Un paio d’anni fa una delle tracce del tema d’italiano all’esame di maturità sorprese tutti, tirando in ballo il labirinto.

Una sorpresa a mio modo di vedere più che positiva: scelto nell’ambito artistico-letterario, il compito richiedeva ai candidati di sfruttare alcune fonti che venivano fornite loro e le proprie conoscenze personali per creare un saggio o un articolo di giornale che affrontasse appunto l’argomento del labirinto come metafora della vita ma anche della cultura e del percorso storico dell’umanità.

D’altronde, il labirinto, così intricato e misterioso, ha sempre affascinato gli artisti e gli studiosi, interessati i primi a riprodurlo per cercarne la chiave, i secondi a svelarne il significato esoterico. Ma quali sono i più celebri labirinti che hanno influenzato la cultura occidentale? E quali, invece, quelli che ancora oggi incutono rispetto e ammirazione? Ne abbiamo selezionati per voi cinque, spaziando dal più remoto passato fino al presente.

 

Labirinto di Cnosso

La gabbia del Minotauro

La piantina del palazzo di Cnosso che ha dato origine al mito sul più famoso dei labirinti
La piantina del palazzo di Cnosso che ha dato origine al mito sul più famoso dei labirinti

Il labirinto per eccellenza, il più celebre della storia, è sicuramente quello di Cnosso che un ruolo così importante ha all’interno della mitologia greca. Secondo la leggenda Minosse, re di Creta, al momento di salire al trono costruì un altare a Poseidone, che per risposta gli inviò un toro da sacrificargli; visto che l’animale era molto bello, però, Minosse scelse di non compiere il sacrificio, adirando la divinità, che intervenì facendo sì che la moglie di Minosse, Pasifae, si innamorasse del toro e con lui giacesse.

Da questa unione nacque il Minotauro, metà uomo e metà toro: dato che era feroce, Minosse fece quindi costruire un labirinto per rinchiudervelo dentro, e una volta ultimato vi lasciò anche i due architetti Dedalo e suo figlio Icaro, perché non potessero rivelare i segreti della costruzione.


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Mentre Dedalo e Icaro tentarono la fuga costruendo delle ali – e Icaro, com’è noto, precipitò perché volò troppo vicino al sole e il calore sciolse la cera che teneva incollate le ali al suo corpo – Minosse decise di punire gli ateniesi, che nel frattempo avevano ucciso uno dei suoi figli, facendosi inviare ogni nove anni sette ragazzi e sette ragazze da dare in pasto al Minotauro.

Queste terribile consuetudine s’interruppe quando l’eroe Teseo, sfruttando l’aiuto di Arianna (figlia di Minosse) e del suo filo, riuscì a sconfiggere il mostro e a uscire dal labirinto. Probabilmente il mito, che serviva a raccontare la decadenza di Creta nei confronti delle città continentali, fu ispirato anche dalla grande complessità della pianta del palazzo di Cnosso, che oggi non a caso definiremmo un vero e proprio dedalo.

 

Labirinto di Porsenna

Il labirinto etrusco perduto

Il labirinto di re Porsenna ricostruito sulla base della descrizione di Plinio il Vecchio
Il labirinto di re Porsenna ricostruito sulla base della descrizione di Plinio il Vecchio

Il grande autore latino Plinio il Vecchio è oggi ricordato soprattutto per aver descritto quasi in diretta l’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano nel 79 d.C. (in cui lui stesso perse la vita), ma fu autore dai grandi interessi e dalla produzione notevole. L’unica sua opera che ci sia giunta, infatti, è la poderosa Naturalis historia, un compendio in 37 volumi di vari campi del sapere del tempo, dalle scienze naturali all’astronomia, dalla psicologia alla metallurgia. Al suo interno, però, pochi sanno che qualche pagina è dedicata anche ai più celebri labirinti dell’antichità: quello di Cnosso di cui abbiamo già parlato e poi quelli di Lemno, di Meride e di Porsenna.

Concentriamoci su quest’ultimo, che è a tutt’oggi quello avvolto da maggior mistero: Porsenna era infatti il re di Chiusi, oggi piccola cittadina in provincia di Siena ma all’epoca potente città etrusca che si trovò a intervenire contro Roma quando il re Tarquinio il Superbo, etrusco anch’egli, fu cacciato dai romani con l’intento di dar vita alla repubblica.


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Secondo quanto riferisce Plinio, che a sua volte diceva di rifarsi a un manoscritto di Marco Terenzio Varrone, Porsenna si era fatto costruire un mausoleo sotto terra, in cui far riposare le proprie spoglie; ma non un mausoleo qualsiasi, bensì una complessa e faraonica struttura ampia decine di metri e sormontata da varie piramidi, al cui interno si trovava un inestricabile labirinto.

Per decine di anni gli archeologi hanno cercato questa incredibile struttura: credevano di averla trovata negli anni Venti del Novecento, quando si imbatterono in quello che invece molto probabilmente era un sistema di approvvigionamento idrico etrusco; più probabile, invece, che siano legati al labirinto due locali a forma piramidale rinvenuti pochi anni fa nei pressi di Orvieto.

 

Labirinto della Cattedrale di Chartres

Il simbolico dedalo medievale

Il labirinto di Chartres
Il labirinto di Chartres

Su queste stesse pagine abbiamo già avuto modo di parlarvi della Cattedrale di Chartres, maestoso esempio del miglior gotico europeo; ci vogliamo però ora soffermare sul suo celebre labirinto, che in quell’articolo che vi abbiamo appena linkato abbiamo citato solo velocemente e di striscio. All’interno della cattedrale, infatti, e anzi proprio nel bel mezzo della navata centrale, in una posizione in cui è impossibile non notarlo, si trova infatti un celebre e grande labirinto disegnato a terra.

Risalente, come il resto dell’edificio, alla fine del XII secolo, è il più grande di quelli medievali ancora conservati e misura quasi 13 metri di diametro, mentre il percorso totale dal punto di partenza all’arrivo è di 261,5 metri; nell’immaginario dell’epoca, labirinti come questo dovevano essere dei sostituti del pellegrinaggio che i fedeli non potevano compiere in Terra Santa, e per questo spesso venivano percorsi in ginocchio con un rosario al collo, mentre contemporaneamente si pregava.

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Il percorso tortuoso del dedalo, difatti, altro non sarebbe che una metafora del percorso di avvicinamento a Dio: la strada da percorrere è sempre una, ma ricca di curve, di avanzamenti e di retrocessioni, di momenti in cui si sembra arrivati a destinazione ma in cui immediatamente dopo ci si trova allontanati da essa.

Un percorso che non ammette scorciatoie né in fondo bivi, ma che si gioca tutto sulla capacità di resistenza e sull’impegno del fedele. Inoltre, pare che fino al Settecento al centro del labirinto si trovasse una placca di bronzo con Teseo, il Minotauro e Arianna, a simboleggiare l’eterna lotta tra il bene e il male.

 

Labirinto di Villa Pisani a Stra

La meraviglia delle siepi di bosso

Il labirinto di Villa Pisani a Stra
Il labirinto di Villa Pisani a Stra

Villa Pisani è una tipica villa veneta settecentesca: costruita per la famiglia patrizia veneziana dei Pisani che vantava nelle sue fila ammiragli, cardinali e dogi, fu realizzata a partire dal 1721 dagli architetti Gerolamo Frigimelica e Francesco Maria Preti a Stra, sulla riviera del Brenta, ed è oggi un bel museo nazionale che ospita opere d’arte e arredi d’epoca, oltre a tele del Tiepolo e di altri artisti veneziani.

Ma l’aspetto architettonico-artistico è quello che al momento ci interessa meno: nel parco, infatti, si trova un celebre labirinto di siepi di bosso, uno dei soli tre labirinti di siepi presenti oggi in Italia, progettato dallo stesso Frigimelica e arricchito di una torretta al centro, dove l’usanza era che la dama aspettasse, mascherata, il proprio cavaliere; solo quando quest’ultimo, dopo il tortuoso percorso, giungeva infine in cima alla torre poteva smascherare la donna e scoprirne l’identità.

Nel parco, che si è aggiudicato il premio di parco più bello d’Italia nel 2008, le attrattive sono comunque varie: oltre al curatissimo labirinto – che è aperto da aprile a ottobre salvo maltempo o temperature troppo alte – si segnalano anche la Coffee House d’epoca circondata da un anello d’acqua, le scuderie e il boschetto inglese che fu aggiunto poi nell’Ottocento, quando la villa era ormai caduta in mano agli austriaci e usata con scopi di rappresentanza.

 

Labirinto di Samsø

Il più grande del mondo

Il labirinto di Samso in Danimarca
Il labirinto di Samso in Danimarca

Concludiamo il nostro percorso con un labirinto recentissimo, aperto nel 2000 a Samsø, in Danimarca. L’abbiamo scelto, preferendolo ad altri labirinti decorativi sparsi dal Rinascimento in poi in giro per l’Europa, soprattutto per le sue dimensioni: disegnato dai coniugi Erik e Karen Poulsen nel 1999 e aperto al pubblico l’anno dopo, è stato misurato dagli ufficiali del Guinness dei primati e si è guadagnato il titolo di Labirinto più grande del mondo grazie al fatto che si estende su un’area di 60.000 metri quadrati e il suo percorso misura più di 5 chilometri.

Samsø è una piccola isola danese che si trova a 15 chilometri dallo Jutland, la penisola principale dello Stato; abitata da meno di 4mila abitanti, recentemente si è completamente rinnovata, diventando un modello di comunità eco-sostenibile, visto che tutta l’energia dell’isola arriva da centrali eoliche; all’interno di questo vasto programma di cambiamenti, i coniugi Poulsen – lui nativo dell’isola, lei arrivata dallo Jutland – hanno deciso di riutilizzare una vasta area che prima era data in affitto ad un arboricoltore per creare un labirinto mastodontico, meta di un buon numero di turisti e anche di scolaresche, grazie al veloce collegamento con la penisola. Aperto da metà aprile a fine settembre, è interessante anche dal punto di vista naturalistico, dato che lungo il percorso sono presenti più di 50mila alberi alti fino a 10 metri.

 

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