Cinque frasi celebri di Garth Ennis dal fumetto Preacher

I personaggi di Preacher, il noto fumetto di Garth Ennis

Preacher è il capolavoro di Garth Ennis. Pubblicata tra il 1995 e il 2000 per complessivi 66 numeri, tutti disegnati da Steve Dillon, questa serie si incentra sull’ex predicatore Jesse Custer, il quale, dopo essere stato posseduto da un’entità di nome Genesis (prodotto di una empia unione tra un angelo e un demone), decide di andare letteralmente alla ricerca di Dio, che a suo dire ha abbandonato la Terra e i suoi abitanti lasciando loro un mondo crudele e spietato.

Nella sua missione in giro per l’America, Custer sarà accompagnato dalla sua ex fidanzata Tulip O’Hare e il suo miglior amico, il vampiro Cassidy: un viaggio che farà conoscere loro realtà del paese impensabili e ignote. E che li porterà a confrontarsi coi grandi temi della vita. Questo fumetto diverrà nel 2016 un serial televisivo prodotto da Seth Rogen. Qui di seguito troverete cinque citazioni significative tratte dalla serie.

 

Perché bisogna far parte dei buoni

«Devi essere come John Wayne»

Frase tratta dal numero 9. Jesse ricorda l’ultimo discorso che gli fece suo padre, reduce della guerra del Vietnam, prima che venisse ucciso da dei balordi al servizio della sua spietata nonna. Nella loro apparente semplicità, queste parole spiegano nella maniera più efficace possibile perché bisogna stare dalla parte giusta.

Ti voglio bene, Jesse. Sei mio figlio e sono orgoglioso di te. Hai portato a tua madre e me più felicità di quanta pensavo che esistesse, sii buono con lei e prenditene cura. Sii bravo, ragazzo, devi essere come John Wayne, non lasciarti mettere sotto dagli stronzi e giudica una persona da cosa ha dentro, non dall’apparenza. E fa’ sempre la cosa giusta. Devi essere uno dei buoni, figlio mio. Perché di cattivi ce ne sono già troppi.

 

La guerra e l’amicizia

«E scopri che stavi combattendo per i politici»

Frase tratta dal numero 18. Jesse incontra Billy Baker, un veterano di guerra che servì in Vietnam insieme a suo padre. Dopo aver rievocato alcuni dolorosi ricordi, l’uomo spiega quanto contasse un valore come l’amicizia in una situazione difficile come quella e quanto essa sia così poco considerata nel folle mondo odierno.


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È così che funzionava laggiù, sai? Se qualcuno cazzeggiava con te, chiunque, dovevi essere pronto a fotterlo di brutto. Perché altrimenti eri morto. E questo è il motivo per cui tuo padre ed io eravamo così buoni amici. Perché quando vivi sul filo del rasoio così vicino ad un uomo che ha la tua vita tra le sue mani ogni giorno e che sa tutto di te e che potrebbe prendersi una pallottola al posto tuo, tu devi avere fiducia in lui. Lasciatelo dire, Jesse. Non ho mai avuto un amico come John Custer in vita mia. E poi, sai com’è, torni indietro e scopri che stavi combattendo per i politici e per quei bastardi di venditori di armi, e te lo scordi che la gente ti crede un eroe. Non vali un cazzo. Pensi merda, abbiamo passato il ‘Nam e tutto per niente. Vedo la gente normale che spreca la vita e vorrei dirgli idioti, se stavate dove sono stato io, vedreste quanto vi va facile ora. Non dovete mettere la vita nelle mani di qualcun altro. Non dovete fare follie di merda per sopravvivere. Non conoscerete mai sul serio voi stessi o chi vi sta attorno.

 

Verità e menzogne

«Ed un tizio che dice il vero vale tanto oro quanto pesa»

Frase tratta dal numero 31. Jesse racconta a Cassidy di quando andò a vedere uno spettacolo del comico Bill Hicks, rimanendo colpito da come lui trattasse con assoluta schiettezza e immediatezza temi delicati come la guerra, la religione e la politica. Quando venne a sapere che gli era stato diagnosticato un cancro, Jesse capì che Hicks non aveva più nulla da perdere e raccontava alla gente la dura verità, mascherata da battute satiriche, perché aprisse gli occhi sulla realtà che la circondava. E ne trae questa conclusione.

Alla gente non piace la verità. È questo il punto. È più facile mentire. Non affrontare i problemi quando arrivano. Fare il male invece del bene. Io lo so, visto che ho mentito a me stesso in cinque fottutissimi anni di mangiate di merda e preghiere a Gesù. Ma io odio le bugie, Cass. Le mie più di tutte. Ci fanno strisciare tra la polvere quando potremmo raggiungere le stelle. Bill Hicks lo sapeva, no? Ed un tizio che dice il vero, in questo mondo di merda, vale tanto oro quanto pesa.

 

La gestione della rabbia

«Prima o poi, tutto va a puttane»

Frase tratta dal numero 37. Jesse incontra nel deserto dell’Arizona Johnny Lee Wombat, un mancato astronauta disilluso dalla vita che ha comprato un grande appezzamento di terreno e vi ha scritto sopra usando la dinamite un gigantesco “Fuck You”, di modo che gli astronauti della NASA possano notarlo al rientro dalle loro missioni. Jesse non ne capisce l’esatto motivo e quindi i due hanno il dialogo che segue.


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«Io ero un uomo amareggiato. Ho quasi lasciato che la rabbia che avevo dentro mi distruggesse. Poi, invece, l’ho incanalata. Ho lavorato e lavorato, ho risparmiato e risparmiato e ben presto sono stato in grado di comprarmi il terreno che mi serviva, trenta chilometri quadrati di Arizona. Diavolo, li ho comprati per niente. La dinamite? Praticamente te la tirano dietro. Dopodiché l’unica cosa che ci voleva era duro lavoro e accurata pianificazione. No, amico, io qui ho costruito qualcosa. Ho fatto qualcosa di positivo».
«Hai solo passato dieci anni a incidere la più grossa parolaccia dai tempi in cui Dio si è chiuso il pisello nella zip, e la chiami una cosa positiva?»
«Già, certo. Vedi, devi ricordare, amico, che non importa chi sei o quanto bene ti sono andate le cose. Prima o poi, tutto va a puttane. Per tutti. Prima o poi arriva il momento in cui vuoi mandare a fare in culo il mondo».

 

Il vero amore

«Finché non cadranno le stelle dal cielo»

Frase tratta dal numero 66. Preacher è anche e soprattutto la storia d’amore tra Jesse e Tulip. Una storia mai banale o retorica, fatta di riavvicinamenti e dolorose separazioni, l’ultima delle quali (prima che Jesse metta in atto il suo piano finale contro Dio) sembra non abbia possibilità di essere ricucita. Jesse però non si arrende, insegue Tulip con un cavallo in mezzo al traffico e, di fronte ai suoi dubbi, le spiega perché loro due sono destinati a stare insieme fino alla fine del mondo.

«No, non è giusto, no. Non hai il diritto di chiedermi una cosa simile, e lo sai. Mi farai ancora del male, romperai un’altra promessa e… Non capisci che non ha senso che io venga con te!»
«Lo so che non ha senso, Tulip. Quello che facciamo non ha logica né senso perché l’amore non ne ha mai. È stupido e folle e irrazionale, perché viene da qui ed è la sola cosa che non ha mai senso. Ma so che dovrò sforzarmi di cambiare un po’, se queste stronzate da macho continueranno a mettersi tra di noi. Non dobbiamo accettare le cose per come sono e basta. Proprio come non possiamo lasciare che la morte o qualche altra dannata cosa ci spenga. Proprio come non abbiamo bisogno di un dio che plasmi un mondo per noi. Possiamo dare noi la forma che vogliamo alle nostre vite, altrimenti non valiamo niente. Adesso prendi la mia mano e ti giuro che ti amerò finché non cadranno le stelle dal cielo».

 

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