Cinque formidabili invenzioni del Medioevo

Le invenzioni del Medioevo

Già da parecchio tempo, cioè almeno dal Romanticismo in poi, è iniziata una grandiosa e complessiva opera di rivalutazione del Medioevo: tradizionalmente considerato un’età oscura, di decadenza e imbarbarimento dei costumi, fu in realtà un’epoca di luci ed ombre, in cui in effetti in certi settori la civiltà europea fece dei clamorosi passi indietro ma in cui sotto altri punti di vista il nostro continente pose le basi imprescindibili del suo sviluppo successivo.

In fondo, non ci sarebbe stato il Rinascimento se prima non ci fosse stato l’Umanesimo e prima ancora l’opera dei monaci amanuensi; non ci sarebbe l’architettura attuale se prima non si fosse passati attraverso il romanico e il gotico; non sarebbero sorti gli stati moderni se l’Impero e il papato non si fossero scontrati con le varie istanze locali.

E luci e ombre furono anche dal punto di vista scientifico e tecnologico: molte delle conoscenze che appartenevano agli antichi romani andarono perse per secoli, ma nel contempo si misero in cantiere scoperte e innovazioni che cambiarono, lentamente ma inesorabilmente, il modo di vivere della gente e che in certi casi ci influenzano ancora oggi.

Vediamo allora insieme cinque formidabili invenzioni del Medioevo, come si sono originate e come ci hanno cambiato la vita.

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1. I mulini ad acqua

Un’energia che liberava gli schiavi

Il mulino ad acqua fu una delle più importanti invenzioni del MedioevoÈ vero, come abbiamo appena scritto, che è riduttivo e ingiusto considerare il Medioevo solo un’epoca di decadenza, ma è anche vero che i primi secoli immediatamente successivi alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C., per chi non se lo ricordasse) furono effettivamente secoli bui, in cui le città si svuotavano, la sicurezza dei cittadini era quantomai fragile, i viaggi pericolosissimi e rari.

Anche l’economia stentava a trovare forme nuove, che potessero superare la crisi dell’agricoltura a cui le orde dei barbari avevano indirettamente consegnato l’Europa.

Le prime due invenzioni del nostro elenco, perciò, costituirono un elemento fondamentale per la rinascita prima di tutto “alimentare” – se ci passate il termine – del nostro continente.

Fu grazie infatti ai mulini e all’aratro che i contadini europei riuscirono a produrre di più e con minori costi, consentendo alle popolazioni di alimentarsi meglio e, inevitabilmente, di resistere meglio alle epidemie e alle malattie endemiche che periodicamente attraversavano il continente.

Un’idea che era già venuta a Vitruvio

L’idea che si potesse sfruttare l’energia dell’acqua per automatizzare certi lavori, per creare cioè delle macchine che potessero fare quello che fino ad allora era stato fatto da braccia umane, in realtà non era nuova.

Già Vitruvio, il celebre architetto romano, ne aveva parlato nel I secolo a.C., ma si trattava ancora di idee vaghe, poco concretizzate nel lavoro quotidiano delle campagne.

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Fu invece a partire dal IX secolo che i mulini ad acqua simili a come noi oggi li conosciamo cominciarono a comparire in Europa, parallelamente alla progressiva abolizione della schiavitù: un mulino semplice infatti permetteva di macinare in un’ora circa 150 chilogrammi di grano, cosa che invece fino ad allora si poteva fare solo utilizzando quaranta schiavi, che, anche se non dovevano essere pagati, andavano comunque evidentemente mantenuti.

La produttività crebbe a livelli mai visti fino ad allora e questi mulini, affiancati più avanti nel tempo anche da quelli a vento, sopravvissero fino all’Ottocento, quando furono definitivamente soppiantati dall’uso delle macchine a vapore prima e ad elettricità poi.

 

2. L’aratro pesante

Arrivano i buoi

L'uso dell'aratro pesante in epoca medievaleL’altra grande invenzione che cambiò radicalmente il mondo dell’agricoltura medievale fu quella dell’aratro pesante.

In epoca antica e durante l’alto medioevo era ben noto il cosiddetto aratro semplice, uno strumento a vomere (la parte che taglia la terra) simmetrico e in legno che riusciva a malapena a scalfire superficialmente le zolle del terreno e quindi non rimescolava granché la terra, garantendo raccolti di scarsa rilevanza.

Inoltre erano strumenti molto fragili, che poco si adattavano al duro terreno del nord Europa, che in effetti neppure i romani avevano mai coltivato in maniera seria e continuativa (per non parlare dei barbari, che spesso non ci provavano neppure).

Dal nord della Francia al resto d’Europa

Attorno all’undicesimo secolo, però, nel nord della Francia fece la sua comparsa un nuovo tipo di aratro, chiamato presto aratro pesante, in cui il vomere era asimmetrico, mentre lo strumento in generale era dotato di ruote e, dato che non doveva più essere per forza spinto da un uomo e poteva essere quindi appesantito per farlo entrare più in profondità, necessitava di essere attaccato a buoi o cavalli.

Fu una rivoluzione: l’aratro pesante, come il nome lascia intendere, penetrava più profondamente nel terreno, rimestando completamente le zolle e garantendo una produttività maggiore dei campi.

Questo favorì, nel giro di pochi decenni, un poderoso aumento demografico che solo la venuta della peste avrebbe interrotto.

Inoltre, buoi e cavalli trovarono ampio impiego, anche grazie alle successive invenzioni del giogo frontale per i primi e del collare da spalla per i secondi, portando anche a una sempre più netta distinzione tra contadini ricchi – che potevano permettersi il nuovo aratro, già di per sé costoso, e gli animali che servivano a metterlo in funzione – e contadini poveri.

 

3. L’orologio meccanico

Il tempo diventa laico e omogeneo

Un orologio meccanico in un dipinto d'epocaSpostiamoci ora un po’ più avanti nel tempo, entrando decisamente nel basso Medioevo, cioè nell’Europa successiva all’anno Mille, quando iniziavano a crescere e svilupparsi molti dei semi che avrebbero portato all’età moderna.

Parleremo infatti di tre innovazioni che non riguardano più generi di prima necessità e quindi atti a garantire prima di tutto la sopravvivenza, ma di innovazioni tecnologiche che alimentavano più la testa che la pancia degli uomini tardomedievali. Partiamo dagli orologi.

Comparsi nel corso del XIII secolo, i primi orologi meccanici si trovarono in breve tempo a sostituire varie forme di misura del tempo diffuse fin dall’antichità, basate su meridiane, clessidre e perfino orologi idraulici che erano già noti a greci e romani ma che avevano trovato nuova diffusione proprio nei secoli medievali.

Un’invenzione già nota a cinesi e musulmani

La grande novità furono però appunto gli orologi meccanici, che in realtà erano una novità solo fino a un certo punto.

Il primo orologio di questo tipo era infatti già stato completato in Cina attorno al 725 d.C., quindi circa cinquecento anni prima della sua comparsa in Europa; inoltre alcuni testi spagnoli riferivano nel 1277 di orologi molto simili già diffusi da tempo anche tra i musulmani.

Ciononostante, per gli europei l’orologio meccanico fu comunque un’invenzione autonoma e altamente innovativa, capace di rivoluzionare il modo di vivere e di intendere la giornata.

Come scrive Tiziana Suarez-Nani nel suo saggio Tempo ed essere nell’autunno del Medioevo,

l’orologio meccanico inaugura un tempo nuovo, quello del giorno diviso in 24 segmenti di uguale durata – le ore moderne che rimpiazzano le ore canoniche – e promuove così un tempo quantitativo e matematico, a disposizione della regolamentazione e della pianificazione di coloro che ne detengono il controllo […]. La diffusione degli orologi meccanici all’inizio del XIV secolo costituisce un’innovazione gravida di conseguenze importantissime per l’evoluzione della percezione del tempo e della mentalità in generale, nonché per l’ulteriore sviluppo tecnico: “La machine-clé de l’age industriel moderne c’est l’horloge”.

 

4. Gli occhiali

Il segreto di Venezia

Ugone di Provenza nel famoso dipinto che documenta l'esistenza degli occhiali a metà TrecentoSe anche nell’antica Roma pare che le lenti fossero a volte usate da alcuni studiosi per ingrandire dei particolari, è solo nel 1352 che abbiamo la prima documentazione dell’uso di quelli che potremmo chiamare degli occhiali, ovvero delle lenti usate con costanza per attenuare i difetti della vista.

E il documento in questione è il ritratto del cardinale Ugone di Provenza eseguito da Tommaso di Modena e conservato, assieme a quello di altri trentanove domenicani illustri, nella Sala del Capitolo della Chiesa di San Nicolò a Treviso.

Non sorprende, in particolare, la locazione del ritratto: lì vicino, a Venezia, e anzi per essere precisi a Murano, infatti già da tempo si lavora il vetro e nei Capitolari delle Arti Veneziane della fine del ‘200 e dell’inizio del ‘300 non a caso si parlava di lapides ad legendum e roidi da ogli, cioè probabilmente lenti di ingrandimento e occhiali da vista.

Per evitare le imitazioni

Ma la tecnica di produzione di questi primi occhiali era un segreto custodito gelosamente dalla Serenissima, che su tutta la lavorazione del vetro voleva mantenere uno stretto riserbo, timorosa delle imitazioni e delle contraffazioni che mercanti provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa non vedevano l’ora di poter immettere sul mercato.

Così, se possiamo ipotizzare che a Venezia le prime lenti fossero state realizzate già qualche anno prima della fine del Duecento, fu solo dopo la metà del Trecento che se ne trova appunto testimonianza fuori dalla città, prima come detto a Treviso (che tra il 1339 e il 1381 fu governata proprio dai veneziani, prima di passarvi definitivamente nel 1388) e poi anche in Toscana e in altre parti d’Europa.

 

5. La stampa a caratteri mobili

L’invenzione di Gutenberg che chiude il Medioevo

La Bibbia a 42 linee di Johann GutenbergConcludiamo con quella che è forse la più nota invenzione medievale e che anzi da un certo punto di vista il Medioevo lo chiude definitivamente, almeno in senso culturale: la stampa a caratteri mobili creata da Johann Gutenberg nel 1455 a Magonza.

Anche in questo caso in realtà, come abbiamo già segnalato per l’orologio, l’invenzione europea non fu la prima in assoluto, visto che in Cina una tecnica molto simile era stata già creata nel 1041 dall’inventore Bi Sheng, tecnica che probabilmente era però ignota a Gutenberg e agli europei del tempo.

Per chiarire un equivoco piuttosto frequente, bisogna spiegare prima di tutto che Gutenberg non inventò la stampa, che di per sé già esisteva da tempo.

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Gutenberg però ebbe l’idea di produrre non il modello di tutta la pagina da pressare poi sulla carta, ma appunto i caratteri, che potevano essere allineati a formare la pagina desiderata ma poi potevano essere riutilizzati, con notevolissimi risparmi economici e sui tempi di lavorazione.

Inoltre i suoi caratteri erano in una lega metallica realizzata grazie alle sue esperienze da orafo, lega che risultava molto più resistente delle matrici precedenti, mentre il torchio – che riprese da quello da vino – permetteva di applicare una pressione uniforme e quindi di ottenere una resa tipografica nettamente superiore a quelle ottenute coi metodi tradizionali.

Non una vera invenzione, ma una serie di miglioramenti

Insomma, di fatto Gutenberg applicò una serie di idee desunte da campi che non erano legati alla tipografia, migliorandole ed adattandole allo scopo, facendo fare un balzo in avanti incredibile a tutto il settore e diffondendo in pochi decenni il libro, oggetto che prima era confinato nelle biblioteche dei conventi o di qualche sparuto umanista, in tutta Europa.

Di per sé, Gutenberg probabilmente stampò un unico libro, la celebre Bibbia a 42 linee, e non poté continuare a causa di un fallimento prima e del saccheggio della città poi; ma altre tipografie furono presto aperte dai suoi allievi, sia in Germania che in Italia, dove i primi libri stampati col nuovo metodo risalgono al 1463.

 

 

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