Cinque famose strade romane

L'Appia Antica, forse la più bella e importante tra le strade romane

«Tutte le strade portano a Roma», recita un vecchissimo proverbio. E in parte è vero, o meglio è stato vero nel passato, quando le strade erano poche e quelle romane erano di gran lunga le migliori. Nell’antichità e nel Medioevo le arterie costruite in epoca repubblicana ed imperiale erano le uniche vie di comunicazione affidabili e percorribili, soprattutto se si volevano compiere grandi distanze.

Le strade alla base della potenza di Roma

Si può dire, anzi, in un certo senso che buona parte della potenza romana dipendesse dalle sue strade. Queste vie lineari, quasi sempre dritte e mantenute perfettamente, permettevano di far arrivare con grande velocità gli ordini da una parte all’altra dell’impero. E allo stesso tempo di muovere con grande agilità le legioni. La notizia che Cesare potesse in tre giorni viaggiare dalla Gallia a Brindisi, come ci raccontano le cronache dell’epoca, ci deve quindi lasciare sbalorditi ma anche affascinati per la perfezione di quella rete stradale.

Molte delle vie romane, tra l’altro, hanno fornito nei secoli la base di strade che usiamo ancora oggi. Plasmando anche i territori attraverso cui passavano, visto che parecchie città nascevano ai loro bordi. Quali erano, però, le più importanti? Quali quelle che hanno lasciato un segno maggiore in Italia e in Europa? Ne abbiamo selezionate cinque, di cui vi racconteremo la storia.


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Strade romane
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Via Appia

Verso Brindisi e l’Oriente

L'Appia Antica, forse la più bella e importante tra le strade romaneCominciamo dalla regina delle strade, come la definivano gli stessi romani, ovvero la via Appia. Costruita a partire dal 312 a.C., fu una delle più precoci e meglio riuscite opere di ingegneria dei trasporti di tutta l’antichità. Univa Roma con Brindisi, in una tratta particolarmente importante per i traffici commerciali. Dal porto pugliese, infatti, partivano le principali rotte che collegavano l’Italia con l’Oriente, e quindi con la Grecia, il Libano, la Palestina e tutti i territori che via via furono conquistati in quelle zone.

A volerla fu il censore Appio Claudio Cieco, che, com’era usanza, le assegnò il proprio nome. Membro della gens Claudia, una delle più antiche e prestigiose di Roma, fu un personaggio di grande rilievo non solo per quanto riguarda le strade. Fu infatti uno dei primi e più grandi estimatori della cultura greca. Si fece fautore dell’unione del Pantheon olimpico con le divinità romane e lesse parecchi testi della tradizione filosofica ateniese, applicandosi perché venissero introdotti a Roma. La sua cecità, che emerge anche dal nome, era secondo la leggenda dovuta a questo eccessiva “esterofilia”, per la quale sarebbe stato punito dagli dei romani.

La crocifissione degli schiavi

La via Appia nasceva da una preesistente strada che collegava l’Urbe ai Colli Albani. Questa fu poi prolungata fino a Capua prima, a Benevento poi, quindi a Taranto e infine a Brindisi. La strada venne nel corso dei secoli restaurata ed ampliata ed è ricordata anche perché ai bordi di essa, nel 71 a.C., furono crocifissi i 6.000 ribelli di Spartaco. Traiano, infine, all’inizio del II secolo ne fece costruire una diramazione – chiamata via Appia Traiana – che da Benevento tagliava direttamente per Brindisi.

Nel Medioevo, nonostante l’incuria in cui versavano da secoli le vie romane, divenne il percorso dei crociati, che dopo essere stati a Roma andavano ad imbarcarsi a Brindisi per raggiungere la Terra Santa. Oggi alcuni tratti della strada sono ancora conservati e visibili in tutte le regioni toccate dall’antica via romana.

 

Via Aurelia

Addentrarsi nell’Etruria

La via AureliaDopo la principale arteria che si dirigeva verso sud, spostiamoci ora verso il centro e il nord della penisola. A parte il percorso via mare, infatti, la gran parte dei possedimenti che Roma si trovò a controllare nel corso dei secoli veniva raggiunta da queste vie che si dirigevano verso la Gallia e il centro dell’Europa. La prima di quelle che vediamo è la via Aurelia, ancora oggi utilizzata – nel suo tracciato – come importante snodo del traffico.

La strada fu costruita attorno alla metà del III secolo a.C. per volere del console Gaio Aurelio Cotta. Questi si distinse soprattutto durante la Prima guerra punica, operando perlopiù in Sicilia con grande decisione contro la flotta cartaginese. Si adoperò, però, anche dall’altra parte dei domini romani, per l’edificazione di questa strada che univa Roma a Cerveteri. La via fu poi prolungata fino a Cosa e Pyrgi, in Etruria, più o meno all’altezza dell’Argentario. Nei secoli successivi fu poi prolungata fino a Pisa.

Oggi verso Ventimiglia e la Francia

Lì si interrompeva la strada, anche se poi i romani si diedero da fare per costruire altre vie che conducessero prima in Liguria e poi in Gallia, collegate da vari raccordi all’Aurelia. Oggi, la Strada Statale Aurelia – la prima nella numerazione italiana – segue all’incirca quel percorso, unendo i vari tragitti che i romani aggiunsero di volta in volta. Corre quindi da Roma fino a Ventimiglia, al confine con la Francia. L’unione delle due vecchie arterie romane – l’Aurelia e la Julia Augusta – arrivava quasi a sfiorare, in quel tragitto, i mille chilometri.

Nota a margine: visto che il nome delle strade derivava dal politico che le aveva promosse, non era raro imbattersi in due vie praticamente omonime. Esiste, infatti, anche una seconda via Aurelia, sempre di epoca romana. La si deve anch’essa a un Gaio Aurelio Cotta, ma non lo stesso di prima, bensì un omonimo vissuto nel I secolo a.C. La strada correva in Veneto, tra Padova e Asolo. È molto meno nota, ovviamente, di quella che partiva da Roma, ma ha lasciato comunque un traccia nella rete viaria del nord-est.

 

Via Salaria

L’importanza del sale

Indicazione della via Salaria, ancora oggi uno snodo importante da RomaPer navigare sul Tirreno ai romani non servivano tante strade: l’avevano già lì, davanti a loro. Ma per andare sull’Adriatico, e da lì dirigersi verso la parte orientale dell’Europa, avevano bisogno di porti su quella costa. E quindi di strade che li portassero là. Abbiamo già visto che importanza avesse la via Appia, che conduceva appunto a Brindisi. Ma un’altra strada fondamentale era la via Salaria, che dall’Urbe portava nelle attuali Marche, alla foce del fiume Tronto, dove oggi sorge Porto d’Ascoli.

A differenza delle altre strade della nostra cinquina, la Salaria non deve il suo nome a chi scelse di costruirla, ma al compito che svolgeva. Questa via infatti non veniva percorsa per andarsi a imbarcare, ma per svolgere un’altra operazione legata al mare. Vi si trasportava infatti il sale. Inizialmente i romani lo producevano a Fiumicino e Maccarese, ma ben presto appresero dai sabini la via per farlo arrivare dal Mar Adriatico.


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Il percorso partiva dalla Porta Salaria – abbattuta in più fasi tra la breccia di Porta Pia e il 1921 –, superava l’Aniene sul Ponte Salario e si inoltrava nella regione sabina. Dopo essere passato per Rieti, si inoltrava negli Appennini e sbucava nel Piceno, passando anche per Ascoli e infine giungendo al mare. La via non subì mutamenti di nome neppure in epoca cristiana – cosa che in genere avveniva abbastanza spesso – perché rimase a lungo utilizzata col suo scopo originario di via del sale.

 

Via Flaminia

Rimini, Rimini

Resti della via FlaminiaConcludiamo con due strade legate tra loro come la via Flaminia e la via Emilia. Se infatti la via Aurelia collegava Roma con l’Etruria e i territori dell’attuale Toscana, rimaneva da costruire un collegamento principale verso l’altra parte del nord, cioè la Pianura Padana. I romani puntarono prima su Rimini, punto d’arrivo appunto della Flaminia, e poi da qui verso Piacenza con l’Emilia.

La via Flaminia fu voluta dal console Gaio Flaminio Nepote nel 220 a.C., un personaggio importante della storia della Roma repubblicana. Era infatti un homo novus, vicino al popolo e avverso invece al Senato, con quale ingaggiò delle vere e proprie prove di forza. Come tribuno della plebe promosse una riforma che centuriava il territorio attualmente delle Marche e della provincia di Rimini, affidandone le terre a contadini romani rimasti poveri. Questo provocò una reazione dei galli, che invasero il territorio della Repubblica.

Il collegamento con la Gallia Cisalpina

Flaminio Nepote fu una delle guide, quindi, della guerra – vinta – contro questi barbari e il territorio che venne annesso divenne la Provincia della Gallia Cisalpina. Proprio per unire questi nuovi territori a Roma il politico si fece quindi promotore della strada che porta il suo nome. Morì poi, subito dopo, nella Battaglia del Lago Trasimeno combattendo contro le truppe di Annibale. La strada che porta il suo nome, comunque, fu completata abbastanza rapidamente ed ebbe un’importanza fondamentale nell’antichità.

La via partiva da Ponte Milvio e si dirigeva verso Narni. Qui si divideva in due tronconi: la via Flamina vetus (più antica) e la via Flaminia nova (che passava per quelle che sarebbero diventate Terni, Spoleto e Foligno). Infine i due rami si riunivano a San Giovanni Profiamma, passavano per Nocera Umbra e poi sbucavano sulla costa a Fano. Da lì la strada ormai unica attraversava Pesaro e completava il suo percorso a Rimini, presso l’Arco d’Augusto.

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Via Emilia

La porta verso la Pianura Padana

I resti della via Emilia ritrovati a Bologna, in via Ugo BassiConcludiamo con una strada che ha lasciato il segno non solo sulla viabilità italiana, ma anche sull’identità di diverse città e di un’intera regione. La via Emilia collegava – e collega ancora, anche se su un tracciato lievemente diverso – Rimini a Piacenza, e sul suo tragitto sorgevano o sorsero successivamente alcune delle più importanti città della zona. Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Fidenza sono solo alcuni dei centri che sorgono su quella direttrice.

A volere la strada fu Marco Emilio Lepido, console che sconfisse i liguri. La costruzione cominciò nel 189 a.C., subito dopo aver assoggettato gli ultimi, riottosi galli della zona, e si protrasse per due anni. La strada si collegava perfettamente alla via Flaminia e permise la colonizzazione di un territorio che divenne di vitale importanza per la repubblica prima e per l’impero poi. La via Emilia infatti apriva la strada alla Pianura padana, il territorio coltivabile più ampio della penisola, dove presto si sarebbero stabiliti molti coloni romani.

I restauri della strada, anche da parte di Augusto

Fu anche per questo che la strada fu più volte restaurata ed ampliata nel corso dei secoli. Uno dei lavori più imponenti fu quello commissionato dall’imperatore Augusto nel 2 a.C., che fece ricostruire il tratto da Rimini fino al fiume Trebbia. A lui si deve anche il ponte sul fiume Marecchia a Rimini, ancora ben conservato.

Tra l’altro proprio l’anno scorso a Bologna, nella centralissima via Ugo Bassi, sono stati ritrovati dei resti dell’antica via Emilia romana. Durante i lavori del Cantierone BoBo, sotto al manto stradale sono state rinvenute infatti le pietre che erano state sepolte in epoca tardoantica. Pietre perfettamente conservate, con ancora i solchi lasciati dai molti carri che vi passavano sopra.

 

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