Negli anni ’70 e ’80 la commedia italiana visse un periodo di grande fortuna. Non sempre di grande qualità, ma sicuramente di grandi incassi. Venivano prodotte pellicole in quantità, con nuovi divi. Spesso, questi provenivano dalla TV o dalla musica e per qualche anno si accasavano al cinema. Con anche discreti successi, come dimostrano i film con Renato Pozzetto.

L’attore lombardo si era fatto conoscere tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 lavorando in varie trasmissioni televisive. Assieme a Cochi Ponzoni aveva infatti creato una coppia surreale, originalissima e molto amata dal pubblico.

Da Cochi Ponzoni al cinema

Una coppia che però verso la metà degli anni ’70 si separò. Di comune accordo i due decisero di intraprendere carriere separate. Ponzoni quasi scomparve dalla scena fino agli anni ’90. Pozzetto invece andò incontro alla sua stagione più prolifica.

Dal 1974 al 1996 recitò in 59 pellicole, al ritmo di quasi tre all’anno. Molte, diciamolo pure, furono di qualità mediocre. Alcune però riuscivano a rendere giustizia alle qualità comiche di Pozzetto e sono ancora oggi ricordate.

Ne abbiamo scelte cinque che vale la pena di rivedere, anche perché sono diventate letteralmente di culto. Certo, qualche altro film che avrebbe meritato di esserci è rimasto fuori, come Sono fotogenico o È arrivato mio fratello.

Ci sembra però che i cinque che abbiamo scelto ben rappresentino anche le diverse facce di Pozzetto e delle storie di cui è stato protagonista. Eccoveli, dunque, in ordine cronologico.

 

1. La patata bollente

Tra i tanti registi con cui Pozzetto si trovò a lavorare fin dall’inizio della sua carriera bisogna sicuramente menzionare Steno. D’altronde, il cineasta romano aveva attraversato tutte le stagioni del cinema comico italiano, e negli anni ’70 era ormai un veterano.

La patata bollenteInsieme i due avevano lavorato a La poliziotta, simpatica commedia vagamente ammiccante che aveva dato origine a molti epigoni. E poi, nel 1975, a Il padrone e l’operaio, film ambientato perlopiù in una fabbrica.

Nel 1979 la coppia si riformò per La patata bollente, film che ebbe un notevole successo. Assieme a Pozzetto, vi recitavano anche altri due interpreti famosi come Edwige Fenech e Massimo Ranieri [1].

La storia [2] prendeva spunto dai cambiamenti della società del tempo ed era incredibilmente attuale. A dire il vero, la nostra società è cambiata così poco in questi quarant’anni che sarebbe attuale anche oggi.

Il Gandi e il suo amico

Il protagonista era un operaio milanese, Bernardo Mambelli detto il Gandi. Un fiero militante comunista, sindacalista convinto e ammiratore dell’Unione Sovietica. Accanto a lui c’era la bella fidanzata Maria. Soprattutto, però, durante il film entrava nella sua vita un giovane omosessuale.

Il Gandi lo salvava infatti durante un pestaggio fascista e se lo portava a casa, rendendosi conto tardi delle tendenze sessuali del ragazzo. Non che al Gandi queste creassero più di tanto fastidio. Il problema era casomai l’accettazione degli omosessuali da parte della società e perfino dal Partito Comunista.

Come una classica commedia degli equivoci, il film presentava quindi il protagonista impegnato a cercare di non destare sospetti nella fidanzata e a nascondere il nuovo amico ai compagni di partito. Tra colpi di scena e sconvolgimenti, mostrava infine anche un finale non privo di una certa morale.

Uno dei primi film a parlare di omosessualità

Il film uscì poco dopo Il vizietto, in cui recitava Ugo Tognazzi, e fu assieme a quello uno dei primi ad affrontare il tema dell’omosessualità, che fino a poco prima era un tabù. Certo, il clima degli anni ’70 – tra commedie scollacciate e piene di volgarità – non aiutava, ma fu comunque un bel passo avanti.

Da notare, inoltre, che nella colonna sonora figurava il brano Tango diverso scritto da Totò Savio. Un pezzo che sarebbe diventato un inno della comunità gay italiana.

 

2. La casa stregata

Un altro regista che si servì spesso del talento di Renato Pozzetto fu il romano Bruno Corbucci. Fratello del maestro dello spaghetti western Sergio, Bruno fino ad allora aveva lavorato soprattutto a film di genere.

Il manifesto di La casa stregataPrima aveva fatto la parodia a James Bond dirigendo più volte Lando Buzzanca nel ruolo di James Tont. Poi era passato ai poliziotteschi, ottenendo grande successo con Tomas Milian. Infine era ritornato alla commedia, firmando anche vari film con Bud Spencer e Terence Hill.

D’altro canto, all’inizio degli anni ’80 Pozzetto aveva avuto varie esperienze con entrambi i fratelli Corbucci. Con Sergio aveva lavorato a Di che segno sei? (1975), Tre tigri contro tre tigri (1977), Ecco noi per esempio… (1977) e Giallo napoletano (1979).

Con Bruno, invece, aveva recitato nell’anomalo giallo Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective e in Uno contro l’altro, praticamente amici.

Assieme a Gloria Guida

La casa stregata, il film che abbiamo scelto come secondo della nostre lista, uscì nel 1982. E vedeva, accanto a Pozzetto, un’altra star della commedia di quegli anni come Gloria Guida.

La trama, di per sé, non era particolarmente originale [3]. Il protagonista era un classico personaggio “alla Pozzetto”, cioè un bancario milanese, Giorgio, da poco trasferito a Roma.

Qui l’uomo cercava casa per sé, per la sua fidanzata, per la futura suocera e per il suo cane, uno strano alano di nome Gaetano. Dopo alcune peripezie ne trovava una molto grande a un prezzo molto basso, ma solo dopo capiva che il motivo di quello “sconto” era legato a una maledizione che imperversava sulla villa.

Sesso e fantasmi

Tra fantasmi, storie d’amore ed equivoci di natura sessuale, la commedia procedeva comunque abbastanza sciolta verso la fine. Il punto di forza del film era proprio costituito da Renato Pozzetto, perfettamente a suo agio in una parte che gli era stata ricamata su misura.

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La pellicola andò abbastanza bene al botteghino, trascinata dalla popolarità di cui godeva in quegli anni Pozzetto e anche dal seguito che aveva la Guida. I due, tra l’altro, avevano fatto coppia da poco in un altro film di buon successo, Fico d’India. Un film, quest’ultimo, in cui Pozzetto aveva anche collaborato alla sceneggiatura.

 

3. Il ragazzo di campagna

Renato Pozzetto è sempre stato, sia come attore che come comico, un tipo tutto sommato poco appariscente. Non urla, non sghignazza. Anche la sua mimica, che pure è formidabile, è spesso appena accennata. La sua faccia pare di gomma, e basta un accenno per far emergere il sarcasmo, il disappunto o l’aria di chi la sa lunga.

Anche per questo un po’ stupisce il successo che, in quel ventennio che citavamo prima, lo travolse a livello cinematografico.
 
Per la TV, il suo modo di fare andava bene, funzionava, ma anche perché la TV aveva tempi tutti suoi e lui e Cochi li avevano ben compresi. Ma nessuno poteva assicurare che quella faccia avrebbe funzionato anche sul grande schermo, dove fino a quel momento gli attori comici tendevano a calcare molto la mano.

Eppure questo accadde. A dimostrarcelo sono film che, pur essendo piuttosto semplici nella trama e nelle gag, sono sopravvissuti all’andare del tempo, rimanendo nel cuore di molti. E se volessimo citarne solo uno, di questi film di culto, probabilmente tutti i fan menzionerebbero lo stesso titolo: Il ragazzo di campagna.

L’idea di Castellano e Pipolo

Il film uscì nel 1984 per la regia di Castellano e Pipolo, che avevano già lavorato con Pozzetto quattro anni prima in Mia moglie è una strega [4]. Ai due registi, inoltre, si deve sia il soggetto che la sceneggiatura, piena di gag un po’ surreali che sono diventate memorabili.

La storia era quella appunto di un ragazzo di campagna, o meglio un uomo, visto che all’inizio del film il protagonista aveva quarant’anni. Ma il termine “ragazzo” non veniva usato tanto per identificarne l’età, quanto la maturità. Artemio viveva infatti ancora con la madre, non si era ancora impegnato con una donna e non aveva deciso cosa fare nella vita.

Fino a quel momento aveva vissuto come un contadino, nel piccolo paese di Borgo Tre Case, senza quasi mai mettere il naso fuori da quelle quattro vie. Proprio per questo, giunto alla soglia dei quarant’anni decideva di lasciare quella vita monotona e cercare fortuna in città, trasferendosi a Milano.

Lì veniva prima ospitato da un cugino, che però si rivelava un piccolo delinquente, e poi trovava un tetto grazie a una nuova amica, la bella Angela. Faceva fatica a trovare però lavoro, visto che tutti i colloqui a cui prendeva parte si rivelavano dei fiaschi.

Da Milano alla campagna

Dopo varie peripezie e il rifiuto della stessa Angela di sposarlo, Artemio tentava anche il suicidio gettandosi nel Naviglio, ma veniva salvato da uno spacciatore. Infine, sfiduciato nei confronti di Milano, decideva di tornare al paesello e riprendere la vita da contadino.

Il ragazzo di campagna, forse il più famoso film con Renato PozzettoAccanto a Pozzetto nella pellicola non recitarono, per una volta, attrici famose [5]. In compenso, in parti secondarie comparirono vari interpreti già famosi o destinati a diventarlo, come Massimo Boldi, Enzo Cannavale, Jimmy il fenomeno e altri.

Il film ebbe un buon successo alla sua uscita ma ha guadagnato consensi anche col tempo. Perfino i luoghi in cui fu girato sono diventati di culto, se è vero che anche recentemente i giornali hanno dedicato spazio ai proprietari della cascina che fu usata come set per alcune scene [6].

 

4. Lui è peggio di me

Dopo la fine del sodalizio con Cochi Ponzoni, Renato Pozzetto non ebbe più un partner fisso, anche se spesso nei suoi film aveva in qualche modo bisogno di una controparte anche maschile. Così, nel corso degli anni gli furono affiancati attori sempre diversi. Coi quali si trovò a interagire per uno o due film, cercando nuovi equilibri e intese.

Lui è peggio di me, film che vede in scena la coppia formata da Pozzetto e CelentanoQueste coppie più o meno estemporanee comparvero soprattutto negli anni ’80 e ’90. Pozzetto recitò così con Tomas Milian, Nino Manfredi, Carlo Verdone, Enrico Montesano, Paolo Villaggio, Ezio Greggio e Christian De Sica. E lo fece soprattutto quando gli anni cominciarono a passare e con essi anche gli incassi al botteghino.

Tali accoppiate, però, non ebbero solo l’effetto di rivitalizzare gli incassi dei film. In alcuni casi crearono anzi delle soluzioni interessanti, soprattutto quando il fare serafico di Pozzetto si contrapponeva ad atteggiamenti più sanguigni.

È questo quanto avvenuto, ad esempio, in Lui è peggio di me, commedia del 1984 in cui Pozzetto divideva la scena con Adriano Celentano.

Renato Pozzetto ed Adriano Celentano

I due attori avevano storie molto simili eppure a loro modo diversissime. Entrambi avevano origini milanesi, anche se i genitori di Celentano erano originari del sud e Pozzetto era in realtà poi cresciuto sul Lago Maggiore. Ed erano quasi coetanei, visto che Celentano è del 1938 e Pozzetto del 1940.

Entrambi, inoltre, avevano un modo di fare strano e stralunato, anche se Celentano lo declinava in chiave rock mentre Pozzetto era più compassato. Entrambi avevano collaborato ad esempio con Enzo Jannacci. E tutti e due, infine, amavano scrivere canzoni più o meno surreali e provocatorie.

In quel film poterono mettere alla prova la loro chimica, in un momento in cui i due attori uscivano da un periodo particolarmente fortunato sul grande schermo. E lo fecero mettendosi al servizio di un regista esperto ma quasi esordiente come Enrico Oldoini.

Quest’ultimo infatti aveva lavorato a lungo come sceneggiatore, scrivendo film sia per Pozzetto che per Celentano [7]. Era però passato da poco dietro alla macchina da presa, dirigendo un solo film, Cuori nella tormenta, con Carlo Verdone e Lello Arena.

Ciononostante, il regista spezzino riuscì a gestire bene i due mattatori e a portare a casa un film discreto, uno dei migliori nel suo genere.

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La storia, d’altro canto, era semplice ma efficace. Al centro c’erano due amici, Luciano e Leonardo, coproprietari di un garage di auto d’epoca. A frapporsi tra i due ci pensava una donna, alla quale Leonardo faceva in un certo senso “saltare” il matrimonio.

 

5. Da grande

Concludiamo con una pellicola non certo recente, che risale al 1987. Ma che ci pare essere l’ultima in grado di rientrare nella nostra cinquina.

Da grande, uno dei film di maggior successo di Renato PozzettoDopo gli anni ’80, infatti, Pozzetto – o, meglio, i film in cui recitava Renato Pozzetto – hanno avuto un vistoso calo. Certo, anche prima non erano mancati, nella carriera del comico, dei passi falsi, ma in ogni caso il suo cinema si era sempre mantenuto su un livello dignitoso.

Cambiati i tempi, incrinato il meccanismo produttivo che aveva fatto la fortuna della commedia italiana negli anni ’70 e ’80, nei decenni successivi Pozzetto ha insomma fatto fatica a ritrovare il proprio stile e il proprio successo.

È quindi Da grande l’ultima bella pellicola della nostra lista. Un film leggero e disimpegnato che ha però qualcosa di magico e riuscito al proprio interno.

La trama

La trama è abbastanza nota. Marco è un ragazzino di 8 anni che vive giornate difficili: i suoi genitori lo rimproverano, la sorella lo maltratta, a scuola viene spesso umiliato. Esprime così un giorno il desiderio di diventare grande, e magicamente però questa speranza viene esaudita. Marco si ritrova così nel corpo di un quarantenne, con la mente però di un bambino.

Questa situazione dà evidentemente origine a una serie di spassose gag comiche. Che funzionano particolarmente bene perché ad interpretare il ruolo del protagonista c’è proprio Renato Pozzetto. Ovvero un uomo che ha sempre giocato col candore quasi fanciullesco dei suoi personaggi.

Il film ebbe un buon successo al cinema e permise al regista e sceneggiatore Franco Amurri di cercare fortuna in America [8]. E questo successo diede vita anche a una sorta di leggenda metropolitana.

L’ipotesi remake

A pochi mesi di distanza dall’uscita di Da grande nelle sale, infatti, arrivò nei cinema Big, film di Penny Marshall che fece decollare la carriera di Tom Hanks. Quel film aveva lo stesso spunto iniziale di quello di Pozzetto. Anche lì, infatti, al centro della storia c’era un bambino che desiderava di diventare grande e vedeva realizzarsi il suo sogno.

Ci volle poco, insomma, perché il pubblico cominciasse a pensare che Big fosse un remake americano di Da grande. E che Tom Hanks fosse il corrispettivo di Renato Pozzetto.

La coincidenza era però con ogni probabilità solo una coincidenza. Big era infatti in lavorazione già da ben prima che Da grande uscisse nelle sale. Inoltre, in quegli stessi mesi in America uscirono altri film simili, in cui un adulto e un bambino si scambiavano le personalità [9]. Insomma, nessuno dei due film era poi così originale, nell’idea di partenza.

Da Grande
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Note e approfondimenti

[1] Lei era già la diva della commedia erotica di quegli anni; lui, invece, aveva iniziato ad alternare film e dischi già dall’inizio del decennio, lavorando, sul grande schermo, soprattutto con Mauro Bolognini.
[2] Il soggetto era firmato da Giorgio Arlorio, a sua volta regista vicino al PCI, che infatti infilò in questa trama una certa ironia verso il Partito Comunista.
[3] Tra l’altro, in alcuni punti ricalcava quella di Bollenti spiriti, una commedia uscita appena un anno prima e recitata anche dalla stessa Gloria Guida, anche se accanto a Johnny Dorelli.
[4] Quella pellicola, in cui il comico lombardo interagiva con Eleonora Giorgi, era però il remake di un bel film americano del 1942, Ho sposato una strega.
[5] Le due donne amate dal protagonista, Angela e Maria Rosa, vennero interpretate rispettivamente da Donna Osterbuhr e Sandra Ambrosini.
[6] Qui potete leggere l’articolo de Il Giorno al riguardo.
[7] Nel caso di Renato Pozzetto, aveva scritto o collaborato ai copioni di Nessuno è perfetto, Testa o croce e il già citato La casa stregata. Per Celentano aveva invece scritto Qua la mano, Bingo Bongo e Sing Sing.
[8] Tra l’altro, proprio in questo periodo il regista si ritrovò coinvolto in una relazione sentimentale con l’attrice americana Susan Sarandon. Una relazione di breve durata, da cui sarebbe comunque nata Eva Amurri, la primogenita di Susan, oggi a sua volta attrice. Una delle rare foto che ritraggono Franco e Susan la potete trovare qui.
[9] Questi film erano Tale padre, tale figlio con Dudley Moore e Viceversa, due vite scambiate.

 

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