Quando si parla di donne e pittura, si può intendere l’argomento in due modi. Perché le donne sono state per lungo tempo le modelle principali, le muse dei pittori; ma sono state, anche se in misura minoritaria, delle importanti pittrici loro stesse.

Oggi vogliamo concentrarci solo sulla prima parte di questa dicotomia, perché ci interessa scoprire quei pittori che più sono riusciti a cogliere in profondità il femminino. Ma in futuro, un approfondimento sulle donne pittrici sarà d’obbligo.

Concentriamoci allora sulle donne come modelle, o, meglio, come oggetto di rappresentazione. Un tema che è presente nell’arte fin dai suoi esordi, molto più di quello maschile. Perché la donna, per il pittore maschio e non solo per lui, ha sempre significato molte cose: sensualità, maternità, purezza, innocenza, altro da sé.

Tutta la storia dell’arte può anzi essere vista, almeno nel mondo occidentale, come un rincorrersi di sante e di conturbanti provocatrici, di Madonne e di amanti. Cerchiamo di affrontare questo percorso partendo dal Rinascimento e arrivando fin quasi ai giorni nostri.

 

Sandro Botticelli – Nascita di Venere

La bellezza femminile nel Rinascimento

Venere nel celebre dipinto di Sandro Botticelli, ideale di bellezza femminile nel RinascimentoL’ordine delle opere che abbiamo scelto di presentarvi è basato esclusivamente sulla cronologia. E la prima rappresentazione matura della donna in pittura ci pare essere la Nascita di Venere di Sandro Botticelli. Il dipinto, realizzato probabilmente tra il 1482 e il 1485, fu commissionato dai Medici ed è oggi conservato alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

Probabilmente esposta, in origine, di fronte alla Primavera, è stata assunta fin da subito come uno dei simboli principali del Rinascimento, mentre nella Venere si ritrovano tutti i canoni della bellezza femminile del tempo, che si basava su un fisico un po’ più “curvy”, come si direbbe oggi, di quello a cui siamo abituati noi.

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Nonostante il titolo con cui è nota, l’opera non rappresenta in realtà la nascita di Venere, ma il suo approdo nell’isola di Cipro. La rappresentazione e la posa della dea si richiamavano a varie statue della tradizione classica, mentre il volto pare fosse ispirato a quello di Simonetta Vespucci, giovane donna fiorentina che fu esaltata, al tempo, come la più bella del mondo. Come in altre opere di Botticelli, la rappresentazione può essere letta come un’allegoria del Neoplatonismo, in quanto l’amore è qui rappresentato come forza vivificatrice della natura.

 

Leonardo da Vinci – Gioconda

L’enigma del ritratto

La celeberrima Gioconda di Leonardo da VinciRimaniamo in ambito rinascimentale e fiorentino con Leonardo da Vinci e la Gioconda, il più celebre ritratto femminile di ogni epoca. Conservato al Louvre, il quadro fu realizzato dall’artista italiano a Firenze tra il 1503 e il 1506, ma fu lui stesso a portarlo con sé in Francia una decina d’anni dopo, vendendolo al re Francesco I. Non conoscendo bene i fatti, un ex impiegato del museo, l’italiano Vincenzo Peruggia, lo rubò nel 1911, portandolo di nascosto in Italia e tenendolo in casa propria per un paio d’anni.


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Molto si è discusso su chi sia la donna rappresentata nel dipinto, e per quale motivo sfoggi un sorriso così enigmatico. La tradizione vuole che essa sia Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, da cui deriverebbe anche il nome dell’opera. A dare questa versione è anche il Vasari, che però nelle sue testimonianze descrive un’opera piuttosto diversa da quella in nostro possesso, visto che si dilunga sulle sopracciglia e sulle fossette della donna (che nel quadro sono però assenti).


I raggi X hanno mostrato che in realtà sotto al quadro attuale sono presenti altre tre versioni, poi rimaneggiate da Leonardo. Questo spiegherebbe le descrizioni non combacianti. Altri storici dell’arte hanno però proposto interpretazioni alternative per identificare la donna qui rappresentata: tra le più gettonate, Caterina Sforza, Bianca Maria Sforza, Bianca Giovanna Sforza, Isabella d’Aragona o la madre dello stesso Leonardo.

 

Jan Vermeer – Ragazza col turbante

La misteriosa modella portata al cinema da Scarlett Johansson

La ragazza rappresentata da VermeerCeleberrimo è anche il terzo quadro della nostra lista. Solo che qui la fama non è dovuta solo ai libri di storia dell’arte, che certo lo citano ma non gli danno un peso comparabile alle opere di Botticelli e Leonardo di cui abbiamo già parlato, quanto a un film. La ragazza con l’orecchino di perla, uscito nel 2003 con l’interpretazione di Colin Firth e Scarlett Johansson, ha infatti portato all’attenzione del grande pubblico la figura di Jan Vermeer. E in particolare il suo quadro Ragazza col turbante, oggi ormai più noto col titolo della pellicola (e del libro da cui è tratta).

Il quadro è conservato a L’Aia, al museo Mauritshuis. Vi è rappresentata una ragazza che indossa un turbante dai colori insoliti, com’era nella tradizione olandese del periodo, che spesso rappresentava i personaggi con abiti orientaleggianti. Inoltre, la giovane – che pare di condizioni modeste – indossa un vistoso orecchino di perla, che invece era prerogativa delle donne aristocratiche.


Molto si è fantasticato su chi fosse quella ragazza, anche perché la vita di Vermeer è ancora in larga misura ammantata nel mistero. Questo stesso quadro, solo per fare un esempio, non è menzionato mai nelle varie raccolte di opere fiamminghe almeno fino alla fine dell’Ottocento, quando fu acquistato da un collezionista e poi donato al Mauritshuis.

 

Édouard Manet – Olympia

Lo scandalo della prostituta

Olympia, lo scandaloso quadro di ManetI quadri che abbiamo visto finora sono composizioni ancora classiche, anche se provenienti da epoche e zone d’Europa diverse. Nel corso dell’Ottocento, però, in pittura avvenne una rivoluzione. E uno dei capofila di quella rivoluzione fu indubbiamente Édouard Manet, uno dei padri dell’Impressionismo. Da questo punto di vista, le sue due opere più celebri sono Colazione sull’erba, dipinto tra il 1862 e il 1863, e Olympia, realizzato invece nel 1863. Un quadro, quest’ultimo, che alla sua presentazione fece scandalo, tanto che i visitatori volevano distruggerlo.


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Non che il soggetto scelto da Manet – una donna nuda su un letto – fosse nuovo. Il punto di riferimento del pittore francese era la Venere di Urbino di Tiziano oggi conservata agli Uffizi, di cui replicava in parte anche la posa, ma al soggetto si erano applicati anche Giorgione e Ingres. Inoltre, all’inizio del secolo Francisco Goya aveva realizzato la sua Maja desnuda, che in effetti aveva avuto i suoi bei problemi con l’Inquisizione. L’Olympia, però, aveva qualcosa di diverso rispetto a questi importanti predecessori: una particolarità che sarebbe stata individuata, un secolo dopo, Michel Foucault.

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Secondo il pensatore francese, gli altri nudi del passato presentavano delle donne che si mostravano in maniera discreta, quasi fossero colte di sorpresa nella loro nudità. Olympia, invece, era in primo luogo una prostituta, e in secondo luogo veniva investita da una luce frontale, che proveniva dall’osservatore, a cui rispondeva con sguardo sfrontato e di sfida. L’osservatore non era più un voyeur che ammirava la bellezza femminile di striscio, ma un uomo che, contro tutte le convenzioni, si poneva “di faccia” di fronte a una prostituta. Da qui lo scandalo. A cui si deve aggiungere la scelta antiaccademica di Manet di usare colori abbastanza piatti, senza chiaroscuri, dal forte contrasto.

 

Frida Kahlo – Le due Frida

Il dolore di una donna

Le due Frida, della KahloConcludiamo con un autoritratto, l’unico quadro della nostra cinquina che non solo rappresenta una donna ma fu anche dipinto da una donna. La tela è Le due Frida, realizzata da Frida Kahlo, una delle pittrici più interessanti del secolo scorso. Anche in questo caso, la fama del quadro e dell’artista sono in parte dovute a un film, interpretato da Salma Hayek. Ma la vita della Kahlo, il suo difficile rapporto con la malattia e in parte le sue tormentate storie d’amore emergono benissimo anche dai suoi stessi quadri, che hanno una forte carica autobiografica.

Le due Frida, conservato oggi al Museo d’Arte Moderna di Città del Messico, è datato 1939 e risale a uno dei periodi più dolorosi della vita della pittrice. La Kahlo si era infatti da poco recata in Europa, dove aveva incontrato i surrealisti, che dicevano di ammirarla ma dai quali si sentiva lontana. E, tornata in Messico, si era separata dal marito Diego Rivera, che la tradiva regolarmente. Così le due Frida sono, a sinistra, una vestita in abiti europei, il cui cuore è spezzato e sanguinante, e una, a destra, in abiti tradizionali messicani, col cuore ancora visibile ma con in mano una foto di Rivera. Foto da cui parte una vena che si innesta sui due cuori.

Sullo sfondo, le nubi non lasciano presagire nulla di buono. La vita di Frida, insomma, non viveva uno dei suoi momenti più sereni, anche se è difficile trovare felicità in quell’esistenza così martoriata. Il rapporto con Rivera si sarebbe riallacciato pochi mesi dopo, anche se sarebbe rimasto complicato e carico di dolore. Frida, sofferente anche per la colonna vertebrale, avrebbe così continuato ad esternare nei suoi quadri la propria sofferenza, fino alla prematura scomparsa nel 1954.

 

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