Cinque frasi sulla birra che vi faranno venire sete

Le migliori frasi mai pronunciate sulla birra

Qualche anno fa uscì un libro dal titolo La prima sorsata di birra. Era scritto da Philippe Delerm ed era costituito da alcuni poemi in prosa, che cercavano di cogliere la bellezza della vita. Ebbe un notevole successo in Francia e un discreto riscontro anche nel nostro paese. Ed è emblematico che, sia nel titolo che nell’immagine di copertina di alcune edizioni, si fosse scelto di dare così grande risalto alla birra, convinti che questa bevanda avrebbe suscitato nel lettore la giusta impressione.

La birra, d’altronde, è da sempre sinonimo di sollievo, refrigerio, piacevolezza. Una serie di caratteristiche che di sicuro non sono scontate, visto che si riferiscono pur sempre a una bevanda amara, dal gusto a volte molto forte e deciso. Eppure la birra è riuscita, nei secoli, a dare di sé un’immagine positiva e a conquistarsi milioni (se non miliardi) di estimatori. È passata attraverso gli strali di Martin Lutero – che la considerava la condanna del popolo tedesco – e le varie forme di proibizionismo, ed è giunta fino a noi, con un’aura ancora intatta.


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Per cercare di approfondire la questione, abbiamo selezionato cinque citazioni sulla birra che ci sembrano essere le più belle ed emblematiche mai prodotte. Online ne trovate anche delle altre, ma molto spesso attribuite in maniera errata (come nel caso di una celebre frase di Abramo Lincoln, che però il presidente mai pronunciò). Ecco le nostre, con anche qualche breve nota biografica relativa ai loro autori.

 

Donne e birra

Groucho Marx e l’anima della festa

Groucho Marx lo dovreste conoscere già tutti, se non per la sua carriera cinematografica, quantomeno per le frequentissime citazioni che gli vengono riservate ancora oggi. Leader del gruppo dei fratelli Marx che è responsabile di alcuni dei primi capolavori del cinema comico, dopo la Seconda guerra mondiale ha lavorato prevalentemente da solo, come conduttore radiofonico e televisivo.

Come ci si può divertire in una festa in cui le birre sono calde e le donne sono fredde? (Groucho Marx)

A lui si devono alcune delle più clamorose battute su vari argomenti. Il suo stile caustico e ricco di riferimenti non-sense, d’altronde, ha fatto scuola ed è stato apprezzato da decine di comici che si sono definiti suoi eredi. Basti ricordare come si siano ispirati a lui artisti del calibro di Mel Brooks e Woody Allen, ma anche scrittori come Eugène Ionesco col suo teatro dell’assurdo. Qui da noi, infine, è celebre l’omaggio che gli è stato riservato all’interno del fumetto di Dylan Dog, in cui una sorta di suo sosia fa da spalla al protagonista.

 

Il conforto e la trascendenza

Tom Robbins e le gioie della vita

Per parlare di birra, e per parlarne in maniera sensata, bisogna esserne capaci. Bisogna, cioè, saper gestire tutti i risvolti della faccenda, usando una giusta dose di ironia e dramma. Come nei romanzi di Tom Robbins, scrittore americano che non a caso è considerato il padre delle “seriocommedie”, cioè storie in cui, appunto, comicità e tragedia si legano e si fondono insieme. Nato nel North Carolina nel 1932, ha iniziato a pubblicare sul finire degli anni ’60, e negli ultimi vent’anni molti dei suoi romanzi sono stati tradotti anche in italiano.

Mai sottovalutare quanto aiuto, quanta soddisfazione, quanto conforto, quanta anima e trascendenza ci possano essere in un taco ben fatto e in una bottiglia ghiacciata di birra.

La citazione che avete appena letto qua sopra arriva da Profumo di Jitterbug, il suo quarto romanzo. Pubblicato in originale nel 1984, è stato tradotto in italiano da Mondadori già nel 1985, ma è stato ripubblicato in tempi più recenti da Baldini & Castoldi. Il libro è un romanzo piuttosto articolato, in cui si incrociano quattro diverse linee narrative, una ambientata addirittura nella Boemia medievale e le altre in tre diverse città contemporanee: New Orleans, Parigi e Seattle, che è anche la città d’adozione di Robbins.

 

Una all’ora

La comicità surreale di Steven Wright

Anche Steven Wright è un personaggio piuttosto surreale nel panorama americano. Nato nel 1955 in Massachusetts, l’avrete visto forse in Coffee and Cigarettes, corto di Jim Jarmusch del 1986 in cui recitava anche Roberto Benigni. Oppure in vari cameo che ha fatto in film anche di grande successo, come Le iene (era la voce, almeno nella versione in lingua originale, del DJ K-Billy), Assassini nati – Natural Born Killers, Operazione Canadian Bacon di Michael Moore, Babe va in città e The Mask 2.

24 ore in un giorno, 24 birre in una confezione. Coincidenza?

Di per sé, però, Wright è un comico e un cabarettista, diventato famoso all’inizio degli anni ’80 grazie ad alcune apparizioni al Tonight Show di Johnny Carson. Le sue battute hanno spesso un retrogusto paradossale e quasi filosofico, anche se nel caso di quella sulla birra che vi abbiamo citato qui sopra l’effetto è molto più immediato. Inoltre, un peso non indifferente nelle sue esibizioni è dato alla sua abilità recitativa: Wright, infatti, pronuncia i suoi monologhi con faccia completamente inespressiva, cosa che dà alle battute un effetto di straniamento.


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Rendere tutto più facile

L’esperienza di Kinky Friedman

Finora abbiamo presentato una serie di personaggi molto particolari, comici e scrittori. Chiudiamo il cerchio con Kinky Friedman, uno che nella sua carriera è stato cantante folk, scrittore e candidato alla carica di governatore del Texas (ottenendo tra l’altro un lusinghiero 12,6% delle preferenze) senza quasi soluzione di continuità. Nato a Chicago nel 1944 da una famiglia ebrea, si trasferì da piccolo in Texas, legandosi per sempre allo “spirito del sud”.

La bellezza è nell’occhio di chi ha in mano la birra.

Dopo una discreta carriera come scacchista e una laurea in psicologia, aprì un ranch per salvare gli animali e si dedicò alla carriera di cantante, mescolando country, rock e umorismo. Dopo essere andato anche in tour con Bob Dylan ed essere apparso al Saturday Night Live, si è dedicato alla narrativa, con romanzi gialli che si richiamano alla tradizione hard boiled. Infine, nel 2006 si è candidato alla carica di governatore, raccogliendo molti fondi da donazioni private ma non riuscendo ad andare oltre il quarto posto.

 

Gli irlandesi e la birra

L’aldilà secondo Kevin Hearne

Chiudiamo con un altro scrittore, questa volta meno noto e più giovane. Si tratta di Kevin Hearne, nato nel 1970 in Arizona e autore di una serie romanzi urban fantasy, il primo dei quali è stato tradotto da Fanucci in italiano col titolo di In fuga. La serie che lega quelli che al momento sono 8 libri è intitolata The Iron Druid Chronicles e racconta le avventure di Atticus O’Sullivan, un ragazzo che pare avere 21 anni ma in realtà ha 21 secoli, essendo l’ultimo dei druidi.

È così, nel paradiso irlandese c’è birra gratis. Sono tutti gelosi.

La citazione che vi riportiamo, che in parte gioca con gli aspetti mitologici e folcloristici che nei libri vengono ampiamente approfonditi, è tratta da Hammered, il terzo volume della serie. In quel libro convivono il dio nordico Thor, un vampiro vichingo, demoni russi e, appunto, il buon Atticus. Non deve stupire, quindi, che da qualche parte spuntino anche gli irlandesi, con tutte le loro fortune.

Maledetto
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Vendetta
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