Cinque film di spionaggio carichi di suspense

Guida a cinque film di spionaggio carichi di suspense

 
Di sicuro non è più l’epoca della guerra fredda, degli scambi di spie sul ponte di Berlino o degli infiltrati oltre la cortina di ferro, però l’epoca d’oro dello spionaggio sembra ben lungi dall’essere terminata. La vicenda di Edward Snowden ci ha recentemente insegnato, infatti, come la CIA e le altre agenzie mondiali si siano drammaticamente aggiornate, sfruttando le potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione per racimolare ancora più dati segreti di quanto non si potesse un tempo.

Come cambiano la sicurezza e lo spionaggio

La sicurezza dello Stato, insomma, si è fatta più pervasiva, inquietante ed apparentemente potente, anche se gli attentati terroristici rimangono comunque all’ordine del giorno. Questa nuova forma di spionaggio, però, ancora non riesce ad essere affascinante. Una cosa era infatti vedere personaggi ambigui che si inseguivano lungo un confine con documenti segreti e fondamentali nella valigetta, altra cosa è osservare analisti che passano le giornate al computer, senza di fatto rischiare la propria pelle in alcuna azione in territorio nemico.

Sarà per questo che i principali film di spionaggio ancora oggi sono legati a un’immagine più tradizionale, o romantica, della spia. Di solito presentano infatti un imbattibile eroe alla 007 o una persona comune che si trova suo malgrado coinvolta in un affare più grande di lei, magari col volto di un bello del cinema hollywoodiano. E proseguono in una lotta tra buoni e cattivi, tra bene e male, che sa tanto d’antico.

Visto però che la situazione è ampia e variegata, cerchiamo di fare il punto sul cinema delle spie e ricapitolare la questione con una guida a cinque appassionanti e famosi film di spionaggio.

 

Intrigo internazionale

Quando dietro alla macchina da presa c’è un maestro del brivido come Alfred Hitchcock

Intrigo internazionale, film tra i più belli di Alfred HitchcockNonostante qualche ottima pellicola di spionaggio sia stata prodotta anche durante la Seconda guerra mondiale, è stato solo col dopoguerra che il genere ha cominciato a incontrare grande fama e popolarità. Un risultato dovuto anche ai mezzi di informazione che in quegli anni non facevano altro che dipingere vere o presunte storie di spie tra i due blocchi.

Nei primi anni ’50 il “caso Rosenberg“, con l’arresto e la condanna di due agenti sovietici negli Stati Uniti, aveva infatti dato il via alla paranoia maccartista. Qualche anno più tardi, però, l’attenuazione della grande paura permetteva probabilmente al cinema di parlare finalmente di spionaggio con toni un po’ meno cupi, sfruttando gli intrighi internazionali per creare delle trame ricche di suspense ma a loro modo anche ironiche.

Intrigo Internazionale
EUR 4,50 EUR 5,60
Generalmente spedito in 1-2 giorni lavorativi
Alfred Hitchcock
EUR 13,41 EUR 14,99
Generalmente spedito in 1-2 giorni lavorativi
Alfred Hitchcock: The Masterpiece
EUR 48,99 EUR 48,99
Generalmente spedito in 24 ore

Non è un caso che tra il 1959 e il 1964 si concentrino tre dei film che abbiamo scelto nella nostra cinquina, vere pietre miliari del genere. Il primo è proprio Intrigo internazionale, uno dei molti capolavori di Alfred Hitchcock. La trama racconta di un pubblicitario newyorkese, interpretato da Cary Grant, che, apparentemente in seguito a uno scambio di persona, viene rapito da dei gangster che cercano di ucciderlo.

Omicidio all’ONU

Salvo per miracolo, l’uomo si mette ad indagare sulla questione, prima rimanendo coinvolto nell’omicidio di un diplomatico nel Palazzo dell’ONU, poi sfuggendo a un tentativo di eliminazione da parte di un aereo (in una delle scene più celebri della storia del cinema). Infine partecipa ad un inseguimento nientemeno che sul monte Rushmore, quello con le facce dei presidenti degli Stati Uniti scolpite sulla roccia.

Tra spie professioniste e dilettanti allo sbaraglio, esche e camuffamenti, azioni di spionaggio e di controspionaggio, il film divenne immediatamente un classico del suo genere, anche per l’ironia con cui Hitchcok affrontò la sceneggiatura. Per dirne una, celebre è la scena finale in cui i due eroi – Cary Grant ed Eva Marie Saint – si abbracciano, pronti finalmente a coronare il loro sogno d’amore, mentre il treno su cui viaggiano entra allusivamente in una galleria (Hitchcock lo definì il suo «finale più impertinente»).

 

Va’ e uccidi

Il controllo mentale dei cinesi e gli attentati contro i politici

Va' e uccidi, classico film di spionaggio americanoSe è vero, come abbiamo scritto, che la paranoia anticomunista aveva raggiunto il suo vertice a metà degli anni ’50, di sicuro i primi anni ’60 non erano stati necessariamente più distesi. Nel 1961 a Berlino la Repubblica Democratica Tedesca issava un muro che avrebbe resistito per quasi trent’anni. L’anno dopo, nel 1962, John Kennedy doveva fronteggiare la difficile crisi missilistica con Cuba e con l’Unione Sovietica.

Si potrebbe anzi dire che in quegli anni, messo da parte lo scontro bellico in Corea, la rivalità tra le due superpotenze si fosse fatta più subdola e nascosta, pronta comunque a scoppiare all’improvviso. Proprio nei giorni in cui la tensione con Cuba era al suo culmine, nei cinema statunitensi uscì Va’ e uccidi, noto ormai da noi anche col suo titolo originale di The Manchurian Candidate. Vi recitavano Frank Sinatra, Janet Leigh, Laurence Harvey e una Angela Lansbury in gran forma, diretto da John Frankenheimer.


Leggi anche: Cinque film thriller tratti da storie vere

Il film era tratto da un romanzo scritto tre anni prima da Richard Condon e raccontava di alcuni reduci della Guerra di Corea che, catturati e condizionati mentalmente dai comunisti cinesi, venivano “attivati” una volta giunti negli Stati Uniti con lo scopo di uccidere un candidato alla presidenza. L’operazione veniva però sventata all’ultimo momento grazie a un sussulto d’orgoglio dei soldati stessi, che riuscivano a ritrovare nel profondo della loro psiche “l’amore per la democrazia”.

I vecchi riferimenti alla Guerra fredda

Al di là degli ormai vetusti riferimenti da Guerra fredda (che non a caso sono stati completamente rimossi in un recente remake), il film è interessante sotto diversi punti di vista. L’idea che il nemico possa annidarsi anche all’interno, sotto mentite e insospettabili spoglie, è alla base di ogni film di spie che si rispetti, ma qui c’è anche qualcosa in più.

Ad esempio, c’è spazio anche per qualche ironia contro le tipiche paranoie americane, per l’introduzione del tema del controllo mentale, per il profetico tema degli attentati contro presidenti ed aspiranti tali (che avrebbe profondamente coinvolto tutta la famiglia Kennedy dall’anno successivo in poi). C’è, infine, perfino spazio per la prima scena di karate della storia del cinema americano, messa in scena, per la verità, da un impacciato Frank Sinatra.

 

Agente 007 – Missione Goldfinger

Il film più emblematico (e di maggior successo) di James Bond

Missione Goldfinger, bel film della serie di 007La spia per eccellenza degli anni ’60 e probabilmente dell’intera storia del cinema non è però americana, né tantomeno è una persona coinvolta suo malgrado in attività di spionaggio, come i personaggi che abbiamo visto finora. È invece un agente britannico professionista: James Bond, il celebre 007.

Creato su carta da Ian Fleming, che aveva lavorato durante la Seconda guerra mondiale al Servizio di Informazioni della Marina britannica, il personaggio aveva fatto il suo esordio sul grande schermo nel 1962 con Agente 007 – Licenza di uccidere, a cui era seguito A 007, dalla Russia con amore. La vera Bond-mania però scoppiò con Agente 007 – Missione Goldfinger, che giunse sugli schermi nel 1964 per la regia di Guy Hamilton e l’interpretazione ancora una volta di un Sean Connery.

Il film in realtà aveva legami piuttosto labili con gli intrighi politici. Nell’originale letterario, infatti, Bond doveva affrontare il temibile Goldfinger che, in combutta con i russi, mirava ad annientare l’economia americana facendo saltare in aria la Federal Reserve. Nel film invece il gangster veniva solo vagamente avvicinato ai cinesi, rimanendo più che altro un malavitoso spinto da interessi criminali personali. Ciononostante, la tensione era quella tipica dei film di spionaggio, genere che anzi proprio questa pellicola contribuì a ridefinire.

Dalle Bond Girl ai gadget

Gli elementi diventati leggendari sono molti. Abbondano le bond-girl, che spesso finiscono per fare una brutta fine. Il tema musicale – la celebre Goldfinger cantata da Shirley Bassey – accompagna con un’aria di mistero le principali scene. Per la prima volta abbondano i gadget di 007, soprattutto piazzati all’interno della sua Aston Martin. C’è un laser che rischia di tagliare in due l’agente segreto, partendo dalla zona del pube, in una scena che diventerà il modello per centinaia di altre citazioni.

C’è, infine, la bomba che sta per esplodere e che viene fermata quando mancano non a caso solo 7 secondi (007, sul display) alla detonazione. Insomma, un film talmente riuscito da essere diventato il punto di riferimento di tutto il cinema d’azione degli anni ’60, e quindi da risultare imperdibile.

 

I tre giorni del Condor

«C’è del marcio nella CIA»

I tre giorni del Condor, con Robert RedfordLasciamo ora gli anni ’60, caratterizzati ancora da una netta contrapposizione tra le forze del bene (e cioè l’Occidente, Stati Uniti o Gran Bretagna che fossero) e quelle del male (Unione Sovietica e soprattutto Cina) per passare ai ben più ambigui anni ’70.

Cos’era accaduto, nel frattempo? Varie cose. Nel 1963 il presidente Kennedy aveva trovato la morte a Dallas, seguito, pochi anni dopo, dal fratello Bobby e dai leader afroamericani Martin Luther King e Malcolm X. Nel 1965 era cominciata la Guerra del Vietnam, che si sarebbe protratta per una decina d’anni senza risultati, se non la morte di migliaia di giovani soldati e la difficile reintegrazione dei reduci nel tessuto sociale americano.


Leggi anche: Cinque recenti film d’azione da vedere assolutamente

C’era però anche stata la contestazione, che negli Stati Uniti era stata trascinata dal rock, col suo stile di vita eccessivo e legato alle droghe. C’era stato, infine, il Watergate, che tra il 1972 e il 1974 aveva tenuto gli americani incollati alle pagine del Washington Post per scoprire gli abusi di potere del Presidente Nixon e del suo staff. Insomma, il popolo americano ormai pensava che il vero nemico non fossero più i sovietici o i cinesi, ma l’America stessa, o, meglio, i detentori del potere all’interno degli Stati Uniti.

Grande suspense e pesanti risvolti politici

I tre giorni del Condor, bel film di Sydney Pollack tratto da un romanzo del giovane James Grady, raccolse tutti questi spunti e li seppe sintetizzare in un film quasi perfetto sia a livello di suspense che di risvolti politici. Joseph Turner (uno strepitoso Robert Redford) è un letterato che analizza romanzi ed articoli per conto della CIA, all’interno di una squadra di analisti ben poco votati all’azione.

Un giorno scopre che tutto il suo team, però, è stato ucciso e, sfuggendo sia ai killer che ai suoi contatti all’interno dell’agenzia, si rende conto che nella CIA è in atto una guerra tra settori deviati senza scrupoli e sezioni fedeli alla gerarchia ma non per questo meno spregiudicate. Alla fine tenterà di mettersi in salvo rivelando tutto alla stampa, senza la certezza, però, che la stampa sia davvero dalla sua parte.

 

Le vite degli altri

Quando le spie sorvegliano i concittadini

Le vite degli altri, bel film sulla vita nella Germania Est comunistaDopo tanti film ambientati in Occidente, a volte critici verso l’«altra metà del mondo» e a volte verso la propria stessa nazione, spostiamoci per una volta dall’altra parte della barricata. E lo facciamo tramite una pellicola che, pochi anni fa, ci ha mostrato la dura realtà dei sistemi di sorveglianza dell’Europa orientale.

Le vite degli altri è un film tedesco del 2006 scritto e diretto da Florian Henckel von Donnersmarck. Un film che si concentra, tramite una storia drammatica e coinvolgente, sull’attività della Stasi – la polizia segreta del Ministero per la Sicurezza dello Stato – nella Berlino Est degli anni ’80.

Un drammaturgo inizia infatti ad essere controllato, in via cautelativa e soprattutto a causa dell’interesse del ministro nei confronti della sua donna, dalla polizia segreta, che gli piazza microfoni e microspie nell’appartamento. Il principale responsabile della sorveglianza, però, finisce per affezionarsi indirettamente allo scrittore e si espone più volte per proteggerlo sia dalle macchinazioni del ministro, sia dalla stessa presa di coscienza del drammaturgo, che pian piano si sposta su posizioni sempre più avverse al regime.

Il muro

Alla fine, la caduta del muro separa la vita dei due uomini che direttamente non si erano neppure mai incontrati, ma un’indagine condotta dallo stesso scrittore gli rivelerà, anni dopo, quanto realmente successo.

Il film mostra come lo spionaggio non si rivolga solo contro le potenze straniere o altre spie, ma a volte contro gli stessi cittadini del proprio paese, come purtroppo anche la cronaca recente ci ha più volte ricordato. Questo spunto l’ha portato a un enorme successo sia di critica (con la conquista del premio Oscar per il miglior film straniero) che di pubblico, tanto che, nonostante un budget di appena 2 milioni di dollari, ne ha incassati addirittura 77.

 

Segnala altri film di spionaggio carichi di suspense nei commenti.