Cinque famosi haiku giapponesi che hanno fatto la storia

Scopriamo i migliori haiku della tradizione giapponese

Haiku: a molti questa parola non dirà tanto ma per altri si spalancheranno splendide immagini di ciliegi in fiore e suggestivi templi buddisti. L’haiku è infatti una delle forme poetiche più amate in Oriente. Nata in Giappone nel diciassettesimo secolo, vede come principale esponente, o in ogni caso colui che ha portato alla notorietà il genere, Matsuo Basho.

L’haiku si caratterizza e differenzia dalla poesia occidentale per la struttura che vede la successione di tre versi secondo lo schema 5-7-5. In Occidente lo schema è stato tradotto adoperando le sillabe, cinque per il primo verso, sette per il secondo e cinque per il terzo. Purtroppo nella traduzione si perde tanto ed è stato necessario decidere come uniformare le trasposizioni in italiano. In questo modo anche per gli occidentali è stato possibile cominciare a comporre haiku rendendo questi e i loro autori giapponesi più famosi.


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Per quanto breve e privo di titolo, l’haiku è ricco di scenari che raffigurano ogni aspetto della vita, dalla natura alle azioni quotidiane, dalle stagioni dell’anno alle emozioni che queste suscitano.

 

Un haiku di Matsuo Basho

L’autunno della vita

Considerato il principale esponente del genere, Basho nasce vicino a Kyoto da un samurai e vive nel periodo Edo. Durante la sua esistenza viaggia molto alla ricerca di se stesso ma sempre seguito, talvolta a distanza, dai suoi discepoli. Sono anni di meditazione, di osservazione della realtà, di scrittura. Basho annota tutto nei suoi diari di viaggio, completandoli con haiku dai temi più disparati.


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In questa composizione l’autore è verso la fine della sua esistenza. Ecco nominare un metaforico autunno, simbolo di nuovi colori e di esperienza. Un autunno in cui la vita la fa da protagonista nonostante la stanchezza del lungo viaggio.

Ancora vivo,
e il viaggio è finito!
Sera d’autunno.

 

Un haiku di Yosa Buson

Amare il proprio corpo

Noto pittore e poeta giapponese, Buson nasce nella provincia di Tsu ma si trasferisce successivamente a Tokyo, allora chiamata Edo. Pare fosse autodidatta ed anch’egli un grande viaggiatore; divenne insegnante di poesia. I suoi haiku si basano sulla tradizione, non mancano gli elementi della natura che lo circonda e le sensazioni da lui vissute. Nel suo haiku sono presenti un paesaggio lunare molto suggestivo ed una non troppo velata sensualità.

Ho fatto del mio braccio un cuscino,
e amo il mio corpo,
nel vago chiarore lunare.

 

Un haiku di Kobayashi Issa

La stanchezza di vivere

Figlio di agricoltori, Kobayashi Issa si dedica con successo alla pittura e alla poesia. Gode di un discreto successo ma nonostante ciò vivrà in condizioni economiche disagiate in diverse fasi della sua esistenza. Si sposa varie volte, diventa padre e gira il Giappone scrivendo tantissimo in prosa ma soprattutto poesia.

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I suoi haiku riportano le vicende personali, il dolore provato per la perdita dei figli, l’amore per i frutti della natura, il tutto con l’utilizzo di un linguaggio non troppo formale e ricco di dialettismi. Nell’haiku si manifesta la stanchezza per una vita spesso deludente, e quale insetto più della farfalla potrebbe rappresentare questa effimera percezione? E basta così poco per generare una poesia tanto appassionante.

Nel nostro mondo, anche
le farfalle sono stanche
sono stanche di vivere

 

Un haiku di Ikenishi Gonsui

Il vento dell’inverno

Le notizie sul poeta Gonsui sono limitate e frammentarie. Sappiamo che nacque a Nara nel 1650 e visse poi a Tokyo e dintorni fino a quando, nel 1684, si stabilì definitivamente a Kyoto. Morì nel 1722 e sono giunte fino a noi due sue raccolte di haiku che mostrano la spontaneità della sua poesia e il legame, che accomuna tutti i compositori di questo genere, con la natura nel suo valore più profondo. In questo suo haiku la stagione invernale è allegoria di una vita quasi giunta a conclusione con un’immagine che va oltre, fino al mare, simbolo di infinito.

C’è una meta
per il vento dell’inverno:
il rumore del mare.

 

Un haiku di Konishi Raizan

La vita delle piantatrici di riso

Importante poeta dell’era Genroku visto che visse tra la metà del ‘600 e i primi del ‘700, Raizan si distingue dai precedenti per la precocità con la quale intraprende la sua passione. Pare infatti che già dall’età di sette anni scrivesse haiku, e col tempo questi divennero più maturi e raffinati.


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Parte delle sue opere venne pubblicata postuma. Per questo motivo oggi possiamo leggere i suoi versi così diretti e capaci di rappresentare la vita e le attività del periodo nel quale fu in vita. In questo haiku descrive le piantatrici di riso che svolgevano il loro lavoro nei campi, nel fango, accompagnandosi con i canti tradizionali che chi passava di lì poteva udire, restandone estasiato.

Piantatrici di riso:
non è infangato
solo il loro canto.

 

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