Cinque fondamentali regole del rugby

Il rugby è uno sport ormai piuttosto popolare, ma non tutti ne conoscono le regole: eccone un semplice riassunto

 
Il rugby è ormai diventato uno sport abbastanza popolare. Dopo decenni in cui difficilmente il grande pubblico sapeva anche solo distinguerlo dal football americano, oggi tutti ne hanno visto almeno qualche azione e ne riconoscono le squadre principali. Almeno a livello di nazionali, complice il fascino di team come quello neozelandese degli All Blacks. Inoltre, alcuni rituali, come quello del “terzo tempo”, sono ormai proverbiali.

Questo non vuol dire, però, che tutti ne comprendano il gioco. Anche perché, guardandolo da profani, il rugby non è uno sport semplicissimo. Ha delle regole tutto sommato controintuitive, come ad esempio quella di dover passare indietro per poter andare avanti. Ma anche in altri casi i dubbi sono legittimi. Siamo qua per dirimerli. Ecco cinque regole del rugby fondamentali ma spiegate in maniera semplice e chiara.


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I passaggi

E una parola sull’offside

Le regole sui passaggi sono tra le più interessanti e originali del gioco del rugbyCominciamo dai passaggi, che sono la cosa che si nota di più quando si guarda una partita di rugby. Anche perché sono uno dei gesti tecnici più complessi, se si considera che la palla è ovale e difficile da maneggiare. Dal punto di vista tecnico, il buon passaggio è quello che fa ruotare il pallone facendogli mantenere una traiettoria bassa e veloce. In questo modo diventa relativamente facile da afferrare e difficile, invece, da intercettare.

La più fondamentale delle regole è che non si può mai, in nessun caso, passare la palla in avanti. Scordatevi il football americano che avete visto nei film a stelle e strisce: là c’è il quarterback che lancia la palla verso i suoi giocatori. Nel rugby, invece, i passaggi con le mani avvengono sempre e solo all’indietro. Se per qualche motivo la palla, invece, viene passata o cade in avanti, si commette un’infrazione chiamata “in avanti” che l’arbitro punisce prontamente, assegnando una mischia.

Il calcio

C’è però un caso in cui il pallone può lasciare le mani di un giocatore ed essere spedito in avanti: quando viene calciato. Anche in questo caso, però, bisogna fare attenzione. Il pallone dopo un calcio potrà infatti essere raccolto solo da un giocatore (della squadra del calciante) che si trovava dietro alla linea della palla al momento del calcio. O al limite da qualcuno che è ritornato in gioco facendosi sorpassare dai propri compagni.

Quando per qualche motivo ci si trova oltre la linea della palla, infatti, si è in offside, in fuorigioco. E non bisogna interferire in alcun modo con l’azione, pena il fischio arbitrale. Così, non è raro vedere giocatori che alzano le mani e cercano di mettersi in disparte, disinteressandosi dello svolgimento del gioco anche se sembrano in buona posizione, in una mossa che pare strana all’occhio di chi non ci è abituato.

 

La touche

Una rimessa laterale un po’ particolare

Una touche eseguita durante una partita femminileAltra cosa che stupisce spesso i profani è il modo in cui vengono effettuate le rimesse laterali. Col calcio siamo abituati a vedere un giocatore che prende la palla con le mani e, con un gesto particolare, la lancia verso i compagni che cercano di smarcarsi. A farla è sempre la squadra che non ha provocato l’uscita della palla.

Nel rugby le cose sono abbastanza diverse. La rimessa laterale si chiama touche, parola che arriva direttamente dal francese. La palla viene rimessa in gioco dalla squadra che non ne ha causato l’uscita tranne nel caso in cui chi l’ha calciata fuori non stesse battendo un calcio di punizione. In quella circostanza, chi ha calciato la punizione rimette anche il pallone in gioco.

Il punto di battuta

Differenze sono previste anche riguardo al punto di esecuzione della touche. Essa viene infatti effettuata nel punto in cui la palla è uscita tranne in alcuni casi. Ad esempio, se esce a meno di cinque metri dalla linea di meta, la touche si fa sempre obbligatoriamente a distanza di cinque metri da essa.

Se invece chi ha calciato la palla l’ha spedita fuori direttamente, senza che l’ovale toccasse terra prima di uscire, allora la touche la si fa in corrispondenza del punto da cui il pallone è stato calciato, e non dove è uscito. Quest’ultima conseguenza avviene però solo nel caso in cui chi ha calciato la palla non avesse appena recuperato l’ovale all’interno della sua area dei 22 metri.


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La touche poi viene eseguita in modo particolare. I giocatori di mischia di entrambe le squadre si devono disporre gli uni di fronte agli altri a un metro di distanza, perpendicolarmente alla linea di battuta, a distanza compresa tra i 5 e i 15 metri alla linea stessa. Il pallone viene lanciato in mezzo ai due schieramenti dal tallonatore della squadra che rimette. In genere è più facile che la palla rimanga in possesso di chi rimette perché il tallonatore indirizza l’ovale in un punto ben preciso, concordato in precedenza coi compagni. Che in genere sollevano uno dei loro per arrivare ad arpionare il pallone.

 

La mischia

Le tre linee, una contro l’altra

Una mischia durante una partita di rugbyCertamente, però, il momento più emblematico e famoso del gioco del rugby è la mischia. Chiariamo subito: ne esistono di due tipi. C’è il ruck o mischia aperta, che si genera spontaneamente durante un’azione di gioco, e c’è la mischia chiusa o ordinata, che invece è chiamata dall’arbitro. Parleremo di quest’ultima fattispecie.

La mischia ordinata viene usata per riprendere il gioco quando è stata commessa una irregolarità, come ad esempio il già citato passaggio in avanti. Viene posta in essere dal cosiddetto “pacchetto di mischia”, cioè 16 giocatori – 8 per una squadra e 8 per l’altra – che si dispongono frontalmente gli uni agli altri in modo poi da mettersi a contatto spalla contro spalla. Una volta che la mischia è posizionata, il pallone viene introdotto dal mediano di mischia.

Piloni, tallonatori…

Gli 8 giocatori si dispongono su tre linee. La prima, quella che entra a contatto con quella avversaria, è formata da due piloni ai lati e il tallonatore al centro. La seconda è formata da due giocatori che si inseriscono negli spazi tra i tre, come a puntellare la prima linea. La terza è formata di nuovo da tre giocatori, due laterali e uno centrale.

Scopo della squadra che ha il possesso è quello di far uscire il pallone – senza usare le mani – dal retro della mischia stessa, dove sarà poi raccolto dal mediano di mischia. Gli avversari cercheranno di impedirlo, anche facendo ruotare la mischia stessa. Quando questa effettua una rotazione di 90°, infatti, si scioglie la mischia in essere e se ne forma una nuova, in cui il pallone viene però inserito dalla squadra avversaria.

 

Come si conteggiano i punti

Quanto vale la meta e in quali altri modi si può andare a segno

Il calcio può consegnare punti insperati e a volte decisiviQuando si guarda uno sport per la prima volta, la cosa più importante è capire come si assegnano i punti. In certe discipline è relativamente facile, visto che ogni volta che la palla entra nella rete avversaria si sigla ad esempio un gol. In altri, come il rugby, le cose sono un po’ più complicate.

La meta, che è la modalità più spettacolare, vale 5 punti. La si segna quando si riesce a superare la linea di meta avversaria e schiacciare il pallone a terra. Una meta dà diritto anche ad un calcio di trasformazione, cioè un tiro che viene calciato all’altezza del punto in cui la meta è stata siglata (cioè lateralmente se è stata segnata vicina ai bordi del campo, o centralmente negli altri casi) e che deve centrare i pali. Se ci riesce, si ottengono altri 2 punti.


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Il drop

Inoltre, il calcio di punizione che passa tra i pali vale 3 punti, mentre qualsiasi drop ne vale altri 3. Cos’è un drop? Un calcio che viene effettuato durante lo svolgimento dell’azione e che va ad infilarsi, anche in questo caso, tra i pali.

 

I falli

Quando i giocatori infrangono le regole

I colpi sopra alle spalle sono irregolariNel rugby, come in tutti gli sport di contatto, esistono varie tipologie di fallo. Cerchiamo di vedere quelle più comuni e importanti. Il primo è il placcaggio irregolare. Abbiamo capito, dai punti, che lo scopo di ogni azione è avvicinarsi il più possibile all’area di meta avversaria e lì cercare un’incursione oppure la realizzazione di qualche calcio. Per far ciò bisogna avanzare, e l’avanzamento – visto che i passaggi sono sempre all’indietro – si realizza solo correndo col pallone.

La difesa cosa può fare, dunque, per difendere la propria area di meta? Ovviamente, cercare di bloccare l’avversario che corre col pallone. E lo può fare in primo luogo tramite un placcaggio, cioè una presa che faccia cadere il giocatore a terra. Il placcaggio è regolare quando la presa non supera la linea delle spalle. Se però questo avviene, l’arbitro fischia un fallo. Il giocatore che è placcato regolarmente e cade a terra deve però immediatamente lasciare il pallone, pena un’altra infrazione.

Ostacoli e placcaggi irregolari

Inoltre il placcaggio non può essere portato ad un avversario in volo e più in generale non può essere inutilmente pericoloso. Non si possono infine ostacolare gli avversari senza palla e ovviamente non si possono commettere scorrettezze al di fuori dello spirito del gioco.

Interessanti, prima di chiudere, le punizioni che il direttore di gara commina. La squadra che subisce un fallo, infatti, può scegliere quattro modi diversi in cui “avere soddisfazione” dell’ingiustizia subita. Il primo è il più facile da comprendere ed è l’azione alla mano: semplicemente l’azione riparte dal punto in cui il fallo è stato commesso, con un passaggio o una corsa.

Il secondo è il calcio: se abbastanza vicino ai pali, il giocatore può infatti tentare di calciarvi la palla attraverso, cosa che, come visto, se riuscita regala 3 punti. Il terzo è il calcio in touche, anche questa già vista: si spedisce la palla in fallo laterale con un calcio e da lì si riprende con la rimessa, conservando il possesso. Il quarto, infine, è la mischia ordinata.

 

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