Guerra di Crimea: tutto quello che c’è da sapere

I bersaglieri respingono i russi nella Battaglia della Cernaia del 16 agosto 1855

In Europa negli ultimi anni, purtroppo, sono tornati a soffiare dei venti di guerra. Ci riferiamo in particolare alla zona orientale del nostro continente, verso i territori dell’ex Unione Sovietica. Qualche tempo fa abbiamo assistito, infatti, alla cosiddetta crisi ucraina, che ha creato un’instabilità non più interna solo al paese ex sovietico, ma anche esterna. Un’instabilità che ha ricordato quelle del passato, ad esempio quelle che, centocinquanta anni fa, portarono alla Guerra di Crimea.

Certo, oggi le cose sono ben diverse da allora. Non c’è più l’Impero Ottomano, in primo luogo, anche se i problemi della vicina Turchia si fanno comunque sentire. E poi non c’è più lo zar, anche se Vladimir Putin è probabilmente un personaggio politico che in un certo senso gli assomiglia.

Vediamo però prima di tutto i fatti. L’Ucraina da anni sta tentando di entrare nell’Unione Europea e di staccarsi così dall’influenza della Russia. Proprio la Russia, però, sta cercando di impedire questo spostamento verso Occidente del proprio vicino, sul cui territorio passano importantissimi gasdotti.

Nel 2014 queste tensioni tra i due confinanti sono emerse, in particolare, attorno alla penisola di Crimea. La regione è infatti popolata perlopiù da russi, ma apparteneva allora all’Ucraina, che da tempo le aveva concesso uno statuto speciale e una certa autonomia.

Ad ogni modo, la zona era particolarmente importante soprattutto per via del grande e storico porto di Sebastopoli, dove hanno convissuto a lungo le navi della marina ucraina e quelle della marina russa, secondo accordi di vecchia data.

Per questi motivi, quando in Ucraina la situazione si è fatta calda, la Russia ha cercato di allungare le mani sulla penisola, occupandola anche coi propri militari. Un referendum tra gli abitanti della Crimea ha poi confermato il passaggio sotto Putin, senza però che a questa consultazione potessero essere presenti osservatori internazionali.

A quel punto il rischio di una guerra tra l’Ucraina e la Russia è stato, e forse è ancora, un rischio concreto. Ancora oggi, d’altra parte, l’ONU non riconosce l’annessione e l’Ucraina rivendica la penisola. È proprio per questo che negli anni scorsi, da più parti, si sono rievocati i fatti della celebre Guerra di Crimea che abbiamo studiato a scuola.

Il rischio di una nuova guerra di Crimea tra l’Ucraina e la Russia è stato, e forse è ancora, insomma un rischio concreto.

Questo conflitto ottocentesco, infatti, si svolse proprio in Crimea ed ebbe l’effetto di alterare completamente gli equilibri europei. Ma fu importante anche per noi, visto che ebbe un ruolo fondamentale nel lungo e accidentato percorso verso l’unità d’Italia.

Nonostante lo si studi sempre alle superiori, quel conflitto finisce però spesso per rimanere un lontano ricordo. Per questo ci sembrava giusto rispolverare un po’ di storia, e raccontarvi alcuni fatti che probabilmente non conoscete di quella guerra che si combatté tra il 1853 e il 1856.

 

1. La guerra scoppiò a causa di problemi religiosi in Medio Oriente

Partiamo dagli albori, o meglio dalle cause che portarono alla guerra. Di fatto, il motivo principale era il progressivo e sempre più evidente indebolimento dell’Impero Ottomano, che faceva sì che tutte le potenze europee si ingolosissero e cercassero, a fasi e in momenti alterni, di strappare ai turchi qualche territorio.

Luigi Napoleone Bonaparte, ovvero Napoleone III

Il casus belli, però, fu ben più specifico e inatteso, visto che le tensioni non nacquero per colpa né della Russia né degli ottomani, ma di Napoleone III.

 
Il nipote di Napoleone Bonaparte, infatti, già Presidente della Repubblica dal 1848, nel 1852 aveva assunto con un colpo di Stato i poteri di imperatore. Subito dopo aveva dato il via a una serie di atti di politica estera volti a dare prestigio alla Francia e alla sua figura.

Fu lui, infatti, il primo a cercare di approfittare della debolezza ottomana. Proprio verso la fine del 1852 infatti la Francia dispose la sua flotta in posizione minacciosa nei confronti dell’Impero di Costantinopoli, esigendo di poter esercitare il controllo sui luoghi sacri della cristianità che si trovavano entro i confini dell’impero musulmano.

La fame di gloria di Napoleone III e la debolezza dell’Impero Ottomano

In pratica, in questo modo la Francia avrebbe ottenuto una sorta di protettorato sulle città sacre che dal punto di vista dell’immagine rendeva ancora più evidente la debolezza turca. A Napoleone III questa mossa serviva per garantirsi l’appoggio del clero d’oltralpe.

Quando l’Impero Ottomano cedette alle richieste del francese, la Russia, che anelava agli stessi diritti da concedere al clero ortodosso, inviò subito una delegazione a Costantinopoli. La richiesta era quella di ottenere il protettorato su tutti i cittadini ottomani di religione ortodossa.

Quando l’Impero Ottomano cedette alle richieste di Napoleone III, la Russia, che anelava agli stessi diritti, iniziò a muoversi.

Nel frattempo, inoltre, la Russia iniziò a spostare le truppe vicino al confine, non nascondendo le mire anche sui principati della Moldavia e della Valacchia, che erano vassalli degli Ottomani. Da lì, l’escalation che portò alla guerra fu rapida e quasi automatica.

 

2. La guerra si combatté anche sul Danubio e sul Mar Baltico

Noi in Italia la ricordiamo come la Guerra di Crimea, perché da un lato effettivamente i contingenti piemontesi combatterono solo in quella penisola e dall’altro lì si ebbero gli scontri più duri. In origine però la guerra fu chiamata Guerra d’Oriente o Guerra russo-turca, perché in Crimea per un periodo piuttosto lungo non si sparò un colpo.

L’avvio infatti avvenne nelle già citate regioni della Moldavia e della Valacchia, territori che erano stati già più volte contesi tra russi e ottomani nel corso dei primi decenni dell’Ottocento.

Combattimenti lungo la gola di Malakoff nel settembre 1855 in un dipinto di Adolphe Yvon
In quel momento queste terre erano legate in maniera ancora piuttosto esile ai turchi. E per darvi delle coordinate, sappiate che oggi le due regioni, che si trovano vicine alla foce del Danubio, si dividono tra la Romania e la Repubblica di Moldavia, che però non corrisponde esattamente all’omonimo antico principato.

La Russia, attaccata per la verità per prima dai turchi – che si credevano al sicuro con l’appoggio delle potenze occidentali –, le invase nell’ottobre del 1853 trovando una resistenza pressoché nulla da parte degli ottomani.

L’idea inglese di un’alleanza con la Svezia

Il successivo arrivo dei francesi e degli inglesi portò però ad uno stallo nelle operazioni militari nella regione.

La Gran Bretagna, dal canto suo, cercò quasi subito di alleggerire la situazione al confine tra Russia e Impero Ottomano mandando nella primavera del 1854 una flotta nel Mar Baltico. Cercò inoltre di spingere la Svezia ad entrare in guerra contro la Russia e, dopo il rifiuto, attaccò direttamente alcuni avamposti zaristi nel mare nordico.

La Gran Bretagna cercò di spingere la Svezia a entrare in guerra contro la Russia, trovando però un rifiuto.

Finì così per conquistare anche le Isole Åland che si trovano a metà strada tra la Svezia stessa (alla quale furono offerte, ma che le rifiutò) e la Finlandia, che allora era annessa alla Russia.

L’idea originaria degli inglesi era quindi di attaccare direttamente San Pietroburgo, capitale e sede della corte dello zar Nicola I, ma la mancanza di alleati e l’approssimarsi dell’inverno fecero desistere il comandante Napier e il governo britannico.

 

3. Gli scontri arrivarono in Crimea solo un anno dopo l’inizio della guerra

La guerra tra Russia e Impero Ottomano era scoppiata, come detto, nell’ottobre 1853, e via via nel corso dei mesi si erano aggiunti ai combattimenti anche la Francia e la Gran Bretagna.

L’Austria – che non voleva che la Russia espandesse la sua influenza sul Danubio – continuava a mobilitare il proprio esercito e lanciare ultimatum contro lo zar, ma di fatto non aveva nessuna intenzione di scendere in campo, preoccupata di venire invischiata in una guerra campale.

Gli scontri principali si erano fino a quel momento svolti nel territorio dell’attuale Romania, nel Mar Baltico e soprattutto sulla costa dell’Anatolia che si affaccia sul Mar Nero. Lì la flotta russa aveva condotto nel novembre del 1853 un tremendo attacco a sorpresa distruggendo il porto di Sinope e annientando una parte delle navi ottomane.

La Crimea, dove stanziavano e da dove partivano le navi russe, era stata però per i primi mesi risparmiata.

Il lunghissimo assedio di Sebastopoli

Tutto cambiò nel settembre 1854, quindi undici mesi dopo l’avvio delle ostilità. Su pressioni inglesi, la flotta britannica, quella francese e quel che rimaneva della flotta turca puntarono infatti verso la penisola, sbarcando a Eupatoria.

Nei mesi successivi la Crimea divenne il principale, e a tratti l’unico, campo di battaglia su cui si fronteggiavano le varie potenze. Fu lì che anche il Regno Sabaudo mandò il suo contingente di 18.000 uomini.

I bersaglieri respingono i russi nella Battaglia della Cernaia del 16 agosto 1855
Lo scontro più importante fu il lunghissimo assedio di Sebastopoli, allora come oggi porto principale nel quale era stanziata la flotta da guerra russa, che si protrasse con varie pause fino al settembre 1855, per circa 11 mesi.

Francesi e inglesi prevalsero grazie anche a bombardamenti intensivi della città, i più pesanti mai avvenuti nella storia fino ad allora. Basti pensare che furono usati quasi ottocento cannoni.

 

4. Tolstoj vi prese parte come soldato

Lev Tolstoj, come tutti sapete, è stato uno dei più grandi scrittori, non solo russi ma mondiali, dell’Ottocento.

Uno scrittore specializzato nel racconto della vita interiore dei suoi personaggi, ma anche nel descrivere gli eventi della guerra e come questi modifichino la vita delle persone. Tutti questi elementi, infatti, si ritrovano nel suo capolavoro più celebre, Guerra e pace, incentrato sulle guerre napoleoniche.

Ma se per ragioni anagrafiche il racconto degli anni di inizio ‘800 era stato da Tolstoj ricostruito grazie a testimonianze e resoconti, a una guerra il romanziere aveva preso però anche effettivamente parte. Si trattava proprio di quella di Crimea, che tra l’altro gli diede l’ispirazione per alcuni dei suoi primi racconti.

L’esperienza che diede origine ai Racconti di Sebastopoli

Nato nel 1828 da una famiglia aristocratica ma rimasto orfano molto presto, non ancora ventitreenne Tolstoj si arruolò volontario nell’esercito zarista, seguendo l’esempio del fratello maggiore Nikolaj. Divenne così ben presto ufficiale d’artiglieria.

Lev Tolstoj nel 1855Dopo aver preso parte alla decennale Guerra del Caucaso, dietro sua stessa richiesta fu spostato in Crimea, partecipando, dalla parte ovviamente russa, all’assedio di Sebastopoli. Nonostante un servizio reso in maniera impeccabile, decise proprio allora di lasciare l’esercito una volta terminato il conflitto, per potersi dedicare completamente alla letteratura.

Da quell’esperienza trasse, tra l’altro, le sue prime opere di successo. Subito nel 1855 diede alle stampe I racconti di Sebastopoli, che ebbero anche qualche piccolo problema con la censura. Lì descrisse in maniera molto realistica alcuni fatti della guerra.

 
L’anno successivo poi fu la volta della novella I due ussari, ambientata in realtà in due diversi momenti storici comunque antecedenti alla Guerra di Crimea ma, nella sua descrizione di due militari, sicuramente influenzata dall’esperienza nell’esercito.

 

5. Fu la prima guerra seguita da un reporter

Nonostante già in epoca napoleonica la gazzette riportassero una mole impressionante di notizie dal fronte, il vero e proprio giornalismo di guerra nacque con il conflitto di Crimea. Suo padre fu William Howard Russell, corrispondente del Times di Londra.

William Howard Russell in CrimeaFino alla metà dell’Ottocento infatti i vari giornali riportavano semplicemente i bollettini diffusi dal governo e quindi erano facili vittime della propaganda ufficiale.

Russell invece si recò direttamente sul campo di battaglia al seguito dell’esercito britannico e riportò via telegrafo con costanza e fedeltà tutte le informazioni di cui veniva in possesso. Non mancò così di parlare anche degli insuccessi dell’esercito e di muovere critiche ad ufficiali ben precisi, sempre indicati con nome e cognome.

 
Questo ovviamente gli generò problemi con gli ambienti militari, ma i suoi resoconti erano letti in maniera così avida di dettagli dal pubblico britannico che per almeno un certo periodo nessuno osò rimuoverlo da quell’incarico.

I problemi del giornalismo di guerra

Quando però, nell’ottobre del 1854, descrisse la disfatta di Balaklava, fu subito fatto rientrare, nonostante le parole sincere e toccanti dei suoi articoli

«Queste sono verità difficili, però il popolo inglese deve ascoltarle. Deve sapere che il mendico che si trascina sotto la pioggia nelle strade di Londra vive una vita da principe, in confronto con quella vissuta dai soldati che combattono per il loro paese».

Fu sostituito, nei resoconti della Guerra di Crimea, dal corrispondente da Costantinopoli del Times, che comunque ritornò a una cronaca maggiormente legata ai dispacci ufficiali.

Pochi anni dopo Russell comunque concesse il bis recandosi negli Stati Uniti per descrivere la Guerra di Secessione, anche qui staccandosi spesso e volentieri dalle alleanze e dalle convenienze politiche inglesi.

 

La mappa concettuale che riassume tutto

Una mappa concettuale per la Guerra di Crimea

 

E cosa c’entrano in tutto questo il Piemonte e Cavour?

Abbiamo parlato molto di cose poco note riguardo alla Guerra di Crimea. Ma forse vale la pena anche di richiamare i dati che si studiano a scuola, e che riguardano più direttamente l’Italia.

Camillo Benso conte di Cavour ritratto da Antonio CiseriPerché, come avete visto anche nello schema concettuale qui sopra, la Guerra di Crimea viene studiata nelle nostre scuole perché ha un ruolo importante nel percorso risorgimentale che portò all’unità d’Italia.

Camillo Benso conte di Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna, decise infatti contro ogni previsione di far partecipare il suo esercito al conflitto. La cosa suscitò varie perplessità in Parlamento e nell’opinione pubblica piemontese, ma lo statista aveva fatto bene i suoi conti.

 
Inviò circa 18.000 uomini al comando del generale Alfonso La Marmora. Le perdite in battaglia furono minime: appena 17 morti (più danni fecero le malattie al fronte, con 1.300 vittime). Ma in compenso Cavour ebbe l’opportunità di partecipare al Congresso di pace, dove pose sul tavolo delle varie potenze la questione italiana.

L’avvicinamento tra Cavour e Napoleone III

A Parigi, durante le trattative per la pace, Cavour sottolineò infatti l’atteggiamento dell’Austria, che a parole voleva frenare l’espansionismo russo ma poi non era disposta a “sporcarsi le mani” entrando in guerra.

Un atteggiamento che, secondo il primo ministro piemontese, stava creando problemi anche nella nostra penisola. Cavour infatti mostrò a Francia e Inghilterra che nei territori italiani controllati dall’Austria o comunque legati a quella potenza (come quelli papali) c’era un malgoverno che alimentava l’instabilità.

Cavour infatti mostrò a Francia e Inghilterra che nei territori italiani controllati dall’Austria c’era un malgoverno che alimentava l’instabilità.

Dalla Romagna, non a caso, erano partiti vari agitatori politici che erano andati in giro per l’Europa a organizzare attentati, anche contro lo stesso Napoleone III. Cavour assicurò che se quei territori fossero stati in mano piemontese, lui avrebbe saputo come amministrarli e quei focolai “terroristici” sarebbero scomparsi da soli.

L’imperatore Napoleone III rimase molto impressionato dalle parole dell’italiano e decise di approfondire la questione in separata sede. Da lì sarebbe nata, nei mesi successivi, un’alleanza che sarebbe stata fondamentale per la Seconda guerra d’indipendenza e la nascita dell’Italia.

 

 

Segnala altri fatti poco noti della guerra di Crimea nei commenti.

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