Se avete frequentato il liceo, sicuramente avrete un qualche ricordo delle ore di filosofia. A volte si tratta di reminiscenze non legate tanto ai contenuti, quanto a questioni che colpiscono più facilmente l’immaginario: l’andatura del prof, quella particolare interrogazione, i disegnini fatti sulle pagine del manuale.

Altre volte, quello che rimane impresso sono alcune frasi emblematiche. Frasi che riassumono il pensiero dei filosofi meglio di quanto farebbero pagine e pagine di libro di testo. Si tratta di brevi aforismi che spesso anche chi non ha frequentato il liceo conosce, perché vengono ancora oggi utilizzate in articoli, opere di narrativa, discorsi pubblici. A volte sono talmente famose da venire addirittura parodiate o adattate ad altri contesti. Abbiamo scelto le cinque più celebri. (Ri)scopriamole assieme.


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Panta rei

Il “tutto scorre” di Eraclito

Eraclito, in un quadro di Hendrick ter BrugghenCome noterete, gran parte delle frasi di questo elenco sono scritte in una lingua straniera. Per essere più precisi, in una lingua antica. La cosa non deve sorprendere. In primo luogo perché la prima epoca d’oro della filosofia, come sapete, sorse durante l’antica Grecia. In secondo luogo perché per tutto il Medioevo e per buona parte dell’Età moderna gli intellettuali che volevano comunicare tra loro scrivevano in una lingua franca. E l’unica lingua di questo genere disponibile all’epoca era il latino.

Panta rei è però una frase greca, riportata nei frammenti che sono giunti fino a noi di Eraclito. Il suo significato è “tutto scorre”, e ben si sposa con la filosofia del pensatore presocratico. Il filosofo, infatti, sottolineò sempre il divenire del mondo: tutto mutava continuamente, tutto nasceva e periva, tutto si trasformava. «Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume» era uno dei suoi motti più celebri, che stava a significare che anche un fiume, per lo scorrere delle acque, non è mai uguale a se stesso.

Tutto cambia continuamente

Ma non sono solo i fiumi a cambiare. Anche noi stessi, quando ci immergiamo una seconda volta, siamo cambiati, perché i nostri capelli si sono allungati, la nostra pelle è divenuta un po’ più vecchia, la nostra storia è diversa. Tutto scorre significa quindi che tutto cambia, ed è questa l’unica verità sul mondo.

 

Cogito ergo sum

Cartesio e l’unica verità indubitabile

Un celebre ritratto di Cartesio, autore di una delle più importanti frasi dei filosofiÈ invece scritta in latino la seconda frase del nostro elenco, quel Cogito ergo sum che ancora oggi identifica immediatamente il pensiero di Cartesio. Da Eraclito erano passati due millenni: in mezzo c’erano stati Platone e Aristotele, l’ellenismo, la decadenza dell’alto Medioevo e la rinascita nel basso Medioevo prima e nell’Umanesimo poi. E René Descartes, vivendo e agendo nella prima metà del ‘600, può essere considerato per certi versi il filosofo che chiuse il Rinascimento, aprendo una fase nuova.

La frase in questione – traducibile come “Penso dunque sono” – chiudeva un ampio ragionamento che il filosofo francese formulava come premessa al suo metodo d’indagine. Egli, infatti, voleva spogliare il nostro modo di conoscere da preconcetti e conoscenze fallaci. Per questo proponeva di ritornare alle radici della gnoseologia, individuando qualcosa di certo e indubitabile su cui fondare le nostre conoscenze successive.

I sensi e la ragione

Questo ragionamento lo portava prima di tutto a mettere in dubbio le conoscenze che derivano dai sensi. Quello che vediamo e percepiamo potrebbe infatti essere benissimo un inganno, un miraggio o un sogno, e noi potremmo non accorgercene. Ma allo stesso modo anche le verità di ragione – come che 2+2 faccia 4 – potrebbero essere un imbroglio, uno scherzo crudele partorito dalla mente di un dio malvagio, che potrebbe farci credere in una logica falsa.

C’è, insomma, una sola cosa di cui possiamo essere assolutamente certi: visto che pensiamo, che ci poniamo queste domande allora significa che noi esistiamo.

 

Deus sive Natura

Quando Spinoza riuscì a farsi condannare da tutte le religioni

Bruch Spinoza, che scrisse la frase Deus sive NaturaRimaniamo nel cuore dell’Età moderna, quando si confrontavano, filosoficamente, razionalismo ed empirismo a colpi di trattati dottissimi. Una delle figure più importanti e, purtroppo per lui, vituperate del periodo fu sicuramente Baruch Spinoza. Un filosofo ebreo che riuscì a farsi scomunicare da praticamente tutte le religioni esistenti nella sua Olanda e costretto a pubblicare i suoi testi tramite pseudonimi, o a mantenerli segreti e a farli circolare solo tra i suoi amici.

La colpa più grave che la società del tempo attribuiva a questo pensatore era quella di aver sostanzialmente aperto – o addirittura spalancato – la porta all’ateismo. Per Spinoza, infatti, Dio non è un’entità sovrannaturale, che vive al di sopra del nostro mondo, che lo ha creato e che con esso però non si confonde. Per lui, invece, Dio è la natura stessa.


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Il panteismo

La frase latina che abbiamo scelto dice, infatti, proprio questo: Deus sive Natura significa “Dio, ovvero la Natura”. Dio e il mondo in cui noi viviamo sono la stessa cosa. Dio non è un essere simile all’uomo, come le religioni tradizionali ci hanno abituato a pensare, ma è il mondo stesso, in un’ottica panteistica e immanentistica. Non è, di fatto, ateismo, ma per quanto riguarda gli effetti poco ci manca.

 

Homo homini lupus

Il pessimismo di Thomas Hobbes

Thomas Hobbes, grande filosofo ingleseAll’incirca contemporaneo di Cartesio e di Spinoza fu anche l’inglese Thomas Hobbes, un pensatore che si occupò di varie questioni, dando spesso contributi che sono stati ampiamente rivalutati nel tempo. La sua dottrina forse più celebre è però quella politica, legata a doppio filo anche al particolare periodo storico che stava attraversando l’Inghilterra del tempo.

Hobbes infatti visse sulla sua pelle il triste periodo della Guerra civile inglese, in cui si contrapponevano da un lato Carlo I, che aveva pretese assolutistiche, e dall’altro il Parlamento. Fu un periodo di duri scontri e di barbarie, che lasciò un profondo segno sul filosofo. E anche sul suo pensiero. Hobbes infatti si convinse che senza la legge, o meglio senza un potere forte, gli uomini non fossero in grado di convivere pacificamente. Anzi, si sarebbero scannati a vicenda.

Un motto latino reso immortale dal filosofo inglese

Da qui la celebre frase Homo homini lupus, cioè “ogni uomo è lupo per l’altro uomo”. Non si trattava, in realtà, di una creazione di Hobbes: la frase infatti era un antico motto latino già presente in Plauto e ripreso anche da Erasmo da Rotterdam. Fu però il filosofo inglese a portarlo alla immensa popolarità che ha oggi, legandolo appunto alla sua visione della società e della politica.

 

Dio è morto

Il nichilismo di Friedrich Nietzsche

Friedrich NietzscheConcludiamo saltando all’Ottocento e a Friedrich Nietzsche. La frase indubbiamente più famosa pronunciata dal filosofo tedesco è quella che compare in una celebre pagina de La gaia scienza in cui si descrive, in maniera allegorica, la vicenda di un pazzo che si reca in un mercato.

Giunto lì, il pazzo comincia a sbraitare contro gli avventori, affermando che Dio è morto e dando la colpa a se stesso e agli altri lì presenti del tragico “teocidio”. Ovviamente viene preso in giro da tutti, ma ben presto il suo discorso assume un tale trasporto e un’andatura quasi profetica che tutti si zittiscono.

La fine della fede

È chiaro che con quell’aforisma Nietzsche non intendeva veramente dire che Dio, il creatore, è stato ucciso. Ma, da ateo, voleva affermare che la gente contemporanea ha perso, senza accorgersene, il suo amore e il suo bisogno di una fede, di qualcosa di trascendentale a cui attaccarsi e in cui sperare. È la base del nichilismo nicciano, che però verrà risolto con l’avvento dell’oltreuomo, un uomo nuovo, che sa andare oltre al bisogno di una fede.

 

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