Cinque film che fanno ridere tutti

Alla scoperta dei film che fanno ridere tutti

«Fare piangere è meno difficile che far ridere», diceva Peppino De Filippo. E forse aveva ragione. Un po’ perché una battuta già sentita perde tutto il suo appeal, un po’ perché ognuno ha un senso dell’umorismo diverso e mettere d’accordo tutti è difficile. Esistono però dei casi in cui l’impresa riesce, dei film che fanno ridere tutti.

Sono pellicole che vanno oltre alle capacità e alle conoscenze del pubblico, e riescono ad appellarsi ai meccanismi più basilari della comicità. A qualcosa di ancestrale, che è difficile da spiegare o da concettualizzare in una formula, ma che funziona. È una comicità diretta, istintiva, corporea.

Ridere fino alle lacrime

Solo così si possono colpire sia l’intellettuale che l’illetterato, il vecchio e il bambino, l’uomo e la donna. Solo così si possono mettere in scena commedie che siano davvero divertenti, film comici che ti fanno ridere fino quasi alle lacrime e che non puoi fare a meno di consigliare agli amici. Film da vedere assolutamente perché già sai che nessuno riuscirà a resistere loro.

Abbiamo scelto cinque di questi film da ridere. Un paio sono americani, uno è inglese e due sono italiani. Abbiamo infatti deciso di dare un po’ di spazio anche al nostro paese, perché in effetti la nostra filmografia – soprattutto quella che va dagli anni ’50 ai ’70 – è piena di straordinarie pellicole comiche.

Prima di cominciare, però, vogliamo segnalarvi alcuni titoli che non sono riusciti ad entrare in cinquina, ma che vale la pena di recuperare comunque. Per quanto riguarda quelli italiani, segnatevi almeno I soliti ignoti, Divorzio all’italiana e L’armata Brancaleone.

Sul versante straniero, invece, optiamo per Tempi moderni, A qualcuno piace caldo, Le folli notti del dottor Jerryll, Frankenstein jr. e Il grande Lebowski. E ora cominciamo.

 

1. Monty Python e il Sacro Graal (1975)

Come vedrete, nella nostra lista c’è una preponderanza di film realizzati nella seconda metà degli anni ’70. Difficile, ma forse non impossibile, capirne il perché.

Dopo le lotte del ’68, in quel quinquennio iniziò un po’ in tutto il mondo un periodo di distensione. Una distensione che avrebbe portato presto al disimpegno, ma che qui era ancora, più che altro, uno sguardo più sereno e disincantato verso la realtà. Si riusciva insomma a ridere di sé e del proprio tempo molto più di oggi.

Una scena di Monty Python e il sacro GraalAd aprire quella stagione furono, probabilmente, gli inglesi, cioè quelli che con il senso dell’umorismo di solito ci sanno molto fare. Basti pensare che Charlie Chaplin, forse il più grande umorista prestato al cinema (delle origini), era proprio cittadino britannico.

E britannici erano anche i componenti dei Monty Python, un sestetto comico che si era formato sulla BBC e in quel momento era pronto a sbarcare al cinema. I sei componenti erano, all’epoca, tutti giovani e tutti ben istruiti, visto che provenivano da Oxford e Cambridge [1]. Ma anche tutti con un dissacrante senso dell’umorismo, fatto di gusto dell’assurdo e invenzioni inedite.

Il primo film a soggetto del gruppo

Nel 1969 avevano dato origine al programma comico Monty Python’s Flying Circus, che aveva avuto un travolgente successo in Gran Bretagna. Da lì era stato tratto un primo film, a sketch, intitolato E ora qualcosa di completamente diverso. E nel 1975 il gruppo aveva dato vita al primo film a soggetto, Monty Python e il Sacro Graal.

La pellicola fu scritta collettivamente e diretta da Terry Gilliam e Terry Jones. Raccontava la storia di Re Artù, che riceveva da Dio l’incarico di trovare il sacro Graal. Nel percorso per portare a termine la missione, però, incontrava vari problemi e personaggi assurdi.

E' una strega! – Monty Python e il Sacro Graal

Il film si dimostrò fantasioso e irriverente al punto giusto, nonostante fosse stato prodotto con un budget ridottissimo e i Python, alla prima esperienza vera dietro alla macchina da presa, fossero incappati in varie ingenuità.

In Italia, purtroppo, la sua sorte fu comunque meno florida che nei paesi di lingua inglese. Il doppiaggio effettuato dai tipi del Bagaglino, infatti, stravolse il significato di molte scene, facendo perdere d’originalità al film [2]. E a differenza di quanto avvenuto con altri film del sestetto, questa pellicola non è stata purtroppo più ridoppiata nella nostra lingua.

 

2. Amici miei (1975)

Passiamo ora in Italia. Come anticipato, abbiamo scelto anche due pellicole nostrane, uscite tra l’altro a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. La prima è Amici miei, film di Mario Monicelli in realtà pensato e progettato da Pietro Germi.

Dopo i primi film in ambito neorealista, Germi aveva cominciato ad occuparsi di commedia negli anni ’60. Era anzi stato il primo verso cui era stato utilizzato il termine di “commedia all’italiana“, che divenne estremamente popolare.

La locandina del celebre Amici miei di Mario Monicelli

Il suo cinema faceva ridere, ma con una vena di tristezza. La sua comicità era infatti cinica e amara, una sberla sulla faccia dell’Italia del tempo. Basti pensare, a tal proposito, a Divorzio all’italiana, a Sedotta e abbandonata e a Signore & signori, i suoi capolavori del periodo.

Nei primi anni ’70 iniziò poi a lavorare a un ampio progetto intitolato Amici miei. Ne firmò la sceneggiatura assieme a Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli, ma non riuscì a dirigerlo. Malato di cirrosi epatica, morì infatti nel 1974, ad appena 60 anni d’età.

Da Pietro Germi a Mario Monicelli

Il progetto venne lasciato da Germi in mano all’amico Mario Monicelli [3]. Che, emblematicamente, fece inserire nei titoli di testa la dicitura: “Un film di Pietro Germi”. Monicelli – il cui stile non era distante da quello dell’amico – completò così l’opera, dirigendo una commedia amara che ebbe un grandissimo successo.

Considerato in un certo senso il film che chiuse la stagione della commedia all’italiana, Amici miei fondava gran parte della sua riuscita sull’ottimo cast. Gli interpreti principali erano Ugo Tognazzi [4], Gastone Moschin, Philippe Noiret, Duilio Del Prete e Adolfo Celi.

Raccolta Supercazzole Tognazzi

Il film ebbe un tale successo che ne furono realizzati anche due sequel. Il primo, nel 1982, sempre diretto da Mario Monicelli. Il secondo, invece, fu prodotto nel 1985 sotto la direzione di Nanni Loy.

 

3. Il secondo tragico Fantozzi (1976)

Se parliamo di comicità cinica ed impietosa, non possiamo non citare anche il personaggio di Fantozzi, forse il più celebre del cinema comico italiano. Creato da Paolo Villaggio sul finire degli anni ’60, fece il suo esordio in TV, nei racconti che il suo creatore faceva a Quelli della domenica.

Il secondo tragico Fantozzi, ancora diretto da Luciano SalceCon l’andar del tempo, il settimanale L’Europeo [5] gli propose di mettere per iscritto quegli sketch. Ne nacquero vari articoli, che Villaggio poi, nel 1971, raccolse in un volumetto intitolato semplicemente Fantozzi.

Il libro si rivelò un inatteso successo di vendite, sia in Italia che nel resto d’Europa [6], e venne spontanea l’idea di trarne un film. Nacque così il primo Fantozzi, diretto da Luciano Salce nel 1975.

Il sequel

Quel film, già di per sé straordinario, ottenne un grandissimo successo, risultando il più visto di tutta la stagione cinematografica. Ci si mise quindi subito al lavoro per dargli un seguito, che arrivò già l’anno dopo, nel 1976.

Noi abbiamo scelto di inserire in cinquina proprio questo secondo film, perché, a differenza di quello che accade di solito coi sequel, finì per essere addirittura più riuscito del predecessore. Al suo interno vi sono infatti alcune delle scene più memorabili vissute dallo sfortunato ragioniere.

Il Secondo Tragico Fantozzi – La Corazzata Potemkin (Full HD)

Ad esempio c’è la sequenza in cui Fantozzi va al casinò di Monte Carlo col superstizioso duca conte Semenzara. O quella in cui partecipa alla battuta di caccia con Filini. Oppure quella in cui assiste al varo della nave della contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, con tanto di ricevimento e feroce alano accluso.

La corazzata Kotiomkin

La scena più famosa, però, è quella in cui Fantozzi prende in giro gli intellettuali e i cinefili. Quella, cioè, in cui Guidobaldo Maria Riccardelli, quadro dell’azienda, obbliga gli impiegati a partecipare a noiose proiezioni del capolavoro La corazzata Kotiomkin [7].

Sull’intellettuale, però, si scatena la furia degli impiegati dopo che l’ennesima visione coatta li costringe a perdere una memorabile partita della Nazionale.

 

4. L’aereo più pazzo del mondo (1980)

Spostiamoci ora oltreoceano e passiamo a una comicità diversa, più demenziale. Negli anni ’80, in America questo genere visse infatti un periodo di grande fortuna, aperto da L’aereo più pazzo del mondo, uscito proprio nel 1980.

L'aereo più pazzo del mondoAutori di quella pellicola erano tre personaggi che avrebbero lavorato spesso assieme: i fratelli David e Jerry Zucker e Jim Abrahams. I tre firmarono – con la sigla Zucker-Abrahams-Zucker – sia la sceneggiatura che la regia. E negli anni successivi, insieme o separatamente, avrebbero lavorato ad altre pellicole storiche.

Tra queste bisogna annoverare almeno Top Secret!, Una pallottola spuntata, Hot Shots! e alcuni capitoli della saga Scary Movie. Il loro stile, facilmente riconoscibile, si basava sulla parodia dissacrante, su frequenti doppi sensi e sulla ripetizione estenuante di battute demenziali.

La parodia del genere catastrofico

L’aereo più pazzo del mondo, il primo di tutti questi film, nacque in realtà come parodia di un film molto serio. Per tutti gli anni ’70, infatti, ebbero grande successo le pellicole della serie Airport. Erano film catastrofici, con attori di primo piano e tutti ambientati in un aereo che rischiava di precipitare.

Leggi anche: L’elenco dei film comici americani più visti di sempre

I fratelli Zucker e Abrahams ripresero l’idea di partenza, ma la trasformarono in farsa. All’interno di un aereo in volo, un’intossicazione alimentare colpiva infatti molti passeggeri e anche i piloti. Un curioso pilota automatico gonfiabile riusciva a portare il velivolo fin sopra a Chicago, ma si dimostrava incapace di compiere la manovra di atterraggio.

Per fortuna a quel punto interveniva Ted Striker, un passeggero che era anche un ex pilota, anche se traumatizzato da una precedente esperienza di guerra. E, nonostante mille disavventure e momenti assurdi, la salvezza dei passeggeri era garantita.

L'aereo piu' pazzo del Mondo – Leslie Nielsen

Nella pellicola recitavano vecchi e nuovi attori, che in alcuni casi avrebbero avuto grande fortuna nel genere demenziale. Ad esempio tra i protagonisti c’era Leslie Nielsen, poi protagonista della saga della “pallottola spuntata”. Tra le vecchie glorie c’erano invece Lloyd Bridges [8] e Robert Stack.

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5. Una notte da leoni (2009)

Dopo tanti film prodotti negli anni ’70, concludiamo con una pellicola più recente. Una notte da leoni è nato come un film di genere, costato una cifra di sicuro non irrisoria ma neppure così rilevante. Il budget era infatti solo di 35 milioni di dollari e tra gli attori non c’era nessuna star di primo piano.

Certo, a scorrere oggi il cast si trova, ad esempio, Bradley Cooper, nominato varie volte agli Oscar e ai Golden Globe. O Zach Galifianakis, celebre attore comico di origini greche. Ma nel 2009, quando la pellicola uscì, i due erano ancora degli interpreti semisconosciuti. E fu anzi proprio il successo di Una notte da leoni a far decollare le loro carriere [9].

Una Notte Da Leoni – Cinese Nel Bagagliaio

The Hangover

Il film – intitolato in originale The Hangover [10] – raccontava del viaggio a Las Vegas di quattro amici. L’obiettivo era celebrare l’addio al celibato di uno di loro, il simpatico Doug.

I protagonisti di Una notte da leoni, uno dei film comici americani più visti degli ultimi anni

I quattro prendevano una suite al Caesars Palace, si promettevano una notte indimenticabile e poi partivano all’avventura. La mattina dopo si svegliavano, però, senza ricordare nulla dell’accaduto, ma con una serie di problemi incredibili. Primo fra tutti, il fatto che non si trovava più Doug, letteralmente scomparso.

A complicare la faccenda si metteva il fatto che Alan, uno della banda, non era proprio un tipo normalissimo. Inoltre i ragazzi cominciavano a ricevere telefonate dalla fidanzata di Doug, che lo aspettava per l’imminente matrimonio.

Leggi anche: Cinque divertenti film sui matrimoni e sui testimoni di nozze

Come detto, il film è costato solo 35 milioni di dollari, ma ne fruttò addirittura 467. Questo portò ovviamente i produttori a cercare di replicare quella fortunata formula con una serie di sequel. Così nel 2011 è uscito Una notte da leoni 2, mentre due anni dopo è stata la volta di Una notte da leoni 3. I due seguiti, però, hanno deluso le aspettative di molti.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Il loro gusto intellettuale emerge in molti sketch, anche dei primi anni di attività. Qui ad esempio ne trovate uno in cui mettono in mostra la loro conoscenza dell’italiano. In quest’altro video, invece, prendono in giro addirittura i filosofi.
[2] Qui trovate uno dei molti lamenti per quel scellerato doppiaggio.
[3] In questo recente articolo, Gastone Moschin ricorda la genesi del progetto.
[4] Notissimi sono i suoi sketch con la supercazzola, cioè lo sproloquio privo di senso che usava nel film per cavarsi d’impaccio e gabbare l’autorità.
[5] All’epoca, sotto la direzione di Tommaso Giglio, la rivista vendeva più di 200.000 copie a settimana.
[6] In Unione Sovietica il volume si aggiudicò perfino il premio Gogol per le opere umoristiche.
[7] Un chiaro omaggio a La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ėjzenštejn, del quale, per questioni di diritti, non si poterono però utilizzare le immagini.
[8] Il padre di Jeff e Beau Bridges, già interprete di Mezzogiorno di fuoco e di varie serie TV, che trovò, in vecchiaia, molti ingaggi in film comici.
[9] Fino a quel momento, Cooper era noto soprattutto come attore televisivo, per una lunga militanza nella serie Alias. Anche Galifianakis aveva esperienza soprattutto sul piccolo schermo, avendo recitato per un paio di stagioni in Tru Calling.
[10] Come forse sapete, “hangover” è la parola che gli americani usano per descrivere gli effetti della sbornia, il senso di straniamento del giorno successivo all’ubriacatura.

 

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