Cinque giardini da sogno in giro per il mondo

Veduta dei giardini di Keukenhof

Noi italiani siamo, da sempre, specialisti in varie cose: oltre alla proverbiale poesia, alla santità e alla navigazione, la storia ci ha eletti maestri nell’arte culinaria e in quella pittorica, musicisti e architetti, e specialisti in almeno mille altri ambiti.

C’è un settore, però, in cui siamo stati per secoli i maestri indiscussi, e che ora è quasi del tutto dimenticato: quello dei giardini. Per secoli i castelli italiani sono stati abbelliti da ardite costruzioni di piante e di fontane, da giochi d’acqua memorabili e percorsi immersi in una natura dominata e ridisegnata secondo le esigenze dell’occhio e dello stile artistico dominante.

In tutta Europa, almeno per un certo periodo, architetti e “designer” italiani ante-litteram creavano grandi opere che, a volte, sono durate nei secoli e sono ancora oggi visitabili. Ma ci sono anche dei giardini su cui gli italiani non hanno messo mano, delle realtà che risplendono per eleganza e senso dell’ordine, per maestosità e capacità di rilassare i sensi.

Quali sono, escludendo a priori quelli italiani – ai quali dedicheremo in futuro una trattazione specifica –, i giardini da sogno che si possono trovare in giro per il mondo? Ne abbiamo selezionati cinque e ve li presentiamo partendo dall’Europa e poi spostandoci verso altri continenti.

 

I giardini di Versailles, in Francia

Il capolavoro di Luigi XIV

Con 800 ettari di estensione e più di 6 milioni di visitatori ogni anno, quelli di Versailles sono sicuramente tra i più famosi e amati giardini al mondo. Costruiti in varie epoche a partire da quella di Luigi XIV – che da un antico castello ricavò la reggia più sfarzosa d’Europa e simbolo stesso dell’ancien régime –, devono la loro popolarità sicuramente allo sfarzo e all’immensità che li contraddistinguono, ma anche e soprattutto ai giochi d’acqua e alle fontane, che ne sono un tratto caratteristico.

Patrimonio dell’Unesco, assieme al castello, dal 2012, i giardini sono amplissimi e contraddistinti da vari punti di interesse; tra i tanti, ve ne segnaliamo alcuni. Partiamo dalla Grotta di Teti, costruita nella seconda metà del Seicento, che ha un grande valore sia simbolico che tecnico: da un lato, infatti, essa rappresentava il luogo in cui Apollo andava a riposarsi dopo aver trainato il carro infuocato del Sole, e in questo richiamava la figura proprio di Luigi XIV, il Re Sole; dall’altro, sul suo tetto veniva raccolta l’acqua che arrivava, pompata, dagli stagni circostanti e poi da qui, per il principio della gravità idrica, riforniva le varie fontane.

Proprio tra le fontane, spiccano poi quella di Apollo, che costituisce il centro focale del giardino, e quella di Latona, entrambe di epoca seicentesca, oltre al Grand Canal, un canale lungo un chilometro e mezzo che all’epoca della sua costruzione veniva usato per le feste sull’acqua che tanto piacevano al sovrano.

Non bisogna dimenticare, infine, i numerosi boschetti – tra cui quello della Regina, che fu costruito per volere di Luigi XVI sui resti di un precedente Labirinto modellato sulle idee di Charles Perrault – e l’Orangerie, dove anche nel periodo invernale venivano conservate, al caldo, le piante di aranci.

 

Keukenhof, in Olanda

Il parco di fiori a bulbo più grande del mondo

Dopo la celebre reggia a due passi da Parigi spostiamoci in Olanda, terra famosa da sempre per i suoi fiori e i suoi campi coltivati e strappati alle acque. A Keukenhof, vicino alla città di Lisse, 35 chilometri a sud-ovest di Amsterdam, si trova infatti un parco botanico che – con i suoi 32 ettari di estensione e i suoi sette milioni di bulbi piantati a mano – è considerato il più grande parco di fiori a bulbo del mondo.

Creato nell’immediato dopoguerra dall’allora sindaco di Lisse, che volle con questo progetto ridare dignità a una terra che, come gran parte dell’Europa, era stata martoriata dai disastri della Seconda guerra mondiale, il parco aprì i battenti nel 1949 ed è oggi rinomato in tutto il mondo per i suoi colori, per i tulipani (ve ne sono 4 milioni e mezzo, di 100 diverse varietà) ma anche per i narcisi, i giacinti, i muscari, gli alberi (se ne contano circa 2.500 di 87 diverse specie), i canali, le vasche d’acqua, le fontane, le sculture e molti altri elementi decorativi.

Al di là dell’indubbia bellezza, buona parte della fama del parco è dovuta anche ai fotografi che qui si recano di continuo e che sono sicuri di trovare buone inquadrature e buoni scatti: è stato calcolato qualche anno fa, infatti, che Keukenhof sia il parco più fotografato al mondo, anche se ovviamente in quest’epoca di social network è sempre difficile stabilire delle classifiche attendibili.

L’unico difetto del giardino olandese – che però in un certo senso lo rende ancora più prezioso – è il poco tempo a disposizione dei visitatori: il parco, infatti, apre generalmente solo per due mesi all’anno, dall’inizio della primavera alla metà di maggio, e quindi bisogna esser pronti a cogliere il momento giusto del proprio viaggio nei Paesi Bassi per poterlo visitare adeguatamente.

 

Kew Gardens, a Londra

L’orto botanico britannico

Concludiamo il nostro tour europeo spostandoci in Gran Bretagna, e più precisamente nei dintorni di Londra: a Kew, 10 chilometri a sud-ovest della capitale inglese (ma facilmente raggiungibile con la metropolitana), sorgono infatti dalla fine del Settecento e dall’inizio dell’Ottocento i famosi Royal Botanic Gardens, meglio noti come Kew Gardens.

Costruiti a più riprese a partire da un giardino esotico e da varie strutture – tra cui è ancora in piedi la Pagoda cinese – che si andarono aggiungendo nel corso degli anni, i giardini ricevettero lo status di Orto botanico nazionale nel 1840 e da lì in poi crebbero notevolmente di estensione e di importanza, diventando in poco tempo i più celebri della Gran Bretagna, forti di una superficie di 130 ettari, di 40mila varietà di piante e di alcuni successi botanici storici, come la prima coltivazione dell’albero della gomma al di fuori del Sud America nel diciannovesimo secolo.

Varie sono le strutture degne di interesse: tra le serre spiccano la Palm House, bella anche dal punto di vista architettonico per l’uso massiccio del ferro e divenuta il simbolo dei Kew Gardens, al cui interno si trovano palme esotiche e cicadi; inoltre non bisogna dimenticare la ottocentesca Temperate House, anche qui con palme e con piante di tutte le zone temperate del mondo. Una particolare attenzione la meritano però anche la già citata pagoda, dal diametro di 15 metri e alta più di 50, e le statue scolpite per l’incoronazione di Elisabetta II.

Nell’Arboretum, infine, si possono vedere ben 14mila alberi provenienti da ogni parte del mondo, come il Castanea Sativa, il Ginkgo Biloba, la Sophora Japonica (nota anche come Pagoda Tree), il Cedrus Atlantica e molte altre specie.

 

Butchart Gardens, in Canada

Il parco giapponese e italiano vicino a Vancouver

Concluso il tour europeo spostiamoci ora in altri continenti, dove sono presenti dei parchi forse meno noti a livello di fama, ma non per questo meno belli e affascinanti. Iniziamo dal Nord America e in particolare dal Canada, dove, a Brentwood Bay – vicino a Victoria, in un’isola a circa 100 chilometri da Vancouver, sulla costa occidentale del paese –, sorgono i Butchart Gardens.

Visitati da oltre un milione di turisti ogni anno e protetti all’interno del sistema di siti storici nazionali canadesi, i giardini furono costruiti a inizio Novecento per iniziativa di Robert Butchart e di sua moglie Jennie, piccoli imprenditori locali che si innamorarono di un giardino realizzato dal designer giapponese Isaburo Kishida, che si trovava in Canada per lavoro in quegli anni, e a lui commissionarono un lavoro simile nei pressi della loro dimora, sull’isola di Vancouver che si trova proprio di fronte alla metropoli canadese. I giardini furono realizzati tra il 1909 e il 1921, iniziando subito ad accogliere visitatori che cominciavano ad arrivare da varie parti del paese.

La più grande espansione della struttura si deve però al nipote di Robert e Jennie, Ian Ross, a cui il parco fu donato nel 1939 e che si adoperò per migliorarlo fino alla sua morte, avvenuta nel 1997. All’interno della struttura, oltre al giardino giapponese, si trovano oggi anche un giardino all’italiana – ricavato da quello che un tempo era il campo da tennis dei Butchart –, varie statue di bronzo (alcune anche pregevoli, come la copia di un lavoro seicentesco del toscano Pietro Tacca) e una grande collezione di uccelli.

Inoltre, se vi trovate a far visita al parco, tenete presente che varie sono le forme di intrattenimento che vengono offerte nel corso dell’anno: sia in estate (in particolare a luglio e agosto) che in inverno, durante le vacanze di Natale, frequenti sono i concerti che vi si tengono, con generi che spaziano dal jazz alla musica classica; inoltre, nei sabati sera estivi c’è la tradizione di ammirare i fuochi d’artificio, mentre in inverno viene allestita una pista da pattinaggio sul ghiaccio, tradizione tipica del Canada e pure degli Stati Uniti.

 

Master of the Nets Garden, in Cina

Il Wang Shi Yuan a Suzhou

Concludiamo con l’Asia e in particolare con la Cina, dove la tradizione del giardino è millenaria e ha influenzato, soprattutto nell’ultimo secolo e mezzo, anche il gusto europeo. In particolare rechiamoci idealmente a Suzhou, metropoli da più di 10 milioni di abitanti nella parte orientale del paese, non distante né da Shanghai, né da Qingdao (la capitale asiatica della birra), né da Jiaxing.

In questa città, famosa per i suoi ponti di pietra, le sue pagode e appunto i suoi giardini, sorge il cosiddetto Master of the Nets Garden (in cinese: Wang Shi Yuan), traducibile come “Giardino del signore delle reti”, inserito nel 2000, assieme ad altri parchi che adornano la città, tra i patrimoni dell’Unesco. Grande esempio della capacità tutta cinese di coniugare arte, natura e architettura in una cornice quasi metafisica, il giardino è rinomato soprattutto per la capacità di giocare sui contrasti, sulla profondità, sulle dimensioni e le prospettive, in un gioco e in un richiamo continuo che rendono l’ambiente quasi magico.

Costruiti addirittura nel 1140 da Shi Zhengzhi, ministro del governo locale, ispirandosi alla leggenda di un solitario pescatore cinese, i giardini sono passati varie volte di mano nel corso dei secoli, e hanno avuto periodi di maggior splendore ed espansione ed altri di quasi abbandono. Oggi occupano più di 5.400 metri quadrati, con anche un’area residenziale, e una strutturazione delle piante e delle rocce a formare delle vedute ispirare al trascorrere del tempo e delle stagioni.

In particolare si segnalano, tra le piante, vari pini secolari e un cipresso dell’epoca della dinastia Ming, e soprattutto svariate hall, padiglioni, corridoi, biblioteche, studi di meditazione, sale da musica e così via, tutte costruite secondo i dettami architettonici della Cina classica. Inoltre un’occhiata particolare lo merita anche il cosiddetto giardino interno, un ambiente di poco inferiore ai 700 metri quadrati che un tempo era usato come spazio per le donne ed è edificato secondo lo stile dei cortili dell’epoca ancora una volta della dinastia Ming (tra il XIV e il XVI secolo).

 

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