Cinque frasi che colpiscono e fanno pensare tratte dai libri

Cinque frasi pescate dai libri che fanno pensare e che colpiscono

Ogni lettore, almeno una volta nella sua vita, si è trovato nella posizione di dover cercare una matita per segnarsi una frase che non voleva assolutamente dimenticare. Quando un brano ci colpisce particolarmente, vogliamo evidenziarlo e ricordarlo bene, magari perché ha un significato personale, magari perché ci ha rivelato la risposta a una domanda che ci tormentava da tempo, magari perché ci ha illuminato riguardo a un argomento che non ci era mai sembrato molto chiaro.

In questo articolo sono raccolte cinque citazioni da cinque grandi romanzi che, per motivi diversi, non possono non colpire il lettore che ci si imbatte. Sono frasi capaci di far pensare, e che hanno il pregio di condensare in poche parole concetti anche molto complessi. Ve le proponiamo nella speranza di darvi nuovi spunti di riflessione e, perché no, un po’ di ispirazione per qualche problema che vi tormenta da tempo.

 

La Storia e l’amore

Da Inés e l’allegria di Almudena Grandes

La copertina di Inés e l'allegria, ambientato durante le attività della guerriglia antifranchistaQuesta citazione è tratta da un romanzo storico che ne fa il suo cavallo di battaglia: in Inés e l’allegria, infatti, si possono i vedere i risultati della mescolanza della Storia con la S maiuscola, quella che si studia a scuola sui libri e che in qualche modo ci fa capire come siamo diventati quelli che siamo, e un tipo di storia considerata da molti più marginale, quella delle persone comuni e delle loro vite quotidiane. La frase di Almudena Grandes fa pensare al dibattito mai concluso su ciò che bisognerebbe ricordare del nostro passato: è più importante ricordare i grandi nomi, quelli dei condottieri, dei generali, dei capi, oppure tenere a mente che, senza un esercito, un comandante non è niente, senza un popolo, un presidente non ha senso di esistere?

La Storia immortale crea strani effetti, quando s’intreccia con l’amore dei corpi mortali.

Chi si oppone a una storia fatta solo di nomi famosi, ci tiene a ricordare che tutti i più grandi avvenimenti, anche quelli ricordati solo attraverso un nome proprio, non sarebbero mai capitati se non per il grande numero di persone che vi ha preso parte, così come per tutti coloro che vi hanno assistito e che ne hanno tramandato la memoria. Ma Almudena Grandes vuole anche far notare ai suoi lettori che, nel momento in cui la grande Storia va a incrociarsi con i sentimenti dei singoli e con le loro piccole storie, si verificano fatti singolari, i quali, anche se apparentemente poco importanti, sono ugualmente degni di essere ricordati.

 

La verità sul mondo

Da La chimera di Sebastiano Vassalli

La copertina de La chimera, capolavoro di Sebastiano VassalliTratta dal romanzo Premio Strega 1990, questa citazione di Sebastiano Vassalli ci fa riflettere sulla distanza fra presente e passato, che spesso si rivela essere più breve di quello che potrebbe sembrare. Il romanzo è ambientato all’inizio del XVII secolo, e le spietatezze a cui si riferisce sono quelle del tribunale della Santa Inquisizione nei confronti di giovani donne condannate al rogo per stregoneria. Quello che queste semplici ma potenti frasi vogliono far capire al lettore è che, nonostante un mondo come quello seicentesco possa apparirci estremamente lontano, per usanze e credenze, in realtà è più simile al nostro di quello che pensiamo.

Continuarono tutti a vivere nella grande confusione e nel frastuono di quel loro presente che a noi oggi appare così silenzioso, così morto, e che rispetto al nostro presente fu soltanto un po’ meno attrezzato per produrre rumore, e un po’ più esplicito in spietatezze… Infine, uno dopo l’altro, morirono: il tempo si chiuse su di loro, il nulla li riprese; e questa, sfrondata di ogni romanzo, ed in gran sintesi, è la storia del mondo.

Quello che una volta era un rogo, oggi è un momento di accanimento mediatico nei confronti di uno stesso capro espiatorio: così come nel Seicento si combatteva la stregoneria per fronteggiare la disperazione per la siccità, la carestia e le malattie, oggi di volta in volta i media (e le persone di conseguenza) se la prendono con uno o un altro criminale per far fronte al proprio malessere. Non solo: così come sono spariti coloro che condannarono a morte Antonia, la protagonista de La chimera, anche i piccoli e grandi accusatori del nostro secolo, insieme al resto della popolazione, andranno prima o poi incontro all’oblio, prova che facciamo tutti parte della stessa storia del mondo.

 

La realtà che si può sopportare

Da La ragazza dai capelli di fiamma di Carolina De Robertis

La ragazza dai capelli di fiamma di Carolina De RobertisQuesta citazione è tanto esemplificativa del modo di vivere di tanti di noi quanto del romanzo da cui è tratta. La storia, scritta in modo magistrale, che fa di questo romanzo un vero capolavoro, è quella di una ragazza alle prese con il suo passato, nel quale si affaccia la triste vicenda dei desaparecidos. Perla, la protagonista, si muove in un mondo onirico, oscillando fra una realtà difficile da affrontare, un passato nebuloso e crudele e strani avvenimenti che la portano a mettere tutta la sua vita in dubbio.


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Non si cammina nella verità, si cammina nella realtà che si vuole abitare, nella realtà che si può sopportare. È così che sono fatte le realtà.

Quello che Carolina De Robertis vuole dirci con questa frase è che ognuno di noi, di giorno in giorno, decide di vivere nella realtà che desidera o è costretto a scegliere: a volte, infatti, la verità fa troppo male per essere affrontata di petto, e la si ignora volutamente. Possono essere motivazioni strettamente personali, possono essere eventi traumatici o può anche solo essere un’abitudine, ma capita a tutti, prima o poi, di andare avanti nella propria vita, quotidianamente, nascondendo un pezzo del quadro generale, lasciando che la verità non venga a galla. Quella dell’autrice non è una critica, ma una semplice constatazione, che mostra quanto questo modo di vivere e di vedere le cose sia inevitabile e, a volte, necessario.

 

La primavera dell’uomo e della natura

Da Camera con vista di Edward Morgan Forster

Camera con vista, un libro di E.M. Forster pieno di frasi che fanno riflettereIn queste frasi, tratte da un classico della letteratura inglese, si contestano le critiche mosse alla giovinezza, paragonandola alla primavera. Di essa si tessono lodi infinite, fin dall’alba dei tempi, mentre molto spesso si biasima il comportamento dei giovani, che possono apparire di volta in volta troppo avventati, troppo passionali, troppo istintivi. Eppure, ci dice Forster, la giovinezza obbedisce alle stesse leggi che governano la primavera della natura, che con la sua freschezza, il suo rifiorire dopo mesi di buio e gelo, la sua atmosfera dolce e brillante, fa venire voglia di agire, di vivere, di amare.


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Credete forse che esista una differenza tra la primavera della natura e la primavera dell’uomo? Eppure eccoci qua, a celebrare l’una e a condannare la condotta sconveniente dell’altra, vergognandoci che entrambe obbediscano eternamente alle stesse leggi.

Pur essendo consapevoli di ciò, spesso si critica l’avventatezza dei giovani, quando è ovvio che non potrebbero comportarsi altrimenti e che, a dirla tutta, potrebbero essere più nel giusto di quanto sembra. L’invito dell’autore, in questa citazione, è a giudicare la giovinezza per quello che è, e non in base alle regole di un’altra età, di un’altra ragione, quella che arriva con l’avanzare dell’età.

 

Le persone di cui non sappiamo nulla

Da L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggioAttuale e preciso come sempre, Murakami Haruki, con questa frase, riesce a riassumere in poche parole una delle più grandi contraddizioni del nostro secolo. Con la globalizzazione e la possibilità di accedere praticamente a qualsiasi tipo di informazione, ovunque noi ci troviamo, ci sembra di avere il mondo a portata di mano: in un secondo, grazie a internet, possiamo accedere a dati su qualsiasi popolo del mondo, su ogni lingua esistente, su ogni città, foresta, catena montuosa, deserto che occupi il suolo terrestre.


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Abbiamo accesso a una quantità pazzesca di informazioni su persone che vivono in contesti che non hanno alcun rapporto con noi. Informazioni che, se ne abbiamo voglia, possiamo procurarci con grande facilità. Eppure, di queste persone in realtà continuiamo a non sapere quasi nulla.

Abituati a questa ondata di informazioni, ci sembra di sapere tutto. In realtà ci manca una conoscenza fondamentale, quella degli altri esseri umani: lo si capisce molto bene viaggiando (e infatti il viaggio è uno dei temi fondamentali di questo romanzo). Quando arriviamo in un paese straniero, spesso forniti di guida e magari dopo aver fatto molte ricerche sul luogo che ci accingiamo a visitare, le prime cose che ci colpiscono sono spesso le strane abitudini degli abitanti locali, a cui non siamo preparati, e che sono la maggior parte delle volte piccoli dettagli che raramente possiamo imparare attraverso una pagina web. La citazione, quindi, è la constatazione dei grandi limiti del nostro tipo di conoscenza, che, pur con tutti i suoi innegabili vantaggi, non è mai del tutto sufficiente e, soprattutto, non è inesauribile.

 

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