Cinque fantastici quadri sull’amicizia

L’amicizia – come l’amore – è un legame che è ben difficile descrivere a parole: ci hanno provato i più grandi romanzieri ed i più grandi poeti della nostra letteratura, e solo raramente sono riusciti a fornirci una visione chiara, che riesca ad esprimere compiutamente quello che proviamo quando siamo legati ad un’altra persona da un vincolo d’affetto che vada al di là del sangue e dell’attrazione fisica.

Se questo è vero, pensate quanto dev’essere più difficile rappresentare questo legame con un’immagine, che, per carità, varrà sì più di mille parole, ma forse proprio per questo è molto più difficile da ottenere. Nella storia dell’arte, per la verità, non sono moltissimi i pittori che si sono cimentati nel tentativo di rappresentare un’amicizia; risultava più semplice, il più delle volte, ritrarre semplicemente un amico o, come hanno fatto ad esempio Rubens e Hayez in alcuni loro quadri, ritrarre se stessi all’interno di un gruppo di amici, senza però che da questi quadri riuscisse ad emergere veramente quel sentimento.

Abbiamo scandagliato i libri e le raccolte dei vari musei e, operando comunque una certa selezione, siamo però riusciti a trovare cinque importanti quadri sull’amicizia realizzati in qualche caso da autori importanti della nostra storia dell’arte e, negli altri, da personaggi magari poco noti, ma che meritano un breve approfondimento: scopriamoli assieme.

 

Eustache Le Sueur – Una riunione di amici

Una vita appartata, ma alleviata dall’amicizia degli artisti

"Una riunione di amici" di Eustache Le SueurEustache Le Sueur è un pittore da noi poco noto, ma che fu protagonista di una breve e travagliata vita, tutta passata entro le mura di Parigi attorno alla metà del Seicento.

Figlio di un incisore ed allievo di Simon Vouet, fu fin da giovane tra i fondatori e tra i primi insegnanti dell’Accademia francese di pittura che poi, un paio di secoli dopo, sarebbe confluita nell’Accademia di Belle Arti; ma la sua vita si ammanta di leggenda sul finale, dato che la sua morte prematura a 38 anni d’età e il suo stile di vita appartato diedero già ai contemporanei l’occasione per dare adito a voci e credenze non supportate da prove: si dice che, perseguitato dal più giovane (e astro nascente della pittura francese) Charles Le Brun – che era geloso della sua abilità –, Le Sueur si sarebbe prima rinchiuso nell’amicizia con Nicolas Poussin e, dopo la morte della sua giovane moglie, ritirato in un monastero dove sarebbe morto addirittura tra le braccia del priore.

Al di là dei miti, questa leggenda ci mostra come la sua non fu probabilmente una vita piena di impegni mondani, eppure tra i suoi primi lavori – realizzata per la precisione tra il 1640 e il 1642 – troviamo anche questa Riunione di amici oggi conservata al Louvre, in cui evidente è l’influenza di Caravaggio e dello stile barocco che in quegli anni dominava in Francia: vi si vedono tanti uomini intenti in diverse attività (c’è chi suona, chi scrive, chi si appresta a dipingere, chi mangia e chi gioca coi cani) ma tutti accomunati da un’età simile, seduti o in procinto di sedersi attorno ad un tavolo e pronti a far iniziare il loro incontro di dediti alle arti e alla bellezza, come in una di quelle riunioni fondative dell’Accademia che si sarebbero tenute di lì a pochi anni.

 

Briton Rivière – Il suo unico amico

L’amore per i cani e per le scene dickensiane

"Il suo unico amico" di Briton RivièreFacciamo un balzo in avanti di più di due secoli e spostiamoci nella seconda metà dell’Ottocento, incontrando Briton Rivière, un pittore londinese (ma di origini ugonotte, come il cognome lascia intuire) che, a cavallo tra l’Ottocento e i primi del Novecento, espose più volte alla Royal Academy ma preferì dedicarsi per quasi tutta la sua carriera ad un genere meno “artistico” ed amato dalle accademie, quello dei dipinti dedicati agli animali ed in particolare ai cani.

Figlio di un insegnante d’arte ad Oxford e nipote di un acquarellista, era praticamente destinato alla carriera di pittore ma già dopo i primi lavori i soggetti mitologici e romantici gli andarono a noia, convincendolo ad avvicinarsi all’esplorazione del mondo animale, che studiava con grande cura anatomica (per sua stessa ammissione, partecipò ad alcune dissezioni che si svolgevano in quegli anni nei Giardini Zoologici della capitale). Per tutta la vita ritrasse così cervi, leoni, animali selvaggi, perfino anatre ma soprattutto cani, per i quali aveva una predilezione particolare; anche questo Il suo unico amico, realizzato nel 1871 e vicino alla corrente non solo artistica del realismo, è infatti incentrato su un bastardino, l’unico amico di un povero ragazzino dickensiano che, a quanto si legge sulla pietra miliare, si sta dirigendo a piedi nudi verso Londra, dalla quale dista però ancora 31 miglia.

La fedeltà e la devozione dei cani, d’altra parte, erano uno dei soggetti preferiti di Rivière: solo due anni prima aveva realizzato Fedeltà, sulla base di un soggetto molto simile, mentre in Simpatia, del 1877, avrebbe avvicinato un cane scherzoso ad una bambina borghese, ed in Requiescat, del 1888, avrebbe messo un cane fiero e fedele a vegliare sul corpo senza vita di un soldato in armatura medievale.

 

Edgar Degas – Amici a teatro

Come spiare politici ed artisti da dietro le quinte

"Amici a teatro" di Edgar DegasDi sicuro più celebre è la carriera di Edgar Degas, del quale in parte abbiamo già parlato pure noi quando abbiamo presentato i più piccoli ma nel contempo più memorabili quadri impressionisti: parigino, sperimentatore di diversi generi pittorici, si avvicinò all’impressionismo tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta dell’Ottocento, divenendo presto uno degli animatori più importanti delle prime mostre del gruppo e quello, probabilmente, più stimato dalla critica. In realtà, lo stile di Degas faceva fatica a restare imbrigliato nei dettami della nuova corrente artistica: alla pittura en plein air dei suoi colleghi lui preferiva di gran lunga gli ambienti chiusi, ed in particolare i teatri; all’esaltazione della luce lui in certi casi preferiva il fascino delle ombre; alla velocità del tratteggio, la precisione del dettaglio.

Ciononostante, rimase fedele per lungo tempo all’impressionismo, accompagnandolo nella sua stagione migliore e più proficua, e proprio a questo periodo risale anche questo Amici a teatro, realizzato nel 1879 ed oggi conservato al Museo d’Orsay a Parigi, in cui la sua vena realistica si fonde con gli ideali impressionistici: ritraendo Ludovic Halévy ed Albert Cavé, infatti, Degas utilizza l’ambiente teatrale che tanto gli era caro ed indugia volentieri sull’abbigliamento alla moda dei due uomini, optando per una inquadratura ardita ma intrigante (come riusciva spesso a fare), ma al contempo concede alla luce e ai tratti impressionisti di spargersi sulla scenografia che si vede alle spalle dei due uomini.

D’altro canto, l’inquadratura “di sbieco”, come a spiare i segreti dei due amici, ha un significato anche simbolico, visto che i due uomini ritratti erano personaggi di spicco dell’ambiente tetrale parigino dell’epoca, almeno da un punto di vista politico: Albert Cavé era il supervisore dei teatri per il Ministero degli Interni, mentre Ludovic Halévy era un librettista che già aveva lavorato con Jacques Offenbach – il padre dell’operetta – e che da poco aveva raggiunto il successo scrivendo il testo per la Carmen di Georges Bizet.

 

Konstantin Makovskij – Amici

La Russia di fine Ottocento tra romanticismo e realismo

"Amici" di Konstantin MakovskijÈ indubbio che le maggiori attestazioni dell’amicizia in pittura si debbano al realismo, corrente che provò a rappresentare la vita come essa era realmente, anche nelle piccole cose e nelle condizioni più umili, condizioni spesso comuni in un rapporto tra vecchi amici.

Konstantin Makovskij fu un pittore russo che nella sua vita, tra seconda metà dell’Ottocento e primissimi anni del Novecento (morì nel 1915, finendo con la sua carrozza contro un tram elettrico a San Pietroburgo), in realtà oscillò perennemente tra una romantica nostalgia delle antiche bellezze perdute e un ritratto realistico della campagna russa; d’altro canto, gran parte della sua attività pittorica fu legata al gruppo dei Peredvižniki, quegli artisti russi che, in polemica con le istituzioni accademiche, a partire dal 1870 cominciarono ad organizzare mostre itineranti all’interno del paese che lasciavano le grandi città e si avventuravano nelle campagne, con lo scopo di elevare socialmente i contadini e, contemporaneamente, raccontarne la vita, ma finendo a tratti per contrapporre semplicemente la campagna alla città, le antiche tradizioni russe alla modernità occidentale o filo-occidentale.

Makovskij visse questa dicotomia per tutta la vita, idealizzando le tradizioni russe come ne L’abbigliamento della sposa russa, del 1887, ma anche dando spazio a piccole e umili scene di vita proletaria o contadina come in questo Amici del 1895, in cui due anziani avventori di un bar si intrattengono l’uno con l’altro suonando con una piccola chitarra, bevendo e fumando. In quegli anni la carriera di Makovskij era però nel frattempo già decollata, visto che sul finire del decennio precedente alcuni suoi dipinti di argomento mitologico erano stati premiati all’Esposizione Universale di Parigi del 1889 (quella della Torre Eiffel) e questo gli aveva fruttato importanti e ricche commissioni: Amici, anzi, assieme ad altri quadri del periodo può essere visto come una risposta a quei critici democratici che lo accusavano di essersi venduto ed aver rinnegato gli ideali dei Peredvižniki.

 

Pablo Picasso – Amicizia

Periodo africano e archetipi figurati

"Amicizia" di Pablo PicassoNel 1908 Pablo Picasso era nel bel mezzo del cosiddetto periodo africano. Solo l’anno prima, infatti, aveva realizzato quello che è unanimemente considerato uno dei suoi capolavori, Les demoiselles d’Avignon, che anticipava vari temi che lo avrebbero portato poi al cubismo, ma che era direttamente influenzato da un’esposizione di arte africana che Picasso aveva avuto modo di vedere al Palazzo del Trocadéro nella tarda primavera del 1907.

Per due anni tutta la pittura dell’artista spagnolo sarebbe stata influenzata da quelle maschere tribali, annullando nel contempo ogni prospettiva e tridimensionalità, nell’intento di spezzare e mettere in crisi quella visione classica dello spazio che sarebbe definitivamente crollata con l’avvento del cubismo e delle altre avanguardie; e, in questo periodo di esperimenti arditi ed attenzione ad ogni possibile influenza che poteva arrivare dall’esterno, Picasso realizzò anche questo Amicizia, datato appunto 1908 e oggi conservato all’Ermitage di San Pietroburgo.

Il quadro, come molti del periodo, è di difficile interpretazione. Quel poco che Picasso ne ebbe dire non chiarisce la questione: «Pensate che mi interessi il fatto che questo quadro rappresenti due figure? Queste due figure sono esistite, ma non esistono più. La loro vista mi ha dato un’emozione, all’inizio; un po’ alla volta la loro reale presenza è diventata per me indistinta, loro sono diventati finzione, e poi sono scomparsi o, piuttosto, si sono trasformati in problemi di tutti i tipi. Per me non sono più due figure, ma forme e colori». Al di là delle interpretazioni metaforiche di questa frase, che intravedono nel discorso di Picasso un riferimento ai suoi periodi artistici precedenti, probabilmente il pittore voleva spiegare che le persone che gli avevano ispirato il quadro non avevano più nessuna importanza, ma che ciò che contava era la loro rappresentazione, che era diventata archetipica, per lui, dell’amicizia.

 

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