“Intrippante” è una parola strana. Se la cercate sul dizionario, probabilmente non la trovate. E se andate verso il verbo – “intrippare” – ci trovate una definizione che rimanda all’arte di preparare la trippa. Eppure sempre più spesso si sente parlare di film intrippanti.

L’espressione, in realtà, deriva dall’America. “Trip” in inglese significa infatti “viaggio”, ma viene usato ormai da anni anche da noi per indicare dei “viaggi mentali“, spesso conseguenza dell’assunzione di droghe. I film intrippanti, dunque, sono quelle pellicole allucinate, in parte incomprensibili, o comunque altamente sorprendenti.

Detta in altri termini, sono film che in un modo o nell’altro sembrano essere in grado di scioccarti a livello cerebrale. In genere, ci riescono mettendoti davanti a colpi di scena inattesi, che non negano solo la psicologia dei personaggi ma la storia stessa nella sua radice più profonda o, nei casi più estremi, le leggi della fisica e del cosmo.

Film di questo genere sono sempre esistiti, da quando fu creato il cinematografo. I primi esperimenti dei fratelli Lumière – soprattutto quelli in cui una locomotiva puntava verso gli spettatori – sono proprio rudimentali esempi di film intrippanti, almeno per l’epoca [1].

Negli ultimi anni, però, è innegabile che l’avanzamento degli effetti speciali abbia permesso ai registi di sbizzarrirsi senza più remore. Ormai è possibile mettere in scena qualsiasi cosa la nostra mente possa pensare, anche se si è un regista visionario a cui i produttori non sono disposti a concedere fondi illimitati.

Il periodo d’oro dei film intrippanti

Per questo, se vi piace il genere, il momento attuale è un periodo d’oro per i film intrippanti. Ne abbiamo scelti cinque, alcuni molto recenti ed altri che vanno un po’ indietro nel tempo (ma non troppo).

Sono perlopiù thriller, ma non ne mancano di romantici. La droga qua e là compare, ma il viaggio mentale attraverso cui ci conducono è spesso frutto dei deliri naturali della nostra mente.

In ogni caso sono tutti film da vedere, capolavori imperdibili di un cinema psicologico ma allo stesso tempo drammatico. Se non li avete ancora visti, quindi, guardateli con cautela. E tenendo di fianco a voi un’aspirina per il mal di testa.

 

1. Shining

I film più intrippanti sono spesso quelli su cui aleggiano anche le migliori leggende. Perché quello che accade sullo schermo è così stupefacente che sorge spontaneo pensare che siano accadute molte cose anche dietro allo schermo stesso. Così non deve stupire che anche su Shining, uno dei tanti capolavori di Stanley Kubrick, esistano molte voci non confermate.

Ad esempio, secondo una leggenda metropolitana, poco prima dell’inizio delle riprese Kubrick avrebbe effettuato una telefonata a Stephen King, l’autore del romanzo di cui aveva comprato i diritti. E la chiamata sarebbe stata piuttosto breve.

«Credi che il maligno esista, che sia un’entità?», avrebbe chiesto Kubrick. «Sì, lo credo», avrebbe risposto King. «Be’, io no», avrebbe detto Kubrick subito prima di riattaccare.

Probabilmente quella telefonata non fu mai effettuata, o quantomeno non in questi termini. Ma la leggenda continua a girare perché serve a spiegare le differenze di impostazione presenti tra il film e il libro.

Kubrick si prese infatti molte libertà artistiche nei confronti del romanzo, e per questo gli fu rimproverato da King, che ha sempre dichiarato di trovare insopportabile quel film [2]. Non la pensano come lui, però, né il pubblico, né la critica, che considerano anzi Shining un vero capolavoro.

I corridoi e gli spazi

La pellicola è un horror, e già questo di per sé garantisce un certo numero di sobbalzi. Ma in più crea un clima claustrofobico e isterico che non fa che renderla ancora più una sfida per la mente e la sopportazione.

Pensate, ad esempio, al disorientamento che si prova quando si guarda il piccolo Danny aggirarsi per i corridoi dell’Overlook Hotel. Molti hanno notato che gli spazi dell’hotel sono piuttosto irreali: le finestre si trovano in luoghi in cui non potrebbero essere, le porte non hanno molto senso e le proporzioni non sono rispettate.

In altri film si potrebbe pensare a banali errori di progettazione, ma qui no. Kubrick era famoso per avere uno stile di regia maniacale, in cui ogni minimo dettaglio veniva messo a punto con estremo rigore. Per questo ha senso pensare che queste “sviste” siano volute, e contribuiscano a dare un senso di assurdità e di incombente pericolo a tutta la storia.

Il disorientamento fu poi acuito con altre tecniche. Ad esempio, usando la steady-cam [3] per seguire il piccolo Danny mentre pedalava, dando l’impressione di girare a vuoto all’infinito. Oppure con il labirinto finale, in cui, secondo la leggenda, anche i membri del cast continuavano a perdersi durante la lavorazione.

Gli elementi strani però sarebbero ancora molti, e su tutti il finale. Ma per non rivelarvi troppe cose preferiamo fermarci qui.

Di cosa parla Shining

Se siete tra i pochi che non l’hanno ancora visto, Shining segue le vicende di Jack Torrance, interpretato da Jack Nicholson. Aspirante scrittore e alcolista, l’uomo accetta di lavorare come sorvegliante di un hotel in Colorado durante il periodo di chiusura invernale.

La locandina di "Shining" di Stanley Kubrick

Si trasferisce quindi all’Overlook Hotel assieme alla moglie Wendy (Shelley Duvall) e al figlio Danny (Danny Lloyd). Quest’ultimo è però un bambino speciale. Possiede infatti lo “shining”, il luccichio, una sorta di capacità psichica che gli consente di visualizzare il passato orribile dell’hotel.

Non è l’unico, però, ad avere questo particolare “dono”. Anche il cuoco dell’hotel, Dick Halloran (Scatman Crothers), ha la stessa capacità e può quindi telepaticamente comunicare con lui.

A rendere il tutto più angoscioso è il fatto che il precedente guardiano è impazzito all’interno della struttura, finendo per massacrare la moglie e le due figlie, prima di suicidarsi anch’egli. E Jack sembra incamminarsi verso lo stesso destino.

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2. Essere John Malkovich

Ad essere intrippante in Shining non è tanto la storia di per sé, che ricorda quella di altri film e libri horror, quanto il modo in cui viene gestita. Ci sono però anche dei casi in cui già il plot iniziale di un film è talmente assurdo da lasciarti letteralmente a bocca aperta.

È questo il caso di Essere John Malkovich, film del 1999 diretto da Spike Jonze e interpretato da John Cusack, Catherine Keener e Cameron Diaz. Oltre ovviamente a John Malkovich.

Al centro della storia c’è un burattinaio piuttosto depresso che scopre una sorta di portale nascosto all’interno di un edificio pieno di uffici. E si rende conto che chiunque passi attraverso questo portale finisce per trovarsi addirittura all’interno della testa di John Malkovich, il celebre attore.

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Il “trasferimento”, se così vogliamo chiamarlo, dura però solo 15 minuti. Alla fine di questo quarto d’ora ci si ritrova infatti gettati al bordo di un’autostrada.

Cosa succede quando entri nella testa di un attore

Lo spunto iniziale – già di per sé piuttosto fantasioso – permette al regista e agli attori di esplorare una serie di argomenti molto ampia. In primo luogo c’è il tema della personalità e del desiderio di essere – ma questa volta letteralmente – nei panni di qualcun altro.

Ma poi Essere John Malkovich parla anche di molte altre cose: c’è spazio perfino per l’amore, oltre che per i problemi legati all’essere delle celebrità e alla creatività.

L’aspetto però forse più originale è la scelta dell’attore al centro della storia. Malkovich, all’epoca, era già famoso per una serie di ruoli e interpretazioni di grande qualità [4]. Ma non era una star capace di muovere da solo grandi soldi. Per questo, la prima cosa che sia i produttori, sia Malkovich chiesero a Spike Jonze fu:

Ma perché volete fare Essere John Malkovich e non Essere Tom Cruise?

E – ultima curiosità – per capire quanto strano sia questo film vi basti sapere che John Cusack, il protagonista, scoprì il progetto perché aveva chiesto in giro di poter recitare in un progetto pazzesco. Anzi, nel più pazzesco che fosse disponibile a Hollywood. E gli offrirono questo.

Il lavoro di Charlie Kaufman

Charlie Kaufman (foto di Anna Hanks via Flickr)Il principale artefice delle stranezze di questo film è quindi, evidentemente, l’autore del copione. Ovvero Charlie Kaufman, sceneggiatore e ora anche regista newyorkese che incontreremo ancora nel corso di questo articolo.

Kaufman, infatti, negli anni ha lavorato a una serie di progetti in cui la parola “intrippante” è di casa. Oltre a Essere John Malkovich, che costituì il suo esordio ad Hollywood, ha firmato ad esempio la sceneggiatura de Il ladro di orchidee, di Confessioni di una mente pericolosa e di Synecdoche, New York, di cui è stato anche regista.

Inoltre a lui si deve lo script di Se mi lasci ti cancello, film di cui parleremo tra poco in questa lista, per il quale è stato premiato con l’Oscar nel 2005.

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3. Donnie Darko

In un giorno durante le elezioni del 1988, il teenager Donnie si mette a camminare fuori di casa sua, di notte. Lì però trova un grande coniglio dall’aspetto terribile e demoniaco. O, meglio: un uomo dentro a un costume da coniglio. Questi dice di chiamarsi Frank e gli annuncia la fine del mondo, affermando che arriverà in 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi.

Donnie torna a casa la mattina dopo e, a rendere ancora più strana la situazione, scopre che il motore di un aereo ha distrutto completamente la sua stanza.

Jake Gyllenhaal in Donnie Darko, uno dei film più intrippanti degli ultimi anniMentre cerca di capire perché è sopravvissuto e che significato ha l’apparizione notturna, Donnie deve anche sopravvivere agli altri abitanti della scuola e della città, e allo stesso tempo sopportare le continue apparizioni di Frank, che sembrano minare la sua sanità mentale.

Il bizzarro esordio di Richard Kelly

Il film ha segnato l’esordio di Richard Kelly, regista e anche autore della sceneggiatura. Un esordio col botto, considerando il fatto che Donnie Darko è visto e apprezzato ancora oggi, a più di 15 anni di distanza dalla sua realizzazione.

La locandina di Donnie DarkoLa sua carriera, negli anni successivi, però non ha continuato sulla stessa strada intrapresa con il primo lavoro. Negli anni infatti Kelly ha diretto altri due film, a loro volta piuttosto intriganti nello spunto iniziale, ma ben poco soddisfacenti negli esiti.

Southland Tales, datato 2006, voleva essere un poderoso affresco di una situazione apocalittica in un vicino futuro, ma è stato un flop clamoroso sia dal punto di vista commerciale che da quello della critica. E in questo caso non c’è stata una rivalutazione “postuma”, come nel caso di Donnie Darko.

Il secondo film, The Box, è andato meglio, ma ha comunque evidenziato alcune difficoltà nella conduzione della storia. Ispirato a un racconto di Richard Matheson, il film racconta di una coppia che riceve una scatola con un bottone.

Chi la consegna loro, dà alla coppia una semplice scelta: hanno 24 ore per decidere se premere il bottone, ricevendo in cambio un milione di dollari. Con però l’effetto collaterale che la pressione del bottone implica la morte di una persona, che loro comunque non conoscono.

Tra il 2001 e il 2004

Ma torniamo a Donnie Darko. Il film è uscito in America nel 2001 ma non ha ottenuto inizialmente grandi riscontri. Gli incassi, all’epoca, si fermarono attorno al mezzo milione di dollari, cioè un sostanziale flop nonostante il film fosse stato realizzato con costi molto contenuti.

Nel giro di qualche mese, però, Donnie Darko si guadagnò una certa fama grazie al passaparola ed è presto stato rilanciato, incassando di più e andando in attivo. Nel 2004, a tre anni di distanza dalla prima uscita, è anche giunto in Italia, ottenendo buoni riscontri.

La pellicola riesce a catturare lo spettatore soprattutto per le domande che lascia in sospeso. Assieme a Donnie, infatti, ci chiediamo chi sia Frank, cosa significhi questa paventata fine del mondo e come si spieghino una serie di altri eventi paradossali e paranormali.

Alla fine, però, rimaniamo con più dubbi di quelli che avevamo all’inizio, e questo è forse il maggior pregio del film, che riesce davvero a colpirti come una mazzata.

Inoltre, bisogna sottolineare la presenza di vari attori di livello, alcuni agli esordi. Il protagonista è un giovanissimo Jake Gyllenhaal, ma accanto a lui ci sono anche la sorella Maggie Gyllenhaal, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Noah Wyle e altri.

 

4. Se mi lasci ti cancello

Diceva il grande filosofo Michel de Montaigne che nulla fissa una cosa nella mente in maniera imperitura quanto il desiderio di dimenticarla. Una citazione che ben si confà al tema di Se mi lasci ti cancello, il quarto film della nostra lista e sicuramente uno dei più sorprendenti.

Non siamo di fronte, qui, a un horror, né a una commedia d’amore hollywoodiana come il titolo sembrerebbe suggerire, ma a un’altra creazione di Charlie Kaufman, riconoscibilissimo nello stile della sceneggiatura. Una creazione a cui si aggiunge però pure il talento visionario di Michel Gondry, regista e coautore del soggetto.

Il tema è infatti quello della memoria, di come certe cose ci restino impresse e di come desideriamo ardentemente rimuoverle. E per affrontare questo argomento il film ci propone – e questo è in un certo senso paradossale – una serie di immagini che invece si fissano proprio dalla memoria: dai due innamorati distesi a terra sul ghiaccio al risveglio nel letto sulla spiaggia.

Toglitelo dalla mente

La storia è quella di due ragazzi, Joel e Clementine. I due si sono appena lasciati e lui si presenta da lei, per cercare di fare pace. Ma lei, stranamente, sembra non riconoscerlo più.

La situazione straniante si spiega poco dopo. La ragazza si è rivolta alla Lacuna Inc., una nuova azienda che tramite un innovativo macchinario riesce a cancellare una parte specifica della memoria di una persona. In pratica, Clementine si è fatta rimuovere tutti i ricordi riguardanti Joel, perché troppo dolorosi. E ora non sa neppure chi lui sia.

Un po’ per il dolore, un po’ per vendetta, Joel decide di fare lo stesso e sottoporsi alla medesima cura, cancellando questa volta il ricordo di Clementine. Qualcosa però va storto. Mentre è in corso l’operazione e Joel sta dormendo, la sua coscienza improvvisamente si risveglia. E l’uomo si rende conto di quello che gli sta accadendo.

Pentito della decisione presa, Joel dà il via a una vera corsa contro il tempo della memoria. Rivive le esperienze passate con la ragazza, appena prima che la macchina arrivi a estirpare il ricordo. La speranza è quella di riuscire in qualche modo a interrompere il processo.

Gli attori, i premi

Già dalla trama si dovrebbe essere ben capito quanto possa essere “intrippante” questo film, che si svolge per molti minuti direttamente dentro alla mente del protagonista. Ma a renderlo ancora più vero e profondo è anche l’ottima recitazione di vari attori di prima fascia.

"Se mi lasci ti cancello", ovvero "Eternal Sunshine of the Spotless Mind"Il ruolo di Joel è affidato infatti a Jim Carrey, forse qui alla sua interpretazione più intensa. La protagonista femminile, Clementine, è invece Kate Winslet, che per questo film ha ottenuto una candidatura agli Oscar e una ai Golden Globe. Infine completano il cast Tom Wilkinson, Mark Ruffalo, Elijah Wood e Kirsten Dunst.

Il film ha ottenuto molti riconoscimenti internazionali, anche se forse un po’ meno di quelli che avrebbe meritato. Nel 2005 infatti arrivarono un Oscar (a Charlie Kaufman), due BAFTA (ancora a Kaufman e al montatore Valdís Óskarsdóttir), oltre a una serie infinita di nomination non tramutatesi in premio.

La pellicola è stata però rivalutata col tempo e oggi è considerata un classico. Un po’ come i ricordi su cui concentra la sua attenzione: che si gustano meglio quando sono vecchi e distanti nel tempo.

 

5. Inception

Come abbiamo avuto modo di vedere, ci sono registi e sceneggiatori che in qualche misura si sono specializzati nel creare film sorprendenti e strani. Uno di questi, forse il più celebre degli ultimi anni, è Christopher Nolan.

Il regista inglese ha realizzato molti film che starebbero benissimo in questo elenco. Pensate, ad esempio, a Memento, un thriller costruito su un personaggio che non riesce a ricordare nulla. O a The Prestige, film in cui realtà e illusione si mescolano di continuo, senza possibilità per lo spettatore di distinguerle pienamente.

Il più sorprendente dei film di Nolan è però forse Inception, uscito nel 2010 e vincitore di quattro premi Oscar. Tutti premi tecnici, tra l’altro: il film si è infatti portato a casa le statuette per il miglior sonoro, il miglior montaggio sonoro, la miglior fotografia e i migliori effetti speciali.

La realtà e il sogno

La pellicola gioca con la mente dello spettatore, e – a differenza di altre – lo fa in maniera esplicita, senza nascondersi. Per questo diventa estremamente difficile, come in The Prestige, distinguere ciò che è reale da ciò che è frutto di fantasia o, in questo caso, di un sogno.

Anzi, il fatto che rimane più impresso dell’intero film è probabilmente il finale. Un finale che, senza rivelare troppo a chi non l’ha ancora visto, gioca proprio su quest’ambiguità di fondo che Nolan cerca di tenere viva fino all’ultimo. Quasi che fosse essa stessa il messaggio del film, la vera essenza della storia.

Nel realizzare questo piccolo gioiello il regista londinese si è avvalso dell’aiuto di maghi degli effetti speciali come Chris Corbould, Paul J. Franklin, Andrew Lockley e Peter Bebb, della fotografia del fedele Wally Pfister e dell’esperto montatore Lee Smith.

Leggi anche: Cinque film che ti cambiano la vita e ti fanno riflettere

Senza dimenticare gli attori, che come sempre hanno un ruolo fondamentale anche in mezzo ad effetti speciali così ben riusciti. I ruoli principali sono infatti affidati a Leonardo DiCaprio, Joseph Gordon-Levitt, Ellen Page, Tom Hardy, Ken Watanabe, Dileep Rao e Cillian Murphy.

Non mancano infine le veloci apparizioni di Tom Berenger, Marion Cotillard, Michael Caine e Pete Postlethwaite.

La trama di Inception

Ma di cosa parla questo Inception di cui abbiamo discusso finora? La trama è fantascientifica e, a suo modo, onirica.

Inception, forse il più famoso dei film sui sogniIl protagonista è Dom Cobb, uno specialista in un mestiere molto particolare. Lui – con l’aiuto di un’agguerrita squadra – riesce infatti a penetrare nei sogni delle persone, con lo scopo di rubare loro informazioni segrete. In questo modo è capace di farsi rivelare segreti aziendali o estrarre la combinazione di una cassaforte.

Per uno scopo del genere viene quindi assunto da Mr. Saito, che gli propone però una missione particolare. Ovvero entrare nella mente di un rivale d’affari e non estrarre un’informazione, ma impiantarne una. Cobb e la sua squadra dovranno infatti inserirgli l’idea di dividere il suo impero finanziario.

L’impresa si rivelerà però ben difficile, anche perché renderà necessario l’utilizzo di sogni di secondo e terzo livello, cioè sogni sognati all’interno di altri sogni. E diventerà estremamente complesso capire quando finisce un sogno e inizia la realtà.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Quel film oggi lo potete vedere ad esempio qui.
[2] Qui sono raccolte un po’ delle critiche che, negli anni, King ha rivolto al film di Kubrick.
[3] Non esistono molte riprese della steady-cam al lavoro su Danny, più che altro perché si era già abbastanza impegnati a riprendere il bambino che non c’era il tempo di immortalare anche la telecamera. Comunque un piccolo esempio di quella tecnica all’opera lo si può vedere qui.
[4] Tra i film a cui aveva partecipato bisogna segnalare almeno L’impero del sole di Steven Spielberg, Le relazioni pericolose di Stephen Frears, Il tè nel deserto di Bernardo Bertolucci e Ritratto di signora di Jane Campion.
[-] La foto di Charlie Kaufman è di Anna Hanks (via Flickr)

 

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