Cinque frasi sui fumetti tratte da celebri film

Samuel L. Jackson con un fumetto in Unbreakable

I fumetti, negli Stati Uniti, non rappresentano un semplice oggetto di intrattenimento. Sono parte integrante della società e della cultura americana: su quelle pagine colorate, di fronte a certe storie magari anche un po’ ingenue se viste con l’occhio di oggi, si sono formate le menti e le ambizioni di decine di future celebrità, che avrebbero poi sfondato nel campo della letteratura o del cinema.

Come noto, la quasi totalità dei fumetti americani è dedicata ai supereroi, anche se in questi ultimi anni si è sviluppata una nicchia significativa e duratura che apprezza e promuove opere provenienti da altri paesi o fumetti cosiddetti underground.


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Il cinema si è spesso ispirato a storie fumettistiche, a volte anche con plagi non dichiarati, ma omaggiando comunque a suo modo questo strumento culturale e dandone una sua personale visione. Qui di seguito trovate cinque frasi, tratte da pellicole che sicuramente avrete visto in passato, in cui tale omaggio è palese.

 

Superman contro Braccio di Ferro

Frase tratta da Stand by Me, film del 1986 diretto da Rob Reiner

Mentre percorrono la linea ferroviaria che li porterà a ritrovare il corpo di Ray Brower, Vern Tessio (Jerry O’Connell) e Teddy Duchamp (Corey Feldman) discutono di un immaginario scontro tra Superman e Braccio di Ferro, con quella ingenuità e passione che si possono avere solo prima dell’adolescenza. Chi di voi da bambino non si è mai chiesto: «Ma chi è il più forte?».

«Per te Braccio di Ferro può battere Superman?»
«Ma tu sei pazzo?»
«Perché no? Una volta l’ho visto sollevare cinque elefanti con una mano sola».
«Tu non capisci niente. Quello è un cartone animato. Superman è un uomo vero. Un cartone animato non può battere un uomo vero».

 

ll fumetto come forma espressiva

Frase tratta da Unbreakable, film del 2000 diretto da M. Night Shyamalan

David Dunn (Bruce Willis), unico superstite del deragliamento di un treno, incontra l’uomo di vetro Elijah Price (Samuel L. Jackson), il quale afferma di avere una teoria su ciò che è accaduto. Una teoria secondo cui i fumetti sono l’elemento fondante.

Ho studiato a fondo il fumetto come forma espressiva. Ho passato un terzo della mia vita in un letto di ospedale senz’altro da fare che leggere. Ritengo i fumetti il nostro ultimo legame con una maniera antica di tramandare la storia. Gli egiziani disegnavano sui muri. C’è ancora nel mondo chi tramanda la conoscenza attraverso forme pittoriche. I fumetti potrebbero essere una forma di storia di cui qualcuno, in qualche luogo, ha avuto percezione o esperienza. In seguito quelle esperienze e quella storia, stritolate dalla macchina commerciale, sono state rese avvincenti, vivacizzate, trasformate in vignette per la vendita. Questa città ha visto la sua parte di disastri. Ho guardato le conseguenze di quell’incidente aereo. La carneficina di quell’hotel in fiamme. Ho guardato i notiziari aspettando di sentire una ben precisa combinazione di parole, ma sempre inutilmente. Finché un giorno ho visto un servizio su un grave incidente ferroviario e le ho sentite. C’è stato un solo superstite ed è rimasto miracolosamente incolume.

Ho una malattia chiamata osteogenesi imperfetta. È un disordine genetico. Non produco molto bene un certo tipo di proteine e questo mi provoca una ridotta densità ossea. Ossa molto facili da rompere. Ho subito 54 fratture nella mia vita e ho la forma più lieve di questo disordine, il tipo uno. C’è il tipo due, il tipo tre, il tipo quattro. Quelli che hanno il tipo quattro non durano molto a lungo. E poi all’improvviso mi è venuto in mente. Se esiste una persona come me nel mondo, ad una estremità dello spettro, non può esistere qualcun altro che sia l’opposto di me all’altra estremità? Uno che non si ammali mai, che non si faccia male, come succede a tutti noi? E lui probabilmente neanche ne è consapevole. Il genere di persona che quei racconti descrivevano. Una persona mandata qui a proteggere tutti noi. A difenderci.

 

Una verità insospettabile sui Puffi

Frase tratta da Donnie Darko, film del 2001 diretto da Richard Kelly

I Puffi (Les Schtroumpfs) sono una creazione del cartoonist belga Peyo (Pierre Culliford). Negli Stati Uniti sono divenuti famosi soprattutto grazie a una serie animata prodotta da Hanna & Barbera nei primi anni ’80.

Poco dopo essere scampato al disastro aereo che crea l’anomalia temporale di cui diverrà il perno focale, Donnie Darko (Jake Gyllenhaal) discute con due suoi amici su Puffetta e sulla sessualità dei Puffi, esponendo un’idea che prima o poi a tutti noi è venuta in mente.

Prima di tutto, a creare Puffetta non è stato Grande Puffo, ma Gargamella. L’ha mandata dai Puffi come sua spia perché aveva intenzione di distruggere il villaggio, ma la “contagiosa bontà” della loro vita l’ha trasformata per sempre. Quanto all’ammucchiata stratosferica tra loro è… è irrealizzabile! I Puffi sono asessuati, non hanno neanche un… un organo riproduttivo sotto quei pantaloncini bianchi. Per questo è così illogico essere uno dei Puffi, perché… che cazzo vivi a fare, se non hai il pisello?

 

Superman secondo Bill

Frase tratta da Kill Bill vol.2, film del 2004 diretto da Quentin Tarantino

Poco prima del confronto finale tra Bill (David Carradine) e Beatrix Kiddo (Uma Thurman), l’uomo le espone la sua personale visione del personaggio di Superman, che rappresenterebbe una critica all’umanità intera e alle sue debolezze, quindi anche a Beatrix e alla sua sete di vendetta.


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L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Batman è di fatto Bruce Wayne. L’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker. Deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere. Superman non diventa Superman. Superman è nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande S rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. È il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in sé stesso, ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana.

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La decadenza del supereroe classico

Frase tratta da Kick-Ass, film del 2010 diretto da Matthew Vaughn

Kick-Ass è un film tratto da un celebre fumetto scritto da Mark Millar, satira su un certo tipo di narrativa supereroistica che la dura realtà di oggi ha brutalmente annullato.

Mentre si appresta a compiere le sue prime (disastrose) imprese come Kick-Ass, Dave Lizewski (Aaron Taylor-Johnson) riflette sulla motivazione che l’ha portato a voler esporsi in prima persona, concependo l’unica risposta possibile.

I fumetti si sbagliano. Per creare un supereroe non serve un incidente, dei raggi cosmici o un anello con i superpoteri, ma solo una perfetta combinazione tra ottimismo e ingenuità.

 

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