Fëdor Dostoevskij è uno di quegli scrittori sui quali ogni parola pare eccessiva. Cosa si può dire di uno dei più grandi narratori non solo della storia della letteratura russa, ma mondiale? Dello scrittore che forse meglio di chiunque altro ha saputo sintetizzare le tensioni della sua era, che ha saputo dar voce alle angosce, alle ansie e alle filosofie del suo tempo?

I grandi capolavori di Dostoevskij

D’altronde, basta l’elenco delle sue opere per sentir tremare i polsi. Perfino i romanzi minori – come Povera gente o Il sosia – sono famosi, anche se i capolavori sono altri: Umiliati e offesi, Memorie dal sottosuolo, Il giocatore, Delitto e castigo, L’idiota, I demoni e I fratelli Karamazov.

Di alcune di queste opere abbiamo già parlato nel nostro sito, come anche della vita del loro autore. Oggi vogliamo però concentrarci su cinque famose frasi di Dostoevskij. Cinque citazioni, cioè, tratte proprio dai capolavori appena menzionati (e non solo da loro) e che ci pare ben rappresentino tutte le qualità dello scrittore russo, del suo pensiero e della sua prosa. Eccole, con un breve commento che serve a collegarle all’opera da cui sono tratte.


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Vivere in qualunque modo, ma vivere!

Uno dei passi più famosi di Delitto e castigo

Delitto e castigo, forse il più famoso dei libri di Fëdor Dostoevskij, narra la caduta nel peccato e nella perdizione di Raskòl’nikov, uno studente universitario fuori corso che decide di uccidere una vecchia usuraia. Quel delitto lo fa precipitare, infatti, in un vortice morale da cui apparentemente non riesce ad uscire, almeno fino all’arrivo e all’aiuto di Sonja.

Il romanzo è un’esplorazione della sua psiche, della sua mentalità, degli effetti che su di lui avevano le filosofie del tempo. Diventa, quindi, un’indagine anche sull’uomo e sulla sua debolezza, sul suo tentativo di trovare un proprio posto nel mondo, tentativo infruttuoso fino a quando non interviene la fede in Dio. La citazione che riportiamo qui di seguito è piuttosto famosa, e si concentra sul desiderio di aggrapparsi alla vita. Un desiderio che aveva provato sulla sua pelle anche lo stesso Dostoevskij, che in gioventù era stato infatti condannato a morte, salvo poi essere graziato.

Dove mai ho letto che un condannato a morte, un’ora prima di morire, diceva o pensava che, se gli fosse toccato vivere in qualche luogo altissimo, su uno scoglio, e su uno spiazzo così stretto da poterci posare soltanto i due piedi, – avendo intorno a sé dei precipizi, l’oceano, la tenebra eterna, un’eterna solitudine e una eterna tempesta –, e rimanersene così, in un metro quadrato di spazio, tutta la vita, un migliaio d’anni, l’eternità –, anche allora avrebbe preferito vivere che morir subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere in qualunque modo, ma vivere!… Quale verità! Dio, che verità! È un vigliacco l’uomo!… Ed è un vigliacco chi per questo lo chiama vigliacco.

 

L’inferno è non poter più amare

Una citazione da I fratelli Karamazov

L’inferno, per Dostoevskij, non è solo un luogo in cui si può finire dopo la morte. È una condanna che si può dover scontare giorno dopo giorno, anche su questa terra. Era evidente anche in Delitto e castigo, dove appunto il castigo non era tanto quello comminato dalla legge umana o divina, ma il malessere esistenziale che Raskòl’nikov sentiva dentro di sé dopo l’omicidio.

I fratelli Karamazov è l’ultimo romanzo scritto da Dostoevskij, un’opera complessa e gigantesca, in cui l’autore russo condensò gran parte del suo pensiero. I personaggi sono molti, ognuno rappresentante di un diverso atteggiamento che l’autore russo voleva indagare e rappresentare. In particolare, tra i fratelli emerge la figura di Alëša, il più spirituale, che arriverà a diventare seguace di un monaco, lo starec Zosima. È proprio quest’ultimo che pronuncia la frase che potete leggere qui di seguito, emblematica di uno dei temi principali del libro.

Padri e maestri, mi chiedo: «Che cos’è l’inferno?». Ed è così che lo definisco: «La sofferenza di non poter più amare».

 

Se Dio non esiste…

La frase di Aleksej in I demoni

Dio e il nichilismo costituiscono, forse, il tema principale dei romanzi di Dostoevskij. Ben consapevole della negazione del divino che veniva portata avanti dalle filosofie più avanzate della sua epoca, l’autore di Delitto e castigo volle in vari momenti studiare come l’uomo se la sarebbe potuta cavare in assenza di un’entità metafisica superiore. E il suo giudizio non fu affatto positivo: perché l’uomo che cerca di sostituirsi a Dio è destinato a crollare.


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Ne I demoni il tema riemerge. I protagonisti sono infatti dei giovani cospiratori, che mirano a far crollare ogni sistema, politico e religioso, presente in Russia. Il più infervorato è forse il giovane Aleksej Kirillov, un ateo convinto. Sua è la frase: «Se Dio non esiste, allora tutto è permesso». Perfino il suicidio, che lui stesso arriva a commettere quasi come un atto dimostrativo, diventa lecito: ed è infatti una delle questioni centrali del romanzo.

Se non c’è Dio, io sono Dio.

 

L’intelligente non porta a termine nulla

L’arrivo della filosofia in Memorie dal sottosuolo

L’ordine con cui abbiamo scelto di presentare le citazioni di Dostoevskij non è quello cronologico. Abbiamo preferito, infatti, tessere – o cercare di tessere – un percorso, forse più semplice da seguire. Così, per questa frase tratta da Memorie dal sottosuolo dobbiamo fare un passo indietro, e andare alla fase di passaggio in cui lo scrittore russo non aveva ancora scritto i suoi capolavori, ed era solo un giovane e promettente autore.

Proprio questo romanzo, anzi, è ritenuto dai critici il segno della maturazione di Dostoevskij, la fine del suo periodo di preparazione. Per la prima volta vi faceva capolino la filosofia, in particolare quella positivista, che veniva fortemente criticata. Ma poi, soprattutto, è interessante il personaggio centrale, un inetto che si trova bloccato nella sua esistenza dal troppo pensare, dai troppi dubbi, dal tentativo di trovare un senso profondo alla propria esistenza. Come emerge anche da questa frase.

Forse io mi credo un uomo intelligente proprio e solo per questa ragione, che in tutta la vita non m’è mai riuscito di portare a termine nulla.

 

Non si può vivere senza la bellezza

Il lascito di Dostoevskij, sintetizzato in una frase

Concludiamo con una frase che ci sembra ben rappresentare sia quanto abbiamo scritto finora, sia il pensiero in generale di Dostoevskij sulla vita e l’esistenza. Una frase che, tra l’altro, ben si sposa anche con la linea editoriale del nostro sito, che ha come obiettivo la segnalazione di tutto ciò che c’è di interessante e soprattutto bello nel mondo, sicuri che questo possa essere di stimolo per ognuno di noi.

Lo scrittore russo non aveva mai amato il progresso fine a se stesso, che nella sua epoca veniva esaltato come portatore di grandi benefici. Non lo aveva amato ma ci si era confrontato continuamente, in un tormento interiore che traspare in ognuno dei suoi romanzi. Perché tutto questo progresso e tutto questo benessere possono anche essere messi da parte. A non poter essere messa da parte è invece la bellezza, cioè la ricerca di qualcosa che vada oltre la materia, oltre il progresso, oltre il benessere.

L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui.

 

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