Cinque fantastiche frasi sulla vera amicizia

Cinque fantastiche e belle frasi sull'amicizia vera

Chi trova un amico trova un tesoro, diceva la Bibbia. Ed in effetti da sempre i più grandi libri sapienziali hanno provato ad esprimere in qualche modo l’eccezionale importanza dell’amicizia, paragonabile, nella vita dell’uomo, forse solo a quella dell’amore.

Per questo motivo, gli aforismi e le frasi sulla vera amicizia sono tantissimi, e di tutti i tenori: da quelli entusiastici a quelli critici, da quelli sintetici a quelli prolissi. Ne abbiamo scelti cinque che ci sembrano essere più riusciti e significativi di altri, raccontandovi come al solito anche qualche dato biografico sui loro autori e sul loro modo di intendere i legami affettivi.


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Gioie e angosce

L’aforisma di un filosofo come Francesco Bacone

Francesco Bacone, martire della scienzaDi Francesco Bacone abbiamo avuto già modo, purtroppo, di parlare. Dico “purtroppo” non perché Bacone – o Francis Bacon, com’era il suo nome in origine – non meriti di vedersi dedicata qualche pagina sul nostro sito, quanto piuttosto perché uno degli articoli in cui gli abbiamo dato spazio era quello sulle morti più assurde della storia.

Ma al di là dell’epilogo un po’ buffo della sua vita, Bacone fu un filosofo importantissimo ed anche un abile autore di aforismi, come dimostra anche quello che abbiamo citato quando abbiamo parlato, su queste stesse colonne, di bellezza.

Per quanto riguarda l’amicizia, conosciamo un aneddoto piuttosto importante della vita del filosofo inglese vissuto tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento: la sua carriera politica fu infatti fortemente promossa da Robert Devereux, secondo conte di Essex.

L’amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce.

Questi, come d’altronde sottolinea proprio l’aforisma di Bacone, fu un amico sincero per il filosofo, visto che contribuì a fargli ottenere molte gioie e cercò di fargli dimenticare i dolori: da favorito della regina Elisabetta, poté infatti premere affinché a Bacone venissero affidate importanti cariche, e consolare l’amico con donazioni di terreni – come quello di Twickenham – quando questi incarichi non arrivavano.

Il legame, però, s’interruppe bruscamente; in seguito a certi fallimenti militari, Essex uscì dalle grazie della regina, e fu presto coinvolto in uno scandalo relativo a un progetto di insurrezione contro la corona; proprio Bacone fu incaricato da Elisabetta di indagare, e le sue indagini portarono al processo e alla condanna a morte del vecchio amico.

 

La vera amicizia è come una pianta

Il pragmatismo contadino di George Washington

George WashingtonPiù seria e rigorosa è la biografia di George Washington, il padre fondatore degli Stati Uniti d’America e primo Presidente dello stato federale.

Nato nel 1732, militare di carriera, fu nominato capo supremo dell’esercito indipendentista, potendo esibire, ad appena 43 anni d’età, tutte le sue qualità organizzative, che gli permisero di mettere in piedi una forza combattente che era strutturalmente e numericamente inferiore a quella inglese, ma che si rivelò quasi subito capace di tener testa alle forze della madrepatria e, occasionalmente, infliggerle pure delle sonore sconfitte.

La vera amicizia è una pianta che cresce lentamente e deve passare attraverso i traumi delle avversità perché la si possa chiamare tale.

Uomo formatosi nelle tenute della Virginia, non era stato particolarmente ricco fino a quando non aveva sposato, peraltro dietro pressioni altrui e inizialmente senza amore, la facoltosa vedova Martha Dandridge Custis, con la quale finì comunque per vivere un’unione felice e serena. Se infatti non era stata sicuramente la passione ad avvicinarli in un primo momento – ma piuttosto un reciproco vantaggio –, la fiducia reciproca e le molte avversità attraversate insieme (come la lunga guerra d’indipendenza e poi l’incarico come Presidente) fecero crescere il rapporto, che non aveva molto di diverso da una solida amicizia.


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Un’ultima nota, prima di passare ad altro: la posizione di Washington sulla schiavitù fu ambigua e ancora oggi è spesso dibattuta dagli storici; pare infatti che, quando viveva in Pennsylvania, avesse aggirato alcune leggi sull’emancipazione dalla schiavitù per evitare di dover dar la libertà ai propri uomini. Comunque alla morte di sua moglie la concesse a tutti i suoi servitori, eccezion fatta per il suo schiavo personale, che fu liberato solo dopo la sua dipartita.

 

La differenza tra amicizia e amore

Lord Byron, le sue frasi e la sua poesia

Lord ByronLa vita di Lord Byron è in un certo senso un romanzo, breve ed intenso: autore apprezzato dalla bella società londinese del primo Ottocento, riuscì comunque a farsi cacciare dall’Inghilterra a causa del suo stile di vita spregiudicato e a sconquassare mezza Europa – ivi compresa l’Italia – con le sue avventure e le sue rivoluzioni.

La breve fase della sua vita che vogliamo però ora raccontarvi, e che riguarda proprio l’amicizia, l’abbiamo in realtà già in parte mostrata quando abbiamo parlato di John Polidori, Mary Shelley e della fredda estate del 1816.


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L’antefatto era che Byron si era sposato nel 1815 con Anne Isabella Milbanke, una ricca ereditiera con la quale sperava di mettere a posto la testa e i conti; gli era pure nata una figlia, ma pochi mesi dopo era scoppiato lo scandalo per una sua presunta relazione omosessuale, che aveva messo prontamente a tacere diffondendo la voce di un’altra relazione, ma con la sorellastra (l’incesto, ai pettegoli, poteva bastare).

L’amicizia è Amore senza le sue ali.

Così scappò dall’Inghilterra e si rifugiò prima in Svizzera e poi in Italia. Proprio nei dintorni di Ginevra affittò un castello per l’estate, facendosi raggiungere da Percy Bysshe Shelley, dalla sua fidanzata Mary Godwin Wollstonecraft (futura Mary Shelley) e dalla di lei sorellastra Claire Clairmont, con la quale aveva già avuto una fugace relazione; oltre a loro, alloggiava nel castello il medico personale del poeta, appunto John Polidori.

Quell’estate tra amici ed amanti, in cui era forse difficile distinguere l’una cosa dall’altra, portò delle straordinarie novità nel campo della letteratura dell’orrore, con la nascita di Frankenstein e la ripresa del mito del vampiro, ma portò anche una nuova figlia per Byron, visto che proprio lì la Clairmont rimase incinta di lui.

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L’olio sui meccanismi

La vita disinibita e la mentalità aperta di Colette

ColetteFinora, gli aforismi che abbiamo visto in realtà non arrivano da persone che, nella loro vita privata, erano state amiche di chissà quale livello: Bacone aveva sostanzialmente condannato a morte il proprio benefattore, Byron aveva invitato gli amici solo perché portassero con loro una delle sue giovani amanti, Washington era gentile con la moglie ma non altrettanto con gli schiavi.

Colette, grande scrittrice francese che ha segnato la letteratura e la società del suo paese nella prima metà del Novecento, fu invece, al contrario, un’amica abile negli aforismi e in parte anche nella vita, perché tutta la sua esistenza è contrassegnata, oltre che dalle passioni travolgenti, anche da durature e solide amicizie.

È saggio applicare l’olio di una raffinata gentilezza ai meccanismi dell’amicizia.

Probabilmente già in famiglia, dalla modernissima madre Sido, aveva avuto i primi insegnamenti al riguardo, ma fu soprattutto la bella società parigina, a cui fu introdotta nei primissimi anni del Novecento dal marito Henry Gauthier-Villars detto Willy, a farla diventare rapidamente un’esperta in amicizie.

Fu così amica (e a volte anche amante) di scrittori, artisti, attrici, editori, giornalisti, intellettuali di vario livello e di vario tipo, importanti uomini politici – che le sarebbero tornati utili durante la Seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca della Francia, lei che allora era sposata con un uomo ebreo e aveva pure una figlia partigiana – e tante altre figure di spicco della Parigi dell’epoca, che spesso finì per ritrarre nei suoi libri e nei suoi racconti, a volte con spietatezza ma a volte anche con quella gentilezza che lei stessa ammetteva essere utile per “oliare” i rapporti.

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Amici e bisogni

La più orientale tra le frasi sulla vera amicizia, da Kahlil Gibran

Kahlil GibranConcludiamo con un autore che sugli aforismi ha costruito interi libri e praticamente tutta la propria carriera letteraria: Kahlil Gibran, scrittore libanese che però visse buona parte della sua vita negli Stati Uniti.

Gibran, nato nel 1883 in quello che allora era ancora Impero Ottomano, ebbe la fortuna di unire in sé culture e tradizioni diversissime: libanese di nascita, ottomano di appartenenza, americano d’adozione, cristiano di educazione, rappresentò un caso di multiculturalismo ante-litteram.

Nei suoi libri, infatti, la saggezza orientale convive con elementi della dogmatica occidentale; le domande sul destino dell’uomo trovano risposta in uno stile di scrittura e di riflessione che coniuga le influenze di popoli tra loro distantissimi, dall’India agli Stati Uniti, dal medio Oriente all’Europa.

Il vostro amico è i vostri bisogni esauditi.

Proprio in questi libri si trova pure l’aforisma che abbiamo riportato qui sopra, che è in fondo molto simile ad altri dello stesso tenore e di altri autori che abbiamo tagliato all’ultimo momento dalla nostra lista; ma questo di Gibran ci sembra superiore agli altri perché più sintetico e perché di conseguenza riesce ad essere più chiaro e ad arrivare dritto al punto: l’amico è la magica risoluzione dei nostri problemi, il punto di incontro delle nostre esigenze, la metà platonica non più relativa alle persone del sesso opposto ma a quelle dello stesso sesso.

Il testo più celebre di Gibran è il noto Il profeta, pubblicato nel 1923; in esso, con un linguaggio metaforico che può essere interpretato come una poesia in prosa, lo scrittore traccia le sue risposte ai bisogni spirituali dell’uomo, che toccano l’amicizia ma anche l’amore, il senso da dare alle cose ma anche e soprattutto la pace interiore, in un insieme che – riscoperto negli anni ’60 – ha dato sicuramente linfa al movimento new age.

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