Cinque frasi su se stessi che vi sorprenderanno

Fare i conti con se stessi è sempre un'impresa complessa: ecco cosa ne pensano alcuni grandi pensatori

Se guardiamo bene, ci sono alcuni temi che la filosofia non ha mai affrontato in maniera decisa, nonostante ci sembrino pienamente attinenti al suo campo. Pensate, ad esempio, al rapporto con gli altri e all’amore: ha un ruolo fondamentale nella nostra esistenza, eppure – salvo poche importanti eccezioni – la filosofia ne è spesso rimasta alla larga. Demandando il compito, soprattutto negli ultimi secoli, di volta in volta alla psicologia, alla sociologia, all’antropologia.

Cambiare se stessi prima che il mondo

Più frequente è invece il tema del rapporto con se stessi. Che si tratti di dominare le proprie passioni o di cercare dentro di sé la radice del mondo, i filosofi hanno sempre parlato dell’Io, molto più che non del Tu. Forse anche perché, biograficamente, erano personaggi perlopiù isolati, in certi casi perfino infuriati con la società. E quindi nei loro pensieri il ripiegamento su se stessi era una costante, che ritorna attraverso i secoli.

Come scriveva Cartesio, d’altronde, nelle sue regole della morale provvisoria, bisogna cambiare se stessi piuttosto che il mondo. Ma cos’è questo Io? Cosa siamo davvero, noi uomini e donne, nel profondo? Cos’è che costituisce la nostra identità? Alcuni parlavano di anima (o di res cogitans), altri di uno Spirito, una Volontà, un’energia vitale, una serie di pulsioni contrastanti. Altri ancora di pura materia, sinapsi o, come si dice oggi, processi biochimici. Non è facile rispondere, anche se la scienza, faticosamente, ci sta aiutando a fare chiarezza.


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Rimangono, però, le riflessioni di saggi, pensatori, letterati, poeti. Nel corso dei secoli molti di loro hanno provato a capire cos’è questo Io, cosa siamo noi stessi. E a spiegarci perché è così importante farci i conti. Abbiamo scelto cinque frasi, di momenti storici molto diversi, che cercano di parlarci di noi stessi, sotto punti di vista differenti. Eccole.

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La colpa non è delle stelle

La celebre citazione dal Giulio Cesare di Shakespeare

Avrete sicuramente sentito parlare di Colpa delle stelle, il film che nel 2014 ha conquistato il cuore di milioni di ragazzi in tutto il mondo. La pellicola, tratta da un libro di John Green, faceva riferimento nel titolo a una citazione tratta da un’opera di William Shakespeare – il Giulio Cesare – che calza a pennello anche con l’argomento del nostro approfondimento. Nel dramma, è una frase che viene pronunciata da Cassio nel primo atto, durante la seconda scena.

La domanda di base, tanto cara sia agli antichi che agli uomini del Rinascimento, è quale sia il nostro ruolo all’interno del destino. È il fato a guidare la nostra vita, o ne siamo noi i responsabili? Nel libro di John Green, la sorte cala la sua mannaia tramite la malattia. Nel Giulio Cesare, come in molte tragedie, c’è la lotta tra l’uomo e il suo destino. In entrambi i casi, però, c’è l’idea che qualsiasi siano le condizioni, noi abbiamo un grande potere da gestire.

Gli uomini, in certi momenti, sono padroni del loro destino.
La colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle,
ma di noi stessi, che siamo degli schiavi. (William Shakespeare)

 

Nessuno ci salva, se non noi stessi

La saggezza del Buddha

Sono chiaramente le filosofie esistenzialiste, e anzi ancora meglio quelle orientali, ad essersi concentrate sul dominio delle pulsioni interne a noi. Il bene e il male sono sempre stati visti, là, più come forze che combattono dentro di noi che non come divinità esterne da cui ci lasciamo affascinare.


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Ecco quindi l’insegnamento di vita del Buddha. Un invito a cercare dentro di sé, e non fuori di sé, la forza per prendere in mano la propria vita. Perché, come sempre, nelle filosofie orientali – e non solo in esse – la verità risiede dentro di noi.

Nessuno ci salva, se non noi stessi. Nessuno può e nessuno potrebbe. Noi stessi dobbiamo compiere il cammino. (Buddha)

 

Comprendere noi stessi

L’analisi junghiana

Come ogni psicologo che si rispetti, Carl Gustav Jung ha dedicato la sua vita allo studio di noi stessi. Seguace, inizialmente, delle teorie freudiane, lavorò a lungo come psicanalista e negli anni ’10 del Novecento si separò dal suo maestro, fondando in un certo senso una propria scuola. Gli oggetti teorici del contendere, tra i due, furono molti. Un peso fondamentale l’ebbe, comunque, l’idea di un inconscio collettivo, che secondo Jung si doveva andare a sommare a quello individuale.

Al pensatore svizzero – che si occupò proficuamente anche di antropologia – si devono però vari contributi. Ad esempio, abbastanza celebri a livello popolare sono i suoi concetti di archetipo e di tipi psicologici. La frase che riportiamo, importante e interessante, si inserisce però in un filone che non lo vedrebbe in particolare opposizione con Freud. Anzi, l’irritazione davanti al comportamento altrui è, in tutte le scuole psicanalitiche, una sorta di meccanismo di difesa, utile a non fare i conti con noi stessi e il nostro inconscio.

Tutto ciò che ci irrita riguardo agli altri può portarci a comprendere noi stessi. (Carl Gustav Jung)

 

Perdersi per ritrovarsi

Il confronto con la natura per Henry David Thoreau

Gli Stati Uniti d’America, nel XIX secolo, erano ancora una nazione molto giovane. Anche culturalmente, i suoi intellettuali pagavano spesso dazio all’Europa, da cui traevano idee, concetti, speranze. Ciò non toglie, però, che qualche interessante movimento non si venisse a creare in quegli anni anche sul suolo americano, sia in campo letterario che artistico. E, perché no, pure filosofico.

Tra i pensatori che più si distinsero, e che forse oggi meriterebbero di essere riscoperti, bisogna citare anche Henry David Thoreau. Nato e morto a Concord, in Massachusetts, fu per anni vicino alla corrente filosofica che in quelle zone aveva in un certo senso la sua base, il trascendentalismo. Una corrente a cui aderirono personalità del calibro di Ralph Waldo Emerson e Nathaniel Hawthorne. Al contrario di questi pensatori, però, Thoreau rimase sempre convinto che nella natura l’uomo potesse trovare il suo benessere esistenziale. Prova ne è Walden, ovvero La vita nei boschi, libro in cui racconta due anni passati in un isolamento volontario per ritrovare se stesso.

Finché non ci perdiamo, non iniziamo a conoscere noi stessi. (Henry David Thoreau)

 

Il governo siamo noi

Il monito di Franklin Delano Roosevelt

Concludiamo spostando l’attenzione per un attimo sulla politica. Un tema, quello del rapporto tra individuo e governo, che è sempre stato particolarmente sentito in America. Ricorderete di certo il celebre discorso di Kennedy, quello che ad un certo punto proponeva la frase: «Non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese». Una frase emblematica di quale sia la mentalità americana al riguardo.

Prima di Kennedy, anche Franklin D. Roosevelt – uno dei presidenti più amati della storia americana – aveva detto qualcosa di simile. Focalizzando anzi ancora maggiormente l’attenzione su come si possa e si debba essere protagonisti anche della vita civile e politica.

Non dimentichiamo mai che il governo siamo noi e non un potere alieno sopra di noi. I veri governanti della nostra democrazia non sono il Presidente e i senatori e i deputati e gli ufficiali governativi, ma gli elettori di questo paese. (Franklin Delano Roosevelt)

 

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