segnalate

Nella prima parte della nostra presentazione abbiamo solo cominciato a scalfire la superficie delle opere dei fratelli Grimm, ricordandovi alcune fiabe celeberrime. I due studiosi tedeschi, però, ne raccolsero a centinaia, e vale la pena di allargare un po’ il tiro. Eccone altre quattro molto celebri.

 

Il pifferaio di Hamelin

Nota anche come Il pifferaio magico, questa fiaba si ricollegava ad una tradizione ben diffusa nella Germania del tempo, e molto nota. Non è un caso che la stessa storia, più o meno, sia stata trascritta in versi anche da Johann Wolfgang Goethe e, più tardi, dall’inglese Robert Browning.

La storia vede un pifferaio giungere nella città di Hamelin, nella Bassa Sassonia. Questi offre al borgomastro di liberare il villaggio dai ratti in cambio di un pagamento. Il borgomastro acconsente e il pifferaio comincia quindi a suonare una melodia fatata, che incanta i topi.

La promessa non mantenuta

Questi ultimi finiscono così per seguire il pifferaio fuori città, fino ad arrivare al fiume Weser, dove annegano. A questo punto il musicista chiede il compenso pattuito, ma gli abitanti di Hamelin, ormai liberi dai ratti, decidono di non rispettare la promessa e non pagare quindi l’uomo.

Per vendetta, di notte, il pifferaio torna in città e comincia a suonare, incantando questa volta 130 bambini. Questi – a parte, nella versione dei Grimm, un bambino cieco e uno storpio – lo seguono ipnotizzati fuori città, venendo rinchiusi in una grotta, e finendo poi per sbucare, dall’altra parte, in Transilvania.

Le interpretazioni che gli studiosi hanno dato alla leggenda sono molte. C’è chi vi vede un riferimento alla peste nera, che mieteva molte vittime anche tra i più piccoli. Chi invece al fenomeno delle migrazioni di giovanissimi che all’epoca lasciavano le città tedesche per andarne a fondare colonie ad est.

Il principe ranocchio

Anche quella de Il principe ranocchio è una fiaba molto nota, esistente in diverse varianti, anche se quella dei fratelli Grimm è indubbiamente la più nota. E anche in questo caso, numerose sono state le analisi della trama, anche in chiave psicanalitica.

La storia vede, come protagonista, una principessa. Mentre la ragazza cerca un globo d’oro perduto in uno stagno, si imbatte in un ranocchio, che cerca la sua intimità. Disgustata dall’animale, la ragazza – nella versione dei Grimm – finisce per lanciarlo contro un muro.

Le versioni alternative

In altre versioni l’atto compiuto dalla principessa è diverso: in molti casi finisce per baciare il ranocchio, in altri per farlo semplicemente dormire sul proprio cuscino. Ad ogni modo, quello che fa la principessa ha il risultato di trasformare il ranocchio in principe, ovvero farlo tornare alla sua forma originaria.

Il principe era infatti stato mutato in ranocchio per via di un incantesimo malvagio. Proprio per questo motivo il cocchiere del principe, Enrico, aveva cinto il cuore con tre anelli di ferro perché non si schiantasse per il dispiacere. La visione del principe ritrasformato fa saltare anche gli anelli.

Carl Gustav Jung, celebre psicanalista svizzero, vedeva in questa fiaba una metafora dello sviluppo sessuale femminile. Mentre cerca il proprio sé (la palla d’oro), la ragazza si imbatte nel maschio, all’inizio percepito come un animale. La maturazione sessuale, però, porta al mutamento di quest’immagine, con un uomo che diventa desiderabile.

 

I musicanti di Brema

Più che una fiaba, I musicanti di Brema è in realtà una favola, perché i protagonisti non sono tanto i soliti esseri umani spesso utilizzati dai fratelli Grimm, ma degli animali. In questo caso al centro ci sono infatti un asino, un cane, un gatto e un gallo.

Questi quattro animali sono, all’inizio della storia, ormai anziani, e per questo i loro padroni se ne vogliono sbarazzare. I quattro decidono pertanto di lasciare le fattorie dove vivono e cercare fortuna altrove. In questo modo si incontrano e, dopo aver discusso, decidono di andare tutti insieme a Brema, per guadagnarsi da vivere suonando.

La tavola dei briganti

Durante il tragitto verso la città tedesca, però, scorgono una casa illuminata. A causa della stanchezza per il viaggio decidono di avvicinarsi in cerca di cibo. Guardando dentro, vedono che la casa è abitata da dei briganti, che hanno imbandito una tavola piena di buone cose da mangiare.

Affamati, decidono di impadronirsi del cibo. Si mettono uno sulla schiena dell’altro e iniziano ognuno ad emettere i propri versi, spaventando i briganti, che fuggono temendo che la casa sia infestata da fantasmi. Così gli animali possono banchettare.

L’aggressione

Durante la notte, uno dei briganti torna però nella casa ed entra al buio per esaminare la situazione. Viene aggredito dagli animali e scappa di nuovo.

Giunto dai complici, racconta di essere stato graffiato da una strega (che era in realtà il gatto), pugnalato da un uomo (il morso del cane), bastonato da un mostro (i calci dell’asino). Infine racconta che un giudice da sopra il tetto urlava: «Chi corre qui?» (ed era in realtà il gallo).

Gli animali, dal canto loro, decidono di rinunciare ad andare a Brema e stabilirsi definitivamente nella casa.

Raperonzolo

La fiaba di Raperonzolo – o Rapunzel, come viene di recente chiamata per via del film disneyano – è una delle più note dei fratelli Grimm, che si ispirarono probabilmente a diversi miti, anche antichissimi. Gli interpreti la leggono come una metafora del comportamento dei genitori iperprotettivi.

La storia comincia con una coppia di giovani sposi, in cui la donna è incinta. Desiderosa di mangiare del raperonzolo, manda il marito nel giardino vicino a coglierne dei mazzetti. Il giardino è però di proprietà di una strega, Dama Gothel, che sorprende l’uomo e lo punisce: alla nascita del bambino, la strega lo prenderà con sé.

Rinchiusa nella torre

Nasce una femmina e la strega la chiama proprio Raperonzolo. Al compimento dei 12 anni decide di chiuderla in un’alta torre senza accessi, dove la va comunque a trovare tutti i giorni. Per salire, la strega urla alla ragazza la frase: «Oh Raperonzolo, sciogli i tuoi capelli, che per salir mi servirò di quelli».

La giovane ha infatti dei lunghissimi capelli biondi, e la strega si arrampica tramite essi fino in vetta alla torre. La ragazza, lì confinata, passa le giornate a cantare, e un giorno viene udita da un principe, che si innamora della sua voce. Dopo averla osservata a lungo, scopre il metodo per salire.

La vendetta della strega

Così di notte sale, più volte, e convince la ragazza a scappare con lui e sposarlo. I due vengono però scoperti dalla strega, che punisce Raperonzolo tagliandole i capelli e abbandonandola nel deserto. Al principe, invece, toglie la vista.

I due giovani, comunque, si reincontreranno dopo vari anni, con Raperonzolo intanto diventata madre di due gemelli dell’uomo. Il pianto della ragazza sugli occhi di lui scioglierà anche l’incantesimo di Dama Gothel e i due andranno a vivere insieme, felici e contenti.

 

 

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