La chitarra classica è sempre stata considerata uno strumento popolare. Definizione che cela, a ben guardare, sia un pregio che un difetto. Da un lato, infatti, denota la sua capacità di parlare a tutti, anche ai meno colti, e non è un caso che anche la musica moderna ne faccia un larghissimo uso. Dall’altro, però, sembra dirci che non sia uno strumento adatto ad eseguire i brani più raffinati e colti. E che quindi i pezzi per chitarra classica siano sempre, per loro natura, inferiori a quelli per pianoforte, violino o flauto.

Contro il luogo comune

Questo luogo comune è stato attaccato e messo in crisi, negli ultimi due o tre secoli, da una serie di compositori ed esecutori che hanno rovesciato il tradizionale ruolo della chitarra classica. Grazie ad una serie di canzoni famose – a volte scritte appositamente, a volte trascritte da partiture per altri strumenti – hanno mostrato che la chitarra era ed è uno strumento versatile, capace di scuotere l’animo ma anche di trasportarlo verso l’alto.

Soprattutto, hanno dimostrato che la chitarra (o, com’è a volte chiamata, la chitarra spagnola) non è solo uno strumento d’accompagnamento, ma anche solista. E che può stare a pieno titolo nelle sale da concerto. Esibendosi in brani facili e meno facili, potenti o sussurrati, trascinanti o commoventi. Se siete dei dilettanti o degli appassionati di questo strumento e volete scoprirne le potenzialità, siete nel posto giusto. Oggi, infatti, vi presentiamo cinque famosi pezzi per chitarra classica. Forse non li avrete sentiti nominare, ma di sicuro li avrete sentiti suonare. Scopriamoli assieme.

 

J.S. Bach – Bourrée in Mi Minore, BWV 996

Dal liuto alla chitarra

Johann Sebastian Bach in un celebre ritrattoCome probabilmente saprete, il celebre Johann Sebastian Bach ha vissuto tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700. Tedesco, grande esponente del barocco, è considerato ancora oggi un maestro del contrappunto, mentre le sue composizioni sono giustamente considerate maestose e profonde.

Ovviamente, data l’epoca e la scarsa fama di cui godeva la chitarra, non compose mai per questo strumento. Scrisse però per liuto e nel corso dell’Ottocento e del Novecento, in seguito anche alla riscoperta di Bach come autore, quelle composizioni furono trascritte per chitarra. Così è andata anche con la Bourrée in Mi Minore, che nel catalogo delle opere di Bach occupa la posizione BWV 996.


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Il pezzo è in realtà il quinto movimento della Suite in Mi Minore per liuto. La bourrée era un ballo francese abbastanza popolare all’epoca, divenuto di moda durante il regno di Luigi XIV. L’opera di Bach, in realtà, non fu però creata per il ballo, anche se ne replicava lo schema metrico. Sfruttava la tecnica del contrappunto e proponeva due voci che si muovevano in maniera indipendente l’una dall’altra.

Questo è in generale uno dei più famosi pezzi per chitarra classica di ogni epoca, ed ha influenzato centinaia di artisti. Viene citato da Robert Schumann in alcune sue composizioni, ma è soprattutto nel campo della musica pop che l’abbiamo visto ripreso negli ultimi anni. Ad esempio, Paul McCartney ha dichiarato che le canzoni Blackbird e Jenny Wren gli devono molto. I Jethro Tull lo inserirono direttamente nel loro album del 1969, Stand Up. È poi stato ripreso anche dai Led Zeppelin, dagli Alter Bridge, dai Tenacious D e da altri.

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Fernando Sor – Introduzione e Variazioni su un tema di Mozart, op. 9

I virtuosismi ispirati dal Flauto magico

Fernando SorLa nostra presentazione segue un criterio cronologico. Siamo partiti infatti da un pezzo settecentesco e adesso passiamo all’inizio dell’Ottocento. In questa fase, il principale fautore di una riscoperta e valorizzazione della chitarra fu lo spagnolo Fernando Sor. Chiunque abbia studiato chitarra classica conosce il suo nome, perché si è formato presto o tardi sui suoi studi. Pochi però conoscono la sua avventurosa vita.

Nato a Barcellona nel 1778, era esponente di una famiglia di militari. Anche a lui era stata riservata quella carriera fino a quando, giovanissimo, non conobbe la musica. I primi successi con la chitarra li ottenne all’inizio del XIX secolo, quando però la Spagna stava vivendo una fase turbolenta. Invasa e occupata dalle truppe napoleoniche, la nazione veniva assoggettata al dominio straniero. Sor fece buon viso a cattivo gioco, e dopo un’iniziale titubanza accettò un lavoro per i francesi.

Un’opera tarda

Proprio per questo motivo, quando gli occupanti furono cacciati anche Sor dovette emigrare a Parigi, temendo ritorsioni. Questo gli consentì, però, di trovare maggiori stimoli per la sua arte e perfezionare le tecniche di composizione ed esecuzione. L’Introduzione e Variazioni su un tema di Mozart è un lavoro realizzato nell’ultima parte della sua vita, nel 1821. Il pezzo è un adattamento di un motivo appunto di Mozart, tratto da Il flauto magico.

All’epoca andavano abbastanza di moda queste variazioni, ed è probabile che Sor si sia rifatto non all’originale operistico, ma ad altre rivisitazioni che proliferavano in quegli anni. Il pezzo è però celebre soprattutto perché sono presenti molti virtuosismi. Permette quindi al chitarrista di mettere in scena tutta la sua tecnica e la sua bravura. Non per nulla, viene spesso richiesto agli esecutori per dimostrare il loro talento.

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Francisco Tárrega – Capriccio arabo

La riscoperta di fine Ottocento

Francisco Tárrega con la sua chitarraAbbiamo cominciato il percorso con Bach, ma ora i nomi degli autori che incontreremo non hanno più assonanze tedesche. Dopo Sor tocca infatti a Francisco Tárrega, altro compositore spagnolo. E poi, dopo l’intermezzo sudamericano di Agustín Barrios, chiuderemo con Isaac Albéniz e Andrés Segovia. Tutti iberici o quantomeno ispanici, perché a riscoprire la chitarra sono stati soprattutto i paesi in cui si parla spagnolo.

Certo, un ruolo non indifferente in realtà l’ha avuto anche l’Italia. Avremmo potuto inserire in questa cinquina anche il grande Mauro Giuliani. O il coevo Matteo Carcassi, sui cui spartiti si formano ancora oggi i chitarristi. Ma è indubbio che nel medio e lungo periodo gli spagnoli abbiano avuto un ruolo di maggior rilievo. Anche nel delicato passaggio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.


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Proprio a quest’epoca appartiene Francisco Tárrega, grande innovatore sia a livello compositivo che di tecnica. Fu lui a dare grande enfasi al tocco appoggiato e all’uso dei polpastrelli della mano destra. Fu lui, anche, ad ampliare notevolmente il repertorio per di pezzi per chitarra classica. E lo fece sia scrivendone di propri che trascrivendo quelli di grandi autori come Beethoven, Chopin o Mendelssohn.

Tra i suoi brani più famosi ci sono Recuerdos de la Alhambra, Danza mora e soprattutto Capricho arabe. Ovvero il Capriccio arabo composto nel 1892 che abbiamo scelto come terzo della nostra lista. Vale la pena di ascoltarlo.

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Agustín Barrios Mangoré – La Catedral

Un brano dal Sudamerica

Agustín Barrios Mangoré, autore di memorabili pezzi per chitarra classica, nel 1910Finora abbiamo detto qualcosa anche della vita degli autori di questi pezzi per chitarra classica. Perché spesso il cammino di un brano non è scindibile da quello del suo creatore, dalla sua storia personale. D’altronde, le vite dei musicisti sono spesso intessute di disavventure, colpi di scena, condotte anticonformiste. Sono, insomma, molto interessanti. Ma raramente sono interessanti quanto quella di Agustín Barrios Mangoré.

Nato nel 1885 in una cittadina del Paraguay, Barrios lasciò presto il paese natale, peregrinando per tutta l’America Latina. Portava con sé solo la sua chitarra, che presto lo avrebbe reso un apprezzato concertista, e i testi delle sue poesie. Le liriche venivano perlopiù regalate ai suoi ammiratori, mentre le musiche le immortalava su disco. Tanto che è considerato il primo grande chitarrista ad aver inciso la sua musica.

Un compositore tardoromantico

Influenzato – per la verità un po’ fuori tempo massimo – dal tardo romanticismo, si legò anche particolarmente alle tradizioni della sua terra. Tanto è vero che inseriva spesso nei suoi pezzi elementi della tradizione musicale locale. Ma faceva anche di più: inventò lo pseudonimo di Nitsuga Mangoré e tenne concerti in abiti Guaraní, con tanto di piume sul capo. Fu forse anche per questo che Andrés Segovia, l’altro grande concertista della sua epoca, non lo apprezzava pienamente.

C’è però un pezzo di Barrios verso cui perfino Segovia ha sempre espresso grande ammirazione: La Catedral. Questo brano è sicuramente il capolavoro di Barrios, fortemente ispirato a Bach ma anche moderno e vitale. Segovia diceva di esserne rimasto incantato nel 1921, quando proprio Barrios lo eseguì per lui a Buenos Aires. Perché era un pezzo che mostrava diverse sfaccettature, ovvero l’ideale per un concertista. E mescolava barocco e romanticismo, senso religioso e leggerezza.

 

Isaac Albéniz – Asturias (Leyenda)

Nella trascrizione di Andrés Segovia

Isaac Albéniz con sua figlia nei primi anni del '900Concludiamo il nostro percorso in un certo senso come l’avevamo iniziato. Il primo pezzo che abbiamo citato, infatti, era una composizione per liuto che venne trascritta per chitarra. Anche quello con cui chiudiamo – Asturias (Leyenda) di Isaac Albéniz – ha una storia simile. Fu composto infatti per pianoforte e trascritto per chitarra dal già citato Andrés Segovia.

Il brano fu composto negli ultimi anni dell’Ottocento, senza questo titolo. L’ispirazione, non per nulla, non veniva dalla musica asturiana, ma più in generale dalla tradizione spagnola. Albéniz l’aveva concepito come preludio di una raccolta – Cantos de España – che richiamava il flamenco ed altre musiche tradizionali. Dopo la morte del suo autore, però, il pezzo venne ripubblicato col nuovo titolo e qualche anno dopo trascritto per chitarra.

La necessità di nuovi pezzi per chitarra classica

Fu proprio questo lavoro – dovuto a Segovia – a dare grande fama ad Asturias. Nato nel 1893, il chitarrista spagnolo si era presto formato un repertorio concertistico basato su Tárrega e Bach che gli aveva permesso di avere un certo successo già negli anni ’20. Da lì in poi, complici le numerose tournée, aveva cercato sempre nuove composizioni.

Se da un lato molti autori iniziarono a scrivere per lui – tanto che con Heitor Villa-Lobos, Mario Castelnuovo-Tedesco, Manuel Ponce e altri si parla di “compositori segoviani” –, dall’altro lui stesso si occupò di numerose trascrizioni. E Asturias (Leyenda) fu indubbiamente una di quelle dal maggior successo. Il suo punto di forza era la suggestione, ben resa dalle corde della chitarra. E ripresa poi innumerevoli volte: basti pensare all’introduzione di Spanish Caravan dei Doors.

 

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