Cinque film sulla violenza sulle donne

Una scena di Thelma & Louise, uno dei più bei film sulla violenza sulle donne

Ci sono temi di cui non si parla mai abbastanza. Argomenti di cui, anche se si comincia magari a discuterne con maggior attenzione negli ultimi tempi, non si fa probabilmente ancora quanto si dovrebbe. Oggi proviamo ad affrontare uno di questi argomenti presentando cinque film sulla violenza sulle donne.

Il tema è ovviamente molto delicato. Sia perché si parla di violenza. Sia, più in particolare, perché le donne costituiscono la parte lesa in molti, troppi rapporti.

Le troppe violenze

Perché non ci sono solo i femminicidi, di cui si è parlato molto in questi ultimi anni. Esistono anche molte altre violenze più o meno evidenti che attanagliano una fetta fin troppo ampia del genere femminile.

Violenze psicologiche, fisiche, sessuali. Violenze domestiche e violenze minorili. Ricatti. Botte. Nei casi più gravi perfino omicidi. Insomma, un vero e proprio campionario dell’orrore di cui però bisogna sempre più parlare, perché è solo facendo venire a galla i problemi che si riesce a superarli.

Non è però così semplice trovare film dedicati a questo tema. I film violenti sono migliaia, forse addirittura milioni. Alcuni di essi sono anche molti belli e significativi. Ma, se ci pensate bene, quasi tutti si occupano di violenza su uomini [1]. Quella sulle donne rimane un argomento in buona parte ancora tabù.

A scartabellare gli archivi, con un po’ di pazienza, comunque qualcosa di interessante si trova. Film che magari non sono stati campioni di incassi, ma hanno ancora molto da dirci.

E allora scopriamo assieme quelli che secondo noi sono i migliori film sulla violenza sulle donne. Così che chi non li ha ancora visto possa porvi rimedio al più presto. E chi invece ne cerca uno da far vedere a qualche giovane, abbia a portata di mano il materiale adatto da mostrare alle nuove generazioni.

 

1. I peccatori di Peyton

Abbiamo deciso di presentarvi i nostri cinque film in ordine cronologico, partendo da quello più vecchio fino ad arrivare a quello più recente. In questo modo riteniamo si riesca a rendere più evidente il percorso che il tema della violenza sulle donne ha fatto al cinema.

E allora partiamo andando ben indietro nel tempo, fino al 1957. In quell’anno uscì infatti I peccatori di Peyton, film basato su un romanzo dallo stesso titolo uscito appena l’anno prima. Un film che è ricordato ancora oggi soprattutto per lo scandalo che suscitò, mettendo in mostra i panni sporchi della provincia americana.

La storia è ambientata all’inizio degli anni ’40, poco prima che gli Stati Uniti entrassero nella Seconda guerra mondiale. Peyton Place è una cittadina del New England, apparentemente tranquilla. O almeno così la vede il nuovo preside del liceo locale, Michael Rossi, appena giunto in città.

Qui però si intrecciano molte storie, tipiche dei piccoli paesi. Il pettegolezzo si diffonde facilmente, spesso creato da un nonnulla. E nel buio delle case si consumano delle vere nefandezze. Come quella messa in atto da Lucas, uomo alcolizzato, che usa violenza sulla sua bella figliastra adolescente, Selena.

La situazione presto degenera, perché da quella prima violenza nascono una serie di inarrestabili effetti a catena. Fino ad un omicidio, ad un processo e, per fortuna, ad un inevitabile lieto fine.

L’omicidio di Johnny Stompanato

Il film ebbe un successo inaspettato, anche perché proprio in quegli anni varie notizie di cronaca sembravano ricalcare più o meno fedelmente gli eventi raccontati nel film. Il caso più clamoroso arrivò però nell’aprile del 1958, quando la figlia della protagonista del film Lana Turner, Cheryl, uccise il malavitoso Johnny Stompanato, violento amante della madre [2].

Lana Turner durante il processo alla figlia
Lana Turner durante il processo alla figlia

Quell’omicidio, avvenuto tramite una pugnalata inferta all’uomo mentre si trovava nella villa della Turner a Beverly Hills, fu uno dei più celebri casi di cronaca nera degli anni ’50.

Stompanato, ex marine, lavorava inoltre per il gangster Mickey Cohen, cosa che metteva parecchio pepe sulla faccenda. E Cheryl, l’assassina, doveva ancora compiere 15 anni [3]. Alla fine del processo l’omicidio fu comunque classificato come legittima difesa, viste le violenze dell’uomo.

Forte di tutto questo clamore, il film, costato appena 250mila dollari, arrivò ad incassarne più di 25 milioni. E da esso fu poi tratta una serie televisiva trasmessa per cinque anni, Peyton Place, vista pure in Italia [4].

 

2. Psyco

Del film Psyco abbiamo già parlato diverse volte. Da un lato, perché è indubbiamente un classico del cinema, uno dei capolavori di Alfred Hitchcock. Dall’altro, perché al suo interno ci sono talmente tanti temi ed elementi che facile farlo rientrare all’interno delle nostre cinquine.

Uscito nel 1960, il film suscitò parecchi scandali. Hitchcock vi arrivava dopo essersi creato una solidissima reputazione come regista di gialli, film in cui c’erano tensione e suspense ma di solito ben poca violenza. Per questo dovette essere un vero shock, per gli spettatori dell’epoca, trovarsi davanti a quello che è sostanzialmente un horror.

E dire che la produzione del film si era svolta in tono minore. Rispetto ai successi precedenti, infatti, Hitchcock aveva deciso di girare con un budget contenuto e addirittura in bianco e nero. Inoltre, nel cast c’era una sola stella, Janet Leigh, già vista ne L’infernale Quinlan di Orson Welles [5].

Una ladra in un motel

La storia probabilmente la conoscete fin troppo bene. L’impiegata di un’agenzia immobiliare, insoddisfatta della sua vita, scappa con un assegno di 40.000 dollari affidatole dal datore di lavoro. Mentre si trova in auto viene però sorpresa dalla pioggia e decide di fermarsi in un motel che pare invitante, il Bates Motel.

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Qui viene accolta da un ragazzo, Norman Bates, che vive con l’anziana madre. Prende una stanza e accetta di cenare con lui, conversando del più e del meno. Poco dopo, però, rientrata nella sua stanza si rende conto della sciocchezza che sta commettendo a scappare col denaro.

La fuggitiva decide quindi di tornare indietro con l’assegno e restituirlo. Prima, però, fa una doccia. E proprio sotto l’acqua scrosciante viene aggredita e uccisa a pugnalate.

Un film rivoluzionario

Considerato il primo slasher della storia del cinema, il film ha avuto – oltre che meriti artistici – diversi meriti storici. In un’epoca in cui la censura aveva sempre l’ultima parola su quello che poteva essere mostrato agli spettatori [6], Hitchcock riuscì infatti ad alzare (e di molto) l’asticella di ciò che poteva venire rappresentato.

Janet Leigh, protagonista di Psyco e Va' e uccidiDa lì in poi la devianza mentale e la violenza sulle donne non furono più un tabù. Inoltre il corpo femminile – almeno “a brandelli” – cominciò a comparire sul grande schermo. Fino ad allora, e anche in I peccatori di Peyton, la violenza era infatti sempre stata tenuta lontana dagli occhi dello spettatore.

Magari pesava come un macigno sulla storia e sui personaggi, ma non si vedeva. Ed era, questo, l’emblema del moralismo che contraddistingueva non solo il cinema hollywoodiano, ma tutta la società dell’epoca. La violenza sulle donne c’era, e questo era indiscutibile. Ma era un fatto ancora privato. A Hitchcock il merito – tramite un thriller – di averla resa pubblica.

 

3. Sotto accusa

Lasciamo ora gli anni ’50 e ’60 e cominciamo un po’ alla volta ad avvicinarci ai giorni nostri. Il prossimo film della nostra lista arriva infatti dal 1988 e introduce, in maniera esplicita, il tema dello stupro [7].

Sotto accusa racconta infatti la storia di una ragazza povera e poco istruita, Sarah Tobias, che una sera viene fatta ubriacare dagli avventori del bar in cui si trova e poi stuprata sopra a un flipper da tre di essi. Il film, scritto e diretto da due uomini [8], si ispirava ad un vero fatto di cronaca.

Nel 1983, in un bar del Massachusetts, una ragazza di 21 anni venne infatti stuprata da quattro uomini, mentre gli altri clienti del locale rimasero fermi a guardare. La ragazza ovviamente denunciò il fatto. Il processo che ne derivò fu largamente seguito dalla stampa e dalla TV e fece epoca [9].

Vari erano gli elementi, in quella storia, che cambiarono la percezione dello stupro degli americani. In primo luogo, tutta l’America vide in faccia e conobbe il nome della vittima, tanto è vero che proprio quel processo portò finalmente ad un maggior rispetto della privacy delle donne che subiscono uno stupro.

Inoltre, la difesa degli imputati usò la tattica di colpevolizzare la vittima, cercando di dimostrare che era stata lei a provocare gli aggressori. Gli uomini vennero comunque condannati, ma al termine del processo la ragazza dovette cambiare residenza. E sarebbe morta appena tre anni dopo, a 25 anni, guidando ubriaca.

Il film con Jodie Foster

Nel 1988, quando uscì Sotto accusa, la questione era quindi scottante. Nel film l’ambientazione fu lievemente cambiata, ma i richiami all’attualità rimasero cocenti. Per il ruolo della ragazza che subisce lo stupro fu assunta Jodie Foster, un’attrice che spesso nella sua carriera si è occupata di violenza sulle donne [10].

Kelly McGillis

Dopo lo stupro, nel film si dava ampio spazio al processo. E a fare da contraltare alla Foster c’era la coprotagonista Kelly McGillis nel ruolo dell’assistente del procuratore distrettuale.

All’inizio quest’ultima sottovalutava le accuse della ragazza e si accontentava di una pena lieve per i tre imputati. Poi, però, la donna comprendeva meglio sia i sentimenti della vittima, sia cosa fosse effettivamente successo, e riusciva ad arrivare a una pena esemplare.

Kelly McGillis sul numero di People in cui raccontava del suo stuproIl film è ricordato anche perché entrambe le attrici diedero vita a un’interpretazione particolarmente memorabile. La Foster si aggiudicò sia l’Oscar che il Golden Globe, mentre il film lottò per ottenere l’Orso d’oro a Berlino (ma fu battuto da Rain Man).

Tra l’altro, all’inizio il ruolo della protagonista era stato offerto proprio alla McGillis. Che però preferì interpretare l’avvocato. Per sua stessa ammissione, questa scelta fu dovuta al fatto che lei stessa aveva subito uno stupro pochi anni prima. E interpretare la protagonista le portava alla mente troppi ricordi [11].

 

4. A letto con il nemico

Molto attuale è anche la tematica affrontata da A letto con il nemico, film del 1991 diretto da Joseph Ruben. Se, infatti, in Sotto accusa si parlava di stupro, in questa pellicola il tema principale erano le violenze domestiche.

La storia raccontata – ispirata anche in questo caso ad alcuni fatti di cronaca – era quella della giovane Laura, moglie di un ricco e piacente uomo d’affari, Martin. Dietro l’apparente normalità della coppia, però, si celava il segreto dell’uomo, che soffriva di manie di controllo e abusava della moglie sia fisicamente che mentalmente.

Per questo motivo la ragazza decideva di lasciarlo, ma – preoccupata per il carattere del marito – era costretta a farlo in modo anomalo. Durante una gita in barca simulava infatti il proprio annegamento. Dopodiché scappava altrove e si rifaceva una vita sotto falso nome. Una vita comunque non semplice, perché il fantasma del marito aleggiava su di lei.

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Intanto però Martin, dopo lo shock iniziale, iniziava a notare che qualcosa non quadrava. In primo luogo scopriva che la moglie, che non sapeva nuotare, aveva preso di nascosto lezioni di nuoto. Poi veniva a sapere che sua suocera, che lui credeva morta, era in realtà ricoverata in una casa di riposo.

Poca denuncia, molto thriller

In breve il film assumeva i contorni del thriller, lasciando da parte la denuncia per concentrarsi invece sulla suspense. Proprio per questo, la qualità della pellicola non è paragonabile a quella dei film che abbiamo presentato finora. Ma ha il pregio di affrontare un tema scabroso e fino ad allora poco visto sul grande schermo.

A letto con il nemico, con Julia RobertsInoltre, fu un film di grande successo, che quindi è facile da reperire e che appassiona anche chi in una pellicola non cerca particolari qualità artistiche. Infine, particolare non da poco è la presenza di Julia Roberts nel ruolo della protagonista, in uno dei suoi primi ingaggi importanti [12].

Per curiosità, vi diciamo che il film ha avuto diversi remake, tutti realizzati in India. Dal 1995 ad oggi se ne contano ben undici. Quello di maggior successo è stato probabilmente Agni Sakshi, uno dei primi, con Nana Patekar.

 

5. Thelma & Louise

Volevamo concludere con un film diverso da quelli che abbiamo presentato finora. Un film che non ci mostrasse solo la violenza sulle donne, ma anche il modo in cui alcune donne hanno osato reagire a tali violenze.

La reazione delle donne

Negli ultimi anni, infatti, sono comparse alcune pellicole che hanno cercato di raccontarci la vita di donne criminali. Donne che però cedevano all’omicidio e alla violenza in un certo senso come forma di reazione alle molte, troppe violenze subite.

Di film di questo genere ce ne sono vari, ma due si stagliano – per qualità – sopra agli altri. Visto la tematica simile, però, ne abbiamo scelto uno solo. Quello di cui parleremo è infatti Thelma & Louise, film iconico che merita di essere approfondito. Se però i nostri cinque film non dovessero bastarvi, vi consigliamo di recuperare anche Monster, realizzato nel 2003 [13].

Due donne in fuga

Ma spostiamoci, ora, su Thelma & Louise. Il film uscì nel 1991, non senza qualche difficoltà. Ma si rivelò uno dei più grandi successi di critica di quegli anni, capace di lasciare un segno nell’immaginario collettivo.

La storia – scritta tra l’altro proprio da una donna [14] – si concentrava su due donne dell’Arkansas. Thelma, quasi trentenne, era insoddisfatta del marito; e l’amica Louise, quarantenne, viveva più o meno le stesse frustrazioni.

Le due, senza dir nulla ai relativi compagni, decidevano di partire per una vacanza. Prendevano così la macchina e partivano lungo il sud degli Stati Uniti. Durante una sosta in un locale, però, Thelma veniva quasi stuprata da un avventore.

A salvarla interveniva l’amica Louise che, armata di pistola, intimava all’uomo di smettere. Davanti alla strafottenza di lui, la donna finiva per sparargli. Questo trasformava le due ragazze in fuggitive, perché non avevano nessuna intenzione di consegnarsi alla polizia e anzi il gesto di Louise sembrava averle finalmente liberate.

Il significato del film

In breve vivevano varie peripezie, sempre con le forze dell’ordine alle costole, incappando in uomini spesso violenti, oppure bugiardi e ladri. Alla fine, il loro legame però si rivelava più forte delle minacce e anche degli inviti dell’unico maschio apprezzabile del film, Hal Slocumb.

Brad Pitt in Thelma & LouiseLa pellicola, d’altronde, offre molti spunti. È in un certo senso un film di formazione, anche se le sue protagoniste hanno passato da molto la soglia dell’età consentita per temi di questo genere. Ma Thelma e Louise scoprono la vita davvero solo nel momento in cui riescono a ribellarsi al mondo “da uomini” che è stato costruito intorno a loro.

È anche un road movie ottimamente diretto e interpretato. Dietro alla macchina da presa c’era infatti Ridley Scott, mentre le due protagoniste erano ottimamente interpretate da Geena Davis e Susan Sarandon [15]. Da menzionare infine la partecipazione di Harvey Keitel e – nel suo primo ruolo importante – Brad Pitt [16].

 

 

Note e approfondimenti

[1] Oppure le donne sono effettivamente minacciate e a volte uccise, ma il loro destino si consuma lontano dallo schermo. Diventa anzi l’elemento che spinge l’eroe – sempre l’uomo – ad agire, per salvare la bella pulzella o vendicarsi. Ma la violenza sulla donna ci viene comunicata e non mostrata, e rimane un elemento molto marginale della storia. Pensate, giusto per fare due esempi di questo tipo, a Seven o a Io vi troverò.
[2] Se volete una ampia ricostruzione della vita di questo avvenente e manesco italoamericano, la trovate qui.
[3] Cheryl Crane, questo il suo nome completo, è ancora viva e vive a Palm Springs. Dopo un’adolescenza turbolenta, segnata anche da varie violenze sessuali subite, ha raccontato la sua esistenza nell’autobiografia Detour, datata 1988. Nel 2011 ha poi anche scritto un romanzo giallo intitolato The Bad Always Die Twice, che si può tradurre come Il cattivo muore sempre due volte. Un titolo non casuale.
[4] Peyton Place fu la prima soap opera ad essere trasmessa in prima serata in America. E costituì anche il terreno di lancio di vari futuri divi, come Mia Farrow, Ryan O’Neil e Gena Rowlands.
[5] A quel tempo, la Leigh era comunque famosa soprattutto per questioni di gossip. Era infatti sposata con Tony Curtis, dal quale aveva avuto due figlie. La seconda, Jamie Lee Curtis sarebbe divenuta a sua volta una famosa attrice.
[6] E il regista britannico dovette penare molto per Psyco, come si ricorda anche in questo articolo.
[7] L’importanza di Sotto accusa nel raccontare questo argomento è approfondita anche da questo interessante articolo (in inglese).
[8] Si tratta rispettivamente di Tom Topor e Jonathan Kaplan.
[9] Un resoconto approfondito di quei fatti può essere letto qui.
[10] Basti pensare al primo ruolo che la rese famosa, quella della prostituta-bambina in Taxi Driver.
[11] Lo raccontò, proprio in quel 1988, tramite le colonne della rivista People.
[12] Era appena apparsa in Pretty Woman e si preparava a partecipare a Hook – Capitan Uncino di Steven Spielberg. Accanto a lei, nei due principali ruoli maschili di A letto con il nemico, c’erano poi Patrick Bergin e Kevin Anderson.
[13] Questa pellicola racconta infatti la storia vera di Aileen Wuornos, una prostituta. Più volte vittima di abusi, la Wuornos si trasformò in serial killer, uccidendo sette uomini. Come accade nel film in cui viene interpretata magnificamente da Charlize Theron, venne poi arrestata e condannata a morte. La sua esecuzione ha avuto luogo in Florida nel 2002.
[14] Si tratta di Callie Khouri, poi premiata anche con l’Oscar. Si deve a lei anche la sceneggiatura di Qualcosa di cui… sparlare, con Julia Roberts, e soprattutto la creazione della serie TV Nashville.
[15] Entrambe ottennero una candidatura all’Oscar come migliori attrici protagoniste, anche se furono sconfitte dalla Jodie Foster de Il silenzio degli innocenti. La stessa identica situazione si presentò pure ai Golden Globe, e anche lì la Foster impedì alle due di “litigare” per il riconoscimento.
[16] Tra l’altro, di recente Geena Davis ha raccontato come fu recitare con quel giovane “belloccio” alle prime armi. Qui trovate l’intervista.

 

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