Cosa cercate in un film? Volete pellicole che vi emozionino, che vi facciano sobbalzare sul divano, che vi tolgano il fiato? Oppure ne volete che vi facciano piangere, che vi facciano battere il cuore non per le corse e le sparatorie ma per i sentimenti che si dipanano nella storia? Se è proprio quest’ultima tipologia di film quella che state cercando, siete nel posto giusto: oggi parliamo infatti di film emozionanti e sentimentali.

Con questi due aggettivi vogliamo limitare il campo della nostra ricerca a quelle opere che appunto giocano con la nostra speranza, con la nostra richiesta di un mondo che, almeno nelle storie in celluloide, porti felicità e non solo dolore.

I film che rientrano in questa categoria, infatti, possono essere anche molto diversi tra loro. Ci sono ovviamente i film d’amore, che rappresentano una bella fetta del mercato, ma c’è spazio anche per storie differenti, per racconti in cui al centro c’è l’amicizia o l’affetto parentale.

Abbiamo esaminato gli archivi proprio in cerca di pellicole di questo tipo e ne abbiamo scelte cinque che ci sembrano tra le più belle mai realizzate. In realtà le opzioni sarebbero ancora molte, ma rischieremmo di diventare ripetitivi, citando film che abbiamo già inserito in tante nostre altre cinquine.

Volevamo invece cercare di essere non troppo banali e quindi abbiamo lasciato fuori soluzioni troppo scontate come Titanic o Le pagine della nostra vita.

Ecco invece le nostre scelte e i nostri consigli, che speriamo vi risultino nuove o quasi. Se poi conoscete qualche altro film che secondo voi meriterebbe di essere in questa lista, segnalatecelo tranquillamente nei commenti a fondo pagina.

 

1. Mi chiamo Sam

Una storia, per suscitare un’emozione, non deve per forza essere realistica. Anzi, spesso la realtà è sì commovente, ma in senso piuttosto tragico. I film che invece vogliamo presentarvi oggi provocano per lo più un pianto liberatorio, quella commozione che nasce dal comprendere che la vita è fatta di molte sofferenze che però alla fine possono anche risolversi.

La locandina di Mi chiamo Sam, film con Sean Penn e Michelle PfeifferQuesto è anche il messaggio di Mi chiamo Sam, film del 2001 con Sean Penn, Michelle Pfeiffer e Dakota Fanning. Un lungometraggio la cui trama è stata fin da subito molto criticata, e non del tutto a torto.

La storia è infatti quella di un uomo ritardato, appunto Sam, che ha una figlia piccola, Lucy Diamond. Abbandonati entrambi dalla madre, si trovano in difficoltà visto che lui pare non essere in grado di badare alla piccola.

Per questo motivo i servizi sociali intervengono, ottenendo che la ragazzina venga affidata ad altre persone. Questo inevitabilmente genera la disperazione del padre, che riesce a contattare un avvocato e far iniziare una battaglia per ottenere l’affidamento della bambina.

Lo scarto con la vita reale

Nella vita reale una situazione del genere non può permettersi alcun lieto fine. Il ritardo mentale di Sam è infatti piuttosto grave ed è evidente a tutti che il bene della figlia sarebbe quello di essere affidata ad altri.

Il film, però, ci propone una morale alternativa in cui l’amore del padre per la piccola e, di converso, della figlia per il padre, riesce alla fine a trionfare. Il tutto grazie all’indifferenza mostrata verso gli ostacoli della legge e della natura.

Per questo la storia, alla fine del film, lascia un po’ l’amaro in bocca: perché sembra di essere davanti a una favola più che un racconto realistico.

Le prove degli attori

Nonostante tutto questo, però, il film rimane molto godibile dal punto di vista sentimentale. Tutto è infatti preparato affinché la trama e il lavoro degli attori suscitino emozioni forti negli spettatori. Da questo punto di vista proprio gli interpreti sono l’aspetto migliore della pellicola e non a caso premi e nomination sono stati assegnati proprio a loro.

Sean Penn riesce a barcamenarsi in un ruolo non certo semplice visto che deve rappresentare un personaggio che è ritardato ma che allo stesso tempo sembra mostrare degli sprazzi di consapevolezza e maturità che non si addicono propriamente alla sua condizione.

Bravissima è però anche Michelle Pfeiffer, che interpreta il ruolo dell’avvocato. Lei riesce a dare l’impressione di un personaggio che si lascia mutare dalla situazione del suo cliente, che matura e che riesce ad affrontare da lì in poi in maniera diversa la propria vita.

Infine, parallelamente ai due protagonisti, bisogna segnalare anche la buona performance di Dakota Fanning, allora solo una bambina al suo secondo film, ma destinata a una buona carriera ad Hollywood. L’avrete infatti sicuramente vista in vari film interpretati sia da piccola che, ora, da adulta, come La guerra dei mondi o la saga di Twilight [1].

 

2. Up

Quando si parla di emozioni e sentimenti, il pensiero di solito va sempre a film strappalacrime, tendenzialmente d’amore e tristi.

Noi, In questa nostra lista, abbiamo invece cercato di ampliare un po’ il senso del discorso, in parte perché abbiamo già dedicato parecchi elenchi ai film d’amore, in parte anche perché a volte le emozioni più forti vengono suscitate da pellicole che fuoriescono dai canoni del genere tradizionale.

Così è ad esempio anche per Up, bel film del 2009 ha realizzato dalla Pixar. Come certamente saprete si tratta di un film a cartoni animati e quindi pensato almeno in principio per un pubblico di bambini o al limite adolescenti.

La Pixar però ci ha abituati da tempo a non badare più di tanto a queste classificazioni e a proporci film che riescono a interessare ed emozionare spettatori di tutte le età.

La trama

Da questo punto di vista Up è l’esempio forse il migliore della politica della casa di produzione americana. Il protagonista infatti è addirittura un vecchio, cosa piuttosto inusuale in un film d’animazione.

Up della Pixar

Nella pellicola facciamo infatti la conoscenza di Carl Fredricksen, vedendolo brevemente da bambino all’inizio e poi seguendolo nelle sue vicissitudini fino a quando diventa anziano, ben oltre i 70 anni d’età. Accanto a lui c’è anche un bambino, il piccolo è simpatico Russell, ma certamente il baricentro di tutta l’avventura è Carl.

La storia è piuttosto nota. Dopo aver vissuto un’intera vita con l’amatissima moglie, il protagonista rimane vedovo, trasformandosi in un uomo piuttosto scorbutico che vive soprattutto di ricordi.

Proprio per questo motivo non accetta che qualcuno tenti di impossessarsi di casa sua, soprattutto se si tratta di un’impresa che mira ad abbatterla per costruire al suo posto degli edifici economicamente più redditizi.

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Per questo motivo Carl organizza una sorta di fuga: dopo aver riempito casa sua di palloncini gonfiati ad elio, riesce a farla letteralmente decollare e a partire verso le Cascate Paradiso, in Sudamerica.

Una specie di road movie

In questo viaggio sarà però inaspettatamente accompagnato da un piccolo scout, il già citato Russell, tanto imbranato quanto divertente, con cui si instaurerà uno strano rapporto. Inoltre, una volta giunto in Venezuela scoprirà anche che il suo sogno d’infanzia, quello di diventare un esploratore, non ha tenuto conto di tante problematiche rischiose.

Di per sé – cosa strana – la pellicola appare superficialmente come un classico film d’avventura, pieno di colpi di scena, di emozioni e condito con un pizzico di ironia. Ma Up non assomiglia più di tanto ad un Indiana Jones, quanto piuttosto ad un road movie.

Tramite il viaggio infatti Carl scopre non solo qualcosa di sé, ma anche qualcosa del suo rapporto con la moglie scomparsa. È proprio questa sottotrama, più forte all’inizio del film e poi ripresa verso la fine, a costituire l’aspetto più commovente della storia

Chi l’ha visto, infatti, probabilmente non ha saputo trattenere le lacrime in certi momenti, grazie soprattutto alla capacità degli animatori di condensare in pochi minuti le gioie, i dolori, le speranze e l’affetto di una vita intera.

Per questo motivo ci sentiamo di consigliarlo sia a chi cerca sentimenti forti, sia a chi vuole provare emozioni nel senso più ampio del termine, da quelle più intime e commoventi a quelle più “adrenaliniche”.

 

3. La ricerca della felicità

Se Up, in questa lista, è una scelta forse un po’ originale, molto più tradizionale è stata quella di inserirci La ricerca della felicità, film del 2006 diretto in America da Gabriele Muccino, con Will Smith come protagonista. Questo film, anzi, è forse l’emblema e il modello di come in questi ultimi anni si siano realizzati film emozionanti e sentimentali.

La ricerca della felicità, di Gabriele MuccinoLa storia infatti sembra creata apposta per commuovere, nonostante in verità sia tratta dalla realtà. Il protagonista è Chris Gardner, un rappresentante che, all’inizio degli anni ’80, abita a San Francisco tra molte ristrettezze economiche.

Abbandonato dalla moglie, vive col piccolo figlio Christopher, senza però riuscire a dargli un tenore di vita decente. La sua vita anzi sembra lentamente ma inesorabilmente scivolare in un vero e proprio abisso.

A tirarlo fuori da una situazione fin troppo precaria è la decisione di diventare un broker di borsa. Grazie a moltissimi sacrifici e ad indubbie capacità – che però fino a quel momento non era riuscito a far emergere –, il protagonista riuscirà a dare una vera svolta alla propria vita.

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Tutto questo gli consentirà di raggiungere quella felicità che sembra essere garantita come diritto inalienabile perfino dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.

Il rapporto tra padre e figlio

Del film si ricorda soprattutto il rapporto tra il padre e il figlio, interpretati tra l’altro da due attori che sono realmente padre e figlio anche nella vita vera.

Il primo è il già citato Will Smith, una delle star più celebri di Hollywood, qui forse per la prima volta capace di convincere in un ruolo profondamente drammatico. Il secondo è suo figlio Jaden, che all’epoca delle riprese aveva appena 7 anni.

L’intesa tra i due è palpabile, e Muccino riesce a contemperare bene tra le varie anime di un film che, per la sua storia, in certi momenti sarebbe potuto deragliare verso l’eccesso di sentimentalismo. Invece la pellicola riesce a mantenersi in un complesso equilibrio, a convincere, a strappare parecchie lacrime senza però strafare.

Muccino e Smith

Ovviamente il successo di questo film ha aperto allo stesso Muccino le porte di Hollywood e ha permesso a Will Smith di interpretare vari altri lungometraggi intensi, ormai sicuro di essere un attore a tutto tondo.

Non è un caso che proprio quest’ultimo, anche produttore della pellicola, con questo film abbia ricevuto la sua seconda nomination agli Oscar, dopo quella incassata 5 anni prima per Alì.

Inoltre La ricerca della felicità ha fruttato a Muccino una nomination ai David di Donatello, ma non, come in passato, come miglior regista o per il miglior film, bensì ovviamente per il miglior film straniero.

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4. Il pianista

Finora abbiamo parlato molto di amore e di rapporti familiari. I grandi sentimenti e le grandi emozioni, però, nascono anche da altri tipi di affetto, ad esempio da quello tra amici. E l’amicizia, si sa, può nascere in contesti molto diversi, a volte anche più profondamente drammatici.

In fondo, anzi, per essere amici non serve neppure condividere una passione o conoscersi in profondità. Basta un aiuto disinteressato, libero, una sorta di solidarietà tra uomini. Questo almeno è quanto sembra proporre la trama de Il pianista, film del 2002 diretto da Roman Polanski e vincitore di numerosi premi in tutto il mondo, tra cui tre Oscar.

Anche in questo caso si tratta di un film tratto da una storia vera. Ambientato nella Polonia occupata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, racconta infatti le vicissitudini di Władysław Szpilman, pianista ebreo che riesce quasi miracolosamente a salvarsi all’Olocausto.

La storia di Władysław Szpilman

Il pianista di Roman PolanskiLa sua vicenda, come sempre quando si parla dello sterminio di quel popolo, è ricca di momenti drammatici ed emozioni forti. Ma è forse soprattutto nel finale che emerge il momento più intenso di quella storia.

Durante l’occupazione, infatti, Szpilman perde tutti i suoi parenti e molti amici che gli erano stati accanto. A salvarlo però è, paradossalmente, un ufficiale nazista, che, dopo averlo sentito suonare il piano, decide di proteggerlo durante i mesi che separano i due uomini dall’arrivo dei russi e dalla liberazione.

Questo rapporto di inattesa solidarietà umana è in un certo senso segnato proprio dalla musica, che riesce, lungo tutto il film, a riportare alla luce un po’ di umanità e un po’ di bellezza in un mondo devastato dalla violenza.

I premi vinti

Commovente e intenso, il film si inseriva in un filone – quello dell’Olocausto – che fino a quel momento era stato esplorato in vari modi dal cinema. Polanski, basandosi sull’autobiografia dello stesso Szpilman, riuscì però a far emergere qualcosa di nuovo, qualcosa di ancora non detto, e così a stupire il mondo.

Memorabile, oltre alla sceneggiatura di Ronald Harwood e alla regia dello stesso Polanski, anche l’interpretazione di Adrien Brody, il protagonista. Fino a quel momento l’attore newyorkese aveva avuto perlopiù ruoli di secondo piano, ma quell’interpretazione gli consentì di dare uno slancio inatteso alla carriera.

Si aggiudicò infatti il premio Oscar come miglior attore protagonista e da quel momento in poi poté recitare in film molto più importanti, anche di grandi registi.

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5. Wall-E

Dopo tanto dramma e tanta sofferenza concludiamo la nostra lista tornando per un attimo su un tema più leggero, legato di nuovo ai cartoni animati. Il quinto film che abbiamo selezionato è infatti Wall-E, pellicola della Pixar uscita nel 2008.

Wall-EIl film, anche in questo caso, mette in campo tristezza, comicità e amore, in un mix abbastanza particolare che si fece subito notare alla sua uscita. La pellicola anzi è a suo modo molto poetica, visto che riesce a giocare su sentimenti e aspetti umani pur avendo per protagonisti dei robot.

Wall-E è infatti una sorta di spazzino robotico, lasciato sulla terra da circa 700 anni assieme a molti altri fratelli, col compito di ripulire la superficie del pianeta dagli enormi e numerosissimi rifiuti che vi si sono accumulati.

Il problema è che Wall-E è rimasto probabilmente l’ultimo esemplare della sua specie e, parallelamente, ha sviluppato dei sentimenti che sembrano essere umani.

L’umanità del robot

Ad esempio si è messo a collezionare oggetti curiosi trovati tra i rifiuti, che accumula in quella che potremmo definire la sua residenza.

Inoltre sembra provare un senso di solitudine, alimentato dal fatto che passa molto tempo a vedere un vecchissimo film romantico, il musical Hello, Dolly! Anche per questo motivo, quando vede arrivare sulla Terra un altro robot, il suo entusiasmo sale alle stelle.

Il visitatore anzi sembra essere un robot di sesso femminile, ammesso che si possa parlare di sesso. Si presenta come EVE e, almeno all’inizio, non rivela le sue reali intenzioni.

Wall-E se ne innamorerà immediatamente, e anche per questo non potrà evitare di seguire la nuova arrivata nello spazio, imbarcandosi in una missione che avrà molti colpi di scena, qualche momento tragico ma anche diverse scene emozionanti.

Premi e incassi

Il film, pur affrontando un tema complicato per un cartone animato e pur disponendo di un protagonista che non proferisce parola, ha toccato nel cuore molti spettatori, convincendo nel contempo anche la critica.

Si è guadagnato infatti un Golden Globe e un premio Oscar, ma ha anche incassato mezzo miliardo di dollari a livello mondiale, pur essendo partito da un budget al di sotto di 200 milioni.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Se siete curiosi, qui la potete vedere recitare, in lingua originale, in New Moon.

 

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