Dagli anni ’60 in poi la droga è diventato uno degli argomenti più frequenti nelle opere di fiction. La sua diffusione di massa e le innovazioni scientifiche e chimiche attrassero artisti e scrittori, non ancora consci del potenziale distruttivo delle sostanze allucinogene. E così, un po’ alla volta, cominciarono a comparire anche numerosi film sulla droga.

Il cinema, a raccontare queste realtà, in verità è arrivato tardi. Il primo film di un certo peso ad affrontare la questione è stato infatti Easy Rider [1], che riprendeva alcuni leitmotiv della letteratura beat. Sono seguite poi delle pellicole degli anni ’70 come Un uomo da marciapiede e altre.

È stato però solo con l’allentarsi dei vincoli censori e con la nuova percezione della droga come “piaga sociale” che Hollywood ha sdoganato l’argomento. E ha iniziato a mostrare scene sempre più esplicite, accompagnate a trame meno edulcorate e moralistiche. Trame che volevano cioè presentare la realtà con occhi nuovi.

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I film che si occupano di questo tema sono ormai moltissimi. Per la maggior parte si tratta di pellicole drammatiche, ma non mancano i thriller e perfino qualche commedia. Non tutti, però, riescono a trattare la questione con la giusta profondità.

Oggi proviamo a chiederci, appunto, quali siano state le migliori pellicole sull’argomento. Cercheremo quindi di dare la nostra risposta presentandovi cinque film sulla droga belli e (più o meno) recenti. Eccoli.

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1. Scarface

L’esaltazione, il potere e il narcotraffico

Di droga si può parlare in molti modi. Si può descrivere la dipendenza che genera, se ne possono presentare gli effetti, e questo è il lato in fondo più “umano”, un punto di vista dal basso.

Se ne può però parlare dal punto di vista politico, anzi sarebbe meglio dire criminale, perché in fondo è da lì che tutto parte, è dal traffico di droga che nasce poi la dipendenza. In questa cinquina presenteremo l’uno e l’altro di questi aspetti, ma era giusto partire con Scarface, che li contiene entrambi.

Scarface, di Brian De Palma con Al PacinoDiretto da Brian De Palma, scritto da Oliver Stone (a sua volta proprio in quel periodo dipendente da cocaina [2]) e interpretato da Al Pacino, è un film sui trafficanti di droga cubani a Miami. Andando solo un po’ più in profondità, lo si può definire un film sull’ascesa e il declino di uno di questi, Tony Montana.

Ma è molto più di questo. È da un lato una rappresentazione distorta e attuale del mito del sogno americano, in cui un uomo armato di buona volontà può bruciare le tappe, arricchirsi e arrivare a scriversi sulla casa “il mondo è tuo”. Dall’altro, è un’immagine lucida del legame perverso che unisce droghe (in questo caso la cocaina) e potere.

Emblematica in questo senso è la celebre sequenza finale, in cui un uomo solo si ritiene in grado, dopo aver distrutto se stesso e gli altri, di mettersi contro al mondo intero. Una scena talmente famosa da esser diventata un modello per la malavita stessa, che quelle tendenze distruttive le corteggia spesso.

 

2. Trainspotting

Un gruppo di sgraziati eroinomani

Se Scarface può essere letto come una parabola sugli effetti della cocaina, Trainspotting è la pura e semplice dimostrazione degli effetti dell’eroina.

Diretto nel 1996 da Danny Boyle a partire da un romanzo di tre anni prima di Irvine Welsh, è stato un film che ha lanciato molte future star. Lo stesso Boyle aveva già diretto Piccoli omicidi tra amici, ma con questa pellicola acquisì fama internazionale.

Trainspotting, film che lanciò la carriera di Ewan McGregor e Danny Boyle

Tra gli attori, si fecero conoscere i giovani Ewan McGregor, Jonny Lee Miller e il più maturo Robert Carlyle. Lo stesso Welsh, infine, era al suo primo romanzo e il film lo proiettò nell’olimpo degli scrittori più seguiti della Gran Bretagna.

La trama segue la vita di un gruppo di amici eroinomani e ne descrive la distruzione data dalla dipendenza. In mezzo, presenta anche vari infruttuosi tentativi di disintossicazione, atti di violenza e disperazione, morti più o meno accidentali.

Morte e tormento

Celebre, in questo senso, la morte della piccola Dawn, che torna poi a tormentare il protagonista nelle visioni che subisce quando tenta di smettere con la droga.

Ma il film è anche, pur facendo il filo a un mondo borderline, un percorso di redenzione. Al centro c’è infatti la scelta – effettuata dal personaggio principale – di una vita diversa, anche se questa scelta in fin dei conti si basa sulla rinuncia al vincolo di amicizia all’interno del gruppo.

 

3. Paura e delirio a Las Vegas

L’omaggio a Hunter S. Thompson

Se rappresentare la tossicodipendenza e gli effetti della droga al cinema è facile, più difficile è farlo tramite la pagina scritta, che deve evocare con le sole parole mondi irreali e psichedelici. È anche per questo che è molto più facile mostrare la droga (anche tramite effetti speciali) che raccontarla.

Tra quelli che però sono riusciti nell’immane impresa letteraria bisogna annoverare Hunter S. Thompson, giornalista americano scomparso ormai una decina d’anni fa. Uno scrittore che fu autore di numerosi libri a metà tra il racconto, il reportage e il saggio, da Meglio del sesso a Cronache del rum [3].

Paura e delirio a Las Vegas, un film che racconta un viaggio allucinatoIl suo libro più famoso è però Paura e disgusto a Las Vegas, pubblicato nel 1971 su Rolling Stone. Un volume dedicato a descrivere un viaggio allucinato e allucinante a Las Vegas dello stesso Thompson – che nel romanzo assume lo pseudonimo di Raoul Duke – e del suo avvocato samoano.

Proprio questo resoconto – col titolo di Paura e delirio a Las Vegas – è stato portato sul grande schermo da Terry Gilliam, l’ex membro dei Monty Python che ama dirigere pellicole originali.

Con Johnny Depp

A lui, nell’impresa, si sono accodati anche attori di grido, come Johnny Depp – che di Thompson divenne inoltre grande amico – e Benicio Del Toro.

La pellicola è però zeppa di grandi interpreti, da Christina Ricci a Ellen Barkin, da Tobey Maguire a Cameron Diaz. Tutti desiderosi di rendere omaggio a un personaggio che non ha mai nascosto la sua passione per gli allucinogeni.

Un autore che anzi proprio su di essi ha basato la sua carriera letteraria, sfidando le convenzioni e il clima benpensante degli Stati Uniti. Non a caso, sia nel libro che nel film Duke/Thompson deve scrivere un articolo su un convegno sulle droghe della polizia di Las Vegas: conferenza a cui parteciperà imbottito di droga.

 

4. Requiem for a Dream

La dipendenza non solo dalle droghe

«Requiem for a Dream non è un film sull’eroina o sulla droga. La storia di Harry-Tyrone-Marion è una tradizionale storia di eroina, ma metterla fianco a fianco con la storia di Sara ci fa dire: “Oh mio Dio: cos’è la droga?“».

Con queste parole il regista Darren Aronofsky descriveva il suo film poco dopo la sua uscita al cinema, nel 2000, rispondendo a chi lo voleva inquadrare in un genere ben codificato.

Requiem for a Dream, uno dei più bei film sulla drogaEd in effetti Aronofsky aveva ragione. Il suo Requiem non è solo un film sulla droga – anche se è pure quello, e per questo l’abbiamo incluso nella nostra cinquina – ma anche un film sulla dipendenza dai propri sogni.

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La droga, insomma, è solo una sfaccettatura di una realtà più ampia. Una realtà che coinvolge anche la dipendenza dalle diete (è il caso di Sara, l’anziana interpretata da Ellen Burstyn, che per questa parte ottenne la sua sesta nomination all’Oscar) o dai propri sogni di successo (come nel caso di Marion, che vuole aprire un negozio di vestiti).

Le tre parti

Tratto da un romanzo di Hubert Selby jr. tradotto in italiano col titolo di Requiem per un sogno, il film è diviso in tre parti. Prima arriva l’estate, in cui le aspirazioni dei protagonisti sono vive e anzi sembrano portare a una realizzazione.

Poi c’è l’autunno (fall in inglese, che significa anche caduta) in cui tutto sembra precipitare. Infine l’inverno, in cui i protagonisti vedono dissolversi i sogni in maniera irrimediabile.

 

5. Blow

La vera storia dello spaccio di cocaina

Avevamo aperto il nostro percorso concentrandoci sugli spacciatori di cocaina e concludiamo ritornando sullo stesso tema, anche se raccontato al cinema vent’anni dopo.

Blow, con Johnny Depp e Penelope CruzBlow, uscito nel 2001 per la regia di Ted Demme, narra infatti la storia vera di George Jung, narcotrafficante arrestato nel 1987 dopo essere stato a lungo il principale importatore di cocaina nel paese [4].

Il film è interpretato ancora una volta da Johnny Depp, che per i personaggi maledetti ha un debole, e da Penélope Cruz, e racconta le vicissitudini di Jung. Da piccolo spacciatore di marijuana nella California degli anni ’60, l’uomo riuscì a scalare i gradi di varie organizzazioni criminali.

Il sistema di Escobar

L’elemento decisivo fu la conoscenza, fatta in carcere, del colombiano Diego Delgado, che l’avrebbe poi introdotto nel sistema di Pablo Escobar.

Il crollo e l’arresto

Essendo lui stesso dipendente dalla cocaina, finì però per rovinare la propria vita, facendosi estromettere dal traffico. Perse anche moglie e figlia e finì per essere arrestato, con conseguente condanna, stavolta molto più grave.

Jung è rimasto in prigione negli Stati Uniti fino al 2014, quando fu scarcerato con qualche mese d’anticipo sulla scadenza naturale della pena per buona condotta [5]. Sua figlia Kristina, che non gli aveva mai fatto visita in carcere, è andata a trovarlo dopo l’uscita del film, commossa dalla storia raccontata nella pellicola.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Il film, datato 1969, era frutto di un lavoro comune di Dennis Hopper (attore, sceneggiatore e regista) e Peter Fonda (attore, sceneggiatore e produttore). In più, nel cast figurava anche un giovane Jack Nicholson. Qui potete vedere le scene iniziali del film, accompagnate dalla celeberrima canzone Born to Be Wild.
[2] A tal proposito, leggetevi questo interessante articolo che spiega come Stone si prese la sua “rivincita sulla cocaina” proprio scrivendo questa sceneggiatura.
[3] Li trovate, rispettivamente, qui e qui.
[4] Qui potete vedere un’intervista realizzata allo stesso Jung da Ted Demme, il regista del film, e sottotitolata in italiano.
[5] L’articolo americano che dà notizia della scarcerazione potete leggerlo qui.

 

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