Il successo e la qualità di un’opera di narrativa seriale non si giudicano solo dalla forza dei personaggi protagonisti, ma anche e soprattutto da quella dei comprimari. Sherlock Holmes sarebbe molto più noioso senza Watson, Dylan Dog non sarebbe lo stesso senza Groucho, Tex non avrebbe la stessa forza senza Kit Carson, Sheldon non funzionerebbe senza Leonard.

Nel fumetto supereroistico americano, spesso questo ruolo di comprimario d’eccellenza è stato assunto dalle cosiddette “spalle” (o sidekick, all’americana). Robin, Jimmy Olsen, Bucky, Rick Jones: ragazzi che aiutavano l’eroe e permettevano una più facile immedesimazione del pubblico giovanile.


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Dalle spalle ai cattivi

Negli ultimi decenni, però, questa tendenza sembra essere stata superata. Il successo – negli anni ’60 e ’70 – dei fumetti Marvel ha infatti messo in crisi il tradizionale ruolo della “spalla”. I supereroi con superproblemi avevano infatti già abbastanza fragilità per conto loro, senza bisogno di un ragazzino a complicare le cose. Forse anche per questo, il ruolo di comprimario d’eccellenza è stato via via assunto dai villain, dagli avversari, dai “cattivi”.

Uno dei supercriminali più cattivi della storia del fumetto americano e di certo il più famoso è Joker, storico avversario di Batman. Vera e propria nemesi del cavaliere oscuro, il personaggio comparve per la prima volta addirittura nel 1940, su Batman n.1, e da lì ha sempre tenuto compagnia a Bruce Wayne e ai suoi vari soci. I film (e gli attori che l’hanno interpretato, da Jack Nicholson a Heath Ledger) l’hanno poi fatto conoscere al grande pubblico. Oggi cerchiamo di presentarlo attraverso cinque sue celebri frasi.


 

Perché non ridi?

Il Joker di Alan Moore

Il Joker di Alan Moore pronuncia la sua celebre frase all'interno di The Killing JokeLa storia editoriale di Batman ha attraversato diverse fasi, anche molto diverse tra loro. All’inizio era un vendicatore terribile e le sue storie avevano un retrogusto horror. Poi, con l’arrivo di Robin, il clima si è raddolcito, virando decisamente verso il kitsch negli anni ’50 e ’60. Quindi, di nuovo il ritorno a un ruolo da detective oscuro, prima dell’ennesima svolta, quella di Frank Miller, datata 1986.

Anche il ruolo di Joker si è evoluto di pari passo con questi cambiamenti. Da letale nemico a macchietta, il passo è stato breve. E per farlo tornare ad essere un avversario degno del giustiziere mascherato, sul finire degli anni ’80 la DC Comics diede il via a varie storie anche molto innovative. Una delle più belle è The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland, uscita negli Stati Uniti nel 1988. Da cui abbiamo tratto questo lungo (e celebre) monologo.

Ah! Vedo che hai ricevuto i biglietti omaggio che ti ho mandato. Sono contento. Desideravo tanto che venissi qui. Vedi, non è importante anche se mi catturi e mi rimandi nel manicomio… ho fatto impazzire Gordon. Ho dimostrato la mia tesi. Ho dimostrato che non c’è differenza tra me e chiunque altro! Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me. Una giornata storta. Anche tu hai avuto una giornata storta, dico bene? Ne sono certo. Lo capisco. Hai avuto una giornata storta e tutto è cambiato. Altrimenti perché ti vestiresti come un topo volante?! Una giornata storta che ti ha reso un pazzo quanto tutti gli altri… Solo che tu non lo ammetti! Continui a fingere che la vita abbia senso, che ci sia una ragione per tutto questo lottare! Dio, mi fai vomitare. Voglio dire, che ti è successo? Cosa ti ha reso quello che sei? La fidanzata uccisa dai banditi? Un fratello sfregiato da un rapinatore? Qualcosa del genere, scommetto qualcosa del genere… Qualcosa del genere è successo a me, sai. Io… non sono certo di cosa sia stato. A volte lo ricordo in un modo, a volte in un altro… Se proprio devo avere un passato, preferisco avere più opzioni possibili! Ah, ah, ah! Ma la mia tesi è… che sono impazzito. Quando ho visto quale terribile, amara barzelletta sia il mondo, sono diventato matto come un cavallo! Lo ammetto! Perché tu no? Voglio dire, non sei stupido! Devi capire la realtà della situazione. Lo sai quante volte siamo andati vicino alla Terza guerra mondiale per colpa di uno stormo di anatre su un monitor? Lo sai cosa ha scatenato l’ultima Guerra mondiale? Una polemica su quanti pali del telegrafo la Germania doveva ai suoi creditori di guerra! Pali del telegrafo! Ah ah ah ah! È tutto una barzelletta! Tutto ciò che chiunque abbia mai avuto a cuore o per cui abbia lottato… è tutto una colossale, demenziale battuta! Perché non ne vedi il lato comico? Perché non ridi?

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Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?

La mirabile interpretazione di Jack Nicholson

Jack Nicholson, un Joker indimenticabileÈ innegabile che un tassello importante nella nuova immagine di Batman e dei suoi nemici storici venne messo dai primi due film dedicati al personaggio, quelli diretti da Tim Burton. Per quanto riguarda il Joker, fondamentale è il primo, quello uscito nel 1989. In cui il pazzo criminale veniva interpretato da un veterano di Hollywood, all’epoca già vincitore di due Oscar (un terzo sarebbe arrivato nel 1998 per Qualcosa è cambiato): Jack Nicholson.


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La frase che citiamo qui di seguito aveva un ruolo molto importante nel film, perché serviva a stabilire un legame tra il Joker dell’oggi e il criminale che in passato aveva ucciso i genitori di Bruce Wayne. Nel fumetto le origini del criminale e il suo legame con Batman sono state ripensate più volte. In ogni caso, da molti anni queste riscritture o approfondimenti non hanno mai smesso di mostrare una connessione tra le origini del cavaliere oscuro e della sua principale nemesi.

Dimmi bambino, tu danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?

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Pesce d’aprile!

Il macabro umorismo del Joker

Il Joker di "Arkham Asylum" mentre racconta la sua macabra barzellettaNel mondo dei fumetti americani, la pazzia è di casa. Chi se non qualcuno con qualche rotella fuori posto può indossare una calzamaglia e mettersi a svolazzare per la città, rischiando continuamente la vita, quando si potrebbe fare del bene in mille modi meno rischiosi? Chi se non uno svitato si avventurerebbe in missioni contro entità sovrannaturali, a volte addirittura divine?


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E tra i supercriminali, questa vena di pazzia è ancora più diffusa. Ma nessun eroe ha una vita e una storia editoriale segnate dalla pazzia paragonabili a quelle di Batman. L’eroe di Bob Kane e Bill Finger, infatti, da sempre vive avventure in cui l’aspetto traumatico è una componente essenziale. Un lutto ha fatto nascere Batman, che non sembra sempre il più equilibrato tra gli uomini, ma circostanze simili hanno portato in vita anche molti dei suoi avversari, uno più strampalato dell’altro. Da Due Facce all’Enigmista, dal Pinguino a Harley Quinn, dallo Spaventapasseri a Catwoman, c’è solo l’imbarazzo della scelta. E molti di questi, spesso, si ritrovano nell’Arkham Asylum, il manicomio criminale di Gotham. A cui Grant Morrison e Dave McKean hanno dedicato, nel 1989, una bella graphic novel: Arkham Asylum: Una folle dimora in un folle mondo.

Allora, un tipo va all’ospedale a trovare la moglie, che ha appena avuto un bambino. Incontra il medico e gli dice: «Dottore, ero così preoccupato! Come stanno?» E il medico: «Stanno benone. Sua moglie ha partorito un bel bambino, e stanno bene tutti e due. Lei è un uomo fortunato». Così il tipo entra nella maternità con i suoi fiori. E non trova nessuno. Nel letto di sua moglie non c’è nessuno. «Dottore?», dice. Poi si volta, e vede il medico e tutte le infermiere che ridono come pazzi. «Pesce d’aprile! Sua moglie è morta, e il bambino è spastico!»

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Pazzia e stupidità

L’uccisione di Robin

"Una morte in famiglia", decisiva storia di BatmanUna delle storie fondamentali di quella fine anni ’80 fu la saga Una morte in famiglia. Presentata sui numeri dal 426 al 429 della testata principale Batman – e quindi destinata ad un pubblico più ampio e variegato di quello delle graphic novel –, la storia era scritta da Jim Starlin e disegnata da Jim Aparo, ma fece scalpore soprattutto per i suoi colpi di scena. Due erano gli elementi memorabili, che cambiarono tutta l’industria del fumetto americano: da un lato, moriva Robin (in realtà il secondo ad indossare quel costume, Jason Todd), cosa che all’epoca era talmente rara da risultare impensabile; dall’altro, lo si lasciava morire in seguito a un sondaggio telefonico tra i lettori.

In tutta quella saga, il Joker aveva un ruolo tutt’altro che marginale. Era lui, infatti, l’artefice dell’omicidio, oltre che di alcune macchinazioni per provocare una guerra nucleare in Medio Oriente e per uccidere tutti i delegati all’assemblea dell’ONU. Tramite un piano arzigogolato ma memorabile.

Si dà il caso che io sia pazzo. Non stupido.

 

La follia è come la gravità

La versione di Heath Ledger

Heath Ledger nei panni di JokerIl cavaliere oscuro è stato uno dei più importanti film supereroistici di tutti i tempi. Acclamato dalla critica, pompato dalla promozione, ebbe un impatto notevole non solo sulla saga di Batman, ma anche sul modo di dirigere i film dedicati agli eroi in calzamaglia. E in questo il suo regista, Christopher Nolan, si dimostrò un maestro.

Nella pellicola il ruolo di Joker è interpretato da Heath Ledger, attore che per questo lavoro conquistò il suo primo e unico Oscar. Postumo, purtroppo, visto che l’australiano morì, non ancora ventinovenne, poche settimane dopo la fine delle riprese. Forse anche per questo, quell’interpretazione è entrata negli annali.

Ho preso il “Paladino di Gotham” e l’ho… L’ho fatto abbassare al nostro livello. Non è stato difficile, vedi. La follia, come sai, è come la gravità: basta solo una piccola spinta.

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