Albert Einstein sosteneva, in un’epoca in cui i venti di guerra spiravano fortissimi e minacciosi, che la pace si poteva costruire solo partendo dai bambini, educandoli a rifuggire la guerra. Pensiero condivisibile, soprattutto in un’ottica di attenzione al futuro, ma non di facile attuazione. Come si fa ad insegnare la pace ai bambini? O, meglio: come si fa ad insegnarla senza cadere nella facile retorica, senza riempir loro la testa di frasi fatte che poi dimenticano al primo litigio ai giardinetti?

Richiamarsi ad esperienze dirette

L’unico modo che può avere una qualche efficacia, a sentire i pedagogisti, è richiamarsi alle loro esperienze personali dirette. Cioè farli riflettere su qualcosa che è effettivamente accaduto e su che conseguenze questo fatto ha avuto per loro.

Un buono spunto di partenza possono essere alcune frasi sulla pace calibrate sulla loro età, che possano fornire uno stimolo a ripensare alle esperienze già vissute. Ne abbiamo radunate cinque tra l’altro quasi sempre di importanti figure storiche, scelte in modo che possano portare anche ad azioni concrete. Azioni che ogni bambino può comprendere e compiere immediatamente, nella sua vita di tutti i giorni.

 

Il potere delle parole

Il Buddha e l’importanza di ciò che si dice

Il Buddha storicoPartiamo da lontano, ovvero da Siddhartha Gautama, il Buddha storico, vissuto tra il VI e il V secolo a.C. Figure cardine della spiritualità asiatica, è padre di una religione da sempre attenta alle vie per trovare la pace interiore e, di conseguenza, la pace con gli altri.

Sull’origine e la diffusione del buddhismo abbiamo già detto qualcosa qualche settimana fa, quindi ora concentriamoci per un attimo sulla concezione della pace che emerge dagli insegnamenti del Buddha. Il buddhismo infatti propone come prima conquista la scoperta della via per non essere più schiavi né del proprio corpo, né delle proprie sensazioni ed emozioni, cosa che permette all’uomo di sentirsi improvvisamente libero e forte, e quindi privo di paure.

La violenza, infatti, è condannata non come si condanna un nemico mortale, ma come il risultato di un’anima in pena, come il naturale effetto di una persona che non ha trovato la pace interiore. Il violento, quindi, non è un nemico, ma una persona inquieta alla quale non si può sicuramente rispondere con la violenza.

Le parole hanno il potere di distruggere così come di guarire. Quando le parole sono sincere e gentili, possono cambiare il nostro mondo.

Ogni persona ha la “natura di Buddha”, cioè la possibilità di fare del bene se messa nelle giuste condizioni, se indirizzata verso la giusta via. In questo senso, fondamentale è l’incontro con l’altro e quindi le parole che ci si può scambiare. Parole che possono essere usate come un’arma ma che possono anche risvegliare nell’altro questo desiderio di felicità, indicandogli la via.

Violenza è non capire

Detta in altri termini, il violento è una persona che non ha ancora compreso, che non ha ancora capito. Per questo il vero buddhista, ma più in generale potremmo dire il vero uomo di pace, deve essere il motore che cambia il mondo (proprio e altrui) usando la gentilezza e la sincerità.

Portare un bambino a riflettere su come le sue parole possono ferire gli altri (deridendo i difetti, offendendo, o anche solo non prestando attenzione alle esigenze altrui) ma possono anche far star bene (con un complimento, una risposta educata, un ringraziamento sincero) può essere insomma un buon punto di partenza.

 

L’albero del silenzio

L’antica saggezza araba

Una pagina del CoranoAnche sull’Islam e la sua diffusione abbiamo già ampiamente discusso, quindi passiamo subito ai fatti concreti che riguardano la pace e il silenzio. Quello di pace è un concetto fondamentale nella religione fondata da Maometto, com’è evidente fin dalla parola islam, che è traducibile come “sottomissione a Dio” ma richiama il significato di completezza, di pienezza e, appunto, di pace.

Il Buddhismo questa pace è solito trovarla dentro all’uomo, in una ricerca incessante e a volte solitaria. Nell’Islam – che in questo si avvicina molto di più al cristianesimo – la pace la si trova invece solo in Dio, nell’ubbidienza e nella sottomissione al destino che lui ha scelto di proporci.


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Per questo, più che la parola buona sembra qui essere importante il silenzio. In vari hadith (racconti sulla vita di Maometto) si narra infatti di come il profeta spiegasse che «colui che tace è salvo» e che «la maggior parte dei peccati del figlio di Adam proviene dalla sua lingua». Segno che la parola è una delle più grandi tentazioni.

L’albero del silenzio porta il frutto della pace.

Un altro hadith fondamentale da questo punto di vista è quello che detta una sorta di regola del silenzio. «Aggrappati al lungo silenzio eccetto per dire del bene poiché è un buon modo di allontanare il diavolo da te e ciò ti aiuterà a salvaguardare la tua religione».

Ai bambini, questa frase può essere riportata per educarli a non rispondere troppo avventatamente, a non lasciarsi trasportare dall’ira e dal tentativo di aver sempre l’ultima parola. Magari, anzi, la si può trasformare in un gioco, in una sorta di sfida: stare in silenzio fino a quando non si ha qualcosa di bello da dire.

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Rabbia e felicità

La frase di Ralph Waldo Emerson, padre del Trascendentalismo

Ralph Waldo Emerson, autore di una delle migliori frasi sulla pace nel mondo adatte ai bambiniCoi bambini non si possono fare ragionamenti astratti, né pretendere che possano comprendere che un’azione compiuta qui ed ora possa avere ripercussioni sulla vita di altri, magari dall’altra parte del mondo. Bisogna insomma stare con i piedi per terra ed ancorarsi al buon senso delle piccole cose.

Così almeno sembra dirci anche la frase di Ralph Waldo Emerson che abbiamo scelto da piazzare, cronologicamente, al terzo punto della nostra cinquina. Sembra banale, ma è una verità che troppo spesso dimentichiamo il fatto che ogni minuto che passiamo da arrabbiati è un minuto in meno da persone felici.

Ralph Waldo Emerson è un personaggio purtroppo ben poco noto in Europa e spesso poco compreso anche negli Stati Uniti di cui era cittadino. Filosofo e poeta, dopo una gioventù legata alla Chiesa Unitaria, elaborò pian piano una propria filosofia asistematica che dal romanticismo e dall’amore per la natura si spostò, con l’andar degli anni, verso un individualismo umanitario che ne fece una sorta di Montaigne moderno. Una cosa che lo rese, tra l’altro, una delle letture preferite pure di Nietzsche, che di certo non era tenero con gli autori con cui si confrontava.

Per ogni minuto in cui rimani arrabbiato, rinunci a sessanta secondi di felicità.

D’altro canto, Emerson è considerato assieme a Henry David Thoreau il padre del Trascendentalismo, una delle prime correnti filosofiche spiccatamente americane. A questa dottrina avrebbero aderito anche scrittori come Walt Whitman, Emily Dickinson e Louisa May Alcott, giusto per fare qualche esempio. Secondo tale filosofia, l’uomo e la natura nascono entrambi puri, ma vengono poi corrotti dalle istituzioni della società come i partiti politici e le religioni.

Un’etica semplice e diretta

Proprio per questo motivo, gli uomini devono tener fede alla loro individualità, ad un’etica semplice e fatta di rapporti interpersonali scevri di intermediari che rischiano solo di condannarli all’infelicità.

Come scriveva nel suo discorso intitolato American Scholar, con parole che sembrano tratte proprio da Nietzsche: «Costruite, dunque, il vostro mondo. Non appena conformerete la vostra vita alla pura idea che c’è nella vostra mente, questa svelerà le sue grandi dimensioni».

 

La pace comincia con un sorriso

Madre Teresa di Calcutta e la gioia nella disperazione

Madre Teresa di Calcutta in visita alla Casa Bianca nel 1985Se ne parla sempre meno, di Madre Teresa di Calcutta. Tanto venerata in vita quanto santificata appena dopo la scomparsa, oggi, a circa vent’anni da quel settembre 1997, sembra diventata un ricordo lontano.

Non che questo sia un destino diverso da quello che tocca a molte personalità carismatiche, né che a lei si debba tributare per forza un atteggiamento particolare rispetto a quello tenuto per molti altri santi – religiosi o laici che fossero – che hanno accompagnato il secolo scorso. Però fa un po’ impressione quanto fosse citata prima e quanto poco le sue frasi o i suoi pensieri siano ripetuti oggi.


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Certo a questa sorta di decadenza hanno contribuito alcuni aspetti controversi sollevati da inchieste giornalistiche che, già emersi quando era in vita ma spesso derubricati a polemiche pretestuose, hanno ricevuto nuovo slancio dopo la beatificazione.

La pace comincia con un sorriso.

Al di là di tutto questo, polemica non può esserci su alcune parole della santa albanese, che manifestano un grande amore per la vita e una grande attenzione ai diseredati del mondo. Una frase, in particolare, ci è sembrata appropriata per il compito che abbiamo deciso di darci oggi, quella che riportiamo qui sopra e che afferma che la pace comincia con un sorriso.

Come far passare un “broncio”

E con i bambini è ancora più vero: se qualcuno dei nostri lettori ha figli, sa bene che quando si bisticcia e i bimbi “mettono il broncio”, l’unico modo per farglielo passare in fretta è quello di farli ridere, usando una battuta, una gag anche consumata, un verso.

Porsi col sorriso, d’altro canto, aiuta gli altri a sorridere a loro volta, a scordarsi il malumore e, in certi casi, perfino la maleducazione. Anche in questa occasione ai bambini si può proporre un esperimento: provare a sorridere a tutte le persone che si incontrano in una giornata, e poi farsi raccontare, il giorno dopo, com’è andata e come le persone hanno reagito.

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Essere ascoltatori

Il buon senso del cartoonist del New Jersey

Frank TygerConcludiamo, dopo aver citato il pensiero di alcuni mostri sacri della storia dell’umanità, con l’unico personaggio non famoso della nostra cinquina, tale Frank Tyger, che probabilmente non avete mai sentito nominare. D’altronde, anche noi abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo e un po’ di impegno per riuscire ad inquadrarlo completamente, nonostante alcuni suoi pensieri siano molto diffusi e citati in rete.

Ebbene, Tyger è stato per tutta la vita un giornalista, editorialista e vignettista del Times of Trenton, quotidiano della capitale del New Jersey, cittadina da 85mila abitanti e un glorioso passato industriale. Insomma, ha lavorato tutta la vita in provincia, fornendo vignette sagaci e gustosi articoli dall’accento sarcastico. Scomparso nel 2011, non è però mai riuscito a farsi conoscere al di là della sua cittadina, almeno fino a quando l’arrivo di internet non ha permesso a certe sue battute e pensieri di trovare maggior fortuna.

La frase che abbiamo scelto conclude il discorso – e ci si scusi l’irriverenza – iniziato col Buddha e con l’Islam. Loro ci hanno insegnato come parlare e quando star zitti, e ora Tyger ci insegna perché vale la pena ascoltare.

Sii un buon ascoltatore. Le tue orecchie non ti metteranno mai nei guai.

Coi bambini basterà ricordare quante volte loro stessi si sono messi nei guai, pronunciando una frase che ha fatto infuriare i loro genitori, o che ha ferito i loro amici. Dopodiché, basterà chiedere se è mai successo loro di mettersi nei guai semplicemente ascoltando. Anzi, provate a chiedere quante volte si sono lamentati coi genitori perché non li lasciano parlare senza interrompere, e quanto questo li faccia arrabbiare. D’altronde – ed è il senso in fondo di tutto questo articolo – la pace nel mondo si costruisce casa per casa, bambino dopo bambino.

 

Segnala altre frasi sulla pace nel mondo adatte ai bambini nei commenti.