Cinque figure femminili create da Benito Pérez Galdós in Tristana e nelle altre sue opere

Benito Pérez Galdós in un ritratto di Joaquín Sorolla

Tra le grandi personalità letterarie di cui la Spagna va particolarmente orgogliosa spicca Benito Pérez Galdós, che visse tra il XIX e il XX secolo. Uno dei principali motivi per cui l’artista gode di tale considerazione è senz’altro legato alla sua vasta produzione, che diede un grande contributo in diversi campi. Galdós, infatti, non solo abbracciò vari generi letterari in qualità di scrittore, ma fu anche drammaturgo, giornalista e politico.

Partecipò persino all’attività della Real Academia Española e nel 1912 si aggiudicò il Premio Nobel. Nonostante gli importanti riconoscimenti ricevuti, molti autori e critici a lui contemporanei erano contrari al suo stile realista: Pio Baroja lo riconobbe come “colui che sa far parlare il popolo” per via dell’attenzione riservata, nei suoi romanzi, alle classi più umili che, grazie a lui, si avvicinarono considerevolmente alla letteratura.


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La volontà di voler rappresentare la realtà spagnola del XIX secolo spinse l’autore ad adottare un efficace metodo di osservazione. A metà mattina Galdós usciva infatti a passeggiare per tutti gli angoli di Madrid, origliando persino le conversazioni degli sconosciuti. Fu in quei sobborghi nascosti della capitale che sviluppò un particolare interesse per l’universo femminile, che lo indusse a creare donne dal carattere forte e con un vissuto difficile. Scopriamone insieme cinque tra le più famose.

 

Tristana

L’ironia che allevia la drammaticità della vita

Una bella edizione di "Tristana", il libro più famoso di Pérez GaldósSenza dubbio una delle sue opere più famose è quella che ritrae Tristana, protagonista a cui è dedicato il titolo di questo romanzo, pubblicato nel 1892. Concorde con lo stile realista, Galdós racconta, attraverso il suo personaggio, una vita difficile in cui le disgrazie non finiscono di succedersi. Il lieto fine arriva nel momento in cui Tristana, rassegnata, accetta con grande forza d’animo la sorte a lei riservata.

Eppure la donna riesce comunque a prendersi una sorta di rivincita, maturando e rimanendo fedele ai principi di quella libertà a cui aveva sempre anelato. Se inizialmente è orfana, ingenua e indifesa, Tristana si converte piano piano in una donna forte, non disposta a sottomettersi al volere degli uomini. In effetti lo si nota chiaramente sin da quando la giovane, stanca degli oltraggi subiti dal tutore Don Lope, comincia una relazione clandestina con Horacio, un pittore che disprezza il suo spirito femminista.

La mentalità moderna di Tristana supera i tempi, tanto da risultare inverosimile. Nel XIX secolo la donna comincia la sua emancipazione nella società spagnola, ma si tratta di un processo a rilento e, nonostante lei lo ammetta, tutti gli altri lo negano. Abbandonata da Horacio, Tristana si sposa: differentemente da come sembra, il matrimonio di convenienza con il tutore le dà la libertà di ribaltare la situazione iniziale e di prendere in mano le redini della propria vita.

 

Marianela

L’importanza della bellezza: un tema attuale già nel XIX secolo

"Marianela" di Benito Pérez GaldósAnche se non completamente felice, la storia di Tristana termina mostrandoci una protagonista molto forte e risoluta. Ben differente è invece ciò che accade alla povera Marianela, ragazza dal carattere più fragile che cade nella trappola della sofferenza e non trova alcuna via d’uscita. Pubblicato nel 1878, il romanzo, che ancora una volta prende il nome dalla protagonista, introduce presso i lettori un’eroina con cui non vorrebbero mai identificarsi.

Marianela, soprannominata affettuosamente Nela, è una giovane piuttosto brutta, povera e addirittura orfana. È cresciuta con Centeno, il capomastro delle mine ma, a causa del suo sgradevole aspetto, è disprezzata da tutti. L’unico che le vuole sinceramente bene è Pablo, un giovane cieco dalla nascita. Naturalmente sa vedere con gli occhi del cuore e, riconoscendo in Nela una donna infinitamente pura, si convince della sua bellezza e se ne innamora.

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La protagonista non vede l’ora di diventare sua moglie ma, alla notizia dell’arrivo di uno specialista che può curare Pablo, ogni traccia di felicità svanisce. Sebbene sia brutta, Marianela potrebbe puntare su molte altre qualità che Pablo apprezza. Le offese ricevute ripetutamente hanno tuttavia annullato la sua autostima, convincendola che l’unica cosa importante sia la bellezza esteriore. Nela sceglie così la fuga, ma non può sopravvivere allontanandosi da se stessa, e per questo viene tragicamente sorpresa dalla morte.

 

Fortunata

Il disagio di una donna che vive una storia scritta dagli uomini

La copertina di "Fortunata y Jacinta"Fortunata è la donna che compare nell’opera Fortunata y Jacinta (1887), considerata dai critici il capolavoro assoluto di Galdós. Le vicende delle due protagoniste si sviluppano nella capitale spagnola tra il 1869 e il 1876 e risentono quindi di una situazione politica precaria. Fortunata e Jacinta sono legate allo stesso uomo, anche se in modo diverso e, forse a causa della misera condizione sociale della prima, è proprio lei a dover sopportare il maggior numero di soprusi.

Juanito Santa Cruz, detto il Delfino, è infatti un signorino benestante che sposa Jacinta, ma è Fortunata a subire i suoi oltraggi da una vita. La donna è una tipica popolana delle più umili condizioni, che cerca disperatamente di uscire dalla miseria. Per questo motivo si lega agli uomini sbagliati, illudendosi di poter porre fine alle ingiustizie che la perseguitano da sempre e diventando così vittima dei suoi stessi istinti.


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Mossa dall’interesse, contrae matrimonio con Maximiliano Rubín, finendo nelle grinfie di sua zia Lupe, che la spedisce in convento. Più tardi si riappacifica con il marito, ma nella sua vita ritorna nuovamente il Delfino, del quale rimane incinta. Solo il farmacista Ballester si azzarda ora a proteggerla, ma ciò non la strappa al suo triste destino: Fortunata muore dopo aver dato alla luce un bimbo che affida a Jacinta.

 

Donna Juana de Samaniego

Un “angelo del male” che nemmeno la morte distoglie dai propri obiettivi

"Casandra" di Pérez GaldósIn Casandra, opera pubblicata nell’autunno del 1905 e considerata dai galdosisti come la più aspra critica dell’autore ai settori tradizionalisti e cattolici del paese, emerge il personaggio di Donna Juana. Pur non essendo la protagonista assoluta del romanzo, la vecchia vedova è senza dubbio il personaggio più perfido, le cui malvagità influenzeranno inevitabilmente le scelte e le azioni di tutti coloro che prendono parte alla trama del libro.

Juana de Samaniego è una ricca marchesa che adora esercitare il proprio controllo su qualsiasi cosa abbia a che fare con lei, ma questa attitudine sarà anche la causa della sua disgrazia. Si prende infatti la libertà di cambiare il testamento del marito: mentre prima le ricchezze dell’uomo erano destinate ad un’equa spartizione tra i parenti, ora verranno devolute alla Chiesa, eccetto la minima parte riservata al figlio Rogelio, a patto però che quest’ultimo abbandoni Casandra, la donna che ama.

Il suo terribile piano per manipolare senza scrupoli le vite di chi la circonda sarà la sua condanna a morte, poiché Casandra la ucciderà per evitare che raggiunga i suoi obiettivi. Nemmeno ciò può però dare pace ad un’anima tanto tormentata e pregna d’odio: la marchesa diventerà un vero e proprio mostro di crudeltà, perché il suo spettro continuerà a girovagare per le strade di Madrid maledicendo insistentemente Casandra.

 

Gloria

Quando la religione istiga all’intolleranza

"Gloria", altro libro su una figura femminile da ricordareCome in Casandra, anche in Gloria l’autore sceglie di raccontare un amore ostacolato dalla religione. L’opera fu pubblicata tra il 1876 e il 1877 da un giovane Galdós trentaquattrenne che, dopo numerose ricerche e varie ore trascorse a discorrere con le personalità più illustri dell’epoca, afferma di essere assolutamente carente della stessa fede che sembrava tanto indispensabile agli altri.

Gloria Lantigua è una diciottenne appartenente ad una famiglia nobile e ricchissima, come suggerisce il suo stesso cognome, e in cui è radicata una profonda tradizione cattolica. L’arrivo dell’attraente inglese Daniel Morton pone fine alla monotonia della vita della protagonista tanto precipitosamente quanto rapidamente sgretola le sicurezze della famiglia della giovane. Dopo un passato difficile e segnato dalla prematura morte della madre, Gloria trova sollievo nell’amore appassionato per Daniel, remando controcorrente in una società ipocrita.

Del resto, chi mai avrebbe concesso ad una ragazza cristiana di sposare un ebreo? Nell’ennesimo romanzo dal finale shakespeariano, Benito Pérez Galdós sembra pronunciarsi a favore dei propri personaggi, che rivendicano delle libertà ancora inaccessibili. Tuttavia sono i pregiudizi a prevalere e il messaggio dell’autore appare forte e chiaro: in un paesino sperduto della Spagna del XIX secolo non esiste il lieto fine per chi abbatte le convenzioni sociali.

 

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