Cinque frasi sulla barba da dedicare a un amico

Le migliori citazioni da dedicare a chi porta la barba

Rispetto alle donne, gli uomini hanno molte meno occasioni di cambiare il loro aspetto fisico. Per una ragazza basta infatti una seduta dalla parrucchiera per sentirsi trasformata, almeno in parte, in un’altra persona, per portare una ventata di freschezza e novità al proprio look. Lo stesso non si può dire per gli uomini, che in genere esibiscono lo stesso taglio di capelli per vent’anni (fino a quando la calvizie o la canizie non li costringono a cambiare).

Negli ultimi anni, però, questo “problema” si è affievolito grazie alla moda delle barbe. Non solo si può farla crescere, ma la si può modellare in mille modi diversi senza sembrare per forza un dandy o un “barbone”. In più, la barba sembra godere in questa fase di grande apprezzamento anche all’interno del mondo femminile, che più che in altre epoche sembra considerarla un simbolo di virilità.


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Comunque stiano le cose, non si è mai parlato così tanto di barba come in questi ultimi anni. Per alimentare ancora più il dibattito e soprattutto per darvi l’occasione di sfoderare una bella citazione con un amico che ha appena deciso di lasciarsela crescere, abbiamo scelto per voi le migliori frasi sulla barba che, dall’antichità ad oggi, sono giunte fino a noi.

 

Un tocco di veneranda mascolinità

L’opinione di Galeno, maestro della medicina antica

Galeno è uno dei padri della medicina classica. Nato a Pergamo, nell’attuale Turchia, nel 129 dopo Cristo, si occupò anche di filosofia, architettura (che era l’occupazione di famiglia), astronomia e agricoltura. Si avvicinò alla medicina grazie all’esperienza che maturò nel curare i gladiatori e le loro ferite, così, quando nel 162 si trasferì a Roma, era già un medico esperto. Fu subito a servizio dei nobili della città, e presto passò alla corte imperiale.

I peli che crescono sulle guance non soltanto le riparano, ma le completano accorciandole in modo ordinato. Essi infatti danno un tocco di veneranda mascolinità all’individuo, soprattutto con il passare degli anni e soprattutto se ricoprono tutte le guance in ogni loro punto e per bene. Per lo stesso motivo la natura ha lasciato privi di peli e spogli i cosiddetti pomi e il naso. Diversamente, il volto dell’uomo assumerebbe un aspetto selvatico e ferino, e dunque per niente appropriato a un essere mansueto e socievole. (Galeno)

La sua descrizione della barba sul viso dell’uomo, ovviamente, ha poco di scientifico, legandosi più all’estetica. È però significativa di un cambio di tendenze nel mondo romano. Mentre nell’età della Repubblica andava di moda la barba alla greca, con l’avvento di Cesare e poi degli imperatori la peluria sul volto era diventata sinonimo di trascuratezza. Così tutti si radevano, o, meglio, si facevano radere da appositi barbieri. A cambiare la moda fu di nuovo un imperatore, Adriano, che proprio all’inizio del II secolo cominciò a portare la barba, forse per nascondere una brutta cicatrice. Da lì in poi la barba ricominciò ad avere estimatori, come Galeno ci documenta.

 

La barba dei filosofi

L’ironia di Luciano di Samosata

Come abbiamo detto, la barba a Roma ritornò di moda improvvisamente all’inizio del II secolo. Rilevante fu l’influenza di Adriano, ma anche del fatto che i barbieri latini usavano lame di ferro sulla pelle nuda e procuravano spesso tagli anche profondi ai loro malcapitati clienti. Non ci volle molto, quindi, a convincere i romani dei vantaggi della nuova moda. Già prima di allora, comunque, esistevano due categorie di persone esentate dalla rasatura: i filosofi e i soldati.

Se i filosofi si misurassero in base alla barba, il primo posto spetterebbe alle capre. (Luciano di Samosata)

Proprio ai primi tra questi si riferisce Luciano di Samosata, contemporaneo di Galeno e egli stesso filosofo. Nato al confine tra l’attuale Turchia e la Siria, era un “barbaro” che però ricevette un’educazione ellenistica presso varie scuole filosofiche dell’Asia Minore. Avvocato nella sua città, compì varie ambascerie a Roma e in Egitto, dove la propria adesione alla sofistica fu in parte rivista grazie all’influenza di dottrine epicuree e neoplatoniche. Morì ad Atene, dove si era stabilito negli ultimi anni della sua vita.

 

Distintivo del sesso in mezzo al viso

Le turbe di Arthur Schopenhauer

Passiamo all’età moderna, in una fase in cui la barba visse alterne fortune, a seconda dell’epoca storica. L’autore che forse più di tutti si è espresso su di essa, e in maniera di sicuro indimenticabile, è Arthur Schopenhauer. Il celebre filosofo tedesco aveva infatti una concezione molto particolare (e negativa) della sessualità, e la barba veniva inserita all’interno di questa concezione.

La barba, essendo quasi una maschera, dovrebbe essere proibita dalla polizia. Inoltre, come distintivo del sesso in mezzo al viso, è oscena e per questo piace alle donne. (Arthur Schopenhauer)

Per Schopenhauer, infatti, la barba era solo uno dei tanti espedienti che la Natura – anzi, la Volontà di vivere – usava per ingannare gli uomini. L’amore è solo un imbroglio: la Volontà ci fa credere che possa risollevarci dal dolore, che possa portarci alla felicità, ma viene in realtà sfruttato da questa forza per perpetrarsi, per continuare ad esistere attraverso la nascita di nuovi esseri. È questo il motivo, secondo Schopenhauer, per cui le donne sono particolarmente belle durante l’età della fecondità: perché quella bellezza serve a spingere gli uomini all’accoppiamento. E la barba farebbe lo stesso a parti invertite.


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La barba e le donne

Il sarcasmo di Alexandre Dumas

Alexandre Dumas padre fu uno degli scrittori più sagaci della propria epoca. E di maggior successo: i suoi romanzi, pubblicati a puntate sulle riviste, erano aspettati con spasmodica attesa dai lettori, mentre i suoi personaggi rimasero impressi nell’immaginario non solo francese. Il conte di Montecristo e I tre moschettieri furono i suoi capolavori, ma la sua penna creò decine di drammi romantici e saghe storiche.

Dio, nella sua divina previdenza, non ha dato la barba alle donne perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate. (Alexandre Dumas)

I suoi protagonisti, almeno nelle storie più avventurose, furono spesso uomini, ma diede spazio pure alle donne, più di quanto non si facesse all’epoca. Basti pensare a La regina Margot, romanzo in cui però non dipinge certo con amore le figure di Caterina de’ Medici e Margherita di Valois, o al ciclo dedicato a Maria Antonietta. Di sicuro, però, da uomo dell’Ottocento qual era, non risparmiava frecciatine al gentil sesso.

 

Mutande in faccia

La battuta di Diego Abatantuono

Concludiamo con un comico contemporaneo, ovvero Diego Abatantuono, uno che la barba la porta, in varie forme e misure, da molto tempo (anche se negli anni ’80 aveva cominciato con dei caratteristici e nerissimi baffi). Nato a Milano nel 1955, era nipote dei proprietari del celebre Derby, e questo gli ha consentito fin da giovanissimo di frequentare l’ambiente del cabaret. Il suo esordio avvenne sul finire degli anni ’70, quando formò il Gruppo Repellente con altri giovani comici come Giorgio Porcaro, Massimo Boldi, Mauro Di Francesco, Giorgio Faletti e Ernst Thole e col patrocinio di due mostri sacri come Enzo Jannacci e Beppe Viola.

La barba sono le mutande della faccia. (Diego Abatantuono)

Poco dopo esordì anche al cinema, interpretando macchiette in parte ispirate alle sue esibizioni sui palcoscenici teatrali. Lo si è visto così in Fantozzi contro tutti, Il pap’occhio, Eccezzziunale… veramente (che gli diede grande fama), Viuuulentemente mia e altre commedie sguaiate. Pupi Avanti, nel 1986, lo fece recitare in Regalo di Natale, suo primo film drammatico, che anticipò la collaborazione con Gabriele Salvatores. Col regista napoletano ha recitato infatti in otto film, tra cui Mediterraneo, che ha conquistato anche l’Oscar come miglior film straniero.

 

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