Cinque frasi di e su Capitan America

Capitan America e le sue frasi più famose

 
Capitan America è un personaggio multigenerazionale, che ha saputo attraversare i vari decenni della tormentata storia americana e rimanere sempre attuale. Questo perché è riuscito (anzi, sarebbe più giusto dire che vi sono riusciti i vari sceneggiatori delle sue storie) ad adattarsi al meglio ai vari cambiamenti della società statunitense, in particolar modo quelli più drammatici. Ed è così divenuto, alla fine, un personaggio universale e immediatamente riconoscibile, anche al cinema, grazie all’interpretazione dell’attore Chris Evans.

Le cinque frasi che vi proponiamo in questo articolo partono dalle origini di Capitan America/Steve Rogers fino ad arrivare ai tempi moderni, di modo da fornirvi un quadro di come questo eroe sia ancora un personaggio attuale, pur rimanendo aggrappato alle proprie radici.


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La forza e la volontà

L’eroe di guerra

La copertina del primo albo di Capitan America, risalente al 1939La frase con cui apriamo il nostro elenco è tratta da Captain America Comics 1, del 1939, l’albo d’esordio dell’eroe. È stata scritta da Joe Simon, co-creatore del personaggio insieme a Jack Kirby.

Le prime avventure di Cap avevano un forte stampo patriottico, che sfociava a volte in inevitabili stereotipi e in qualche forma di razzismo. Qui viene sancito il fatto che il nome dell’eroe sia legato in maniera indissolubile alla sua nazione di nascita. Nazione che non può dimostrarsi arrendevole e che deve apparire, agli occhi del giovane lettore, come un esempio di perfezione. E un modello da seguire.

La frase in questione viene pronunciata da Abraham Erskine, l’ideatore del siero del supersoldato.

Osservate! Il più grande successo di tutti i miei anni di duro lavoro! Il primo di un corpo di superagenti le cui abilità mentali e fisiche terrorizzeranno le spie e i sabotatori! Ti chiameremo Capitan America, figliolo! Perché, come te, l’America troverà la forza e la volontà per difendere le sue sponde!

 

Il sogno americano

La propaganda anti-comunista

Capitan America negli anni '60, scritto da Stan Lee e disegnato da Jack KirbyConcluso il secondo conflitto mondiale, la società statunitense dovette affrontare un lungo percorso di rinascita, economica e morale, ritrovandosi come avversario politico l’altra grande nazione dominante dell’epoca, l’Unione Sovietica.

Il concetto di sogno americano, in opposizione ai dettami del comunismo, in cui chiunque poteva avere successo nella vita se aveva la forza e il coraggio di lottare per i propri obiettivi, venne inculcato nelle menti degli americani fin da bambini. Ed era alla portata di tutti e incrollabile, o almeno così si pensava.

Gli anni ’60

Capitan America divenne il personaggio fumettistico ideale per veicolare questo messaggio. Si trattava di un diverso tipo di propaganda rispetto a quella della Seconda Guerra Mondiale, ma venne diffusa anche attraverso questa frase tratta da Tales of Suspense 91, del 1967, scritta da Stan Lee.

Sono un eroe come lo sono tutti quelli che combattono per la giustizia, per la libertà e per la fratellanza! Se daremo valore alla libertà, la tirannia non metterà mai radici nella nostra terra… allora tutti saremo eroi! E il sogno che è l’America durerà ancora a lungo!

 

Lo scandalo Watergate

L’eroe del popolo

L'addio di Steve RogersNel 1972, a seguito di una indagine giornalistica del Washington Post, scoppiò lo scandalo Watergate, incentrato su alcune intercettazioni illegali perpetrate da esponenti del Partito Repubblicano (dietro probabile mandato del Presidente Richard Nixon) presso la sede del Partito Democratico. Nixon tentò di negare ogni suo coinvolgimento, ma il crescente dissenso dell’opinione pubblica lo costrinse a dimettersi nel 1974.

Nei fumetti della Marvel, questo scandalo viene allegorizzato nella saga dell’Impero Segreto, pubblicata appunto nel 1974. In quella storia Capitan America scopre che un alto funzionario governativo (anche se nelle intenzioni originarie dello sceneggiatore Steve Englehart sarebbe dovuto essere proprio il Presidente degli Stati Uniti) finanzia ed è a capo di questo gruppo sovversivo. Dopo che costui si suicida davanti ai suoi occhi nella Sala Ovale, Steve Rogers abbandona l’identità di Capitan America e diviene Nomad.


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Ma quando il Teschio Rosso uccide un giovane ragazzo che cerca di seguire le orme dell’eroe, Rogers torna sui propri passi. E capisce infine che lui non è l’esponente dell’esecutivo di una nazione, non un simbolo di propaganda, bensì di valori più alti, appannaggio di nessuno e preda ogni giorno di uomini spietati. Valori che deve avere il coraggio di difendere.

Se non ero pronto per tutte le minacce al sogno americano, come potevo essere Capitan America? Non sono il povero eroe maltrattato che dicevo di essere! Non sono nemmeno uno sciocco! Sono un fallimento! Pensavo di sapere chi erano i buoni e chi i cattivi. Pensavo che le cose non fossero complesse come sono e non ho capito come la brava gente potesse fidarsi di un uomo così malvagio! Ma la mia ingenuità è un mio problema, non dell’America! Il paese non ha deluso me, io ho deluso lui, non essendo quel che potevo essere! Se avessi fatto più attenzione a come la realtà americana differiva dal sogno americano, se non avessi pensato che le cose in cui credo sono vecchie di trent’anni, avrei potuto scoprire Numero Uno e fermarlo prima che fosse troppo tardi. Quel che sto dicendo è che ci dev’essere qualcuno che combatterà per il sogno, contro qualunque nemico, qualcuno che farà il lavoro che ho iniziato! E Dio sa se non posso lasciare che qualcun altro corra i rischi che io devo correre!

 

L’era reaganiana

Il Sogno infranto

Capitan America e Devil disegnati da Frank MillerNegli anni ’80 il grande nemico dell’America, l’Unione Sovietica, perse questo ruolo. Il Presidente Ronald Reagan portò avanti un processo di distensione (la Dottrina Reagan), che aveva tuttavia anche il compito di smascherare la situazione finanziaria dell’Unione Sovietica e che avrebbe portato nel 1989 al crollo del Muro di Berlino e a una grave crisi politica che si riverbera forse ancora oggi.

Il peggior nemico dell’America divenne allora… l’America stessa! Si scoprì che agenzie al servizio del governo avevano perpetrato dei soprusi ai danni di civili e una politica estera fin troppo aggressiva (capace anche di guidare dei colpi di stato) portò a conseguenze che negli anni si sarebbero rivelate fatali.

La versione di Frank Miller

E Capitan America, in questo scenario, come reagì? Rimanendo fedele ai propri valori. Il tutto per bocca di Frank Miller, su Daredevil 233 del 1986. Dopo aver scoperto dell’esistenza di un nuovo Progetto Supersoldato, che ha dato vita a un soggetto instabile di nome Nuke, Cap chiede spiegazioni alle alte sfere dell’esercito ricevendo in cambio solo risposte evasive e l’ordine di rimanere leale ai propri superiori. Capitan America ribatte con una frase solo in apparenza semplice, eppur diretta ed efficace.

Io non sono fedele a nulla, generale, eccetto che al Sogno.

 

La missione

Capitan America, oggi e per sempre

Il Capitan America dei giorni nostri, autore di alcune memorabili frasiL’ultimo sceneggiatore ad aver riportato Capitan America sotto le luci della ribalta, dopo alcuni anni di oblio, è stato Ed Brubaker. Il tutto grazie a una lunghissima saga che ha visto il ritorno sulle scene di Bucky nei panni del Soldato d’Inverno, la presunta morte di Steve Rogers per mano del Teschio Rosso e il suo ritorno trionfale.

Nel corso di questo ciclo, Steve Rogers capisce di essere diventato qualcosa che non avrebbe mai avuto fine. Il rappresentante di una missione che è sempre stata portata avanti, anche quando era scomparso o ritenuto morto. E verrà portata avanti anche dopo la sua morte o il suo ritiro, perché è ormai divenuta così simbolica da non poter più essere confinata a un solo uomo: è la nazione stessa che chiede che ci sia sempre e comunque un Capitan America.

Bucky e Falcon

A dimostrazione di ciò, in questi ultimi anni altre due persone hanno assunto questo ruolo: prima Bucky Barnes e, attualmente, Sam Wilson alias Falcon. La frase è tratta da Captain America vol. 6 numero 12, del 2012.

La missione non è solo mia, la missione è insita nel simbolo. E se non indosso questa uniforme, lo farà qualcun altro. Qualcun altro lo farà sempre, perché è la cosa più difficile dell’essere Capitan America. Capire che la missione è troppo grande… e non finirà mai.

 

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