Si dice che sia destino dei geni quello di essere apprezzati postumi. Di subire, cioè, tante umiliazioni e frustrazioni da vivi quante le lodi che arrivano dopo la morte. In certi casi, più rari, avviene però il contrario: innalzati sugli altari da vivi, vengono poi progressivamente criticati, abbandonati o ridimensionati dopo la morte, quando non hanno più l’occasione di difendere le loro opere o teorie.

Questo, ci pare, è anche il destino che è toccato a Sigmund Freud, il padre della psicanalisi. In vita, per quanto osteggiato da certi ambienti intellettuali, fu considerato il padre e il fautore di una rivoluzione copernicana nell’ambito della psiche. Oggi invece viene studiato più come una reminiscenza del passato, un tributo da pagare alla nostra storia.

Un’influenza decisiva sul ‘900

Eppure, per quanto alcune sue teorie possano essere oggi sorpassate o ridotte a semplici congetture, il pensatore viennese ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della cultura del ‘900. Influenzando la letteratura, l’arte, ovviamente la medicina.

Soprattutto sulle questioni sessuali il suo contributo ha portato a una generale e mai interrotta revisione delle credenze precedenti, ancora troppo influenzate da un moralismo imperante. E per questo, proprio alle più celebri frasi di Freud sul sesso vogliamo dedicare questa cinquina: un modo come un altro per riprenderne in mano le teorie e commentarle assieme.

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L’amore e l’odio non riguardano la parte conscia di noi

Informazioni incomplete, lacunose o false

Per presentare a grandi linee la teoria sessuale di Freud, che è piuttosto complessa e ammette varie sfaccettature, bisogna partire da un assunto che riguarda non solo la vita erotica, ma anche la normale attività psichica di ogni individuo. Cioè che gran parte delle nostre pulsioni, dei nostri desideri, dei nostri sentimenti hanno per Freud un’origine inconscia.

Come spiegava spesso il medico viennese, la nostra psiche è come un iceberg: solo una parte, piuttosto piccola rispetto al tutto, emerge in superficie, mentre la grande maggioranza della nostra attività psichica è sommersa, nascosta, o, come diceva Freud, inconscia e rimossa. Così si spiega la citazione che abbiamo tratto dal volume Casi clinici, che raccoglie la descrizione dell’analisi praticata su vari pazienti tra il 1905 e il 1920, quando la teoria freudiana stava cominciando a diffondersi nel mondo.

Si deve ammettere che hanno ragione i poeti di scrivere di persone che amano senza sapere, o che sono incerte se amano, o che pensano di odiare quando effettivamente amano. Sembra, quindi, che le informazioni ricevute dalla nostra coscienza che riguardano la vita erotica siano particolarmente soggette all’incompletezza, lacunose o false.

L’idea che noi non siamo “padroni in casa nostra” (per usare una celebre espressione che Freud attribuiva all’Io, la parte di noi che cerca di mantenerci psichicamente in equilibrio) era sconvolgente e rivoluzionaria. Dopo un cinquantennio di Positivismo, secondo il quale le possibilità dell’uomo di dominio del mondo erano pressoché infinite, di colpo arrivava un medico che affermava che l’uomo non solo non poteva conoscere la realtà ma neppure se stesso, preda com’era di pulsioni che non riusciva a spiegare.

Solo la psicanalisi, tramite apposite tecniche che vennero delineate da Freud nel corso di vari anni di tentativi ed esperimenti, poteva in qualche modo strappare il velo di Maya della psiche, andare sott’acqua e scoprire qualcosa della nostra vita inconscia. In modo da porre rimedio a forme di isteria e nevrosi altrimenti inspiegabili.

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La vita erotica nascosta

L’importanza dei sogni

Per gran parte della sua vita, Sigmund Freud fu convinto che l’unica pulsione inconscia che ci guidava durante la vita fosse quella sessuale. Dentro di noi era per lui presente un’energia, una carica, appunto una pulsione che veniva chiamata libido. La libido ci portava a cercare un modo per soddisfare questa spinta, per consumare quest’energia. Un modo che poteva essere sessuale nel senso più tradizionale e banale del termine ma che poteva cercare sublimazione nell’arte, nella musica, nel lavoro e in molti altri campi.

In ogni caso, il sesso era la via più diretta e semplice per placare la libido, una via che però la società nel corso dei secoli aveva sempre più nascosto. Più tardi nella sua vita Freud avrebbe parlato di un “Super-Io sociale”, cioè di una sorta di meccanismo di controllo e di censura che la società mette in campo per nascondere tutto ciò che è ritenuto sconveniente, per eliminare quello che si scontra con le regole della morale tradizionale.

Sembra confinato nella vita notturna ciò che un tempo dominava in pieno giorno.

La sessualità, soprattutto nelle sue forme più esplicite, è una di queste cose sconvenienti. E se un tempo nell’antichità essa era un elemento normale e quotidiano della vita, al tempo di Freud – ma in parte anche oggi – essa era rimossa, ricacciata negli angoli oscuri, come un parente di cui ci si vergognava.

La frase che abbiamo riportato in apertura di questo paragrafo, tratta dal celebre saggio L’interpretazione dei sogni, non si riferisce però solo al sesso confinato nelle camere da letto, ma anche appunto ai sogni. Per Freud infatti l’attività onirica è il modo privilegiato in cui il nostro inconscio fa emerge i suoi desideri e le sue angosce di natura sessuale.


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Tutto ciò che noi non possiamo o non vogliamo dire di giorno, tutti i desideri che reprimiamo trovano sfogo nel sogno, anche se in maniera velata e camuffata. I nostri meccanismi di difesa, infatti, ci impediscono di sognare direttamente ciò che vogliamo, e invece ce lo travestono, mascherando tutte le nostre pulsioni in forme apparentemente più accettabili. Proprio per questo c’è bisogno di una interpretazione che può essere operata solo dal medico.

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La sessualità infantile

Gli errori popolari

Il primo grosso scandalo Freud lo sollevò con quanto abbiamo scritto qui sopra, riconducendo cioè la guida reale – benché nascosta – della nostra vita alle pulsioni sessuali. Il secondo lo conseguì nel 1905, quando pubblicò i Tre saggi sulla teoria sessuale, uno dei quali riguardava proprio la sessualità infantile, all’interno del quale la frase cardine è quella che riportiamo qui di seguito.

Il bambino, che da sempre era considerato l’essere più vicino agli angeli, puro e casto, veniva trasformato dal pensatore nato in Moravia in un essere completamente sessuato. Un essere anzi che era soggetto a varie perversioni, termine che Freud non intendeva in senso spregiativo ma letterale. Il bambino infatti per lui dirigeva i propri impulsi sessuali verso scopi non riproduttivi.

Fa parte dell’opinione popolare sulla pulsione sessuale ritenere che essa sia assente nell’infanzia e che si risvegli soltanto nel periodo di vita che si definisce pubertà. Questo non è soltanto un errore banale, bensì un errore che comporta gravi conseguenze, perché è il principale responsabile della nostra attuale ignoranza sulle condizioni fondamentali della vita sessuale.

Celeberrima è quindi la teorizzazione delle varie fasi dello sviluppo sessuale, che per il padre della psicanalisi era fondamentale per comprendere la nascita di particolari nevrosi che poi finivano per tormentare l’adulto. Esse erano la fase orale, la fase anale e la fase genitale, che poi a sua volta si divideva in fase fallica, fase di latenza e infine si concludeva nella fase genitale propriamente detta, che corrispondeva all’avvento della pubertà.

Era, per Freud, proprio a causa del non voler ammettere quella che per lui era una verità banale – con l’aggiunta poi di vari complessi tra cui primeggiava quello di Edipo – che le problematiche sessuali in età adulta erano così difficili da trattare e risolvere.

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Due parole sull’omosessualità

L’oscillazione della libido

Prendiamoci, prima di avviarci verso la conclusione, qualche riga per discutere la teoria freudiana sull’omosessualità. Lo facciamo prendendo come spunto questa frase che è tratta da Psicogenesi di un caso di omosessualità femminile, uno scritto del 1920. In primo luogo bisogna dire che l’opinione di Freud sull’argomento cambiò anche notevolmente nel corso degli anni. Se all’inizio del ‘900 era fortemente influenzata da pregiudizi e ignoranza sulla questione, verso la fine della sua vita venne ampiamente riconsiderata.

In gioventù lo psicanalista si era infatti interessato ad alcuni esperimenti che oggi definiremmo aberranti, operati da medici viennesi che avevano trapiantato testicoli di uomini eterosessuali su omosessuali, per cercare di studiarne le reazioni.


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Nei Tre saggi del 1905 che abbiamo citato nel punto precedente trattava poi esplicitamente la questione, chiamando gli omosessuali “invertiti” (ma con una valenza sempre tecnica, perché avevano invertito l’oggetto del desiderio sessuale). Lì chiariva che essi non erano in assoluto dei degenerati – e già questo era un bel passo avanti rispetto alle teorie allora dominanti –, ma delle persone che avevano attraversato negli anni dell’infanzia una fase di “fissazione” sulla donna.

Asseriva inoltre che in generale la scelta dell’omosessualità era dovuta a cause biologiche ma anche accidentali e che tutti, anche gli eterosessuali, passavano durante l’infanzia una fase di bisessualità o ermafroditismo che in certi casi poteva non essere superata. Nel 1920, poi, nello scritto citato poco sopra faceva un passo ulteriore, affermando che gli impulsi verso gli esponenti del proprio sesso perduravano in tutti gli adulti, anche se nella maggioranza dei casi sotto forma di una omosessualità latente o inconscia.

In ognuno di noi, attraverso tutta la vita la libido normalmente oscilla tra l’oggetto maschile e quello femminile.

Infine, molto importante è una lettera del 1935 che Freud scrisse a una madre americana che gli aveva chiesto lumi su un figlio che manifestava tendenze omosessuali. «L’omosessualità non è sicuramente un vantaggio – scriveva – ma non è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio né una degradazione; non può essere considerata come una malattia; la consideriamo come una variazione della funzione sessuale, prodotta da un certo arresto nello sviluppo sessuale».

Platone, Michelangelo, Leonardo

«Molti individui altamente rispettabili dei tempi antichi e moderni – proseguiva – sono stati omosessuali, e tra loro alcuni tra gli uomini più grandi (Platone, Michelangelo, Leonardo). È una grande ingiustizia perseguire l’omosessualità come un crimine, e anche una crudeltà».

Una posizione che oggi sicuramente può essere rivista, ma che, considerando che in quegli anni gli omosessuali venivano ancora incarcerati anche nelle nazioni più avanzate, ci sembra particolarmente moderna.

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Un po’ di tolleranza sul sesso

«Siamo tutti degli ipocriti»

Concludiamo con questa frase, che ci sembra – al di là di teorie che col tempo possono essersi rivelate più o meno esatte – forse il lascito più importante della rivoluzione freudiana. Nelle questioni di natura sessuale, allora come oggi, la tolleranza dev’essere l’unica guida, proprio perché tutti noi siamo vittime di pulsioni che non capiamo, che non conosciamo e che fatichiamo enormemente a governare.

Il modo in cui ognuno di noi trova soddisfazione per queste pulsioni, all’interno ovviamente del rispetto della libertà e della dignità altrui, dev’essere una questione non solo lecita, ma anche puramente privata e personale.

In materia di sessualità oggi noi, uno per uno, siamo, malati o sani, nient’altro che degli ipocriti. Sarebbe un bene per tutti noi se, come risultato di tale onestà generale, venisse raggiunto un certo grado di tolleranza nelle cose sessuali.

Come scriveva lo stesso Freud nella lettera alla madre americana di cui parlavamo sopra, «ciò che l’analisi può fare per suo figlio segue un diverso percorso [rispetto alla richiesta di “correggere” l’omosessualità]. Se lui è infelice, nevrotico, distrutto dai conflitti, inibito nella sua vita sociale, l’analisi può portargli armonia, pace interiore, piena efficienza, sia che rimanga omosessuale, sia che cambi orientamento».

Ecco: l’obiettivo, ci pare di poter dire, è quello di trovare un certo modo per poter star bene. Come si arrivi a tutto questo, è una questione che riguarda solo l’individuo.

 

 

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