Inutile nascondersi: la criminalità organizzata è purtroppo una delle cose che gli italiani hanno esportato nel mondo. Quando, nei decenni e nei secoli passati, i nostri concittadini lasciavano le sponde del nostro paese e si spostavano all’estero, portavano con loro spesso molte cose buone, ma di tanto in tanto anche dei problemi. Oltre alla pasta e alla pizza, oltre alla creatività e all’umiltà, i nostri emigranti hanno infatti portato anche la criminalità. E non deve quindi stupire che esista un intero filone, molto proficuo e interessante, di film americani sulla mafia.

La fortuna degli italoamericani

Proprio negli Stati Uniti d’America, che rappresentavano all’epoca un’economia in grande crescita, in cui era facile fare affari e proporsi come “uomo nuovo”, gli italiani fecero anzi fortuna. Molti in maniera lecita, sfondando nello sport, nella politica o nelle arti. Altri tramite scorciatoie. Al Capone, Lucky Luciano, Carlo Gambino o in tempi più recenti John Gotti sono solo alcuni dei nomi più noti dei mafiosi che hanno lasciato un segno nella storia e nell’immaginario americano.

E se nel nostro paese non mancano i film sulla mafia – come i recenti Alla luce del sole o La mafia uccide solo d’estate –, in America, la patria del grande cinema, le pellicole del genere sono addirittura centinaia. Certi registi italoamericani come Coppola e Scorsese ci hanno costruito sopra una parte della loro fortuna. E certi interpreti, da Al Pacino a Robert De Niro, da Joe Pesci a Chazz Palminteri, ne sono stati segnati a lungo. Oggi vi presentiamo i migliori film di questo filone.

 

La saga de Il padrino

Il padre di tutti i film americani sulla mafia

Il primo capitolo della saga de Il padrino, il più importante tra i film americani sulla mafiaIl più famoso, probabilmente il più bello e di sicuro il più importante film sulla mafia mai prodotto in America è Il padrino. O, meglio, più che del film in sé bisognerebbe parlare della saga. Francis Ford Coppola ha infatti realizzato tre film che portano questo titolo, dividendo il suo “affresco” in parti. Il primo è uscito nel 1972, il secondo nel 1974 e l’ultimo, dopo una lunga pausa, nel 1990. Tutte e tre le pellicole erano sceneggiate dallo stesso Coppola assieme a Mario Puzo.

Proprio quest’ultimo scrittore è infatti il primo autore della saga. Nato a New York da immigrati avellinesi, Puzo lavorava come romanziere dagli anni ’50, ma ottenne un inatteso successo nel 1969 con la pubblicazione de Il padrino. La Paramount ne acquistò i diritti e offrì, dopo mille titubanze, la regia al giovane Francis Ford Coppola. Questi scelse il cast, puntando su alcuni attori giovani – Al Pacino, James Caan, Robert Duvall, John Cazale – e su un divo dato ormai come “bollito”, Marlon Brando.


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La scommessa si rivelò azzeccata. Nonostante lo sforamento del budget, il film si rivelò un successo clamoroso. Da allora e ancora oggi è considerato uno dei più grandi film mai realizzati, in testa a decine di classifiche. Inoltre anche dal punto di vista commerciale la pellicola si rivelò un successo: costata 7 milioni di dollari, ne incassò 245. Agli Oscar, infine, ottenne tre statuetta (film, attore protagonista e sceneggiatura non originale). Ma ne avrebbe probabilmente meritate anche altre.

Il secondo capitolo della saga, che vede Al Pacino in assoluta preminenza ma anche l’esordio di Robert De Niro, si pone sugli stessi livelli qualitativi del primo film. Ed ebbe di nuovo un grande successo, ottenendo 6 Oscar e incassando circa 50 milioni di dollari. Meno bene andò il terzo capitolo: ottenne tutto sommato buone recensioni, ma non convinse soprattutto nel finale. Inoltre fu aspramente criticata la recitazione di Sofia Coppola. La figlia del regista, d’altronde, fu scelta all’ultimo momento per sostituire Winona Ryder.

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C’era una volta in America

Quando un italiano va negli USA per raccontare i gangster ebrei

C'era una volta in America di Sergio LeoneQuando arriverete alla fine dell’articolo, vi accorgerete che tutti i registi di questa lista sono italoamericani. D’altronde, chi meglio di un americano con origini italiane poteva raccontare un fenomeno così particolare come la mafia? Un fenomeno che, oltre che al mondo della criminalità, si lega anche alle tradizioni della nostra terra. Alla famiglia, ad un esagerato senso dell’onore, alla musica, alla religiosità un po’ vuota, alle tradizioni.

Tutti tranne uno, in realtà. Perché C’era una volta in America, il secondo film del nostro elenco, è firmato da Sergio Leone. Un regista nato e sempre vissuto in Italia, che però ha costantemente guardato agli Stati Uniti come a una sorta di patria adottiva. E paradossalmente il suo film è l’unico che non parla di mafia italiana, ma di gangster ebrei.


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Come forse saprete, la malavita di origine italiana non era l’unica ad operare negli Stati Uniti della prima metà del ‘900. C’erano anche bande irlandesi (di cui parleremo a breve) ed ebree, che rivaleggiavano con quelle italiane. E che ne imitavano la struttura organizzativa, a volte arrivando addirittura a mescolarsi ad esse. Leone, forse troppo italiano per parlare direttamente di mafia, indaga proprio un gruppo di questo tipo. E lo fa abbandonando per la prima volta le atmosfere da spaghetti-western che avevano fatto fino a quel momento la sua fortuna.

La storia, ampia ed ambiziosa, si concentra su Noodles, un gangster e contrabbandiere ben interpretato da Robert De Niro. All’inizio del film, nel 1933, è disperato per la morte dei suoi compagni, ma poi ci si sposta avanti e indietro nel tempo, ricostruendo i tasselli di una storia molto complessa. Il film è un capolavoro amato da generazioni di cineasti, ma è stato spesso frustrato dall’intervento dei produttori. La versione director’s cut, però, ha ridato ormai da tempo al film di Leone tutta la bellezza originaria.

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Quei bravi ragazzi

La versione di Scorsese

Quei bravi ragazzi, di Martin ScorseseCome vi sarete accorti, abbiamo cominciato a parlare di Robert De Niro. Nel secondo capitolo de Il padrino interpretava infatti un giovane don Vito Corleone. In C’era una volta in America, realizzato nel 1984, era addirittura il protagonista. D’altronde, nonostante fosse un attore estremamente versatile, De Niro ha spesso dato il volto a gangster, o italoamericani rabbiosi. Soprattutto nei film diretti dal suo amico Martin Scorsese.

Lo ritroviamo infatti tra i protagonisti anche di Quei bravi ragazzi, in cui divide la scena con Joe Pesci e Ray Liotta. Anche in questo caso, lo spunto iniziale arriva da un libro, il romanzo Il delitto paga bene di Nicholas Pileggi. Proprio Pileggi fu chiamato da Scorsese – newyorkese che mai ha dimenticato le sue origini italiane – a collaborare alla sceneggiatura del film. Uscita nel 1990, la pellicola fu un successo di critica e di pubblico. Ottenne un solo Oscar (su sei nomination) ma incassò quasi 50 milioni di dollari al botteghino.

Italiani e irlandesi

La storia è quella di Henry Hill, un mafioso atipico. Come il cognome lascia intuire, non è completamente italoamericano, ma figlio di una “coppia mista” e quindi per metà irlandese. Cosa non solo non comune, ma in parte pericolosa vista la rivalità tra le due comunità. Comunque entra nella band di Paul Cicero e viene affiancato da due malviventi più maturi, il saggio Jimmy Conway (anche lui non italiano, e per questo impossibilitato a fare più di tanto carriera nell’organizzazione) e l’impulsivo Tommy DeVito.

Il film segue questa strana banda dal 1955 al 1980, tra alti e bassi, grandi affari e colossali arresti. Soprattutto, tratteggia la mentalità di questi criminali, la loro sete di soldi, le loro paranoie e i loro compromessi. Memorabili le interpretazioni degli attori, con un Pesci giustamente premiato in diversi festival e cerimonie.

 

Bronx

La collaborazione tra Palminteri e De Niro

Bronx, diretto e interpretato da Robert De NiroConcludiamo il discorso su Robert De Niro con Bronx, film da lui prodotto, diretto e interpretato nel 1993. Oltre a mettere in piedi una straordinaria carriera di attore, infatti, nel corso degli anni l’interprete italoamericano si è spostato anche dietro alla macchina da presa. Le pellicole da regista sono al momento due, appunto Bronx e The Good Shepherd. Inoltre nel suo curriculum ci sono anche molte importanti produzioni.

Ma Bronx non è solo una pellicola marchiata De Niro. Dietro a quel film c’è infatti un’altra persona che riveste uguale importanza, l’attore Chazz Palminteri. Nato proprio nel Bronx nel 1952, Palminteri – il cui vero nome di battesimo è Calogero – iniziò a lavorare negli anni ’80 nei teatri. Nonostante qualche apparizione in TV, era quindi all’epoca sconosciuto al grande pubblico. Aveva però scritto una pièce intitolata A Bronx Tale che stava andando molto bene nei teatri off-Broadway. Una pièce in cui lui stesso interpretava addirittura 35 personaggi.


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Quel lavoro ebbe un tale successo che Hollywood, alla soglia dei quarant’anni, cominciò ad accorgersi di lui. Arrivarono così le parti in Oscar e Amore all’ultimo morso di John Landis. E varie offerte per trarre un film dal suo lavoro teatrale. Palminteri le rifiutò tutte (alcune anche milionarie) perché voleva essere l’unico sceneggiatore e voleva riservare per sé il ruolo del mafioso. Fu solo De Niro a garantirgli quello che chiedeva. Ne nacque un film che racconta l’adolescenza di un ragazzino che stringe amicizia con un capomafia nella New York degli anni ’60.

La carriera di Palminteri poi è proseguita in modo egregio. Ha recitato in Pallottole su Broadway di Woody Allen, I soliti sospetti di Bryan Singer e Terapia e pallottole di Harold Ramis (ancora con De Niro). Ha inoltre diretto anche un film, Un amore sotto l’albero, con Susan Sarandon e Penélope Cruz.

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The Departed

Nella malavita irlandese di Boston

The Departed, recente film americano sulla mafiaI film che abbiamo visto finora sono tutti stati diretti tra gli anni ’70 e l’inizio dei ’90. In quel ventennio, infatti, il genere dei film di mafia visse un vero e proprio rinascimento. Ce n’erano stati anche altri, nei decenni precedenti, ma non avevano mai indagato la mafia come un fenomeno a sé stante. L’avevano anzi equiparata a decine di altre forme di criminalità organizzata, non cogliendone gli aspetti più peculiari.

In quel ventennio, invece, la struttura delle cosche, i loro legami interni e la lotta con la giustizia vennero analizzati nel dettaglio. Anche da film che qui non abbiamo tempo di approfondire, come Scarface, Gli intoccabili, Carlito’s Way, Casinò o Donnie Brasco. Poi, sul finire degli anni ’90, il genere sembrò passare di moda.

Il remake di un film di Hong Kong

Oggi, di film americani sulla mafia, ne vengono infatti prodotti meno. Ma quei pochi, spesso, sono memorabili. Come The Departed – Il bene e il male, ennesima pellicola di Martin Scorsese dedicata all’argomento. Anche se, ad essere precisi, il film è atipico per due motivi. In primo luogo, perché al centro della scena non c’è la malavita italiana ma quella irlandese. In secondo luogo, perché il film è più moderno dei precedenti e si ispira a una pellicola d’azione di Hong Kong, Infernal Affairs.

La storia è magistralmente diretta e interpretata. Non a caso, è l’unico film per cui il regista italoamericano ha conquistato l’Oscar (nonostante undici altre nomination in carriera). Ma con lui hanno lavorato in questo caso vari pezzi da novanta di Hollywood, come Jack Nicholson, Matt Damon, Leonardo DiCaprio (il suo nuovo attore-feticcio), Mark Wahlberg, Martin Sheen e altri ancora.

 

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