Cinque frasi sul mare che vi sorprenderanno

Le più belle frasi sul mare

Mare, mare, mare, cantava Luca Carboni in una sua celebre canzone; e in effetti il mare è spesso stato al centro dei pensieri dei cantautori, non solo italiani, che l’hanno volentieri usato come metafora, come meta, come elemento di confronto all’interno delle loro composizioni.

Ma non sono solo i cantanti ad amare il mare. Anzi, sono stati soprattutto i letterati ad esaltarlo maggiormente, nei loro romanzi o nelle loro poesie. Abbiamo scelto cinque citazioni che ci sembrano particolarmente emblematiche per parlare delle molte facce del mare: eccole, con una breve presentazione dei loro autori.

 

1. Il mare monotono secondo James Russell Lowell

Quello di James Russell Lowell non è, probabilmente, un nome noto al pubblico italiano.

James Russell LowellNei natii Stati Uniti, però, questo poeta e critico letterario è considerato un padre nobile della cultura nazionale, tanto è vero che è incluso nella prestigiosa lista della Hall of Fame for Great Americans (d’altronde, si sa, gli americani creano l’Hall of Fame di praticamente qualsiasi cosa).

Fu un poeta dal grande impegno civile, capace di utilizzare i suoi versi per promuovere la causa dell’abolizionismo nei confronti della schiavitù, ma anche per elevare culturalmente un pubblico che era ancora formato essenzialmente da contadini e da commercianti.

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E proprio i commercianti del Massachusetts erano i membri della sua classe sociale, persone che conoscevano bene il mare, il suo lato scontroso ed i suoi rischi, come quello – non ancora completamente debellato – della pirateria.

Non c’è niente di più disperatamente monotono del mare; non mi stupisco della ferocia dei pirati.

 

2. Amare come l’onda per Federico De Roberto

Era invece italianissimo Federico De Roberto, nato a Napoli proprio nel 1861, nell’anno dell’Unità, da un ex ufficiale di Stato Maggiore del Regno delle Due Sicilie, appena dissolto.

Federico De RobertoCresciuto – dopo la morte precoce del padre – in Sicilia, a Catania, nelle terre della madre, De Roberto si sarebbe avvicinato alla letteratura dopo studi scientifici, risentendo dell’atmosfera positivista che coinvolgeva, alla fine del Diciannovesimo secolo, tutte le arti.

Dopo un’intensa attività come giornalista, conobbe due futuri mostri sacri come Giovanni Verga e Luigi Capuana e si avvicinò così alla corrente verista, trasferendosi al nord per qualche anno e pubblicando il suo capolavoro – I Viceré – nel 1894.

Tornò però in Sicilia poco dopo, deluso dall’insuccesso dei suoi libri, anche se poté così almeno dimenticare le nebbie lombarde ed abbracciare il mare che era stato da sempre suo compagno di vita (e di paragoni letterari).

Non sapete di quale amore io amo? Io amo come il mare ama la riva: dolcemente e furiosamente!

 

3. L’ambiguità del mare secondo Giovanni Papini

Di poco più giovane di De Roberto, ma diversissimo per stile e interessi, era il fiorentino Giovanni Papini, polemista di prim’ordine, giornalista, interventista e in parte anche scrittore e filosofo.

Giovanni Papini nel 1921Nato in una famiglia fortemente anticlericale, iniziò a collaborare con varie riviste letterarie – spesso di orientamento nazionalista – nei primi anni del Novecento, finendo per fondare prima La Voce assieme a Giuseppe Prezzolini e poi Lacerba con Ardengo Soffici.

Queste riviste, che ebbero un peso fondamentale negli anni che portarono alla Prima guerra mondiale, divennero il punto di riferimento di quella gioventù duramente modernista, che rifiutava la tradizione e l’Accademia ed esaltava la guerra come “sola igiene del mondo”.

Non a caso, per alcuni anni la simbiosi coi futuristi fu pressoché totale. Dopo la Grande guerra, da lui tanto invocata nei suoi articoli, visse però una crisi di coscienza che lo portò a convertirsi al cattolicesimo, seppure su posizioni molto tradizionaliste.

Il mare è un nemico che gli uomini si sforzano di amare.

 

4. La taumaturgica acqua salata di Karen Blixen

Era invece danese Karen Christentze Dinesen, meglio nota come Karen Blixen, una delle più grandi scrittrici scandinave del ‘900, capace di raccontare non solo la sua terra d’origine ma anche e soprattutto l’Africa, dove visse dal 1913 al 1931, prima come moglie del cugino svedese Bror von Blixen-Finecke, poi, dopo il divorzio, come donna sola.

Karen Blixen nel 1957Un’esperienza raccontata in vari libri, tra cui il più celebre è senza dubbio La mia Africa, scritto nel 1937 e portato al cinema quasi cinquant’anni dopo da Sydney Pollack con l’aiuto di Meryl Streep, Robert Redford e Klaus Maria Brandauer.

La sua letteratura – più volte presa in considerazione per il Nobel, che però le sfuggì sempre – racconta storie di donne forti che cercano un contatto più diretto con la natura, contatto che l’Europa civilizzata ha forse in parte perso.

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Così è nel già citato La mia Africa, ma anche in uno dei suoi racconti più celebri, Il pranzo di Babette, ambientato in un piccolo villaggio della Norvegia. Sono proprio storie di sudore e lacrime, come anche la citazione qui di seguito – che le accomuna al mare – sembra suggerire.

La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime, o il mare.

 

5. La felicità secondo Jean-Claude Izzo

Uno che di mare se ne intendeva era, infine, il francese Jean-Claude Izzo, nato a Marsiglia nel 1945 da padre italiano (campano, per la precisione) e madre di origini spagnole, e a Marsiglia quasi sempre vissuto fino alla prematura scomparsa nel 2000.

Jean-Claude Izzo sulla copertina di un libro a lui dedicato dalle Edizioni e/oDopo una lunga militanza nelle fila di un’organizzazione cristiana, infatti, Izzo aderì da giovane al Partito Comunista Francese, sposando – spesso con articoli di giornale – le istanze delle classi più umili e proprio del proletariato marsigliese, legato a doppio filo al porto della metropoli.

Dopo una vita dedicata al giornalismo, si avvicinò alla letteratura piuttosto tardi, solo negli anni ’90, sospinto da alcuni amici.

Così diede inizio a una trilogia gialla che segnò l’esordio di un nuovo eroe, il poliziotto Fabio Montale, protagonista di un genere che venne presto apprezzato in tutta Europa, il noir mediterraneo. Purtroppo un cancro se l’è portato via proprio nel momento in cui il successo comincia ad arridergli.

Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.

 

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