Quanto pesa una delusione? Soprattutto a certe età, moltissimo. Pensate all’adolescenza, un periodo della vita in cui si è particolarmente fragili e si ha bisogno di persone, attorno, di cui fidarsi, in cui riporre speranza, da cui aspettarsi rispetto. In quei casi, un tradimento è un vero colpo al cuore. E proprio per questo oggi vogliamo approfondire il tema tramite alcune frasi sulla delusione.

Abbiamo infatti scelto una serie di importanti aforismi che tentano di parlare e di descrivere quei momenti di tristezza che invariabilmente seguono a una delusione. Quegli istanti in cui si sente tutta la stanchezza di un rapporto costruito e poi fatto crollare, tutta la rabbia per gli errori propri e altrui. Ma magari anche dove si trova la forza di andare avanti.

Sono frasi di grandi scrittori e grandi pensatori, il cui significato non si limita solo all’esperienza della delusione pura e semplice. Va anche oltre, perché abbraccia vari ambiti della vita e dell’esistenza umana.

Eccole dunque, con anche, come al solito, qualche breve nota biografica sugli autori che hanno formulato quei pensieri. E se conoscete altre frasi che secondo voi meritano di essere aggiunte, segnalatele nei commenti.

 

1. E se la delusione ci evitasse una tristezza?

Cominciamo subito rovesciando i termini della questione. Noi siamo infatti abituati a pensare che una delusione sia sempre qualcosa di negativo; costituisca il privarci di una gioia. Ma siamo davvero sicuri che sia così? Che invece una delusione precoce non ci liberi dalla tristezza dell’appagamento?

Così la pensava, almeno, la poetessa Emily Dickinson. La delusione intristisce, certo. Ma a pensarci bene ci evita quella profonda tristezza che ci prende subito dopo il piacere, quando il nostro scopo è stato raggiunto. Ecco le sue parole:

Per ogni delusione cerco sempre di pensare che se fossi stata appagata, sarebbe stato ancora più triste, e talvolta da una tale ipotesi traggo una notevole consolazione; consolazione alla rovescia come mi piace chiamarla.
(Emily Dickinson)

La vita strana di Emily Dickinson

Nata in Massachusetts nel 1830, la Dickinson è una delle più grandi poetesse americane di tutti i tempi. Nonostante appartenesse a una famiglia piuttosto nota nella zona, e con molti legami sociali, passò la sua vita in sostanziale isolamento.

Dopo gli studi si stabilì infatti nella casa paterna, e anzi addirittura solo nella sua stanza, che lasciava molto raramente. Riceveva ospiti con grande riluttanza e per questo dai suoi contemporanei e compaesani fu sempre guardata come uno spirito piuttosto eccentrico.

Emily Dickinson, una delle poetesse più amate
In realtà nella sua stanza passava il tempo perlopiù a scrivere poesie. Ne stese circa 1.800, ma ne pubblicò pochissime, circa una dozzina, in vita. D’altronde, il suo stile era poco in linea con quello del tempo e fortemente innovativo.

Nemmeno i suoi parenti conoscevano a fondo la sua passione per la poesia, tanto che, dopo la sua morte, la sorella Lavinia rimase stupita dal trovare un corpus così ampio. La sua prima collezione fu pubblicata nel 1890, quattro anni dopo la sua morte, ma fu soprattutto nel secolo successivo che incontrò grande successo.

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2. Le delusioni servono

Al di là delle speranze di Emily Dickinson, siamo però tutti convinti che le delusioni sia meglio evitarle, quando possibile. Perché ci lasciano l’amaro in bocca, ci fanno soffrire, ci fanno sentire stupidi per aver riposto delle speranze in chi non meritava la nostra fiducia.

Come sempre, però, davanti a un fatto c’è sempre il rovescio della medaglia. Anche il peggiore dei dolori può dare origine a qualcosa di positivo. O almeno questo sembra dirci la seconda delle nostre citazioni.

Nessun uomo può essere felice senza una delusione di qualche tipo. Le delusioni sono necessarie alla nostra felicità tanto quanto le realtà.
(Christian Nestell Bovee)

Chi fu Christian Nestell Bovee

L’autore di questa frase, probabilmente, vi è del tutto ignoto. Quello di Christian Nestell Bovee, infatti, non è uno dei nomi che hanno fatto la storia della letteratura mondiale, né del suo paese. Ma fu autore ai suoi tempi di alcuni libri di epigrammi che ebbero un buon successo, e che oggi forniscono molte utili citazioni.

Nato a New York nel 1820, fu amico di molti dei più grandi intellettuali americani della seconda metà dell’Ottocento. Tra questi bisogna infatti annoverare Washington Irving, Henry Longfellow e Ralph Waldo Emerson.

Christian Nestell Bovee con la sua famigliaDa parte sua, Bovee scrisse due libri di pensieri e aforismi intitolati Intuitions and Summaries of Thought e Thoughts, Feelings and Fancies. Libri che in tempi recenti sono stati spesso “saccheggiati”, per la presenza di frasi di indubbia forza e saggezza. Come quella che abbiamo scelto noi.

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3. Tra gioventù e maturità

Abbiamo scritto in apertura che le delusioni che bruciano di più sono probabilmente quelle che si patiscono da giovani, durante l’adolescenza. Lì le speranze sono infatti più forti, e quindi quando vengono stroncate hanno un effetto più duraturo sulla nostra psiche.

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Ciononostante, di solito le delusioni dell’adolescenza non sono moltissime. È un’età, infatti, carica di aspettative, che si pensa però di realizzare completamente solo nell’età adulta. Si programma molto, ma la verifica, il raggiungimento dell’obiettivo è sempre prorogato in avanti. E con esso anche l’eventuale delusione.

Nell’età adulta, invece, in teoria si riesce ad assorbire meglio il colpo, ma la delusione comincia purtroppo a far spesso parte della nostra vita quotidiana. Le delusioni si possono accumulare sul lavoro, nell’amore, nel rapporto coi figli. E spesso non si riesce più di tanto ad arginarle.

Quello che forse ha espresso meglio questa dicotomia tra gioventù ed età adulta è stato Benjamin Disraeli, con questa frase:

La delusione della maturità segue l’illusione della gioventù.
(Benjamin Disraeli)

La florida carriera (politica e non solo) di Disraeli

Benjamin Disraeli non fu solo un uomo abile a sintetizzare a parole i pensieri che spesso facciamo tutti noi. Fu anche un importantissimo politico. Nato a Bloomsbury, in Inghilterra, nel 1804, era di origini ebraiche, anche se il padre aveva lasciato quella religione. Lui stesso si convertì all’anglicanesimo durante l’adolescenza.

Entrò poi nel Partito Conservatore, riuscendo – non senza fatica, a causa delle sue origini – a scalarne le posizioni. Divenne Primo Ministro britannico due volte, dominando la scena nazionale ed europea negli anni ’70 dell’Ottocento.

Benjamin DisraeliGrande amico della regina Vittoria, riuscì a consolidare le posizioni inglesi e a rafforzare l’Impero Britannico, soprattutto grazie ad un’abile diplomazia. Lasciò l’incarico governativo nel 1880, un anno prima della morte, a seguito della sconfitta alle elezioni.

Inoltre, fin dagli anni ’20 affiancò alla politica un’importante carriera come romanziere. I suoi libri ebbero molto successo, soprattutto per lo stile di Disraeli, che era molto brillante e basava la sua forza sulle frasi ad effetto. Come quella che abbiamo citato poco sopra.

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4. Le energie per la delusione

La delusione non è solo un sentimento negativo. È anche, in una certa misura, un sentimento di rassegnazione. Quando si hanno energie, di solito, ci si ribella, ci si arrabbia, ci si sfoga. La delusione è quello che rimane quando non si ha più la forza di fare tutto questo.

Questo l’ha intuito sicuramente Emil Cioran, uno che di delusioni se ne intendeva. E lo ha espresso benissimo nella frase seguente:

La sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione.
(Emil Cioran)

Il nichilismo di Cioran

Nato in Romania nel 1911, Cioran visse a Berlino durante gli anni ’30 e poi si stabilì in Francia, vivendo come apolide. Dopo la Seconda guerra mondiale iniziò anche a scrivere in francese, che divenne la sua lingua d’adozione, in cui si esprimeva tra l’altro molto bene.

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Vicino all’esistenzialismo che dominava la scena in quel periodo, non aderì però mai a quel movimento, sia per la distanza politica dai massimi esponenti della corrente, sia per la difficoltà di ridurre il suo pensiero a quello dei colleghi.

Emil Cioran sul tesserino universitario negli anni '30Si trovò meglio, invece, con l’idea dell’assurdo di Eugène Ionesco e di altri scrittori, anche se, rispetto a loro, calcò la mano sul pessimismo e sul nichilismo.

In questo senso fu anche un abile aforista, capace di sintetizzare in corte frasi la sua visione del mondo. Una visione pesantemente misantropa, ma anche colma di sarcasmo ed ironia.

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5. Ferite e delusioni

Finora abbiamo mostrato alcuni modi per reagire alla delusione, oppure in qualche modo per accettarla. Ma non abbiamo ancora parlato di quanto possa essere difficile affrontarla, di quanti sentimenti negativi possa suscitarci.

Sentimenti che vengono ben descritti in questa lunga citazione di Oriana Fallaci.

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.
(Oriana Fallaci)

La vita e le delusioni di Oriana Fallaci

Nata a Firenze nel 1929, la Fallaci partecipò giovanissima alla Resistenza, militando nelle Brigate Giustizia e Libertà. Dopo la guerra si diplomò al Liceo Galileo e iniziò a lavorare come giornalista, grazie anche ai consigli di uno zio che già praticava quella professione.

Già nella seconda metà degli anni ’50 cominciò a collaborare con alcune riviste, che la spedirono anche all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. Nel giro di poco tempo iniziò a scrivere articoli sempre più personali, e a mostrare un certo talento nel cogliere i segni del tempo.

Una giovane Oriana Fallaci inviataNegli anni ’60 lavorò anche come corrispondente di guerra, mentre cominciò a dedicarsi, in parallelo, pure alla narrativa. Fu di nuovo, spesso, in America, dove ebbe modo di intervistare alcune delle più importanti figure della politica e della società del tempo.

Nel decennio successivo si legò ad Alexandros Panagulis, uno dei leader dell’opposizione greca al regime dei colonnelli. Questo suo grande amore finì però solo 3 anni dopo l’inizio del rapporto, a causa della misteriosa morte di lui in un incidente [1].

Nel frattempo la carriera giornalistica della Fallaci proseguì, spesso con interviste memorabili come quelle a re Husayn di Giordania, a Yasser Arafat, a Henry Kissinger, a Indira Gandhi, a Mu’ammar Gheddafi e all’ayatollah Khomeini.

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Note e approfondimenti

[1] Qui potete leggere una storica intervista a Oriana Fallaci rilasciata nel 1977, in cui faceva il punto sulla sua vita fino ad allora.

 

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