Cinque film apocalittici che tolgono il fiato

Alla scoperta dei migliori film apocalittici, cominciando da The Road

Quante volte abbiamo detto: «Quel film è la fine del mondo»? Probabilmente tante. È un’espressione che riserviamo alle pellicole che ci emozionano e sorprendono. Ma ne esistono alcune che sono, letteralmente, la fine del mondo. Cioè che raccontano la realtà dopo un olocausto nucleare o una tragedia di simile portata. Sono film apocalittici (o post-apocalittici) che ci raccontano una realtà in cui la società si è dissolta. E in cui i sopravvissuti devono cercare, in qualche modo, di campare.

I film recenti e i grandi classici

Di film di questo tipo ce ne sono parecchi. Soprattutto dopo l’anno 2000 – che in un certo senso rappresentava una soglia psicologica (vedi 2001: Odissea nello spazio) – si sono anzi moltiplicati. Spesso sono di ottima fattura. Si pensi a 28 giorni dopo, a Io sono leggenda, a Codice Genesi o a Doomsday, tutti appassionanti e mozzafiato. Ma questo filone non è certo nato negli ultimi 15 anni.

Affonda le radici, piuttosto, negli anni ’60. In quella fase la fantascienza cinematografica americana fece infatti un deciso passo avanti. Mise da parte, per un momento, il problema dell’altro – l’invasione aliena come metafora del comunismo – e si mise ad affrontare quello insito nell’uomo stesso. Non serviva necessariamente un nemico per rovinare il mondo: l’uomo poteva benissimo fare tutto da solo. Una consapevolezza che probabilmente si rafforzò con la crisi missilistica di Cuba e con le proteste del movimento pacifista.

Da lì in poi, vari registi hanno cercato di immaginare un mondo post-nucleare, usando di volta in volta gli zombie, le scimmie, la desolazione del paesaggio o, semplicemente, altri uomini resi più animaleschi dalla fame e dalle privazioni. Questo futuro distopico è infatti quasi sempre minato da un profondo pessimismo. L’uomo viene analizzato nel suo egoismo, quasi a voler confermare l’idea hobbesiana dell’homo homini lupus. Oggi vi proponiamo quindi cinque film apocalittici che hanno fatto la storia del genere, ma che sapranno ancora sorprendervi.

 

La saga di Mad Max

L’Australia post-apocalittica

Interceptor, primo capitolo della saga di Mad MaxPer questa lista abbiamo scelto di non seguire un ordine cronologico, ma di costruire un percorso. E di partire pertanto dalla saga di Mad Max, che declina il tema dei film apocalittici in chiave avventurosa, distopica e adrenalinica. La serie fu creata in Australia nel 1979 da George Miller e Byron Kennedy. E nel corso degli anni ha dato origine a film e videogiochi molto apprezzati sia dal pubblico che dalla critica.

Il primo capitolo della saga si intitolava in originale Mad Max. In italiano fu però presentato col titolo di Interceptor, mantenuto anche per il sequel (Interceptor – Il guerriero della strada). Proprio quest’ultimo capitolo fu salutato, alla sua uscita, come uno dei migliori film d’azione di tutti i tempi. Una definizione che è stata ripresa recentemente per Fury Road, la quarta avventura.


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Il protagonista della saga è Max Rockatansky, un poliziotto che vive nell’Australia del futuro. Al suo tempo, la società sta vivendo una condizione assai difficile per via della guerra e della scomparsa delle risorse. Questo porta a un’illegalità diffusa, tanto che lo stesso Max subisce la morte della propria famiglia per mano di una gang. Il fatto lo porta a cercare vendetta e a trasformarsi in un vero guerriero della strada.

Il personaggio è stato interpretato, nei primi tre capitoli, da Mel Gibson. Proprio grazie a questo ruolo, anzi, l’attore ha visto decollare la propria carriera e trovare ruoli nei natii Stati Uniti. Nel quarto e ultimo capitolo, Fury Road, il ruolo è stato invece affidato a Tom Hardy.

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I figli degli uomini

E se la razza umana stesse per estinguersi?

I figli degli uomini, con Clive OwenChe il tema su cui concentriamo il nostro articolo sia affascinante non lo si scopre certo oggi. Non tutti sanno, però, che vi si sono cimentati alcuni tra i più importanti registi, dando origine a pellicole complesse. Una di queste è I figli degli uomini di Alfonso Cuarón, che unisce tensione da thriller e riflessioni sulla società.

Tratto da un omonimo romanzo di P.D. James, il film uscì nel 2006, frutto di una coproduzione anglo-americana. Cuarón, regista messicano, si era appena fatto conoscere in America grazie a Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Proprio il successo di quella pellicola, anzi, gli aveva permesso di trovare i finanziamenti per il suo personale progetto. Ma di film importanti Cuarón ne aveva già confezionati in Messico: uno su tutti è Y tu mamá también.

Gran Bretagna, 2027

La storia de I figli degl uomini è ambientata nel 2027, nel Regno Unito. Qui la situazione – come d’altronde nel resto del mondo – è molto instabile. Gli immigrati si spostano di continuo da un paese all’altro e gruppi terroristici continuano a creare disordine. Ma il vero motivo di questa situazione è il fatto che l’umanità sembra destinata ad estinguersi. Da quesi vent’anni, infatti, non nascono più nuovi bambini.

In questo scenario si introduce una storia di fuga e salvezza magistralmente diretta dal regista. Celebre, in questo senso, la scena dell’inseguimento in auto, una delle più stupefacenti, dal punto di vista tecnico e non solo, di tutta la storia del cinema. Inoltre bisogna rimarcare le ottime interpretazioni degli attori. Il protagonista è Clive Owen, ma accanto a lui recitano anche Julianne Moore, Michael Caine, Chiwetel Ejiofor e altri.

 

The Road

Un padre e un figlio sulla strada

The Road, uno dei più toccanti film apocalittici degli ultimi anniI film che abbiamo presentato finora mostrano un mondo post-apocalittico in cui bisogna scappare forsennatamente a bordo di automobili. E danno per scontato che in qualche modo il carburante non sia un problema, neppure nel più catastrofico dei futuri. The Road, film del 2009 diretto da John Hillcoat, afferma invece il contrario e racconta una fuga a piedi.

Tratto dallo sconvolgente romanzo omonimo di Cormac McCarthy, il film presenta una serie di attori molto bravi nei vari ruoli. Il protagonista ha il volto di Viggo Mortensen, in una delle sue interpretazioni più intense. Il ruolo del figlio è affidato invece al giovane Kodi Smit-McPhee, interprete australiano. Nel cast poi figurano, anche se per brevi apparizioni, Charlize Theron, Robert Duvall e Guy Pearce.


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Il film comincia spiegando che nel mondo è accaduta una catastrofe, per la verità non meglio precisata. Gli uomini superstiti sono pochi, e soprattutto non hanno nulla di cui cibarsi. Coltivare è diventato impossibile e anche le bestie sembrano estinte. I pochi che sopravvivono si affidano alle scorte trovate in case e negozi abbandonati. Oppure si dedicano a pratiche peggiori, come il cannibalismo.

In questo scenario un uomo cerca di portare il proprio figlio verso il mare, sperando che là troverà la salvezza. Il viaggio è però difficile, perché la strada è attraversata da gang in cerca di prede, da schiavizzare o mangiare. E lo stesso padre sembra non stare troppo bene.

 

1997: Fuga da New York

Kurt Russell per liberare il Presidente

1997: Fuga da New YorkIn apertura abbiamo citato 2001: Odissea nello spazio, il classico film di Stanley Kubrick. Realizzato nel 1968, immaginava un futuro allora piuttosto lontano, che non si è però realizzato come predetto. Lo stesso – per fortuna – è avvenuto anche col mondo immaginato da John Carpenter e Nick Castle in 1997: Fuga da New York.

La pellicola, realizzata nel 1981 e ambientata appunto nel 1997, immaginava un futuro in cui gli Stati Uniti erano piagati dal crimine. E in cui Manhattan era stata trasformata in una prigione di massima sicurezza. In quella situazione, l’Air Force One precipitava e il presidente degli Stati Uniti veniva rapito da alcuni carcerati. L’unico modo per salvarlo, quindi, diventava quello di rivolgersi a “Jena” Plissken, un ex soldato e criminale.

L’idea Eastwood

Secondo la leggenda, Carpenter aveva scritto il soggetto del film già negli anni ’70. Ad averlo spinto ad immaginare una storia così tragica e pessimista era stato lo scandalo Watergate, e il personaggio principale doveva secondo lui essere affidato a Clint Eastwood. Ebbe però grande difficoltà a trovare i finanziamenti e fu costretto a mettere il progetto nel cassetto.

Tutto cambiò grazie al successo di Halloween nel 1978. Quell’horror da lui diretto gli rese facile trovare dei finanziatori disposti a mettere i soldi per il suo nuovo progetto, anche se il budget fu limitato a 6 milioni di dollari. Assunse quindi Kurt Russell, il suo protagonista, e i veterani Lee Van Cleef, Ernest Borgnine e Donald Pleasance. E realizzò un film che ripagò gli investimenti, incassando 25 milioni di dollari solo negli USA e diventando un fenomeno di culto.

 

Il pianeta delle scimmie

Un astronauta in un mondo al rovescio

Il pianeta delle scimmie, uno dei primi film post-apocalitticiNegli ultimi due punti della lista abbiamo deciso di presentarvi altrettanti classici del genere. Il primo, di cui abbiamo appena finito di parlare, fu realizzato negli anni ’80. Per il secondo però andiamo ancora più indietro nel tempo, alla fine degli anni ’60. Stiamo parlando di Il pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner.

Il film si basava su un romanzo uscito qualche anno prima, firmato dal francese Pierre Boulle. Alla base del racconto c’era il viaggio di alcuni astronauti lontano dalla Terra. Questi avevano infatti il compito di ibernarsi per sopravvivere al lungo viaggio e poi esplorare l’universo alla ricerca di mondi abitabili. La navicella veniva però catturata dall’orbita di un pianeta e questo attivava le procedure di risveglio. Gli astronauti scoprivano così che erano passati più di 2.000 anni, ma anche, poco dopo, che quel mondo era dominato dalle scimmie.

I segreti da scoprire

Questi animali infatti si presentavano come intelligenti ed evoluti, mentre gli esseri umani presenti nel pianeta vivevano ad uno stadio primitivo. L’astronauta superstite, George Taylor, lottava pertanto per non finire ingabbiato come un animale da compagnia. Solo per rendersi presto conto, però, che il pianeta celava dei segreti sconvolgenti.

Alla sua uscita il film ebbe un successo straordinario, convincendo sia la critica che il pubblico. Costato poco meno di 6 milioni di dollari – che all’epoca erano una bella cifra –, ne fruttò solo in America ben 33. Inoltre diede vita a numerosi sequel: nel giro di appena cinque anni ne furono confezionati ben quattro. Tra il 1974 e il 1975, poi, vennero create anche una serie TV live action e uno show a cartoni animati. Infine, di recente sono arrivati prima il remake firmato Tim Burton e poi un’intera serie reboot.

 

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